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Andate
per le vie e cercate
tra quelle di un tempo
quale sia la migliore
andate per esse
e troverete refrigerio
per le anime vostre...
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Nuovi
percorsi
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Antiche
strade
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Di qui passò Francesco
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Un
pellegrinaggio di oltre 350 chilometri, inizia dalle ultime
propaggini della Toscana al santuario della Verna ritrovando
i luoghi dove è stato e ha vissuto San Francesco.
L'itinerario
ricercato e descritto in un libro da Angela Seracchioli
comprende 15 tappe che attraversano valli e monti dell'Umbria.
Tutte
le informazioni si possono trovare sul sito www.diquipassofrancesco.it
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Strada degli Dei
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Un
tratto della antica via Flaminia Militare 187 a.C. riguarda
la comunicazione fra Bologna e Fiesole e, ovviamente, viceversa.
Per il console Caio Flaminio la strada verso Roma passava
per Arezzo piuttosto che per Firenze come oggi ci sembrerebbe
più interessante. L'antico tracciato romano era stato
creato con una percorrenza sui crinali che consentivano
una buona visibilità ed un migliore orientamento
e attraversava il tratto appenninico scegliendo le minori
pendenze ed evitando i corsi d'acqua per facilitare il passaggio
delle truppe. Di quel tracciato originario oggi se ne può
percorrere solo 36 chilometri, da Brento a Monte Poggione;
l'urbanizzazione e la costruzione di strade anche importanti
hanno cancellato e sopraffatto l'antica strada.
Ma con una ricostruzione fatta e mantenuta da appassionati
e dal Cai oggi troviamo la segnalazione di una sequenza
di sentieri mulattiere e strade vicinali che raccorda la
città di Bologna con Fiesole e da li Firenze (Ponte
a Mensola) che viene chiamata Strada Degli Dei.
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La via degli Abati
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In
provincia di Piacenza c'è la città di Bobbio
situata sulla sponda sinistra del fiume Trebbia, caratterizzata
da un singolare ponte di 273 metri, il Ponte Gobbo (detto
anche ponte Vecchio o ponte del diavolo) con 11 archi diseguali
tra loro e posti a diverse altezze, intorno al quale si
raccontano molte leggende.
Ma la storia di questa città è legata a quella
dell'Abbazia fondata dal monaco cenobita Colombano nel 614.
San Colombano è l'irlandese più noto del primo
Medioevo. Abbiamo notizie della sua vita attraverso il racconto
di uno dei suoi discepoli, Giona.
Nato intorno all'anno 543 nella provincia di Leinster, nel
sud-est dell'Irlanda fu educato da ottimi maestri che lo
avviarono agli studi; si affidò poi alla guida dell'abate
Sinell con il quale approfondì lo studio delle Sacre
Scritture. Entrò giovane nel monastero di Bangor
situato nell'Ulster dove fu ordinato sacerdote e visse in
modo esemplare la dura disciplina di quella comunità,
in preghiera, ascesi e studio. Quando si sentì pronto
per seguire l'ideale della "peregrinatio pro Christo",
del farsi cioè pellegrino per Cristo, Colombano lasciò
l'isola con dodici compagni per dedicarsi alla sua missione.
La sua opera di evangelizzazione si svolse per tutta l'Europa,
a Luxeuil nel 590 fonda il più celebre dei suoi monasteri
sulle rovine di una fortezza romana; un altro sarà
a Fontaines.
A Tours potrà pregare davanti alla tomba di san Martino
ma nei suoi progetti è sempre presente di fare un
pellegrinaggio a Roma.
Soltanto in tarda età San Colombano valica le Alpi,
probabilmente al colle del Bernina, per arrivare a Milano.
La sua lotta contro l'eresia ariana lo trova impegnato subito
anche nell'Italia settentrionale. Trova buona accoglienza
presso la corte longobarda e sarà lo stesso re Agilulfo,
prima ariano e poi convertito, ad offrirgli una vecchia
chiesa dedicata a san Pietro, nella valle della Trebbia,
alla confluenza del torrente Bobbio perchè vi costruisse
un monastero.
La piccola chiesa venne restaurata e ampliata anche con
il sostegno del suo amico il nobile franco Clotario di Neustria,
e diventò il nucleo della futura abbazia. Dopo un
anno, nel 615, il monaco morì, però la sua
opera continuò sia dal punto di vista spirituale
che culturale. Nel 643 nel convento vivevano centocinquanta
monaci ed era già circondato da abitazioni civili.
L'abbazia progredì fino a diventare sempre più
importante, fu detta la Montecassino dell'Italia settentrionale
(al monastero di Luxeuil aveva lasciato la stessa impronta
dato che quella fu detta la Montecassino francese) ed una
delle più importanti d'Europa, famosa anche per lo
'scriptorium', che nel 982 comprendeva già 700 codici
e che conservava 25 dei 150 manoscritti più antichi
della letteratura latina esistenti al mondo. Alcuni testi
oggi si trovano alla biblioteca Ambrosiana di Milano, alla
Vaticana di Roma, alla Laurenziana e all' Universitaria
di Torino.
In questa biblioteca si trovavano anche trattati scritti
da San Colombano e manoscritti che aveva portato dall'Irlanda.
Il dono del re longobardo è diventato così
un importante elemento di diffusione della cultura, ma in
realtà Agilulfo aveva avuto un'altra intenzione.
Compresa la grande personalità del monaco, che assicurava
anche buoni rapporti con il Papato, attuò la strategia
di formare una base di appoggio creando il monastero (cui
seguiranno altri come Gravago, Corte Torresana) lungo la
strada che così poteva portare in Toscana in sicurezza.
Infatti a quel tempo e fino all'inizio dell'VIII secolo
il monte Bardone, quello che sarà poi il passo della
Cisa, era sotto il controllo Bizantino e fino a quell' epoca
i percorsi da Pavia verso la Toscana e Roma dovevano passare
attraverso il monte Penice, la Val Ceno e Val Taro.
Solamente dopo che il re longobardo Rotari conquistò
la fortezza della Cisa il passo del monte Bardone diventò
il più frequentato percorso, che poi sarà
immortalato dal passaggio del vescovo di Canterbury , attualmente
riconosciuto come facente parte della Via Francigena .
Intorno al 900 i monaci di Bobbio arrivarono ad avere numerosi
possedimenti in tutta l'alta Italia, e dall'862 tengono
un ospizio a Piacenza, in Santa Brigida, dedicato in prevalenza
ad accogliere i pellegrini irlandesi che si recavano a Bobbio
a venerare il loro santo e da lì poi continuavano
il pellegrinaggio fino a Roma seguendo il percorso dei primi
abati.
Anche oggi da Bobbio per arrivare a Pontremoli si può
passare per Bardi e Borgovalditaro con un percorso di circa
100 chilometri percorribile a piedi o a cavallo; non tutto
l'itinerario ricalca quello storico a causa di alcune frane
e della perdita nel tempo di alcuni sentieri.
Riscoprire e divulgare questo tratto, al quale viene ora
attribuito il nome di "Via degli Abati"
o Francigena di montagna, diventa importante per molti fattori
il primo dei quali riguarda il minor numero dei chilometri
da percorrere: infatti disegna una linea retta fra i due
punti del tragitto da Pavia a Lucca. Durante il periodo
estivo diventa particolarmente preferibile lasciare la pianura
e tratti vicini al traffico stradale per camminare in zone
di grande suggestione ambientale, dove trovare anche testimonianze
e segni dell' epoca medioevale.
Dalla
PATROLOGIA LATINA di
JACQUES PAUL MIGNE
Manifesteque
datur intelligi diabolum in eo vase fuisse occultatum,
qui per profanum litatorem caperet animas sacrificantium
Interpretazione:
Le cerimonie dei Germani in onore del Dio Votan si svolgevano
intorno ad un calderone di cervogia (la birra). Secondo
l'etimologia questa parola descrive la forza di cerere ossia
dei cereali che veniva usata prima di prendere delle decisioni
importanti, perché l'ebbrezza che procurava rendeva
sinceri e disponibili agli altri e permetteva di entrare
in contatto con gli spiriti e gli dei; questo era stato
raccontato anche da Tacito. Anche fra i Germani convertiti
al Cristianesimo, che non volevano rinunciare alle loro
antiche usante si mantenevano queste tradizionali bevute.
San Colombano un giorno assiste ad una di queste cerimonie,
e pur essendo ad una buona distanza soffiò sul tino
che immediatamente si sfasciò facendo uscire con
gran forza tutta la birra. Si poté così dire
che nella forza della birra era nascosto il diavolo sempre
ad pronto ad impadronirsi delle anime di coloro che ne facevano
uso.

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Itinerarium
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FRANCESCO
PETRARCA
ITINERARIUM AD SEPULCRUM DOMINI NOSTRI IHESU CRISTI
AD IOHANNEM DE MANDELLO.
Itinerario al sepolcro di nostro Signore
Gesù Cristo
A Giovanni da Mandello
Libera
traduzione dalla versione italiana del codice 948 della
biblioteca de Catalunya.
testo
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La Via Romea di Stade
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Annales
Stadenses Auctore Alberto
Documentata
dal XIII secolo la via Romea che partiva da Stade è
una delle arterie più importanti del nord Europa
verso Roma e da lì a Gerusalemme.
Nella
città di Hannover è custodito il testo in
latino del 1230.
La guida medievale è scritta in forma di un divertente
dialogo fra due fittizi frati tedeschi di nome Tirri e Firri.
I due frati discutono quali siano gli itinerari consigliabili
al pellegrino nord europeo diretto a Roma e alla Terra Santa.
Secondo Firri è consigliabile intraprendere il viaggio
a metà agosto, dato che "l'aria è temperata,
le strade sono asciutte, l'acqua è scarsa e le giornate
sono lunghe e quindi adatte allo spostamento".
Il primo itinerario parte da Stade e per Brema giunge a
Muster dirigendosi verso Duisburg. La strada prosegue sino
a incontrare la Mosa puntando verso sud. A "La Perèe"
superato il confine si punta verso Neufchatel per poi dirigersi
su Reims. L'itinerario continua sempre verso sud. Il cammino
prosegue poi per Torino, punta verso Vercelli e Pavia per
immettersi a Piacenza sulla via Emilia. Arrivati a Forlì
si prende la strada che porta al passo Serra e attraversando
l'Appennino seguendo il corso dell'Arno dal Casentino si
arriva ad Arezzo.
La strada punta verso il lago Trasimeno, incontrando Castiglion
Fiorentino, Ossaia, Castiglione. A differenza di quanto
esposto nell'"Iter Matthew Paris" viene costeggiato
il margine occidentale del lago per proseguire verso Orvieto.
Da Orvieto raggiunge Montefiascone, Viterbo e Sutri fino
ad arrivare a Roma. Per la via di ritorno Tirri propone
quattro possibilità: la prima ipotesi ripercorre
la strada di andata sino a Meldola dove devia per Ravenna,
giunge a Sant'Alberto per poi deviare verso Argenta e giungere
a Ferrara per attraversare il Po a nord della città.
Punta su Rovigo e per Padova arrivando a Bassano del Grappa.
La strada arriva a Trento e poi si dirige verso Bolzano
quindi sale verso il passo del Brennero passando per Bressanone
e Vipiteno.Una possibile variante prevede di raggiungere
Venezia via Mare partendo da Ravenna per raccordarsi presso
Vipiteno con la strada tradizionale. Superato il Brennero
si prosegue per Innsbruck puntando verso Augusta.
L'itinerario per il passo del Gottardo prevede il ritorno
per Roma passando per Siena. Dopo Siena si prosegue per
Monte Bardone in direzione di Firenze e superare l'Appennino
al Passo dell'osteria Bruciata per giungere a Bologna. Dopo
Bologna si prosegue per Modena, Reggio, Parma, Borgo San
Donnino (Fidenza), Piacenza, Milano fino a giungere a Como.
Tirri avverte che si può giungere anche dalla vecchia
via di Monte Bardone che da Siena porta a Lucca e Pontremoli.
Lasciando il lago di Como sulla destra, cioè ad est,
si arriva al lago Maggiore per raggiungere Bellinzona e
per il passo del Gottardo si arriva a Lucerna. Proseguendo
verso nord fino ad arrivare a Bonn passando per Worms e
Coblenza si arriva a Colonia per poi proseguire verso i
Paesi Bassi. Infine si può passare le Alpi attraverso
il Gran San Bernardo. L'itinerario va da Piacenza a Vercelli
e, valicate le Alpi, giunge a Basilea.
Tirri passa a trattare del viaggio via mare verso Gerusalemme.
Dalle Fiandre si raggiunge in due giorni Cinxfall sull'estuario
della Mosa per poi arrivare a Prawle in Cornovaglia sempre
in due giorni proseguendo poi St. Mahé. Tre giorni
di navigazione sono necessari per arrivare a Ferrol per
poi puntare verso Gibilterra passando per Lisbona puntando
verso Tarragona, Barcellona e Marsiglia. Da Marsiglia si
giunge a Messina poi si punta verso Creta per arrivare San
Giovanni d'Acri in Palestina, dove ci si incammina verso
Gerusalemme.
testo
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DA ULM UN ITINERARIO PER LA TERRA SANTA NEL 1480
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Ulm
è una città sulla riva sinistra del Danubio,
famosa per aver dato i natali a Albert Einsten nel 18759,
ma la sua fama è di più lungo raggio; già
nel lontano tredicesimo secolo era un centro importante
dovuto alla sua posizione strategica che consentiva facili
scambi commerciali e culturali.
L'imponente duomo, il Munster è una cattedrale luterana
con la torre in pietra più alta del mondo,risale
al XIV secolo ma il monastero di Wiblingen ha origine nel
IX.
Questa abbazia possiede una sontuosa biblioteca in stile
rococò con un prezioso affresco in trompe.oeil sul
soffitto e 32 colonne di stucco rosa e azzurre.
Conservati in questa biblioteca sono gli scritti dei viaggi
che un frate domenicano Felix Faber fece in terra santa
nei 1480 e nel 1483.
Evagatoria
in Terrae Santae, Arabiae et Egypti
Partì da solo a cavallo ma altri compagni dopo due
giorni lo raggiunsero a Innsbruck.
Pernottò ai piedi delle Alpi Retiche e l'attraversamento
delle montagne è descritto con molti particolari:
strette mulattiere, sentieri ripidi e così fangosi
che il cavallo doveva essere condotto a mano.
Superato il valico del Brennero "un passo chiamato
Brennero, dove soffrii molto per il freddo: anche durante
l'estate qui non mancano neve, gelo e brina", fece
poi sosta a Vipiteno.
La tappa successiva fu al convento di Novacella, un luogo
di sosta proprio in funzione dei pellegrini dove trovò
una costruzione ad imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Per raggiungere Bolzano il frate trova nel suo secondo viaggio
una strada migliore, fatta costruire dal Duca d'Austria
Sigismondo.
["Postergata Brixina venimus ad viam Conteri, per
quam faciliter ascendimus quia Dux Austriae eam ita plantavit
quod jam cum curribus ascendunt et descendunt omnibus viis
dismissis. Ideo nunc praefatus dux construit in supremo
illius viae domum valde altam et pretiosam, thelonario ibi
ponendo. Non sunt duo anni elapsi quod via illa erat adeo
mala et periculosa quod cum magnis difficultatibus potuit
eam homo transire, equum ad manum post se trahens. In mea
prima evagatione cum quantis angustiis illam viam transiverim
egi scio
"].
Così anche nel tratto successivo in direzione di
Trento le bonifiche sugli allagamenti dell'Adige e la manutenzione
dei ponti, l'opera del Duca consentiva ai pellegrini un
transito più sicuro.
A Trento faceva funzione di ospitalità il convento
di San Lorenzo.
Attraverso Treviso i pellegrini arriveranno poi a Venezia,
dove si imbarcheranno per la Terrasanta.
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ITINERARIUM BURDIGALENSE
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Da
Bordeaux a Gerusalemme nel 333 d. C.
La
descrizione e il racconto di un anonimo pellegrino del suo
viaggio dall'attuale Bordeaux, all'epoca Burdigala a Gerusalemme
è datato anno 333 d. C. porta il titolo:
Itinerarium
a Burdigala Jerusalem usque et ab Heraclea per Aulonam et
per urbem Romam Mediolanum usque.
Il testo risulta una importante documentazione anche storica,
sono citate le città che incontra, sia quelle più
importanti sia i piccoli borghi dove si trovavano le locande
chiamati mansiones, i luoghi dove poter alloggiare, e le
postazioni utili al cambio dei cavalli, le mutationes.
Si può rilevare dal racconto quali fossero al tempo
le condizioni delle strade e sono indicate anche le distanze
in miglia di ogni tratto.
Il viaggio di andata e quello di ritorno hanno itinerari
diversi.
Dalla città di partenza, Burdigala, la strada attraversava
la Gallia lungo la Via Domizia, passava le Alpi al Moncenisio
e a Torino trovava la via Postumia che portava fino ad Aquileia
.
L'itinerario continua per la valle del Danubio raggiungendo
Costantinopoli, da dove attraverso l'Anatolia e la Siria
potevo arrivare a Gerusalemme.
Il ritorno è raccontato attraverso la Macedonia lungo
una strada chiamata Via Egnatia che arrivava ad Aulona.
Da qui per via marittima si arrivava ad Hydruntum, l'attuale
Otranto per raggiungere Roma percorrendo la Via Traiana
e la Via Appia.
Dopo aver raggiunto la seconda importante destinazione il
ritorno a casa passava per Milano attraverso la Via Emilia.
Viene inoltre indicato anche tutto il ritorno via Mare,
che approdava a Pisa per poi tornare in Gallia percorrendo
la Via Emilia Scauri e la Via Julia Augusta
Il collegamento di Pisa con Luni era stato un perfezionamento
del sistema viario romano fatto nel 109 a. C.che avrà
poi importanza fondamentale per la Via Francigena.
testo
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STRADE CONSOLARI
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Da
ventitrè secoli alcune strade consolari continuano
ad essere testimonianze della storia e di fronte ad alcuni
tratti di esse che conservano delle parti originali possiamo
anche osservare la grande abilità delle tecniche di
costruzione dei Romani.
In tutta l' Europa si stima la presenza di una rete di strade
lunga centomila chilometri, alcuni tratti della quale sono
veramente degni di ammirazione ma soprattutto necessari di
grande rispetto.
Il perfetto sistema viario è spesso attribuito alle
finalità strategiche che Roma doveva tenere presente
per accedere con facilità alle sue colonie, per le
spedizioni militari o la necessità di consolidare le
sue conquiste e per collegare le città e consentire
commerci e scambi.
Strabone, un geografo e storico dell'età augustea dopo
uno dei suoi tanti viaggi di ricerca, fini per contrapporre
l'impegno che i Greci avevano avuto per realizzare la bellezza
delle loro città e l'ostentazione che ritrovava nelle
piramidi, con il grande valore dato dai romani all'impianto
delle strade di comunicazione.
Per la costruzione delle strade si usavano metodologie molto
accurate e di grande tecnica , le viae stratae erano strade
lastricate e il materiale per la pavimentazione detti bàsoli
erano lapidi che dovevano avere la caratteristica nientemeno
che eterna: lapidibus perpetuis.
Poi con una vera e propria gerarchia si classificava l'importanza
delle strade in modo che la manutenzione fosse assicurata;
i curatores viarum erano i funzionari ufficiali.
Le strade inoltre rappresentarono i cardini o decumani che
formavano la pianificazione del paesaggio, furono gli assi
fondamentali delle città stabilendo le porte e le cinte
murarie e le necropoli all'uscita di queste con i monumenti
funerari che ancor oggi rappresentano utili punti di riferimento.
Questa grande impresa dell'ingegneria stradale si completa
con altrettante audaci opere d'arte quali i ponti, i viadotti,
le tagliate, i terrazzamenti e le gallerie che consentirono
di superare gli ostacoli naturali, portando i tracciati alla
migliore regolarità possibile.
Lungo la loro percorrenza sorsero fin dall'origine delle strutture
per consentire la sosta e il riposo delle persone e degli
animali, si chiamavano mansiones da menere = fermarsi ed erano
poste ad una giornata di viaggio (20 - 30 miglia), e consentivano
la possibilità di trovare vitto e alloggio per una
notte.(Orazio descrive nella quinta satire del libro primo
il suo viaggio da Roma a Brindisi con le disavventure delle
sue soste)
La rete e la raggiera che parte da Roma conprende strade di
importanza diversa a seconda della loro origine e della successiva
storia. Noi prenderemo in considerazione quelle parti che
hanno interesse per la loro percorrenza che riguarderà
la storia del pellegrinaggio. |
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CASSIA
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Si
chiama Cassia la strada che da Roma arrivava a Luni passando
per Sutri, Bolsena, Arezzo Firenze e Lucca. Fu costruita
da un console romano della gens Cassia e la data viene individuata
fra il 170 o il125 a.C. La strada nel suo percorso originale
partendo da Roma prendeva origine come tutte le altre consolari
dal miliarium aureum situato nel Foro Romano. Questo era
una colonna marmorea rivestita di bronzo sulla cui superficie
erano incise a lettere dorate le distanze tra Roma e le
principali città dell'Impero. Fu collocata nel 20
a.C. dal curator viarum l'imperatore Ottaviano Augusto,
vicino al Tempio di Saturno, dove si possono vedere i suoi
resti.
Il primo tratto coincideva con la Via Clodia dalla quale
si separava al nono miglio, all'altezza dell'attuale "La
Storta ".Si ritiene che la sua lunghezza fosse da 219
a 272 miglia (in chilometri da 324 a 402) su un percorso
ancora più antico che oltre a collegare Firenze e
Roma ,interessava la rete Cisalpina. Solo un miliario è
stato rinvenuo sul suo tratto , è datato123 d.C.e
si trova nei pressi di Montepulciano e in base a questo
si valuta una deviazione possibile del percorso presso Betolle
che tenendosi a sud dell'Arno evitava Arezzo e raggiungeva
Firenze con un tracciato più breve.
L'interesse del suo prolungamento fino a Luni è dovuto
alla grande importanza del porto che a quel tempo consentiva
scambi di notevole interesse economico e anche all'incontro
con la via Aurelia che avveniva in quelle vicinanze. Ma
si deve tenere anche in considerazione che le strade avevano
lo scopo del movimento delle truppe che dovevano trovare
delle postazioni di sosta e di approvvigionamento ( più
o meno come per i pellegrini).Nel tratto toscano le strade
costruite dai romani si avvalsero di percorsi preesistenti
tracciati dagli etruschi. La fondazione di Firenze risale
a due secoli a.C.
Da Firenze aveva interesse a raggiungere Pistoia (Pistoria)
e poi Lucca (Luca) , città che non erano di minore
importanza rispetto a Firenze e poi si dirigeva verso nord
, parallelamente al mare , superando il Monte Magno, per
Camaiore (Campus Maior) e Pietrasanta si ricongiungeva con
l'Aurelia verso Luni. (Camaiore e Pietrasanta sono state
fondate nel tredicesimo secolo seguendo come decumano il
tracciato della Cassia.)
Oggi
la strada, una parte di questa strada è la statale
n.2 che esce trionfalmente da Roma da Ponte Milvio ed arriva
con un tratto abbastanza breve a Firenze al Ponte Vecchio
ed è l'unica il cui chilometraggio non parte dal
Campidoglio.
Il suo percorso offre una delle meravigliose viste italiane.
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TAVOLA PEUTINGERIANA
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La
più antica testimonianza delle strade

Conservata
presso a Hofbibliothek di Vienna detta anche Codex Vindobonensis.
E' stata scritta nel XIII secolo, opera di un anonimo monaco
copista da una antica carta romana che indicava le strade
militari.
Prende il suo nome da Konrad Peutinger che l'aveva ricevuta
in eredità da un amico.
La parte che ci è fortunosamente pervenuta era in
precedenza un rotolo di pergamena lungo m 6,74 e alto cm
34 composto di 11 segmenta cuciti fra loro.
Nel 1863 queste 11 parti furono staccate in 11 fogli singoli
al fine di garantirne una migliore conservazione e opportunità
di consultazione.
E' una rappresentazione simbolica e non realistica di duecentomila
chilometri di strade con la posizione dei mari, monti e
foreste; una rappresentazione che abbraccia tutta l'Europa,
l'Asia e l' Africa, tutto il mondo conosciuto dagli antichi
romani che si estendeva, presumibilmente, dalle Colonne
d'Ercole fino alle estreme regioni orientali ben oltre il
confine dell'Impero (India, Birmania, isola di Ceylon, Le
Maldive e Cina (Sera Maior) il paese dei Seres.) L'assenza
della penisola iberica lascia supporre che un dodicesimo
foglio, oggi mancante, rappresentasse la Spagna, il Portogallo
e la parte occidentale delle isole britanniche.
Da studi approfonditi sorgono ipotesi che la tavola abbia
datazioni diverse, per esempio la raffigurazione delle tre
città Roma, Antiochia e Costantinopoli riporterebbero
ad un'epoca medievale. Invece la struttura compositiva riporta
all'età romana e si ritiene che sia stata fatta
basandosi sulla carta del Mondo di Marco Vipsanio Agrippa
nel I sec a.C.
Il progetto a sua volta voleva rappresentare la rete viaria
pubblica, con le stazioni di posta e le distanze secondo
l'ordinamento che era stato fatto dall'imperatore Augusto.
La carta fu incisa nel marmo e posta sotto la Porticus Vipsaniae
, lungo la Via Flaminia , non lontano dall'Ara Pacis .
Un editore di Anversa nel 1591 fa stampare la tavola con
il nome di FRAGMENTA TABULAE ANTIQUAE
Molte sono le città ed i luoghi di oggi che possono
prendere importanti riferimenti della loro storia nel ritrovarsi
nel tracciato della ' Tavola '
A Napoli si trova una preziosissima incisione in rame ,
410x597, che raffigura una parte della tavola riguardante
il territorio di Napoli ed è tratta dall'edizione
ottocentesca di "Voyage Pittoresque ou description
des Royaumes de Naples et de Sicile".
La Biblioteca Archiginnasio di Bologna possiede una copia
dalla Tavola che è disponibile alla consultazione.
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"Iter de Londinio in Terram Sanctam" Mathew Paris
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A Londra, nella British Library si trova una mappa del 1253.
E' una carta turistica per viaggiatori disegnata a colori
su pergamena da uno studioso anglo-normanno, Matthew Paris.
Il rotolo di pergamena, artisticamente interessante, mostra
la strada e tutte le varianti attraverso l'Europa e l'Italia
sino agli imbarchi per la Terra Santa, con tutte le stazioni
illustrate da numerose didascalie informative.
Mathew
Paris
K. Miller- Mappae Mundi-
Die Altensten Weltkarten, II, 1895, pp. 84-90
"Iter de Londinio in Terram Sanctam" Mathew Paris,
1253.
"Lundres,
la cite de Lundres ki est chef dengleterre. Brutus ki primes
inhabita engleterre, la funda e l'apela Troie la luvele.
Ludgate. Neugate. Sci.Pol. Sca Maria. Westminst. Punt de
Lundre. Tamise. Trinite. La Tur. Lambeth. Rovecestre. Lewe
de Medeweie. Kent. Cantebire, chef de iglises de engleterre.
Labbeie Sci.Augustin. Le chastel de Dovre, lentree e la
clef de la rcihe Isle de engleterre. La mer".
"Witsand
port de mer. Muntriol. Seint Ticher; pois. Benneis. Beaumé
sur Eise. Seint Dinise. Paris. Seine; Grant punt. Petit
punt. La bone faire. Rosai en Brie. Prouins. Nogent. Trois
en Burgoinne. Ce est un chemin a sinistre de Chahalun a
Trois. 1 1/2 iurnees. Chahalun. Rems. St.Quintin. Arras.
St.Homer. Caleis".
"Seine.
Lewe ki adnun. Bar sur Seine. Punteres abbacia. Russelun
monticulus. Chastellun sur Seine. Chanteus. Flurie. Beune.
Vercelai. Aucerre. Sanz. Mure. Seine. Lusarches. Abbeville.
Summe. St.Valeri. Notre Dame de Boloinne".
"Chalun
sur soune. Mascun. Sone pont. Liuna sul le Ronne. Ci part
lempire e le regne de France. Rone pont. Le chemin daler
en provence. Valence. Viane. St.Gile".
"Le
chemin versus Rune. Tur de pin. Munt de chat. Chamberei,
proxime vile des vaux de Moriane. Munt Miliant. Egue Bele.
Seint Michel. Terminum purco ci termine le val de Moriane.
Munt Senis ke passeki isa en Lombardie. Hospital au pe du
munt. Suse. Chemin a destree: Avellane. Versus orientem.
Versus orientem. Torins la proxime cite de Lumbardie. Le
Pou. Claueis. Munt Miliant. Melano. Point. Lode. Cremune.
Verceus. Morters. Pauie. Plesence. Tortue. Genue sur la
mer. Florence. Burg seint Domii"."Parme. Rege.
Motyne. Boloinne la grosse. Ymole. Faenze. Furlins (Forlì).
Les bains notre dame (S. Piero in Bagno). Alpes bolon (Alpe
di Serra). Florence. Aresce (Arezzo). Peruse. Asise. Fulins.
Spoletum. Rieta. XLV"
"Munt
Bardun. Punt de Tremble. Vile Aurnee. Sardainne. Lune la
maudite. Lukes. Pisa sur mer. La mer.
Haut
pas hospital. Florence. Sene la veille. Sent Clerc. Le lac
Seinte Estine. Le munt Seint Flascun. Biterbe. Sutre. Roma
terminus itineris multorum et laborum initium. Tiberis fl.
Lentree devers Rome. Roma. Domine quo vadis. La porte devers
le reaume de Poille. La porte devers Lumbard".
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La via Romea degli Slavi
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Un
tracciato che raccoglie la rete di strade che provengono
da una direttrice orientale, parte da Varsavia, dove confluivano
i pellegrini del nord della Polonia, e per entrare in Italia
usava il passo del Tarvisio.
Su questo tracciato che attraverso Czestochowa, Velehrad,
Vienna, Graz, Klagenfurt, Villaco, raggiungeva Tarvisio
in maniera abbastanza lineare, confluivano poi alcune importanti
diramazioni che trovavano il loro capotesta nei luoghi fondanti
il cristianesimo delle varie nazioni coinvolte.
Cracovia per i polacchi del sud, Praga per i Boemi, Levoãa
per gli Slovacchi, Budapest -Máriaremete e Pannonhalma
per gli Ungheresi.
Entrati in Italia superato il Tarvisio, attraverso Udine
veniva raggiunta Venezia e da Venezia, superate Rovigo e
Ravenna, il tracciato si immetteva a Forlì nella
direttrice per Roma attraverso il valico, consolidato fin
dagli inizi del XIII secolo, dell'Alpe di Serra
Valicato l'Appennino la direttrice obbligata diveniva la
Arezzo, Orvieto, Bolsena, antica tappa longobarda.
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