CLADIA DAL BEL SORRISO

CLADIA

Ho ricevuto, come tutti i partecipanti al pellegrinaggio al Santuario de La Verna un’ email di Claudia, dopo quella di Michela. La riporto integralmente perché si continui a vivere nel sogno di questo cammino. Mai cammino fu così intenso fra tutti quelli che ho fatto. LE FOTO SONO DI IVO

Prima di continuare vi domanderete ma chi ha organizzato tutto ciò?

Eccola la bella geologa, e non lo dico perché sono geologo anch’io !

Barbara

Ecco la storia di Wolfgang e del cammino:

Ciao Michela, ciao a tutti,
dura tornare alla routine dopo un’esperienza speciale come quella che abbiamo condiviso assieme.
Michela, hai espresso esattamente quello che è il mio pensiero sul cammino: non avrei saputo trovare parole migliori delle tue. Grazie! Grazie a tutti voi per la vostra preziosa amicizia che porto sempre nel cuore. Vi ricordo con affetto ogni giorno. A presto per vivere una nuova avventura assieme! Alcuni di voi mi hanno chiesto informazioni su Wolfgang Fasser che è venuto a trovarci. Ringrazio ancora Barbara per questo regalo che mi ha fatto! Ci tenevo tantissimo a conoscerlo perché il suo libro “Invisibile agli occhi” è davvero bellissimo e mi ha dato tanta forza.
Riporto di seguito il link delle sue attività all’eremo di Quorle:
http://www.romena.it/rubriche/echi-di-quorle.html
Qui invece trovate un video che riassume la sua vita in una bella intervista:
https://www.youtube.com/watch?v=w-ikpnwwHeA
Questo è l’articolo che avevo letto su di lui e che mi aveva incuriosita parecchio:
Tratto da:
http://todocambia.vanityfair.it/2013/11/13/wolfang-che-apre-strade-nel-buio/
Todo cambia 13 novembre 2013

Wolfgang
Wolfgang, che apre strade nel buio di Pino Corrias “Wolfgang Fasser, 58 anni, abita ai margini del bosco, sull’Appennino
toscano, in una casa di pietra. Quando scende la  notte, lui inizia la traversata dei boschi. Porta persone dentro
a un viaggio speciale nel buio che moltiplica i rumori  e rende vane tutte le mappe. Tranne la sua. Perché lui del
buio conosce i sentieri, ci cammina da quando finì la sua  prima vita, a Glarus, tra le alte montagne della Svizzera tedesca,
e una malattia degli occhi gli portò via la luce. Dice: «Nel vostro mondo io  sono cieco, ma al buio divento l’unico vedente».
Wolfgang è una guida dell’invisibile, insegna a non avere paura del buio, ad ascoltare  il silenzio, a bilanciare il passo, a sentire la terra, il sasso, la pendenza. «La  lentezza diventa il tuo equilibrio, che non è nuovo, è solo ritrovato». E il bosco di
notte non è più il luogo dove non si vede e ci si perde, ma una via d’uscita dal  labirinto diurno dei vedenti.  Quando è diventato cieco Wolfgang non si è arreso.  Ha imparato a leggere l’alfabeto braille, a suonare il sax, a memorizzare lo spazio. È diventato fisioterapista, ha allenato le sue mani a sentire con più chiarezza quello che nel corpo dell’altro non si vede.
Ha vissuto a Zurigo, poi in Africa. Da una ventina d’anni sta in questo paese  di 28 abitanti, Quorle, di cui conosce i sentieri, i canaloni, le valli. Ci cammina tutti  i giorni da solo, partendo all’alba, spesso con un microfono, la cuffia e il registratore. «Il microfono è il mio cannocchiale, l’ingrandimento che mette a fuoco tutti i suoni: ogni rumore è una traccia che ritrovo. Riconosco l’abbaiare di ogni cane, il trattore che passa, la distanza di una moto che corre sulla statale».
Quando non aggiusta muscoli e articolazioni, insegna ai bambini l’improvvisazione  musicale. E agli adulti a esplorare se stessi, mentre esplorano il bosco di notte.
«Con loro riapro vecchi sentieri», racconta. «Ce ne sono tanti abbandonati da
 queste parti, che magari ricordano solo i boscaioli più anziani». Aprirsi una nuova
strada nel bosco (della vita) è un buon insegnamento. Vuol dire non accontentarsi
della strada vecchia e cercare la propria. È il più antico dei viatici. Vale quanto
l’ultimo segreto che mi svela prima del tramonto, prima del bosco di notte, quando
parliamo del buio: «La cosa curiosa», mi dice allegro, «è che di notte, nel sonno, dentro ai sogni io ci vedo. Ci vedo benissimo. Vedo la faccia di mia madre. Vedo la neve, il filo d’erba, la mosca, vedo tutti i colori».

Che è poi l’elogio più bello del sogno e anche la sua forza, contro tutte le malattie che assediano  la vita e qualche volta la accecano.
Un abbraccio a tutti!