VIA DEGLI SCALPELLINI

BRASCHI

Qui a Settignano siamo molto legati alle attività di lavorazione della pietra serena che veniva estratta dalle cave fra Settignano e Monte Ceceri Fiesole. Molti sono stati gli scalpellini e gli scultori che hanno operato in questa zona e grande è il desiderio di ricordare la loro difficile e dura attività che ha permesso la costruzione e la decorazione dei fabbricati di Firenze e la realizzazione di sculture significative.

Le cave furono utilizzate dagli etruschi, dai romani.

“A partire dal Duecento, con lo sviluppo urbano di Firenze lo sfruttamento delle cave si è sicuramente esteso a tutto il territorio circostante: dal Monte Rinaldi, per la Valle del Mugnone fino a Monte Ceceri e oltre verso Vinciliata e Settignano (da “La pietra color del cielo”).

Le cave sono state utilizzate fino al 1929 e successivamente tutta l’area è stata rimboschita.

Abbiamo ora in progetto la raccolta delle informazioni tecniche utilizzate per lo sfruttamento delle cave, i sistemi di lavorazione ed individuare gli edifici più significativi per i quali è stata utilizzata la pietra serena. Altra pietra che prenderemo in considerazione è la Pietra Forte con la quale venino realizzare le mura esterne dei palazzi, (come Pitti, Strozzi, Medici Riccardi Bargello, Palazzo Signoria, le mura di Firenze etc.).

La pietra veniva estratta di là d’Arno nel giardino di Boboli e dai versanti delle colline lungo il torrente Ema.

Sarà anche questo un modo per camminare nella storia fra i ricordi di chi ci ha preceduto realizzando delle bellezze uniche al mondo.

Abbiamo già fatto diverse volte questo percorso fra Settignano e Fiesole e ritorno. Il giorno 9 u.s. siamo nuovamente usciti per rivedere la “PIETRA COLOR DEL CIELO” così definita da BENVENUTO CELLINI:

“Di questa sorte di pietre ce n’è una di color azzurro, la quale è molto delicata e piacevole da lavorare e da vedere; e i paesani la domandano pietra serena. Di questa se ne è fatte grandi colonne grandi, perché si trova in gran saldezza nella sua cava e ancora se n’è fatte delle figure….”

gita cave