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Di qui passò Francesco

Un pellegrinaggio di oltre 350 chilometri, inizia dalle ultime propaggini della Toscana al santuario della Verna ritrovando i luoghi dove è stato e ha vissuto San Francesco.

L'itinerario ricercato e descritto in un libro da Angela Seracchioli comprende 15 tappe che attraversano valli e monti dell'Umbria.

Tutte le informazioni si possono trovare sul sito www.diquipassofrancesco.it

 
Strada degli Dei
Un tratto della antica via Flaminia Militare 187 a.C. riguarda la comunicazione fra Bologna e Fiesole e, ovviamente, viceversa.
Per il console Caio Flaminio la strada verso Roma passava per Arezzo piuttosto che per Firenze come oggi ci sembrerebbe più interessante. L'antico tracciato romano era stato creato con una percorrenza sui crinali che consentivano una buona visibilità ed un migliore orientamento e attraversava il tratto appenninico scegliendo le minori pendenze ed evitando i corsi d'acqua per facilitare il passaggio delle truppe. Di quel tracciato originario oggi se ne può percorrere solo 36 chilometri, da Brento a Monte Poggione; l'urbanizzazione e la costruzione di strade anche importanti hanno cancellato e sopraffatto l'antica strada.
Ma con una ricostruzione fatta e mantenuta da appassionati e dal Cai oggi troviamo la segnalazione di una sequenza di sentieri mulattiere e strade vicinali che raccorda la città di Bologna con Fiesole e da li Firenze (Ponte a Mensola) che viene chiamata Strada Degli Dei.
 
 
 
 
 
La via degli Abati

In provincia di Piacenza c'è la città di Bobbio situata sulla sponda sinistra del fiume Trebbia, caratterizzata da un singolare ponte di 273 metri, il Ponte Gobbo (detto anche ponte Vecchio o ponte del diavolo) con 11 archi diseguali tra loro e posti a diverse altezze, intorno al quale si raccontano molte leggende.
Ma la storia di questa città è legata a quella dell'Abbazia fondata dal monaco cenobita Colombano nel 614.
San Colombano è l'irlandese più noto del primo Medioevo. Abbiamo notizie della sua vita attraverso il racconto di uno dei suoi discepoli, Giona.
Nato intorno all'anno 543 nella provincia di Leinster, nel sud-est dell'Irlanda fu educato da ottimi maestri che lo avviarono agli studi; si affidò poi alla guida dell'abate Sinell con il quale approfondì lo studio delle Sacre Scritture. Entrò giovane nel monastero di Bangor situato nell'Ulster dove fu ordinato sacerdote e visse in modo esemplare la dura disciplina di quella comunità, in preghiera, ascesi e studio. Quando si sentì pronto per seguire l'ideale della "peregrinatio pro Christo", del farsi cioè pellegrino per Cristo, Colombano lasciò l'isola con dodici compagni per dedicarsi alla sua missione. La sua opera di evangelizzazione si svolse per tutta l'Europa, a Luxeuil nel 590 fonda il più celebre dei suoi monasteri sulle rovine di una fortezza romana; un altro sarà a Fontaines.
A Tours potrà pregare davanti alla tomba di san Martino ma nei suoi progetti è sempre presente di fare un pellegrinaggio a Roma.
Soltanto in tarda età San Colombano valica le Alpi, probabilmente al colle del Bernina, per arrivare a Milano. La sua lotta contro l'eresia ariana lo trova impegnato subito anche nell'Italia settentrionale. Trova buona accoglienza presso la corte longobarda e sarà lo stesso re Agilulfo, prima ariano e poi convertito, ad offrirgli una vecchia chiesa dedicata a san Pietro, nella valle della Trebbia, alla confluenza del torrente Bobbio perchè vi costruisse un monastero.
La piccola chiesa venne restaurata e ampliata anche con il sostegno del suo amico il nobile franco Clotario di Neustria, e diventò il nucleo della futura abbazia. Dopo un anno, nel 615, il monaco morì, però la sua opera continuò sia dal punto di vista spirituale che culturale. Nel 643 nel convento vivevano centocinquanta monaci ed era già circondato da abitazioni civili. L'abbazia progredì fino a diventare sempre più importante, fu detta la Montecassino dell'Italia settentrionale (al monastero di Luxeuil aveva lasciato la stessa impronta dato che quella fu detta la Montecassino francese) ed una delle più importanti d'Europa, famosa anche per lo 'scriptorium', che nel 982 comprendeva già 700 codici e che conservava 25 dei 150 manoscritti più antichi della letteratura latina esistenti al mondo. Alcuni testi oggi si trovano alla biblioteca Ambrosiana di Milano, alla Vaticana di Roma, alla Laurenziana e all' Universitaria di Torino.
In questa biblioteca si trovavano anche trattati scritti da San Colombano e manoscritti che aveva portato dall'Irlanda.
Il dono del re longobardo è diventato così un importante elemento di diffusione della cultura, ma in realtà Agilulfo aveva avuto un'altra intenzione. Compresa la grande personalità del monaco, che assicurava anche buoni rapporti con il Papato, attuò la strategia di formare una base di appoggio creando il monastero (cui seguiranno altri come Gravago, Corte Torresana) lungo la strada che così poteva portare in Toscana in sicurezza.
Infatti a quel tempo e fino all'inizio dell'VIII secolo il monte Bardone, quello che sarà poi il passo della Cisa, era sotto il controllo Bizantino e fino a quell' epoca i percorsi da Pavia verso la Toscana e Roma dovevano passare attraverso il monte Penice, la Val Ceno e Val Taro.
Solamente dopo che il re longobardo Rotari conquistò la fortezza della Cisa il passo del monte Bardone diventò il più frequentato percorso, che poi sarà immortalato dal passaggio del vescovo di Canterbury , attualmente riconosciuto come facente parte della Via Francigena .
Intorno al 900 i monaci di Bobbio arrivarono ad avere numerosi possedimenti in tutta l'alta Italia, e dall'862 tengono un ospizio a Piacenza, in Santa Brigida, dedicato in prevalenza ad accogliere i pellegrini irlandesi che si recavano a Bobbio a venerare il loro santo e da lì poi continuavano il pellegrinaggio fino a Roma seguendo il percorso dei primi abati.
Anche oggi da Bobbio per arrivare a Pontremoli si può passare per Bardi e Borgovalditaro con un percorso di circa 100 chilometri percorribile a piedi o a cavallo; non tutto l'itinerario ricalca quello storico a causa di alcune frane e della perdita nel tempo di alcuni sentieri.
Riscoprire e divulgare questo tratto, al quale viene ora attribuito il nome di "Via degli Abati" o Francigena di montagna, diventa importante per molti fattori il primo dei quali riguarda il minor numero dei chilometri da percorrere: infatti disegna una linea retta fra i due punti del tragitto da Pavia a Lucca. Durante il periodo estivo diventa particolarmente preferibile lasciare la pianura e tratti vicini al traffico stradale per camminare in zone di grande suggestione ambientale, dove trovare anche testimonianze e segni dell' epoca medioevale.

Dalla PATROLOGIA LATINA di
JACQUES PAUL MIGNE

Manifesteque datur intelligi diabolum in eo vase fuisse occultatum,
qui per profanum litatorem caperet animas sacrificantium

Interpretazione:
Le cerimonie dei Germani in onore del Dio Votan si svolgevano intorno ad un calderone di cervogia (la birra). Secondo l'etimologia questa parola descrive la forza di cerere ossia dei cereali che veniva usata prima di prendere delle decisioni importanti, perché l'ebbrezza che procurava rendeva sinceri e disponibili agli altri e permetteva di entrare in contatto con gli spiriti e gli dei; questo era stato raccontato anche da Tacito. Anche fra i Germani convertiti al Cristianesimo, che non volevano rinunciare alle loro antiche usante si mantenevano queste tradizionali bevute.
San Colombano un giorno assiste ad una di queste cerimonie, e pur essendo ad una buona distanza soffiò sul tino che immediatamente si sfasciò facendo uscire con gran forza tutta la birra. Si poté così dire che nella forza della birra era nascosto il diavolo sempre ad pronto ad impadronirsi delle anime di coloro che ne facevano uso.

via degli abati

 
Itinerarium

FRANCESCO PETRARCA
ITINERARIUM AD SEPULCRUM DOMINI NOSTRI IHESU CRISTI
AD IOHANNEM DE MANDELLO.


Itinerario al sepolcro di nostro Signore Gesù Cristo
A Giovanni da Mandello

Libera traduzione dalla versione italiana del codice 948 della biblioteca de Catalunya.

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La Via Romea di Stade

Annales Stadenses Auctore Alberto

Documentata dal XIII secolo la via Romea che partiva da Stade è una delle arterie più importanti del nord Europa verso Roma e da lì a Gerusalemme.
Nella città di Hannover è custodito il testo in latino del 1230.
La guida medievale è scritta in forma di un divertente dialogo fra due fittizi frati tedeschi di nome Tirri e Firri.
I due frati discutono quali siano gli itinerari consigliabili al pellegrino nord europeo diretto a Roma e alla Terra Santa. Secondo Firri è consigliabile intraprendere il viaggio a metà agosto, dato che "l'aria è temperata, le strade sono asciutte, l'acqua è scarsa e le giornate sono lunghe e quindi adatte allo spostamento".
Il primo itinerario parte da Stade e per Brema giunge a Muster dirigendosi verso Duisburg. La strada prosegue sino a incontrare la Mosa puntando verso sud. A "La Perèe" superato il confine si punta verso Neufchatel per poi dirigersi su Reims. L'itinerario continua sempre verso sud. Il cammino prosegue poi per Torino, punta verso Vercelli e Pavia per immettersi a Piacenza sulla via Emilia. Arrivati a Forlì si prende la strada che porta al passo Serra e attraversando l'Appennino seguendo il corso dell'Arno dal Casentino si arriva ad Arezzo.
La strada punta verso il lago Trasimeno, incontrando Castiglion Fiorentino, Ossaia, Castiglione. A differenza di quanto esposto nell'"Iter Matthew Paris" viene costeggiato il margine occidentale del lago per proseguire verso Orvieto. Da Orvieto raggiunge Montefiascone, Viterbo e Sutri fino ad arrivare a Roma. Per la via di ritorno Tirri propone quattro possibilità: la prima ipotesi ripercorre la strada di andata sino a Meldola dove devia per Ravenna, giunge a Sant'Alberto per poi deviare verso Argenta e giungere a Ferrara per attraversare il Po a nord della città. Punta su Rovigo e per Padova arrivando a Bassano del Grappa. La strada arriva a Trento e poi si dirige verso Bolzano quindi sale verso il passo del Brennero passando per Bressanone e Vipiteno.Una possibile variante prevede di raggiungere Venezia via Mare partendo da Ravenna per raccordarsi presso Vipiteno con la strada tradizionale. Superato il Brennero si prosegue per Innsbruck puntando verso Augusta.
L'itinerario per il passo del Gottardo prevede il ritorno per Roma passando per Siena. Dopo Siena si prosegue per Monte Bardone in direzione di Firenze e superare l'Appennino al Passo dell'osteria Bruciata per giungere a Bologna. Dopo Bologna si prosegue per Modena, Reggio, Parma, Borgo San Donnino (Fidenza), Piacenza, Milano fino a giungere a Como.
Tirri avverte che si può giungere anche dalla vecchia via di Monte Bardone che da Siena porta a Lucca e Pontremoli. Lasciando il lago di Como sulla destra, cioè ad est, si arriva al lago Maggiore per raggiungere Bellinzona e per il passo del Gottardo si arriva a Lucerna. Proseguendo verso nord fino ad arrivare a Bonn passando per Worms e Coblenza si arriva a Colonia per poi proseguire verso i Paesi Bassi. Infine si può passare le Alpi attraverso il Gran San Bernardo. L'itinerario va da Piacenza a Vercelli e, valicate le Alpi, giunge a Basilea.
Tirri passa a trattare del viaggio via mare verso Gerusalemme. Dalle Fiandre si raggiunge in due giorni Cinxfall sull'estuario della Mosa per poi arrivare a Prawle in Cornovaglia sempre in due giorni proseguendo poi St. Mahé. Tre giorni di navigazione sono necessari per arrivare a Ferrol per poi puntare verso Gibilterra passando per Lisbona puntando verso Tarragona, Barcellona e Marsiglia. Da Marsiglia si giunge a Messina poi si punta verso Creta per arrivare San Giovanni d'Acri in Palestina, dove ci si incammina verso Gerusalemme.

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DA ULM UN ITINERARIO PER LA TERRA SANTA NEL 1480

Ulm è una città sulla riva sinistra del Danubio, famosa per aver dato i natali a Albert Einsten nel 18759, ma la sua fama è di più lungo raggio; già nel lontano tredicesimo secolo era un centro importante dovuto alla sua posizione strategica che consentiva facili scambi commerciali e culturali.
L'imponente duomo, il Munster è una cattedrale luterana con la torre in pietra più alta del mondo,risale al XIV secolo ma il monastero di Wiblingen ha origine nel IX.
Questa abbazia possiede una sontuosa biblioteca in stile rococò con un prezioso affresco in trompe.oeil sul soffitto e 32 colonne di stucco rosa e azzurre.
Conservati in questa biblioteca sono gli scritti dei viaggi che un frate domenicano Felix Faber fece in terra santa nei 1480 e nel 1483.

Evagatoria in Terrae Santae, Arabiae et Egypti

Partì da solo a cavallo ma altri compagni dopo due giorni lo raggiunsero a Innsbruck.
Pernottò ai piedi delle Alpi Retiche e l'attraversamento delle montagne è descritto con molti particolari: strette mulattiere, sentieri ripidi e così fangosi che il cavallo doveva essere condotto a mano.
Superato il valico del Brennero "un passo chiamato Brennero, dove soffrii molto per il freddo: anche durante l'estate qui non mancano neve, gelo e brina", fece poi sosta a Vipiteno.
La tappa successiva fu al convento di Novacella, un luogo di sosta proprio in funzione dei pellegrini dove trovò una costruzione ad imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Per raggiungere Bolzano il frate trova nel suo secondo viaggio una strada migliore, fatta costruire dal Duca d'Austria Sigismondo.

["Postergata Brixina venimus ad viam Conteri, per quam faciliter ascendimus quia Dux Austriae eam ita plantavit quod jam cum curribus ascendunt et descendunt omnibus viis dismissis. Ideo nunc praefatus dux construit in supremo illius viae domum valde altam et pretiosam, thelonario ibi ponendo. Non sunt duo anni elapsi quod via illa erat adeo mala et periculosa quod cum magnis difficultatibus potuit eam homo transire, equum ad manum post se trahens. In mea prima evagatione cum quantis angustiis illam viam transiverim egi scio…"].

Così anche nel tratto successivo in direzione di Trento le bonifiche sugli allagamenti dell'Adige e la manutenzione dei ponti, l'opera del Duca consentiva ai pellegrini un transito più sicuro.
A Trento faceva funzione di ospitalità il convento di San Lorenzo.
Attraverso Treviso i pellegrini arriveranno poi a Venezia, dove si imbarcheranno per la Terrasanta.

 
ITINERARIUM BURDIGALENSE

Da Bordeaux a Gerusalemme nel 333 d. C.

La descrizione e il racconto di un anonimo pellegrino del suo viaggio dall'attuale Bordeaux, all'epoca Burdigala a Gerusalemme è datato anno 333 d. C. porta il titolo:

Itinerarium a Burdigala Jerusalem usque et ab Heraclea per Aulonam et per urbem Romam Mediolanum usque.

Il testo risulta una importante documentazione anche storica, sono citate le città che incontra, sia quelle più importanti sia i piccoli borghi dove si trovavano le locande chiamati mansiones, i luoghi dove poter alloggiare, e le postazioni utili al cambio dei cavalli, le mutationes.
Si può rilevare dal racconto quali fossero al tempo le condizioni delle strade e sono indicate anche le distanze in miglia di ogni tratto.
Il viaggio di andata e quello di ritorno hanno itinerari diversi.
Dalla città di partenza, Burdigala, la strada attraversava la Gallia lungo la Via Domizia, passava le Alpi al Moncenisio e a Torino trovava la via Postumia che portava fino ad Aquileia .
L'itinerario continua per la valle del Danubio raggiungendo Costantinopoli, da dove attraverso l'Anatolia e la Siria potevo arrivare a Gerusalemme.
Il ritorno è raccontato attraverso la Macedonia lungo una strada chiamata Via Egnatia che arrivava ad Aulona. Da qui per via marittima si arrivava ad Hydruntum, l'attuale Otranto per raggiungere Roma percorrendo la Via Traiana e la Via Appia.
Dopo aver raggiunto la seconda importante destinazione il ritorno a casa passava per Milano attraverso la Via Emilia.
Viene inoltre indicato anche tutto il ritorno via Mare, che approdava a Pisa per poi tornare in Gallia percorrendo la Via Emilia Scauri e la Via Julia Augusta
Il collegamento di Pisa con Luni era stato un perfezionamento del sistema viario romano fatto nel 109 a. C.che avrà poi importanza fondamentale per la Via Francigena.

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STRADE CONSOLARI
 Da ventitrè secoli alcune strade consolari continuano ad essere testimonianze della storia e di fronte ad alcuni tratti di esse che conservano delle parti originali possiamo anche osservare la grande abilità delle tecniche di costruzione dei Romani.
In tutta l' Europa si stima la presenza di una rete di strade lunga centomila chilometri, alcuni tratti della quale sono veramente degni di ammirazione ma soprattutto necessari di grande rispetto.
Il perfetto sistema viario è spesso attribuito alle finalità strategiche che Roma doveva tenere presente per accedere con facilità alle sue colonie, per le spedizioni militari o la necessità di consolidare le sue conquiste e per collegare le città e consentire commerci e scambi.
Strabone, un geografo e storico dell'età augustea dopo uno dei suoi tanti viaggi di ricerca, fini per contrapporre l'impegno che i Greci avevano avuto per realizzare la bellezza delle loro città e l'ostentazione che ritrovava nelle piramidi, con il grande valore dato dai romani all'impianto delle strade di comunicazione.
Per la costruzione delle strade si usavano metodologie molto accurate e di grande tecnica , le viae stratae erano strade lastricate e il materiale per la pavimentazione detti bàsoli erano lapidi che dovevano avere la caratteristica nientemeno che eterna: lapidibus perpetuis.
Poi con una vera e propria gerarchia si classificava l'importanza delle strade in modo che la manutenzione fosse assicurata; i curatores viarum erano i funzionari ufficiali.
Le strade inoltre rappresentarono i cardini o decumani che formavano la pianificazione del paesaggio, furono gli assi fondamentali delle città stabilendo le porte e le cinte murarie e le necropoli all'uscita di queste con i monumenti funerari che ancor oggi rappresentano utili punti di riferimento.
Questa grande impresa dell'ingegneria stradale si completa con altrettante audaci opere d'arte quali i ponti, i viadotti, le tagliate, i terrazzamenti e le gallerie che consentirono di superare gli ostacoli naturali, portando i tracciati alla migliore regolarità possibile.
Lungo la loro percorrenza sorsero fin dall'origine delle strutture per consentire la sosta e il riposo delle persone e degli animali, si chiamavano mansiones da menere = fermarsi ed erano poste ad una giornata di viaggio (20 - 30 miglia), e consentivano la possibilità di trovare vitto e alloggio per una notte.(Orazio descrive nella quinta satire del libro primo il suo viaggio da Roma a Brindisi con le disavventure delle sue soste)
La rete e la raggiera che parte da Roma conprende strade di importanza diversa a seconda della loro origine e della successiva storia. Noi prenderemo in considerazione quelle parti che hanno interesse per la loro percorrenza che riguarderà la storia del pellegrinaggio.
 
 
CASSIA

Si chiama Cassia la strada che da Roma arrivava a Luni passando per Sutri, Bolsena, Arezzo Firenze e Lucca. Fu costruita da un console romano della gens Cassia e la data viene individuata fra il 170 o il125 a.C. La strada nel suo percorso originale partendo da Roma prendeva origine come tutte le altre consolari dal miliarium aureum situato nel Foro Romano. Questo era una colonna marmorea rivestita di bronzo sulla cui superficie erano incise a lettere dorate le distanze tra Roma e le principali città dell'Impero. Fu collocata nel 20 a.C. dal curator viarum l'imperatore Ottaviano Augusto, vicino al Tempio di Saturno, dove si possono vedere i suoi resti.
Il primo tratto coincideva con la Via Clodia dalla quale si separava al nono miglio, all'altezza dell'attuale "La Storta ".Si ritiene che la sua lunghezza fosse da 219 a 272 miglia (in chilometri da 324 a 402) su un percorso ancora più antico che oltre a collegare Firenze e Roma ,interessava la rete Cisalpina. Solo un miliario è stato rinvenuo sul suo tratto , è datato123 d.C.e si trova nei pressi di Montepulciano e in base a questo si valuta una deviazione possibile del percorso presso Betolle che tenendosi a sud dell'Arno evitava Arezzo e raggiungeva Firenze con un tracciato più breve.
L'interesse del suo prolungamento fino a Luni è dovuto alla grande importanza del porto che a quel tempo consentiva scambi di notevole interesse economico e anche all'incontro con la via Aurelia che avveniva in quelle vicinanze. Ma si deve tenere anche in considerazione che le strade avevano lo scopo del movimento delle truppe che dovevano trovare delle postazioni di sosta e di approvvigionamento ( più o meno come per i pellegrini).Nel tratto toscano le strade costruite dai romani si avvalsero di percorsi preesistenti tracciati dagli etruschi. La fondazione di Firenze risale a due secoli a.C.
Da Firenze aveva interesse a raggiungere Pistoia (Pistoria) e poi Lucca (Luca) , città che non erano di minore importanza rispetto a Firenze e poi si dirigeva verso nord , parallelamente al mare , superando il Monte Magno, per Camaiore (Campus Maior) e Pietrasanta si ricongiungeva con l'Aurelia verso Luni. (Camaiore e Pietrasanta sono state fondate nel tredicesimo secolo seguendo come decumano il tracciato della Cassia.)
 

Oggi la strada, una parte di questa strada è la statale n.2 che esce trionfalmente da Roma da Ponte Milvio ed arriva con un tratto abbastanza breve a Firenze al Ponte Vecchio ed è l'unica il cui chilometraggio non parte dal Campidoglio.
Il suo percorso offre una delle meravigliose viste italiane.

 
TAVOLA PEUTINGERIANA

La più antica testimonianza delle strade

Tavola Peutingeriana

Conservata presso a Hofbibliothek di Vienna detta anche Codex Vindobonensis.
E' stata scritta nel XIII secolo, opera di un anonimo monaco copista da una antica carta romana che indicava le strade militari.
Prende il suo nome da Konrad Peutinger che l'aveva ricevuta in eredità da un amico.
La parte che ci è fortunosamente pervenuta era in precedenza un rotolo di pergamena lungo m 6,74 e alto cm 34 composto di 11 segmenta cuciti fra loro.
Nel 1863 queste 11 parti furono staccate in 11 fogli singoli al fine di garantirne una migliore conservazione e opportunità di consultazione.
E' una rappresentazione simbolica e non realistica di duecentomila chilometri di strade con la posizione dei mari, monti e foreste; una rappresentazione che abbraccia tutta l'Europa, l'Asia e l' Africa, tutto il mondo conosciuto dagli antichi romani che si estendeva, presumibilmente, dalle Colonne d'Ercole fino alle estreme regioni orientali ben oltre il confine dell'Impero (India, Birmania, isola di Ceylon, Le Maldive e Cina (Sera Maior) il paese dei Seres.) L'assenza della penisola iberica lascia supporre che un dodicesimo foglio, oggi mancante, rappresentasse la Spagna, il Portogallo e la parte occidentale delle isole britanniche.
Da studi approfonditi sorgono ipotesi che la tavola abbia datazioni diverse, per esempio la raffigurazione delle tre città Roma, Antiochia e Costantinopoli riporterebbero ad un'epoca medievale. Invece la struttura compositiva riporta all'età romana e si ritiene che sia stata fatta
basandosi sulla carta del Mondo di Marco Vipsanio Agrippa nel I sec a.C.
Il progetto a sua volta voleva rappresentare la rete viaria pubblica, con le stazioni di posta e le distanze secondo l'ordinamento che era stato fatto dall'imperatore Augusto.
La carta fu incisa nel marmo e posta sotto la Porticus Vipsaniae , lungo la Via Flaminia , non lontano dall'Ara Pacis .
Un editore di Anversa nel 1591 fa stampare la tavola con il nome di FRAGMENTA TABULAE ANTIQUAE
Molte sono le città ed i luoghi di oggi che possono prendere importanti riferimenti della loro storia nel ritrovarsi nel tracciato della ' Tavola '
A Napoli si trova una preziosissima incisione in rame , 410x597, che raffigura una parte della tavola riguardante il territorio di Napoli ed è tratta dall'edizione ottocentesca di "Voyage Pittoresque ou description des Royaumes de Naples et de Sicile".
La Biblioteca Archiginnasio di Bologna possiede una copia dalla Tavola che è disponibile alla consultazione.

 
"Iter de Londinio in Terram Sanctam" Mathew Paris

A Londra, nella British Library si trova una mappa del 1253. E' una carta turistica per viaggiatori disegnata a colori su pergamena da uno studioso anglo-normanno, Matthew Paris.

Il rotolo di pergamena, artisticamente interessante, mostra la strada e tutte le varianti attraverso l'Europa e l'Italia sino agli imbarchi per la Terra Santa, con tutte le stazioni illustrate da numerose didascalie informative.

Mathew Paris
K. Miller- Mappae Mundi-
Die Altensten Weltkarten, II, 1895, pp. 84-90
"Iter de Londinio in Terram Sanctam" Mathew Paris, 1253.

"Lundres, la cite de Lundres ki est chef dengleterre. Brutus ki primes inhabita engleterre, la funda e l'apela Troie la luvele. Ludgate. Neugate. Sci.Pol. Sca Maria. Westminst. Punt de Lundre. Tamise. Trinite. La Tur. Lambeth. Rovecestre. Lewe de Medeweie. Kent. Cantebire, chef de iglises de engleterre. Labbeie Sci.Augustin. Le chastel de Dovre, lentree e la clef de la rcihe Isle de engleterre. La mer".

"Witsand port de mer. Muntriol. Seint Ticher; pois. Benneis. Beaumé sur Eise. Seint Dinise. Paris. Seine; Grant punt. Petit punt. La bone faire. Rosai en Brie. Prouins. Nogent. Trois en Burgoinne. Ce est un chemin a sinistre de Chahalun a Trois. 1 1/2 iurnees. Chahalun. Rems. St.Quintin. Arras. St.Homer. Caleis".

"Seine. Lewe ki adnun. Bar sur Seine. Punteres abbacia. Russelun monticulus. Chastellun sur Seine. Chanteus. Flurie. Beune. Vercelai. Aucerre. Sanz. Mure. Seine. Lusarches. Abbeville. Summe. St.Valeri. Notre Dame de Boloinne".

"Chalun sur soune. Mascun. Sone pont. Liuna sul le Ronne. Ci part lempire e le regne de France. Rone pont. Le chemin daler en provence. Valence. Viane. St.Gile".

"Le chemin versus Rune. Tur de pin. Munt de chat. Chamberei, proxime vile des vaux de Moriane. Munt Miliant. Egue Bele. Seint Michel. Terminum purco ci termine le val de Moriane. Munt Senis ke passeki isa en Lombardie. Hospital au pe du munt. Suse. Chemin a destree: Avellane. Versus orientem. Versus orientem. Torins la proxime cite de Lumbardie. Le Pou. Claueis. Munt Miliant. Melano. Point. Lode. Cremune. Verceus. Morters. Pauie. Plesence. Tortue. Genue sur la mer. Florence. Burg seint Domii"."Parme. Rege. Motyne. Boloinne la grosse. Ymole. Faenze. Furlins (Forlì). Les bains notre dame (S. Piero in Bagno). Alpes bolon (Alpe di Serra). Florence. Aresce (Arezzo). Peruse. Asise. Fulins. Spoletum. Rieta. XLV"

"Munt Bardun. Punt de Tremble. Vile Aurnee. Sardainne. Lune la maudite. Lukes. Pisa sur mer. La mer.

Haut pas hospital. Florence. Sene la veille. Sent Clerc. Le lac Seinte Estine. Le munt Seint Flascun. Biterbe. Sutre. Roma terminus itineris multorum et laborum initium. Tiberis fl. Lentree devers Rome. Roma. Domine quo vadis. La porte devers le reaume de Poille. La porte devers Lumbard".

 
La via Romea degli Slavi

Un tracciato che raccoglie la rete di strade che provengono da una direttrice orientale, parte da Varsavia, dove confluivano i pellegrini del nord della Polonia, e per entrare in Italia usava il passo del Tarvisio.
Su questo tracciato che attraverso Czestochowa, Velehrad, Vienna, Graz, Klagenfurt, Villaco, raggiungeva Tarvisio in maniera abbastanza lineare, confluivano poi alcune importanti diramazioni che trovavano il loro capotesta nei luoghi fondanti il cristianesimo delle varie nazioni coinvolte.
Cracovia per i polacchi del sud, Praga per i Boemi, Levoãa per gli Slovacchi, Budapest -Máriaremete e Pannonhalma per gli Ungheresi.
Entrati in Italia superato il Tarvisio, attraverso Udine veniva raggiunta Venezia e da Venezia, superate Rovigo e Ravenna, il tracciato si immetteva a Forlì nella direttrice per Roma attraverso il valico, consolidato fin dagli inizi del XIII secolo, dell'Alpe di Serra
Valicato l'Appennino la direttrice obbligata diveniva la Arezzo, Orvieto, Bolsena, antica tappa longobarda.

 
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