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Itinerario al sepolcro di nostro Signore Gesù Cristo
A
Giovanni da Mandello.
Libera
traduzione dalla versione italiana del codice 948 della
biblioteca de Catalunya
Raro amodum spei nostre rerum exitus
respondent. Sepe premeditata destituunt, insperata contingunt;
neque id mirum cuiquam esse debet, mirum potius si quid
aliter accidat. Si quidem Ratio principia rerum regit, eventum
Fortuna moderatur, nichel autem magis adversum Rationi quam
Fortuna. Itaque sepe telam quam ingeniose illa quidam ordita
erat, hec impetuose ante tempus abrumpit. Quod probatione
utinam egeret neque his querelis adeo vita hominum piena
esset, ut iam fere nil aliud ingemiscat!
La riuscita delle cose corrisponde molto raramente alle
nostre speranze. Spesso ciò che si è preparato
non accade e succede invece ciò che non si è
sperato; ma questo non deve far meraviglia a nessuno; fa
meraviglia piuttosto se accade il contrario. Appunto perché
la Ragione governa gli inizi delle cose, e la Fortuna ne
regola il succedersi, non c'è niente di più
contrario alla ragione della Fortuna. Così, spesso,
la tela che l'una ingegnosamente aveva ordito, l'altra violentemente
spezza prima del tempo. Oh se ciò fosse privo di
una prova certa e la vita degli uomini non fosse piena di
espressione di dolore tali che oramai non ci si lamenta
quasi per nient'altro
Sed ut ad rem nostram veniam: decreveras
quidam me volentem, fateor, optantemque vie comitem habere.
Nam que usquam optabilior aut sanctior via est? Que iustior
peregrinatio, quam ad sepulcrum ubi ille iacuit, cuius temporalis
mors immortatlitatem nobis et eternam vitam peperit? Sepulcrum
ubi, si dici fas est, et victa mors simul et victrix vita
sepulta est. O beatum iter et invidiosun cristiano animo
spectaculum! Hinc ego nunc nescio quibus peccatorum vectibus
arceor detineor.
Ma torniamo al nostro discorso. Tu hai deciso di avermi
come compagno di viaggio volontario
e, direi, speranzoso. E infatti, quale viaggio è
più desiderabile o santo ? Quale pellegrinaggio è
più giusto di quello al sepolcro dove giace colui
la cui morte temporale ci ha procurato l'immortalità
e la vita eterna? Il sepolcro dove, se è lecito dirlo,
fu sepolta la morte vinta e insieme la vita vincitrice.
O viaggio beato e visione invidiabile per un amico cristiano!
Ora io non so da quali peccati sono imprigionato e da quali
uncini sono trattenuto.
Infans quidam. Ut Flaccus ait, pudor
loqui prohibet, sed imperiosa veristas fari iubet et ut
paream cogit.. Cum multe igitur me teneant cause, nulla
potentior quam pelagi metus. Non quod aut vite cupidior
aut timidior mortis sim quam ceteri mortales, aut terrestrem
morte maritime preferendam rear : neque enim in loco sed
in animo est quod felices facit et miseros , et cum ubique
moriendum sciam, ubi sit mori melius ignoro. Frusta bellum
et maria vitamus, frusta labores fugimus perituroque parcimus
corpusculo ; in medias voluptuosorum latebras inque ipsos
regum thalamos invisa mors penetrat et sepe quam forte labor
et exercitium distulissent, iners luxus anticipat.
Come dice Orazio, "un pudore infantile certamente mi
impedisce di parlare" ma la verità potente m
i ordina di parlare e mi costringe ad ubbidire,. Anche se
molti sono i motivi che mi trattengono, nessuno è
più forte della paura del mare. Ma non perché
io sia più attaccato alla vita o spaventato dalla
morta rispetto agli altri uomini, o perché creda
preferibile la morte sulla terra a quella per mare: ciò
che rende felici o tristi non è infatti nei luoghi
ma nell'animo e, per quanto sappia che in qualche posto
bisogna morire, non so dove sia meglio.
Invano evitiamo la guerra e i mari, invano fuggiamo fatiche
e risparmiamo il nostro corpicino destinato a perire; la
morte odiosa penetra nei segreti nascondigli dei piaceri,
nelle stanze da letto dei re e spesso, con quanta energia
l'impegno e l'esercizio l'hanno tenuta lontana, tanto la
vita molle e lussuriosa la anticipa.
Semel utique moriendum est et hanc
mortem ut arcessere vetium, sic evitare velle dementia est,
procrastinare mollities, at equanimiter expectare, tamquam
ubique proximam et horis omnibus affuturam, ea virus esimia
est verumque viri opus. Secundam mortem omni nisu fugere
consilium erat, sed ita res se habet: ad impossibilia studium
omne conversum est. Non mori, non egrotare, non laborare,
non dolere, non servire, non egere volunt omnes, non peccare
vult nullus, cum ea vera et maxima mortis et egrituginis
et laboris et doloris et servitutis et penurie causa sit.
Ad ogni modo, una volta bisogna morire e, come non è
lecito invocare la morte, così è sciocco volerla
evitare, è debolezza volerla differire, ma attenderla
serenamente, come se ovunque vicina e pronta a venire a
tutte le ore, questa è una virtù eccezionale
ed è il vero dovere dell'uomo. Il proposito era di
fuggire con ogno sforzo la seconda morte, ma così
non fu: ogni desiderio umano è volto all'impossibile.
Tutti desiderano non morire, non ammalarsi, non faticare,
non provare dolore, non servire, non soffrire povertà,
ma nessuno desidera non peccare, anche se questa è
la causa vera e principale di morte, malattia, fatica, dolore,
schiavitù e povertà.
Michi vero nunc forte dicat aliquis:
si mortem ergo non metuis, quid metuis? Longam mortem et
peiorem morte nauseam, non de nichilo quidem sed expertus,
metuo.Quotiens putas illud monstrum retentavi, si forte
naturam consuetudo vel vinceret vel leniret ? Si quid profecerim
queris? Non metuum minui, sed geminavi potius cum navigatione
supplicium. Hoc forsan animo vago et rerum novarum visione
inexplebili oculo frenum posuit natura
Qualcuno mi dirà che se non temo la morte, cosa temo
allora. Io temo il mal di mare che è peggio della
morte e posso dirlo perché l'ho provato.Quante volte
credi che abbia tentato di mettermi alla prova e vedere
se l'abitudine arrivasse a migliorare la mia disposizione
naturale. Ho fatto dei progressi ? La paura non è
diminuita e la sofferenza è raddoppiata. Così
forse la natura mise un limite al desiderio ed alla curiosità
di vedere cose nuove
Congressum itaque nunc noti hostis
exhorreo, quem non sic iunior horruissem (horrui autem semper)
sed in dies magis, cuius prospectu tamen adeo delector ut
quem vel tangere abhominor quam cupide videam stupor ingens
sit. Iste me nunc metus hic detinet. Exoptatum michi comitatum
tuum invidet Fortuna. An unquam vero posthac metuum hunc
victura sit caritas subdifficilis coniectura est.
Quindi adesso non voglio più incontrare questo nemico,
del quale avevo tanta paura da giovane paura che di giorno
in giorno è sempre aumentata. E' questo il timore
che mi trattiene. Ora che la Fortuna mi offriva la tua compagnia
, è difficile pensare che l'affetto possa avere il
sopravvento su la mia difficoltà.
Ibis ergo sine me et multa conspicies
quorum tibi, dum vixeris, memoria voluptatem renovet. Ego
interim dum tu redis, quod ut celeriter feliciterque sit
cupio, Europe Italieque finibus contentus agam. Nichilominus
te animo comitabor et, quoniam ita vis, his etiam comitabor
scriptis, que tibi brevis itinerarii loco sint. Morem enim
secutus amantium, cuius presentia cariturus es, imaginem
flagitasti, qua utcunque tuam absentiam solareris, non hanc
vultus imaginem, cuius in dies mutatio multa fit, sed stabiliorem
effigiem animi ingeniique mei que, quantulacunque est, profecto
pars mei optima est. Hic tibi ergo non amici domicilium
corpus hoc, quod videntes quidam totum se hominem vidisse
falso putant, sed amicum ipsum internis spectare luminibus
licebit, quoniam, ut ait Cicero, mens cuiusque is est quisque,
non ea figura que digito demonstrari potest.
Andrai dunque senza di me e conoscerai molte cose che saranno
un ricordo piacevole finché vivrai. Io nel frattempo,
mentre aspetto un tuo ritorno pieno di successo andrò
nei territori dell'Europa e dell'Asia. E così ti
sarò vicino con l'animo accompagnandoti con questo
scritto , che potrebbe essere il tuo itinerario. Come è
consuetudine per gli amanti ti consolerai con l'immagine
di colui che è assente. Non l'immagine del viso però
che è soggetta a cambiamento, ma quella del mio animo
e del mio ingegno che per quanto piccolo possa essere è
la mia parte migliore.
Quindi vedrai non il corpo che ospita l'amico, ma l'amico,
con altri occhi , come dice Cicerone che la persona è
la sua mente e non la figura , quella figura che può
essere indicata con un dito.
Sed iam nimium te moror, quem socii
expectant, quem tranquilla veris facies faventesque vocant
aure, quem nos omnes, qui te suspiramus abeuntem, iamiam
reducem exoptamus.
Ma, mentre i tuoi compagni ti stanno aspettando e la primavera
e i venti favorevoli ti chiamano, non voglio trattenerti.
Noi tutti siano in ansia per la tua assenza e aspettiamo
il tuo ritorno
Poscis ergo, vir optime, quoniam me
non potes, comites has habere literulas, in quibus que oculis
ipse tuis mox videbis ex me, qui ea certe necdum vidi omnia,
nec unquam forte visurus sum, audire expetis: mirum dictu,
nisi quia passim multa que non vidimus scimus, multa que
vidimus ignoramus. Parebo equidem, eoque promptius, quo
iustius cupis: primum scilicet ut que ad salutem anime,
dehinc que ad notitiam rerum et ingenii ornamentum, postremo
que ad memoriam exemplorum excitandumque animum pertinere
videbuntur explicem iterque longissimum brevi stilo metiar.
Prima quarum, nisi fallor, religiosi prorsus ac fidelis,
alia ferventis ac studiosi, tertia militaris ac magni animi
cura est. Quid vero non possit amor? Certius te visurum
speras que calamus meus hinc quam que oculus tibi tuus inde
monstraverit.
Poiché non mi puoi avere, chiedi come compagna questa
piccola lettera, nella quale avere da me ciò che
non ho ancora visto e che forse non vedrò mai, quello
che invece tu vedrai tra breve con i tuoi occhi. E' incredibile:
conosciamo molte cose che non abbiamo mai visto e ignoriamo
altre che invece abbiamo visto. Ti accontenterò prontamente
a quello che mi chiedi, per prima cosa parlerò della
salvezza dell'anima , poi della conoscenza delle cose, infine
porterò esempi famosi e darò gli elementi
essenziali di un lungo viaggio. Credo questo sia l'interesse
di un animo devoto, di un valore culturale e di una componente
pratica. Che cosa può fare l'amore! Tu hai l'animo
di vedere in modo migliore quello che può fare la
mi a penna invece della tua vista .
Ingrediamur vero iam tandem iter hoc
et media pretervecti, que assidue subiecta oculis inculcare
auribus supervacuum est, nondum tibi visam, ut ais, Ianuam
veniamus.
Cominciano dunque, tralasciamo le zone intermedie e arriviamo
a Genova che , come mi dici, non hai ancora vista.
Videbis ergo imperiosam urbem lapidosi
collis in latere, virisque et menibus superbam, quam dominam
maris aspectus ipse pronunciat. Sua sibi potentia, quod
multis iam fecit urbibus, obstat atque officit iugis unde
materia civilium simultatum scatet.
Troverai una città dall'aspetto importante , sotto
un colle sassoso , superba per le sue mura e anche per i
suoi uomini, che dal suo aspetto si presenta come signora
del mare. Come accade per molte città, la sua potenza
genera motivi di lotte cittadine.
Autorem urbis et nominis Ianum
ferunt, primum ut quibusdam placet Italie regem. Quod an
ita sit, an ipse situs urbi nomen dederit, quod nostri orbis
quasi 'ianua' quedam esse videatur, incertum habeo. Prima
ibi celebrior opinio est et in chronicis eorum scripta et
publicis insculpta monumentis. Utrique autem illud obstat,
quod apud veteres non Ianue sed Genue nomen in usu est.
Si dice che sia stato Giano il fondatore della città
e che le diede il nome, e fu ritenuto il primo re d'Italia.
Non sono sicuro che sia così, perché potrebbe
essere il luogo stesso ad aver dato il nome, dato che sembra
essere la porta ( ianua ) della nostra terra . La prima
opinione , più famosa si trova nelle sue cronache
ed è scolpita sui monumenti. Contrasta con ambedue
le ipotesi che gli antichi non usavano il nome di Ianua
ma di Genua
Huius sane multa recentia et memorabilia
dici possunt, que pretereo, neque enim scribo nunc historiam,
sed loca describo; antiqua autem pauciora, quod non semper
hoc sed, quantum intelligere est, prius caput gentis Albingaunum
fuerat. Ipsa quidem de qua loquor Ianua temporibus belli
Punici secundi a Cartaginensibus eversa, a Romanis ducibus
restituta est.
Descrivo i luoghi e non una storia pertanto tralascio di
narrare molti fatti anche se sarebbero degni di ricordo.
Le sue notizie antiche sono poche, perché è
stata Alberga la città principale di quella popolazione.
La Genua di cui sto parlando fu distrutta dai cartaginesi
della seconda guerra punica e ricostruita dai condottieri
romani
In qua tu nunc et populi habitum et
locorum situm et edificiorum decus atque in primis classem,
quod de Tyria scriptum vides, cunctis terribilem tremendamque
litoribus; tum molem pelago obiectam portumque mirabere
manufactum, inextimabilis sumptus, infinite opere, quem
quotidiane nequicquam feriunt procelle.
In essa ora potrai vedere le abitudini della popolazione,
la posizione dei luoghi e il decoro degli edifici e prima
di tutto la sua flotta terribile e tremenda per tutte le
coste, come fu detto della flotta di Tiro. Li puoi ammirare
il molo sul mare e il porto artificiale , un'opera di grande
impegno e grande costo che le tempeste ogni giorno colpiscono
invano.
Quid multa? Cum sedulo civitatem hanc
et dextera levaque circumfusum litus ac montes fluctibus
impendentes, ad hec corpora, mores, animos et victum gentis
aspexeris, scito te vidisse cotem illam alteram que Romane
virtutis aciem, longo exercitio, multos olim annos exacuit;
quod, si quid Livio creditur, nulla provincia magis fecit
ut cui scilicet essent omnia, que vigilem ac solicitum Romanum
excercitum haberent: locorum montana durities, hostis prompta
velocitas, commeatum difficultas, insidiarum oportunitas,
communitio castellorum, labor iugis, periculi plurimum,
prede minimum, otii nichil. Itaque cum ubique terrarum cum
singulis, hic cum multis difficultatibus uno tempore pugnandum
erat.
Quali altre cose ancora? ? Dopo che avrai osservato la città,
il litorale a destra e a sinistra, i monti che sovrastano
i flutti, e i corpi, le abitudini, lo spirito ed i costumi
di vita del popolo ti dico che hai visto ciò che
contribuì a rendere affilato lo schieramento dell'esercito
romano; dando credito a Livio che afferma che nessuna provincia
fu più vigile e sollecita: la durezza dei luoghi
di montagna, la determinazione del nemico, la difficoltà
dei trasporti, la possibilità di agguati, la difficile
posizione delle fortificazioni, moltissimi pericoli, scarso
bottino e nessun riposo. Qui le difficoltà c'erano
tutte mentre in altre parti si combatteva solo con alcune.
Hinc tu, tametsi socii properent et
naute de litore funem solvant, non tamen ante discesseris
quam pretiosum illud et insigne vas, solido e smaragdo,
quo Cristus, cuius te tam procul a patria amor trahit, pro
parapside usus fertur, videas devotum si sic est, alioquin
suapte specie clarum opus.
Anche se i tuoi compagni mostreranno la fretta e i marinai
scioglieranno la fune sul litorale, non lascerai questo
posto prima di aver visto il famoso vaso di puro smeraldo
che Cristo, colui che ti porta per il suo amore lontano
dalla patria, usò come piatto, oggetto degno di devozione
ma anche di ammirazione per la sua fattura
Hinc digressus ad levam totum illum
diem ne oculos a terra dimoveas caveto. Multa enim illis
occurrent que multo tibi facilius sit mirari quam cuiquam
hominum stilo amplecti: valles amenissimas, interlabentes
rivulos, colles asperitate gratissima et mira fertilitate
conspicuos, prevalida in rupibus oppida, vicos amplissimos;
et marmoreas atque auratas domos, quocunque te verteris,
videbis sparsas in littore et stupebis urbem talem decori
suorum rurium deliciisque succumbere.
Partito da lì, verso levante, per tutto il giorno
non distogliere lo sguardo dalla terraferma.Potrai cogliere
ed osservare vedute in modo più facile di chi le
possa immaginare con la scrittura,valli amene, ruscelli
tortuosi, colli piacevolmente aspri e generosi di fertilità,
città su valide rupi, vasti villaggi e ovunque ti
rivolgerai vedrai case con marmo e oro, lungo la costa e
sarai sorpreso che una tale città possa soccombere
alla bellezza e piacevolezza delle sue campagne
Viginti, nisi fallor, passuum milia
emensus extentum in undas promontorium, Caput Montis ipsi
vocant, obvium habebis et Delphini sive, ut naute nuncupant,
Alphini portum, perexiguum sed tranquillum et apricis collibus
abditum, inde Rapallum ac Siestrum et nomine Veneris insignem
portum, securum ventorum omnium et omnium que sub celo sunt
classium capacem, nostrum prope Hericem (habet enim alterum
Sicilia). In medio sinus est maris, oportunus fatigatis
puppibus.
Se non sbaglio dopo venti miglia troverai un promontorio,
chiamato Capo del Monte e il porto di Delfino,o come detto
dai marinai Alfino, molto piccolo ma tranquillo circondato
da colli soleggiati; poi Rapallo e Sestri e il porto famoso
per il nome di Venere, riparato da tutti i venti e capace
di accogliere tutte le flotte che esistono, vicino alla
nostra Erice ( ce n'è un'altra infatti in Sicilia
) In mezzo c'è un punto del mare adatto per le navi
di lungo corso.
Et hoc quidem litus omne, palmiferum
atque cedriferum, ut adversum Cereri sic Baccho gratissimum
ac Minerve, nulli usquam terrarum cedere certum est. Quo
magis id priscis rerum scriptoribus, et presertim vatibus,
pretermissum miror. Sed adducor ut extimem non invidiam
neque desidiam causam dedisse silentio, sed quod nondum
tentata ideoque nondum nota fertilitas locorum erat. Hinc
est ut, cum claris sepe carminibus Meroen Falernumque concelebrent
terrasque alias, hanc cunctis hac laude prestantem omnes
indictam preterierint. Id me movit, omnium qui scripserunt
et ingenio et stilo et etate novissimum, ut in Africe mee
quodam loco, idoneam nactus occasionem, loca ista describerem,
caractere dicendique genere longe alio. Qui liber, nisi
vel vite brevitas vel ingenii tarditas vel aliorum librorum
unum in tempus cura concidens vel, quorum nullus est modus,
fortune impedimenta vetuerint, aliquando forte sub oculos
tuos veniens, in horum te atque aliorum, que multa nunc
visurus es, locorum memoriam revocabit. Sed multum nobis
vie restat. Progrediamur ad reliqua.
Certo questo litorale ricco di palme e cedri, avverso a
Cerere ma molto gradito da Bacco e da Minerva non è
inferiore a nessun altra terra. E maggiormente mi meraviglio
che sia stato trascurato dai primi scrittori di poesia e
di prosa. Ritengo che non siano state l'invidia e la pigrizia
la causa del silenzio bensì che ancora non fosse
nota la fertilità del luoghi. Da ciò proviene
che sebbene in poesia famose abbiamo celebrato Meroe Falerno
e altre terre, questi luoghi che le superare tutte per motivo
di lode siano stati trascurati. Ciò mi ha spinto,
io che sono ultimo per ingegno stile ed età fra tutti
gli scrittori, a descrivere questi luoghi quando sene è
presentata l'occasione, in un passo della mia africa, con
una narrazione assolutamente diversa.. Se non lo impediranno
la brevità della vita, il tardo ingegno, e l'interesse
contemporaneo al altri libri o, cosa che non si può
misurare, gli ostacoli della sorte, qualora per caso questo
libro ti venisse sotto gli occhi, ti richiamerà il
ricordo di questi e altri luoghi che ora vedrai. Ma ci resta
da fare un lungo cammino. Procediamo avanti.
Non procul hinc, circa extremos fines
Ianuensium, Corvum famosum scopulum et nomen a colore sortitum
ac, paululum provectus, Macre amnis ostia, qui maritimos
Ligures ab Etruscis dirimit, supraque littus maris sinistramque
ripam fluvii ruinas Lune iacentis aspicies, si fame fides
est. Aliud enim hac in parte nichil habeo magnum exemplum
fugiende libidinis, que sepe non modo singulorum hominum,
sed magnarum urbium et locupletium populorum ac regum opes
fortunasque pessumdedit, licet huiusce rei exemplum maius
et antiquius Troia fuit.
Non lontano da qui, vicino ai confini estremi dei genovesi,
vedrai ilfamoso promontorio di Corvo che prende il nome
dal suo colore e, andando più avanti la foce del
fiume magra, che delimita i territori marittimi dei liguri
dagli etruschi. Sopra il litorale e la sponda sinistra del
fiume vedrai le rovine di Luni , rovine a terra, se si crede
a quello che si dice. Non ho qui altro motivo che mi fa
soffrire come questo: il più importante e antico
è quello che riguarda Troia; la passione che ha mandato
in rovina ricchezze e fortune di uomini e di grandi città.
Hinc iam sensim cedentibus montibus,
aliquandiu planum et absque scopulis lene littus, portus
rari, castella procul in collibus, plaga maris inhospita,
Sarzanum paulo submotum a littore, novum frequensque oppidum,
inde Laventia, vicus ignobilis, fluvius deinde re ac nomine
Frigidus, aquis arenisque perlucidus, secus Massam amenissimam
terram descendit in pelagus. Prope oppidum est, Petramsanctam
dicunt, cuius autor, ut audio, concivis quidam tuus fuit,
illius tunc provincie preses et vir domi clarus et nobilis.
Itaque familie sue nomen transtulit in suum opus.
Da qui in poi vedrai che i monti diminuiscono, la costa
diventa pianeggiante e senza scogli, i porti sono pochi
ed i paesi su colline lontane, zone disabitate, e un po'
lontana dal litorale la città di recente formazione,
ma popolosa sarzana, e poi l'Avenza, borgo poco conosciuto,
e poi in fiume Freddo, è così come il suo
nome, trasparente per le acque e per la sabbia, arriva al
mare in prossimità di Massa che è un luogo
piacevole. Vicino c'è una città che si chiama
Pietrasanta, che, così ho sentito ha avuto come fondatore
un tuo concittadino che al quel tempo governava quella provincia,
uno di nobile famiglia e famoso. Dunque potò il nome
della sua famiglia nella sua opera.
Ultra iam preter duas Pisanorum
arces nichil memorabile, quarum alteram Mutronem, alteram
vero Viam Regiam appellant. Nec multo post Sercli atque
Arni fluminum fauces sunt, quorum alter Lucam preterlabitur,
alter patrie mee muros primum, tandem Pisas interfluit.
Et de Luca quidem dubius sum, Florentia prorsus extra conspectum
latet, Pisas autem ex ipsa puppe gubernaculi tibi rector
ostendet, civitatem pervetustam sed recenti et decora specie
et, licet in plano sitam, non tamen, ut magna pars urbium,
paucis turribus sed totam simul eminentissimis edificiis
apparentem, quondam quoque maris potentissimam donec, patrum
memoria, non modo vires equoreas sed animos navigandique
propositum, magno victi prelio Ianuensium, amisere
A parte le due rocche pisane, una detta Motrone, l'altra
Via Regia, dopo non c'è altro di interessante.seguono
le foci dei fiumi Serchio e Arno, l'uno dei quali scorre
vicino a Lucca, l'altro che prima ha toccato le mura della
mia patria, ala fine scorre in mezzo a Pisa. Non sono sicuro
per quanto riguarda Lucca ma di certo Firenze è lontana
dalla vista, Pisa te la indicherà proprio dalla nave
lo stesso comandante, una città molto antica ma si
presenta elegante e moderna che per quanto sia situata in
pianura, non ha poche torri, come le altre città,
mostra edifici molto eleganti; una volta era una potenza
di mare, poi, a memoria degli avi, i suoi uomini persero
non solo le forze per mare ma anche lo spirito e il desiderio
di navigare, dopo essere stati vinti in una grande battaglia
dai genovesi
Post hec paucis passuum milibus, portus
et ipse manufactus, Pisanum vocant, aderit et fere contiguum
Liburnum, ubi prevalida turris est, cuius in vertice pernox
flamma navigantibus tuti litoris signum prebet. Hinc si
ad dexteram te deflectas Gorgon atgue Capraria, parve quedam
Pisanorum insule, presto erunt, nec non turris exigua, pelagi
medio, que Meloria vulgo dicitur, infausta illi populo,
quod scilicet illic ipsa, cuius paulo ante memini, pugna
commissa est. Sin pressius intenderis, videbis et Corsicam
incultam insulam et armentis silvestribus abundantem.
Poi
dopo poche miglia il porto costriuto artificialmente che
chiamano Pisano, e quasi contigua Livorno dove si trova
una solida torre con una fiamma accesa sulla sommità,
segnale di sicurezza per tutti i naviganti di tutta la costa.
Qui se ti giri a destra ti si presentano la Gorgonia e la
Capraia, piccole isole dei Pisani e un'altra piccola torre
in mezzo al mare, detta la Meloria, brutto ricordo per il
popolo perché è il luogo dove fu combattuta
la battaglia di cui ho parlato. Se guarderai attentamente
vedrai la Corsica, isola incolta e ricca di armenti selvaggi
Quinquaginta inde, vel non multo amplius,
passuum milibus Plumbinum, insigne oppidum ad levam fertili
sedet in colle, portus subest neque multarum capax navium
et securitatis ambigue. Ad dexteram, exiguo spatio, Ilva
est insula inexhaustis Chalybum generosa metallis ut Maro
ait. Perhibent qui longiores ibi traxerunt moras, omnia
illic ad victum optima provenire, denique post Sardiniam
amissam, Pisanarum opum illam precipuam sedem esse.
Cinquanta miglia avanti, opoco più, l'insigne città
di Piombino si trova sul fertile colle alla sinistra, con
sotto un porto per poche navi e non troppo sicuro. A destra,
poco dopo c'è l'Elba che come dice Virgilio è
l'isola generosa per i metalli per i Calibri. Coloro che
sono stati a lungo lì dicono che sia il luogo da
dove provengono le cose migliori per vivere e che, dopo
la perdita della Sardegna. Quella sia la fonte principale
delle ricchezze dei Pisani
Haud procul inde Populonia, Massa
Marittima, Grossetum, Thelamonis portus (en ab Aiacis patre,
an unde dictus, profiteor me nescire). Inde rursus ad dexteram
Igilium insula, vino et marmore nobilis, ad levam Sancti
Stephani, quem dicunt, et mox portus Herculeus. Argentarie
mons medius. Post Cornetum, turritum et spectabile oppidum,
gemino cinctum muro et ex alto colle maria longa despiciens.
Huius in finibus Tarquinii fuerunt, olim civitas, nunc nichil
preter nudum nomen ac ruinas, unde qui Rome regnarunt Tarquinii
prodiere. Post hec illa que Civitas Vetus dicitur, decem
nisi fallor passuum milibus sita est. Deinde quem Adriani
portum vocant, opus inter cuncta mirabile, quod ne inter
septem illa famosissima numeretur nichil sibi nisi etas
et iactantia Graia defuerit.
Poco lontano ci sono Popolunia, Massa Marittima e il porto
di Telamone ( non so se ha preso il nome da Aiace o da altro).
Quindi verso destra l'isola del Giglio, famosa per il vino
ed il marmo, mentre a destra c'è il Porto di Santo
stefano, dopo Porto Ercole e in mezzo il monte Argentario.
Dopo, bella e vedersi la città piena di torri Corneto
che domina il mare, dall'alto di un colle cinta da doppie
mura. Qui era la zona di Tarquinia, una volta città
adesso solo il nome e rovine, da qui provengono i Tarquini
che regnarono a Roma. Dopo dieci miglio se non sbaglio la
cosiddetta Civitavecchia. Avanti in cosiddetto porto di
Adriano, opera degna di grande ammirazione, e senon è
inserita fra le sette meraviglie del mondo è stato
solo per la presunzione dei Greci, non perché le
mancasse alcunché.
His exactis Tiberine fauces ad levam
sunt, ad dexteram remanente Sardinia. Supra Tiberis ripam
Ostia est, Anci Marcii colonia, quarti Romanorum regis,
quam in ipso maris fluminisque confinio posuit, ut ait Florus,
iam tum videlicet presagiens animo futurum "ut totius
mundi opes et commeatus illo veluti maritimo urbis hospitio
reciperentur". Illic sane cum fueris, scito te a regina
urbium Roma non nisi duodecim passuum milibus abesse, de
qua si tam parvo in spatio loqui velim, intolerande nimis
audacie sim, cuius gestis ac glorie totus terrarum orbis
angustus est, cuius nomini libri lingueque omnes non sufficiunt.
Dopo verso sinistra c'è la foce del Tevere, e destra
l'ulima parte della Sardegna.Sulla riva del Tevere c'è
la colonia di Anco Marzio, quarto re di Roma, Ostia che
come dice Florio mise al confine fra il fiume ed il maregà
allora fu presago del futuro " affinchè tulle
le ricchezze del mondo i gli affari sarebbero passate da
quella parte marittima della città "Arrivato
lì sarai a 12 miglia da Roma, la regina delle città,
della quale non posso parlare in poco tempo altrimenti dimostrerei
poco rispetto, infatti è famosa in tutta la terra
per le sue imprese e la sua gloria , per il suo nome non
bastano tutti i libri e tutte le lingue.
Post ostia Tiberina Caput Antii apparet,
ita enim vocant naute. Civitas ibi Antium fuit, Vulscorum
caput, que cum multa olim bella cum Romanis gessisset, capta
demum et cum tota gente subacta est. Proxime Astura est,
inde mons prealtus, cui carminibus potens Circe nomen imposuisse
creditur. Ibi enim, ut aiunt, habitavit atque ibi Ulixis
socios convertit in beluas, que transformatio quid mysterii
vellet nosti. Locus est autem et fama celebris et scriptorum
ingeniis. Hinc ad dexteram Pontie remanent, brevis insula
et olim carcer illustrium.
Dopo la foce del Tevere appare il capo di Anzio, così
in fatti lo chiamano i marinai. Lì fu la città
di Azio, capoluogo dei Volsci, che dopo aver combattuto
molte guerre con i Romani, fu poi catturata e sottomessa
con tutta la popolazione. Il prossimo luogo è Astura,
poi un monte molto alto che si crede prenda il nome da quanto
è stato scritto su Circe. In questo luogo infatti
dicono, abitò Crce e trasformò in animali
i compagni di Ulisse, e cosa significa questa trasformazione
tulo sai.
Il luogo è famoso per le opere degli scrittori. Da
lì, a destra c'è Ponza, la piccola isola è
stata carcere per uomini illustri
Progredienti tibi Terracina nunc,
olim Anxur, primum aderit, mox Caieta, nutricis Enee nomen
servans ubi, quo prosperior navigatio sit, sacrum Erasmi
tumulum adire ne pigeat, cuius opem multis iam in maritimo
discrimine profuisse opinio constans est. Hic flexus litorum
et pelagi sinus ingens saltusque lauriferi cedriferique
et odoratum ac sapidum semper lete virentium nemus arbuscularum.
In hoc tractu Formie seu Formianum et Liternum sunt: dicam
verius, fuerunt; alterum Ciceronis infanda cede, alterum
Scipionis indigno exilio nobilitatum et cineribus patrie
negatis. Sed hec duo loca extimatione magis animi quam oculis
assequeris: alter enim iacet, alter et latet, nisi quod
apud Formias adhuc due seu tres magne supereminent arene.
Proseguendo troverai prima Terracina, una volta era Anxur,
poi Gaeta che conserva il nome della nutrice di Enea ; per
una navigazione propizia, è opportuno che tu visiti
la sacra tomba di Erasmo, si ritiene che la sua influenza
sia stata importante per molti che hanno incontrato il pericolo
in mare. Qui potrai notare le anse del litorale , la grande
insenatura del mare, i monti rucopreti di allori e di cedri,
il bosco ricco di profumi e di verdi arbusti.. Lungo questo
tratto c'è , o per la verità ci furono Formia
o Formiano e Literno, ricordate una per l'infame uccisione
di Cesare , l'altra per l'indegno esilio di Scipione e per
la negazione delle sue spoglie alla patria. Questi due luoghi
li poui vedere più con l'impressione dell'animo che
con la vista : uno è distrutto, l'altro è
nascosto da due o tre grandi dune di sabbia che si ergono
vicino a Formia.
Ipsa sed in oculis erit Inarime que
se se obviam dabit, insula poetarum nota preconio, Isclam
moderni vocitant, sub qua, Iovis edicto, obrutum Typheum
gigantem fama est fecitque locum fabule vapor, velut hominis
anhelantis, et Ethneo more estuare solitum incendium. Vicina
huic Prochita est, parva insula, sed unde nuper magnus quidam
vir surrexit, Iohannes ille qui formidatum Karoli diadema
non veritus, et gravis memor iniurie, et maiora, si licuisset,
ausurus, ultionis loco habuit regi Siciliam abstulisse.
Ischia è comunemente oggi chiamata cosi l'isola conosciuta
dai poeti come Enaria , è presto alla tua vista.Di
dice che per volere di zeus sotto di essa sia stato sepolto
il gigante Tifeo; il vapore che sembra il respiro di un
uomo e gli incendi che si diffondono come sull'Etna , hanno
dato luogo alla leggenda. Vicino a questo c'è Procida,
una piccola isola da dove è spuntato quel famoso
grande uomo di nome Giovanni che non ha avuto paura della
corona tanto temuta da Carlo, e ricordando una grave ingiustizia
oso molto e avrebbe anche di più osato portando via
la re la Sicilia
Simul et ad levam Cumas colle humili
Sibille patriam videbis, ubi Tarquinius Superbus, regno
pulsus tandemque Tuscorum et Latinorum destitutus auxiliis,
exul obiit. Nam hoc Mediolano proximum, Lario imminens,
Alpibus adiacens, Comum est, non Cume, quod ne forte cum
vulgo falleris dixerim.
Verso
sinistra allo stesso tempo vedrai Cuma , su un piccolo colle,
patria della Sibilla, dove morì da esule Tarquinio
il Superbo, cacciato dal regno senza l'aiuto dei Tusci e
dei Latini.
Il luogo vicino a Milano che sovrasta il Lario, vicino alle
Alpi è Como e non Cuma, lo dico affinché tu
non sbagli come spesso accade
Hinc iam Misenus collis in mare porrigitur,
illic humati tubicinis Frigii nomen habens, cuius rei meminit
Virgilius. Sunt qui putent Misenum ibi peremptum ab Enea
diis infernis sacra facturo que, ut asserunt, absque humana
cede fieri nequeunt atrocitatemque facinoris Maroneo eloquio
excusatam; illic sane sacrificatum ab Enea narrasse Virgilium
ubi sacrificasse Ulixem Homerus ante narraverat, pari ritus
immanitate, ut quidam putant (res enim ambigua est valde);
esse autem huiuscemodi sacris apta loca, quod ibi sint Avernus
atque Acheron Tartarea nomina, ibi Ditis ostia, limen irremeabile,
et illic facilis descensus Averni, de quo loquitur poeta,
quem patentem diebus dixit ac noctibus, sed laboriosi atque
operosi reditus, de qua re quia quod scriptum est legisti,
si quid ipse preterea viderim atque audierim sequar, extra
propositi metas eam.
Il colle di Misero che prende il nome dal flautista frigio
lì sepolto, come ricorda Virgilio, da qui si protende
in mare.Alcuni credono che Misero sia stato ucciso da enea
, che doveva compiere i riti sacri per gli dei degli inferi;
si dice che questi riti non possano essere fatti senza l'uccisione
di un uomo , delitto atroce che potrebbe trovare compensazione
nella poesia di Virgilio; Si dice che Virgilio abbia scritto
che il sacrificio celebrato da Enea sia stato fatto proprio
nello stesso luogo in cui omero racconta lo abbia fatto
Ulisse, rito ugualmente crudo ( alcuni lo credono ma non
è sicuro.)Tuttavia sembrano luoghi adatti a simili
sacrifici, hanno nomi infernali di Averno e Acheronte, la
porta di Dite, da cui non c'è ritorno e lì
la facile discesa all'Averno di cui parla il poeta che la
descrisse visibile di giorno e di notte; il ritorno è
difficile e faticoso. Su questo hai letto ciò che
è stato scritto pertanto e se io continuassi a raccontare
altre cose che ho visto, andrei oltre i miei propositi.
Hic Sibille Cumane domus maxima, super
horrentem Averni ripam cernitur, iam senio semiruta, habitatore
quidem nullo, sed variarum volucrum nidis frequens. In eodem
flexu fontes calidi tepentesque insignius quam in alia parte
nostri orbis erumpunt, quidam vero sulphureum ac ferventem
cinerem eructantes. Est ubi terra sine igne visibili, sine
aquis, ex se ipsa salubrem vaporem et medentem corporibus
fumum profert. Denique iisdem in locis et humane vite remedium
convenisse dixeris et mortis horrorem.
Sopra il ripidi fianco dell'Averno si vede la grandissima
casa della Sibilla Cumana , ormai vecchia e distrutta, senza
più abitanti, popolata da nidi di uccelli di ogni
tipo. In quello stesso luogo sgorgano fonti calde e tiepide
più preziose di altre della nostra terra e ci sono
eruzioni di ceneri sulfuree. Ci sono luoghi dove la terra
offre vapori salubri e fumi salutari per il corpo, pur senza
avere né fuoco né acque. Si potrebbe convenire
che negli stessi luoghi si siano radunate cure per la vita
umana e gli orrori di morte
Et sub Miseno quidem semper in ancoris
Romanarum una classium stabat ad occurrendum repentinis
incursibus, alia equidem Ravenne erat. Idque alto concilio
Augustus Cesar instituit, ut Mare Superum atque Inferum,
quibus insule instar Italie magna pars cingitur, hoc gemino
presidio tuta essent.
Qui, sotto Misero, era all'ancora sempre una delle flotte
romane per fronteggiare gli attacchi improvvisi, allo stesso
modo un 'altra si trovava a Ravenna . lo aveva stabilito
con grande giudizio Cesare Augusto perché il mare
adriatico e il Tirreno che cingono gran parte della penisola
italiana, fossero protetti da questo doppio presidio.
Intra Misenum Baie sunt, ab illic
sepulto Baio quodam socio Ulixis appellate, situ longe amenissimo,
ut non immerito hiberne Romanorum delicie videantur fuisse,
quod et marmoree testudines calidis fontibus superiecte
et murorum reliquie indicant, amplissime urbi etiam satis
multe, et scriptorum astipulatur fides. Hic Neroniane piscine
ingentia monstrantur exordia. Nam furoris alterius quo fossam
ab Averno usque Ostiam, tanto terrarum spatio, per tot montes,
non impensa rei publice sed iactura, non labore populorum
sed exitio, fodiendas destinarat, ut humano victa studio
natura tuto et libere tantum iter, non aperto quidem mari,
sed marinis aquis ac navibus ageretur, nulla que noverim
nisi in litteris vestigia remanserunt.
All'interno di Misero troviamo Baie, che prende il nome
dal compagno di Glisso Baio che vi fu sepolto, il luogo
è molto gradevole che giustamente è stato
scelto come zona preferita in inverno dai romani, cone testimoniano
le testuggini di marmo che sono sopra le fonti calde , sia
resti di mura, grandi anche per città grandi, confermato
anche da opere letterarie.. Qui si vedono le fondamenta
della grande piscina di Nerone. Eccetto le testimonianze
letterarie non vi è altro che mostri l'altro folle
progetto, per cui aveva deciso che fosse scavato un fossato
dall'Averno fino ad Ostia, un gran tratto , attraverso catene
montuose, un opera non utile al popolo ma con la sua fatica,
affinché vinta la natura si potesse fare un viaggio
lungo e in libertà , non in mare aperto , ma su acque
marine e con le navi.
Hic angulus et Lucrinum habet et Undam
illam Iuliam atque Equor Indignans, quorum et poeta recordatus
est dum Georgica scriberet; opus autem a Iulio exstructum,
ab Augusto Cesare immutatum et, aut memoria frustratur,
aut Mare Mortum appellant, sic maris ferociam atque impetum
compressere hominum manus.
In questo angolo si trova Lucrino e quell'acqua Giulia e
quel mare ostule che sono ricordati dal poeta nelle Georgiche
, strutture fatte costruire da giulio Cesare e mantenute
da cesare Augusto, se la memoria non mi inganna, è
chiamata Mare Morto, così il lavoro dell'uomo ha
dominato la ferocia e l'impeto del mare
Contra Misenum et Baias Puteole, tribus
aut quatuor passuum milibus procul, apparent. Hoc maris
intervallum Gaius, Romanorum quartus imperator, pessimorum
vero post Neronem primus, per inanem sumptuosamque iactantiam
terrestri ponte connexuit, quem ipse idem equestri primum
habitu, mox triumphantis in morem, magno procerum comitatu
fastuque plus quam cesareo permeavit. Non longe a Puteolis
Falernus collis attollitur, famoso palmite nobilis. Inter
Falernum et mare mons est saxeus, hominum manibus perfossus,
quod vulgus insulsum a Virgilio magicis cantaminibus factum
putat. Ita clarorum fama hominum, non veris contenta laudibus,
sepe etiam fabulis viam facit! De quo cum me olim Robertus
regno clarus, sed preclarus ingenio ac literis, quid sentirem
multis astantibus percuntatus esset, humanitate fretus regia,
qua non reges modo sed homines vicit, iocans nusquam me
legisse marmorarium fuisse Virgilium respondi, quod ille
serenissime nutu frontis approbans, non illic magie sed
ferri vestigia esse confessus est.
Dalla parte opposta a Misero e a Baie appare Pozzuoli a
tre o quattro miglia di distanza dove Caio Caligola, quarto
imperatore dei Romani e dopo Nerone, primo fra i cattivi,
fece congiungere con gesto assurdo e sontuoso questo tratto
di mare con un ponteterrestre, lui stesso lo percorse prima
in abito da cavaliere, poi come trionfatore accompagnato
da nobili e con atteggiamento regale. Non lontano da Pozzuoli
si erge il colle Falerno, per il famoso nobile vitigno.
Fra Falerno e il mare c'è un monte roccioso scavato
dalle mani dell'uomo, opera che il popolo crede sia stata
fatta da Virgilio in modo magico. Così la fama di
uomini famosi, non contenta delle lodi vere, spesso apre
la strada alle fantasie. Dato che una volta, Roberto, re
famoso non solo per il suo regno ma maggiormente per le
sue capacità e le opere letterarie, mi domandò
di fronte ad altri la mia opinione, certo della sua comprensione
che supera sia i re che gli uomini, risposi con facezia
che non avevo mai letto che Virgilio fosse un lavoratore
del marmo, cosa che lui serenamente approvò con un
cenno delle fronte ammettendo che c'erano segni di ferro
e non di magia.
Sunt autem fauces excavati montis
anguste sed longissime atque atre, tenebrosa intus et horrifica
semper nox, publicum iter in medio, mirum et religioni proximum,
belli quoque temporibus inviolatum, si vera populi vox est,
et nullis unquam latrociniis attentatum patet. Criptam Neapolitanam
dicunt, cuius et in epistolis ad Lucilium Seneca mentionem
facit. Sub finem fusci tramitis, ubi primo videri celum
incipit, in aggere edito ipsius Virgilii busta visuntur,
pervetusti operis, unde hec forsan ab illo perforati montis
fluxit opinio. Iuxta breve sed devotissimum sacellum supra
ipsum Cripte exitum et mox ad radicem montis in litore Virginis
Matris templum, quo magnus populi, magnus assidue pernavigantium
fit concursus.
Le entrate alle gallerie del monte sono anguste, molto lunghe
o oscure, la notte all'interno è sempre tenebrosa
e paurosa, il passaggio pubblico è nel mezzo, interessante
e permeato di religione, mai violata neppure in periodi
di guerra, se è vero ciò che dice il popolo,
e mai usurpato da ruberie. E' chiamata ' la cripta napoletana
', anche Seneca nelle sue Lettere a Lucilio ne fa menzione.
Verso la fine dell'oscuro tragitto, dove si comincia a vedere
il cielo, in un cumulo rialzato, si fa visita al sepolcro
di Virgilio, opera molto antica, dalla quale è forse
nata la convinzione che il monte fosse stato scavato da
lui. Vicino, sopra l'uscita della cripta , c'è una
tomba molto venerata , e alla base del monte sulla spiaggia
una chiesa dedicata alla Vergine Madre dove vengono di continuo
uomini e naviganti.
Proxima in valle sedet ipsa Neapolis,
inter urbes litoreas una quidem ex paucis. Portus hic etiam
manufactus; supra portum regia, ubi si in terram exeas,
capellam regis intrare ne omiseris, in qua conterraneus
olim meus, pictorum nostri evi princeps, magna reliquit
manus et ingenii monimenta. Non audeo te hortari ut extantem
in colle urbi proximo Cartusie domum adeas. Scio ut navigatio
fatigationem et fastidium parit. At Clare Virginis preclarum
domicilium, quamvis a litore parumper abscesserit, videto,
regine senioris amplissimum opus. Illud nulla festinatio,
nullus labor impediat, quin duos urbis illius vicos, Nidum
scilicet et Capuanam, videas, edificiis supra privatum modum
et, ante quam pestis orbem terre funditus exhausisset, vix
cuiquam credibili militie numero et decore memorabiles.
Militem ad militie pelagus, opus professioni tue debitum,
te mitto, non studiosum veritatis ad fabulas, et idcirco
Castrum Ovi titulo cognitum eminus aspexisse satis fuerit.
Una valle vicina si trova Napoli, una delle poche città
costiere.Anche qui il porto è artificiale ; sopra
il porto c'è la reggia e se scendi aberra non omettere
di visitare la cappella del re dove una volta un mio conterraneo,
primo fra i pittori dell nostra epoca, ha lasciato segni
della sua opera e del suo ingegno. Non oso consigliarti
di andare alla Certosa, sul colle vicino alla città,Conosco
la fatica e il fastidio della navigazione.
Ma va a visitare il famoso Santuario della Vergine Chiara,
una struttura molto grande voluta dalla passata regina,
si trova un po' lontano dalla costa. Ma né la fretta
né la fatica ti impediranno di visitare Nido e Capuana,
due quartieri della città che vanno ricordati per
gli edifici che superavanoin quantità e bellezza
le abitazioni private, prima che fossero distrutti fino
alle fondamenta dalla peste. Ti mando come un soldato, quale
è la tua professione al mare e non alla storia e
allo studio della verità, quindi il Castel dell'Ovo
ti basterà vederla da lontano
Hec est civitas ubi Virgilius noster,
liberalibus studiis operam dedit, cum iam ante patria illum
tua Mediolanum, tenerioribus annis, discipulum habuisset.
Hic se carmen illud georgicum scripsisse, hic se ignobili
otio floruisse verecundissime memorat. Hanc dulcem vocat
ille Parthenopem, id enim est aliud de nomine conditricis
civitati nomen. Demum peregre moriens, inter extrema suspiria
sue meminit Neapolis et huc revehi optavit ut, quam vivus
amaverat, vita functus incoleret.
Questa è la città dove Virgilio studio le
lettere, mentre la sua già patria Milano, lo aveva
avuto come discepolo negli anni più giovani. Egli
ricorda di avere scritto qui le Georgiche e anche di aver
goduto del tempo libero, ma vergognandosene un po'. La chiama
dolce Partenope; è questo infatti l'altro nome della
città, dal nome della fondatrice. Quando morì,
lontano, ricordò negli ultimi istanti la sua Napoli
e volle essere riportato qui e stare da morto nel luogo
che aveva amato da vivo
Hinc tandem digresso, biceps aderit
Vesevus (vulgo Summa monti nomen) et ipse flammas eructare
solitus. Ad quod olim spectaculum visendum cum experiendi
noscendique cupidine perrexisset Plinius Secundus, vir scientie
multiplicis et eloquentie floride, vento cinerem ac faviliam
excitante compressus est: miserabilis tanti viri exitus!
Sic Neapolis, hinc Mantuani, inde Veronensis civis ossa
custodit. Mons est autem multarum rerum, sed in primis vini
ubertate mirabilis, quod Grecum ideo dicitur, quia pars
illa Italie a Grecis possessa olim Magna Grecia dicebatur.
Hinc ad dexteram Capree insula linquitur, asperrimis rupibus
circumsepta, secessus infamis senilium Tiberii voluptatum
et officina sevitie. Pulcherrimus terrarum tractus ad levam
Pompeios atque Herculaneum habuit, celebres olim urbes,
nunc inania nomina, quas terremotibus eversas Seneca inter
ceteros teste didicimus. Superest adhuc Surrentum et ipsum
mellifluo palmite generosum. Tota regio Terra Laboris hodie,
pars olim Campanie fuerat, utraque precipue ubertatis appellatio.
Quo pretextu Cereris hic Liberique certamen incerta victoria
statuere.
Quando sarai partito da qui, vedrai il Vesuvio con le sue
due cime ( la gente lo chiama Somma) che è solito
eruttare fuoco. Un tempo Plinio il Vecchio, uomo di grandi
interessi scientifici e di grande eloquenza, si spinse in
avanti, con il desiderio di vedere e conoscere, per vedere
questo spettacolo, morì a causa del vento che agitava
le ceneri ele fiamme. : una morte misera per un uomo tanto
grande.Così Napoli custodisce qui le ossa di un cittadino
di Mantova, poi quelle di uno di Verona. Tuttavia il monte
e da ammirare per molti motivi, primo di tutti per l'abbondanza
di vino, che si chiama Greco, perché quella parte
di Italia posseduta dai Greci un tempo era detta Magna Grecia.
Qui si lascia a destra l'isola di Capri circondata da scogli
molto aguzzi, luogo dei piaceri senili del crudele Tiberio
e di violenze. La parte più bella di queste terre
ha a sinistra Pompei ed Ercolano, città un tempo
famose, ora rimangono solo i nomi, che ricordiamo distrutte
dal terremoto che ebbe a testimone fra gli altri Seneca.
Rimane ancora Sorrento, con la sua dolce vite. Tutta la
regione è Terra di Fatica, un tempo era stata parte
della Campania, ambedue i nomi erano simbolo di ricchezza
della terra. Per questo motivo qui la lotta fra Cesare e
Libero non ebbe una vittoria certa.
Post hoc gremium maris ecce mox aliud
ex ordine panditur, in quo Salernum videbis et Silerim.
Fuisse hic medicine fontem fama est, sed nichil est quod
non senio exarescat. Hinc utinam tu secundis ventis et cursu
tam facili proveharis ut ego ad Italie finem facili provehor
stilo!
Dopo
questo braccio di mare, se ne apre un altro in cui vedrai
Salerno e il Sele . Si dice che li sia stata l'origine degli
studi di medicina ma non c'è niente che non finisca
con il passare del tempo. Voglia il cielo che tuy possa
procedere con i venti favorevoli e con un tragitto facile,
quanto è semplice il mio stile, fino ai confini estremi
dell'Italia
Leva itaque perpetuo tractu Calabrum
litus extenditur. Dextera autem longe Trinacria et Vulcanus
ac Liparis minoresque insule et ipse fumum flammamque fundentes
ventoseque adeo ut Eoli, ventorum regis, hic regiam fuisse,
vel fabulosum certe vel historicum sit, utrumque enim lectum
est. Hinc quod convenit Eolie dicte sunt. Ubi angustissima
Italia est, Scaleam vocant, nescio quam vetus oppidum sed
nomen haud dubie modernum.
E
poi a sinistra si estende per un lungo tratto il litorale
calabro. A destra invece, dopo poco la Sicilia, Vulcano
e Lipari, isole più piccole ma che pure danno fumo
e fuoco e sono tanto ventose che si riteneva che vi fosse
la reggia di Eolo, lo siè letto per quanto sia vero
o no. Per questo motivo si chiamano Eolie . Si chiama Scalea
il punto in cui l'Italia è più stretta, non
so quanto sia antico il paese, ma il nome senza dubbio è
moderno.
Unde
cum ad extremum Italie angulum perveneris, eum scilicet
qui ad occasum vergit, hinc Regium Calabrie metropolim,
hinc Sicilie Messanam parvo admodum oculorum flexu et fere
simul aspicies. In medio Pharus est, qui Messanensis dicitur,
in quo sunt infamia illa portenta, multum formidata navigantibus,
Scilla et Caribdis. Scillam saxum esse constat ad levam,
undisonum, procellosum, Caribdim contra aquarum magnam quandam
rapidamque vertiginem. Neque te moveat quod libro tertio
divini poematis locate aliter a Virgilio videantur. Ille
enim venientis, ego autem euntis iter prosequor.
Da
qui, quando sarai giunto alla punta estrema dell'Italia,
quella che guarda verso occidente, vedrai con un sol colpo
d'occhio da una parte la città di Reggio Calabria
e dall'altra Messina della Sicilia.
In mezzo c'è il Faro , che è detto Messinese
nel quale ci sono quei prodigi infami , molto temuti dai
marinai., Scilla e Cariddi. Si sa che Scilla è uno
scoglio di roccia a sinistra dove si infrangono le onde
e si abbattono le tempeste, Cariddi invece e una grande
e rapida vertigine di acque. Non ti preoccupare se nel terzo
libro del divino poeta esse siano da Virgilio messe altrove.
Infatti lui descrive un viaggio di ritorno, io di andata.
Causa vero tante vertiginis apud poetas
et historicos una est. Ferunt enim hunc nostrum qui nos
ambit ac dirimit Apenninum in Trinacriam protendi solitum,
donec multis seculis duo maria velut ex condicto, geminum
latus montis hinc illinc, sine intermissione tundentia,
undis succumbere coegerunt. Ideoque illic amoto obice maria
suo impetu acta concurrere, Apennini autem ultima, sic a
toto corpore montis exsecta, nomine etiam amisso, concessisse
in nomen montis Siculi Pelori, unius scilicet ex his tribus
unde Trinacrie appellatio sumpta est, qui mons Messane proximus
est, cui quod nomen ante fuerit incertum habeo. Hoc enim
a Peloro gubernatore Hannibalis, quem ille sive tota cum
classe Italiam linquens, ut Valerio placet, sive, ut alii
volunt, et similius vero est, patriam suam puppe unica repetens
et Romanos fugiens victores propterque locorum angustias
dum eminus exitum non intelligit, falli ratus occiderat
ibique tandem errore recognito terre mandaverat, accepisse
notissimum est.
La
vera causa di un così grande mulinello è solo
nelle opere di poeti e scrittori. Ripotano che in nostro
appennino che ci divide e separa , si estendesse fino in
Sicilia, fino a quando nel corso dei secoli i due mari,
quasi di comune accordo lo obbligarono a soccombere alle
onde , dopo aver sbattuto in continuazione i fianchi dell'una
e dell'altra parte. Qunindi dopo aver eliminata la barriera
i mari spinti dalla loro potenza finirono per unirsi, ma
l'ultimo lembo dell'Appennino, tagliato via dal corpo del
monte, perse anche il suo nome ed ebbe invece quellom del
monte Siciliano Peloro, uno dei tre da cui deriva il nome
di Trinacria, monte che è molto vicino a Messina
e che non so come si chiamasse prima.Questo nome infatti
deriva da quello del nocchiero di annibale, Peloro. Annibale
lo aveva ucciso , quando stava per lasciare l'Italia con
tutta la flotta, secondo Valerio, o come dicono altri, mentre
ritornava in patria con una sola nave, sfuggendo ai Romani
vincitori e perché pensava di essere stato ingannato,
non vedendo da lontano una via d'uscita a causa dello stretto,
e lì, una volta accortosi dell'errore, gli dette
sepoltura.
Et
Scalea quidem digressis usque Regium ferme rectus in meridiem
est cursus. Inde rursus ad orientem, relicta procul a dextris
Ethna, flammantium principe montium. Inde brevi flexu in
septentrionem versus et Scyllaceum naufragiis infame transiliens,
Crotonem venies, civitatem quondam inter Italie populos
et animorum robore et corporum et forma et opibus ac gloria
preecellentem, nunc (quid non poterit longa dies?) vix ipsis
Italicis bene notam. Hic Iunonis Lacinie templum fuit, toto
orbe percelebre.
Lasciata
Scalea , il percorso fino a Reggio è diritto verso
sud. Poi ci si dirige verso oriente lasciando sulla destra
l'Etna, il principe fra i vulcani. Poi, con breve giro verso
nord, passato Squillace, luogo reso infame dai naufragi,
arriverai a Crotone la cui popolazione un tempo si distingueva
fra le altre italiane per la forza fisica e morale, la bellezza
, le ricchezze e la gloria mentre ora ( cosa fa il tempo
?) è a mala pena conosciuta dagli stessi italiani.
Qui ci fu il tempio di Giunone Licinia, celebre in tutta
la terra.
Inde
in intimo quodam pelagi recessu Tarentum tibi monstrabitur,
Ennio natalis, Virgilio fatalis locus, quamvis alii Brundisium
dicant, magni quoque cum Romanis belli causa, Pirro rege
in Italiam accersito adiutoque armis ac menibus, post longum
tempus Hannibale, quos hostilium ducum primos Romane historie
omnibus seculis numerabunt.
Quindi
da un angolo nascosto ti apparirà la città
natale di Ennio, il luogo in cui morì Virgilio per
quanto alcuni dicano sia stato Brindisi, la città
di Taranto che fu anche causa di grandi guerre con i Romani
per aver accolto il re Pirro in Italia e aiutato con armi
e strutture e in seguito Annibale , questi furono i primi
ad essere citati fra i condottieri nemici nella storia di
Roma di tutti i tempi
Iam
ad finem orbis Italici ventum est, in quo ultimum cum Ydruntem
attigeris pedem, habens obvium Adriaticum equor emensus
primam insularum ab adverso litore Corcyram ignobilesque
alias invenies, donec ad Achaie primum angulum perveneris.
Illic quidem optabis isthmum (quod quibusdam venit in mentem)
esse perfossum quo cum rectior tibi tum brevior cursus sit.
Mons est duo maria dirimens, qui si loco cederet insula
esset Achaia. Eius in vertice Corintus est, situ inexpugnabili.
Id sibi, cum a Romanis capta esset, eversionis prebuit materiam,
secutis oportunitatem loci maxime, ut ait Cicero, ne posset
aliquando ad bellum faciendum locus ipse adhortari.
Ydruntem
, Taranto raggiunta si arriva alla fine dell'Italia con
il mare adriatico davanti e sul lato opposto, dopo averlo
attraversato troverai per prima l'isola di Corcira e poi
altre non conosciute e giungerai alla prima punta dell'Acaia.
Lì preferiresti, come è venuto im mente a
molti, che l'istmo fosse stato tagliato, così da
avere il tragitto più diretto e breve. Un monte separa
i due mari, e se questo cedesse, l'Acaia sarebbe un'isola.
Corinto si trova sulla cima in una posizione inespugnabile.
Questa fu la causa principale della sua distruzione, quando
fu conquistato dai Romani, che furono attirati soprattutto
dalla posizione favorevole, secondo Cicerone, affinchè
tale posizione non potesse un giorno spingere ad una nuova
guerra.
Cum
vero limes equoreus ille preclusus sit, parendum nature
et, pretermissa Corinto, Malee flexus ille longior obeundus
est videndumque litus Achaicum atque urbes in litore: Motona,
Corona et quicquid terrarum mare illud alluit, usque ad
extremum regionis angulum.
Poichè
quel percorso di mare è impedito, si deve seguire
la natura e , passata Corinto, percorrere quella curva più
lunga di Malea e vedere la costa dell'Acaia e le città
lungo il lido: Modone, Corone e quelle terre che sono bagnate
dal mare fino alla punta estrema della regione
Ut
vero alter Italiam, sic ille Cretam respicit, nunc possessionem
Venetorum (ut humana omnia volvuntur), olim Iovis regnum,
superstitionum fere omnium fontem atque principium. Hanc
a dextris, Euberam, quam Nigropontum vocant, a sinistris
habens, inter Cyclades, Egei maris insulas, que siderum
in morem pelagus illud illustrant, crebris portibus tutum
iter ages. Hic Scyros Achillei amoris atque adolescentie
prima sedes, unde Ulixeo tortum astu, fulmen illud venit
ad Troiam. Hic Cous Ypocratis, Lesbos Theophrasti, Samos
Pithagore patria, qua ille deserta in has nostras terras
venit et Italicus philosophus dici meruit, cum philosophie
nomen, quod primus invenerat, summo studio atque ingenio
exornasset.
Come
prima era verso l'Italia , così ora si volge verso
Creta, attuale possesso dei Veneziani ( per i cambiamenti
degli eventi umani ) una volta regno di Giove e origine
e fonte di tutte le superstizioni. Andando alla destra di
questa e alla sinistra di Eubea, chiamata Negroponte, avrai
un viaggio sicuro con ftrequenti porticcioli fra le Cicladi,
le isole del mare Egeo che fanno brillare quel mare come
stelle. Qui c'è Sciro, il primo luogo degli amori
e della adolescenza di Achille, da dove quel fulmino mandato
dall'astuzia di Ulisse , guinse a Troia . Poi la patria
di Ippocrate, Coo e Lesbo , patria di Teofrasto, e Samo
la patria di Pitagora , che lasciò per venire nella
nostra meritandosi così di essere definito filisofo
italiano, lui che per primo aveva inventato la filosofia,
la abbellì con la sua passione e l'ingegno.
Sed
quid ago? Non multo facilius Cyclades omnes quam celi stellas
enumerem. Per has ergo navigans et procul a tergo linquens
illa duo Grecie lumina, Lacedemonem et Athenas, ad levam
vero Hellesponti fauces Sextonque et Abidon, infaustis amoribus
notas, et Bizantion atque Ilion, illud emulatione Romani
imperii, hoc propriis famosum malis, recto tramite Rodum
petes, olim Soli, nunc Cristo, verius scilicet soli, sacram
et militie domicilium Iohannis.
Ma
cosa sto facendo ? Non potrei contare tutte le Cicladi meglio
del contare le stelle . Navigando fra quelle e lasciandoti
dietro i due famosi fari della Grecia, Sparta e Atene, e
a sinistra le bocche dell'Esponto, Sesto e Abido, conosciute
per gli amori infelici e Bisanzio e Troia , la prima famosa
per aver emulato l'impero romano e l'altra per le sue proprie
sventure, arriverai in linea diretta a Rodi , un tempo sacra
al sole , ora a Cristo, quindi al sole e luogo della Milizia
di Giovanni.
Iam
hinc Asia minor ad levam iacet, olim provinciarum mitissima,
post Troie ruinam Grecis referta cultoribus, nunc Turcorum
veri hostium ferox regio. Huius partes, ad austrum verse
et itineri tuo proxime, sunt Licia atque Cilicia et caput
regionis Isauria, arx olim omnium piratarum, qui summis
tunc viribus maria cuncta pervaserant, ita ut ipsis quoque
Romanis classibus aperta acie decertarent. Summa tamen Pompei
magni virtute ac prudentia superati abductique maritimis
latrociniis, et terre cultibus restituti, ac ne qua unquam
occasio illos ad consueta retraheret, a conspectu maris
procul abstracti sunt. Ex his inter ceteras Laudensem coloniam,
patrie tue proximam, constare, et de Pompei laudibus sumptum
nomen traditur. Que quidem non tantum a mari, sed a fluminibus
etiam longe erat, donec nuper eversa, dum resurgeret, ut
sibi casus ad aliquid profuisse videretur, translatis sedibus,
ripam pulcherrimi amnis obtinuit. Sed nondum tempus est
in patriam redeundi. Ad ea que restant procedamus.
Ora
qui a sinistra si stende l'Asia minore, un tempo la più
tranquilla delle provincie , abitata dopo la distruzuine
di Troia da coloni greci e ora in mano ai Turchi, i nemici
della verità. Quelle parti rivolte a sud e prossime
al tuo intinerario sono la Licia e la Cilicia e Isauria,
capitalr e della regione, un tempo rocca di tutti i pirati
che avevano invaso tutti i mari con forze militari allora
tanto difficili da combattere in campo aperto persino dalla
flotta romana. Tuttavia , vinti dal Pompeo Magno con il
suo eccezionale valore, furono tolti dalle scorribande del
mare e convogliati nell'agricoltura, e furono poretati lontano
dal mare anche se nessuna occasione li avrebbe potuti riportare
alle lore consuete attività. Si racconta che che
la colonia di Lodi, quella vicina alla tua patria, fu costituita
da loro, e che prese il nome dalle 'lodi ' di Pompeo. Lontana
dal mare e anche da qualunque fiume quando recentemente
fu distrutta , fu spostata e ebbe come sede la sponda di
un bellissimo fiume, affinchè sembrasse che la sfortuna
le avesse portato qualche giovamento. Ma non è ancora
il momento di tornare in patria . Procediamo.
Ante Cilicie frontem Cyprus est, terra
nulla re alia quam inertia ac deliciis nota, quam merito
Veneri sacram dixere et nunc quoque Veneri, magis quam Marti
seu Palladi, sacra est. Raro ibi, seu nunquam, vir aliquis
clarus fuit, neque enim in molli agro voluptatis virtutum
rigida semina coalescunt. Libidinem incolarum terre celique
fervor indicat. Cum enim regiones tractu maximo soli viciniores,
grata temperie perfruantur, hec prope contra naturam intolerandis
ardoribus estuat, quasi hominum complexio ad elementa transierit.
Noli ibi multum immorari. Non est enim militaris certe neque
virilis habitatio: fastus Gallicus, Syra mollities, Grece
blanditie ac fraudes unam in insulam convenere. Quod optimum
atque pretiosissimum habent illic, dissimillimis moribus
aliunde veniens, iacet Hilarion.
Davanti
alla costa della Cilicia c'è Cipro, terra famosa
per l'indoleza e per i piaceri e che giustamente fecerro
sacra a Venere,ed anche ora lo è, più di quanto
lo sia a Marte e a Pallade. Raramente , per non dire mai,
l' ci fu qualche uomo famoso, infatti nella molle terra
del piacere non attecchiscono i freddi semi della vitù.
Il calore della terra e del cielo fa capire il piaceree
lussurioso degli abitanti. Infatti le regioni più
lontane dal sole godono di un clima temperato, al contratio
di questa che le è vicina, brucia contro natura un
caldo intollerabile come se la temperatura dei corpi umani
si trasmettesse agli elementi. Non rimanere lì a
lungo.Non c'è infatti una dimora degna di un soldato
e neppure per un uomo: lo sfarzo dei Galli, la mollezza
dei Siriil fascino e gli inganni dei greci si sono riuniti
in una syessa isola.. Ciò che rimane lì di
più prezioso è la toma di Ilarione, che proviene
da un'altra parte, di diversi costumi.
Contra
Cyprum, in extremo maris angulo, minor latet Armenia, cui
tergum puppis obvertens in dexterum latus agenda est. Sed
iam, quasi tecum periculi fastidiique particeps, ad terram
pervenisse gaudeo. In quam ubi descensurus sis nescio, neque
enim unus tantum portus patet accessui. Magistri sententia,
comitum consesus, ventus, mare, dies, locus, oportunitas,
quid te agere oporteat dicent. Nam ut in antiquo proverbio
monemur: "consilia capiuntur pro tempore". Sunt
autem in litore illo, ut ab aquilone in austrum descendam,
maritima oppida Tortosa, Tripolis, Baruth, Sur, Cesarea,
Iaffa, Ascalon horumque in medio nobilis olim, nunc eversa
et in cinerem versa, iacet Acon, summum et inexpiabile dedecus
ac turpissima cicatrix Cristianorum regum, nisi aliquanto
turpior esset ipsa Ierusalem.
Di
fronte a Cipro, all'estremo angolo di mare, si trova l'Armenia
minore; ad essa la nave deve tenersi di spalle , volgendosi
verso destra. Ma ormai, partecipando con te del rischio
e del fastidio del viaggio, sono contento di essere giunto
a terra.. Non so dove vorrai scendere,poiché non
c'è un solo porto d'accesso. Sarà il giudizio
del comandante, l'assenso dei compagni, il vento.il luogo
e l'opportunità a farti decidere. Infatto così
si dice in un vecchio proverbio: ' le decisioni si prendono
al momento giusto. Scendendo da nord a sud, su quella spiaggia
ci sono le città marittime di Tolosa, Tripoli, Beirut,
Tiro, Cesarea, Giaffa, Ascalona e, in mezzo a queste si
trova Acco, un tempo famosa e ora distrutta e ridotta in
polvere, grande e in espiabile disonore e vergognosa cicatrice
per i re cristiani , non fosse ancora più vergognosa
Gerusalemme stessa.
Sane si altius descendas, id habebis
amplius ut videas caput Syrie Damascum. Sic enim vocat eam
non quicunque cosmographus sed clarissimus prophetarum Isaias.
Quamvis non ignorem apud alios Antiochiam Syrie primam ac
metropolim haberi, cui sententie accedit Hegesippus, libro
tertio Historiarum, Iosephum secutus, aliquanto tamen nobilior,
ut puto, et certe multo vetustior est Damascus. Videbis
civitatem et forma spectabilem et etate, de qua quidem ab
ipsis temporibus regum Israel, multis seculis ante urbem
conditam, crebra in utriusque litteris sacris ac secularibus
est mentio.
Invece
se scenderai più a nord, potrai vedere più
ampiamente la città principale della Siria , Damasco.
Così la chiama non un qualunque cosmografo, ma il
più famoso dei profeti, Isaia. Anche se non disconosco
che Antiochia è ritenuta da altri la prima e più
grande città della Siria, e su questo concorda Egesippo,
nel terzo libro delle storie, sulla scia di Giuseppe Flavio,
tuttavia credo che Damasco sia la più inportante
e di certo la più antica. Vedrai una città
mirabile per bellezza e antichità, della quale si
parla spesso sia nei libri sacri che in quelli profani,
già dai tempi dei re d'Israele, molti secoli prima
della fondazione di Roma.
Si
infra magis applicueris, quantum spectaculo defuerit, tantum
demitur labori, minus terrestri calle lassaberis, quod in
terram egresso vicina Ierosolima est, itineris propositique
tui terminus. Itaque tametsi multa tibi in medio querenda
et visenda monstraverim, que poteras improvisus forte solumque
vie finem cogitans preterire, hic quid te moneam non habeo.
Omnia enim iam hinc ante quam pedem domo moveas, preconcepta
animo et diu agitata sunt tibi, quoniam finis rerum, ut
philosophis placet, sicut in executione ultimus sic in intentione
primus est.
Ma
se attraccherai un po' più a sud, ti priverai di
una bellezza ma la privazione fa pari con il risparmio della
fatica e ti stancherai di meno del viaggio per terra, poiché
è più vicina Gerusalemme , il fine del tuo
viaggio e del tuo intento. Dunque, benché io ti abbia
mostrato molte cose da cercare e da vedere nel viaggio,
qui non ho niente da indicarti. Infatti ancor prima di partire
da casa, avevi pensato e meditato a lungo tutte le cose,
poiché il termine delle cose, come sostengono i filosofi,
è il punto finale nell'averlo fatto, ma quello iniziale
nell'averlo pensato.
Neque
vero tu aliam ob causam tantum laboris ac negotii suscepisti,
nisi ut in illa morte Domini sacra urbe locisque finitimis
videres oculis, que animo iam videbas: amnem scilicet quo
lotus est Cristus, templum seu templi ruinas in quo docuit,
locum ubi summa cum humilitate passus est corpore ut nos
animi passionibus liberaret, sepulcrum ubi sacratissimum
illud corpus substitit, dum ille mortis et inferni ictor
ad regna hostis spolianda descenderet, unde etiam reversus
idem corpusque iam immortale recipiens, pressis gravi sopore
custodibus, resurrexit.
Per
la verità tu hai intrapreso questo viaggio faticosa
e impegnativo per il vero motivo di vedere con i tuoi occhi
in quella città diventata sacra per la morte del
Signore, e nei luighi vicini a quella, ciò che già
conoscevi con l'animo: ad esempio ikl fiume in cui Cristo
è stato battezzato, il tempio o le rovine del tempio
in cui insegnò, il luogo nel quale soffrì
con il corpo con grandissima umiltà allo scopo di
liberare noi dalle passioni dell'animo, il sepolcro deove
rimase il suo corpo santissimo, mentre egli, vincitore sulla
morte e sull'inferno, discendeva spogliando il regno del
nemico, e da lì, una volta ritornato ha ricevuto
quello stesso corpo già immortale, di fronte ai custodi
appesantiti dal sonno, è risorto.
Sion
pretera et Oliveti montem, ad hec et unde in celum ascendit,
quo ad iudicium reversurus creditur, ubi ventis et fluctibus
impetravit, ubi cibo exiguo maximam turbam pavit, ubi aquam
vertit in vinum, que licet magna convivantibus viderentur,
facilia erant illi qui cibum et vinum et aquam et ipsos
de nichilo creaverat convivantes, ubi denique elegit indoctos
atque inopes piscatores, quorum hamis ac retibus piscarentur
imperatores ac reges gentium, ubi cecos illuminavit, leprosos
mundavit, paralyticos erexit, mortuos suscitavit, quodque
his omnibus maius esset, nisi quia omnia eque facilia sunt
Deo, demonibus ac peccatis oppressam sepultamque animam
restituit libertati.
E
ancora Sion e il Monte degli ulivi e inoltre il luogo da
dove salì al cielo, dove si crede che tornerà
per il giudizio, dove comandò ai venti ed allle onde
del mare, dove sfamò una grande folla con poco cibo,
dove trasformò l'ascqua in vino,, cose che furono
viste come grandi ai presenti ma che erano facili per lui
che avevab creato il cibo e l'acqua dal nulla e i convitati
stessi; dove anche scelse pescatori, poveri e semplici ,
con gli ami e con le reti che pescheranno imperatori e re,
dove rese la luce ai ciechi, risanò i lebbrosi, ristabiliì
i paralitici, risuscitò i morti, e cosa più
importante di tutte , anche se tutte sono ugualmente facili
a Dio, rese libera l'anima che era oppressa e sepolta dai
peccati.
Multa
etiam que persequi michi longissimum et nequaquam necessarium
tibi est, cui omnia ex Evangelio nota sunt, que fixa mente
cernentis, per singulos passus devotam animam pius horror
invadet. Unum quod elabi posset admoneo, videre te urbem
illam, quam vicisse victores gentium Romani tam clarum opus
esse duxerunt, ut Titus, tunc exercitus post imperii gubernator,
in ipso ingressu menia urbis admirans, tantam victoriam
non humane virtutis, sed divine gratie fateretur. Et profecto
sic erat.
Ci
sono mpoi molte cose che per me sarebbe molto lungo raccontare
e non necessario a te che conosci bene i racconti del Vangelo
e che vengono in mente a chi guarda; ad ogni singolo passo
un timore reverenziale prende un animo devoto. Ti ricordo
una cosa che potrebbe sfuggirti, tu vedi quella città
che fu vinta dai Romani, vincitori di molti popoli, che
Tito, allora capo dell'Esercito, mentre ammirava le mura
della città alla sua entrata disse che una tanto
grande vittoria veniva non dal valore dell'uomo, me per
grazia divina, E così di certo è stato.
Cristus
ipse quem erasisse de terra viventium existimabant, adversus
suos hostes suis merito favebat ultoribus, licet adhuc illis
incognitus, noscendus tamen eorum successoribus et colendus.
Itaque cum sepe alias, tum in ea vastatione precipue impletum
est quod ex persona eius in psalmo dicitur resuscita me
et retribuam eis. Ea hominum strages, ea fames miserorum
tam mesta necessitas, que si ex ordine nosse cupis, Iosephum
lege, non audita, sed visa et communia sibi cum ceteris
referentem.
Lo
stesso Cristo che credevano di aver eliminata dalla terra,
portava un giusto favore ai suoi vendicatori contro i suoi
stessi nemici, anche se ancora non lo conoscevano, ma che
sarebbe poi conosciuto e venerato dal loro successori. Così
, come può avvenire, in quella distruzione si realizzò
ciò che è detto nel salmo dedicato alla sua
persona: resuscitami e restituirò a loro. Le stragi
di uomini , la fame dei poveri erano una così triste
necessità che se vuoi conoscere bene, puoi leggere
Giuseppe Flavio, che racconta i fatti non pre averli uditi
ma per averli visti e vissuti con gli altri.
Quid
vero nunc cogitas? An nondum te desiderium nostri cepit,
ut domum, ut patriam, ut amicos invisere animus sit? Credo
id quidem, imo ne aliter fieri posse certus sum. Sed nullus
est acrior stimulus quam virtutis. Ille nunc per omnes difficultates
generosum animum impellit, nec consistere patitur, nec retro
respicere cogitque non voluptatum modo sed honestorum pignorum
atque affectuum oblivisci, nichil aliud quam virtutum speciem
optare, nichil velle, nichil denique cogitare. Hic stimulus
qui Ulixem Laertis et Penelopes et Telemachi fecit immemorem,
te nobis nunc vereor abstrahet diutius quam vellemus.
A
che cosa stai pensando ora ? Non ti è ancora venuto
il desiderio di noi e quello di rivedere la casa, la patria,
gli amici ?Credo di sì, anzi ne sono sicuro.. Ma
nessuna spinta è più forte della virtù.
Quella ora guida il tuo animo generoso attraverso tutte
le difficoltà e non sopporta che si resti fermi né
che ci si volga indietro, e costringe a dimenticare non
solo i piaceri, ma anche gli impegni e gli affetti , a desiderare,
volere e pensare solo la virtù. Questa spinta che
rese Ulisse dimentico da Laerte, Penelope e Telemaco, temp
ora che ti mantenga lontano da noi più a lungo di
quanto noi vorremmo.
Video
tibi faciem esse longius euntis. Nec immerito. Ubi enim
dimitteres Bethleem, civitatem David, quam celesti ortu
claram fore divini vates presago ore cecinerant? Illic prima
inunabula nostri regis aspiciens, cogitabis quantum Deo
grata fuerit semper humilitas, quam in filii sui unigeniti
primordiis evidentissime consecravit, cogitabis ineffabilem
Salvatoris originem, qui ante principium genitus, in fine
temporum, si ad etatum numerum attenditur, natus est.
Mi
sembri uno che andrà più lontano. E non senza
merito. Dove lasceresti infatti Betlemme, città di
davide, che era stata cantata dai poeti sacri, con voce
che presagiva il destino di diventare famosa per una nascita
celeste. In quel luogo, guardando la prima culla del nostro
re, penserai quanto sarà gradita a Dio l'umiltà,
che egli rese chiaramente santa nei primi gesti del suo
figlio unigenito; penserai all'ineffabile origine del salvatore
che, generato prima dell'inizio dei tempi, è nato
alla finre dei tempi, se si considera il numero delle età.
Virginem
matrem in presepio iacentem contemplabere et divinum infantem
in cunis vagientem, angelos ab ethere concinentes, pastores
attonitos stupentesque reges alienigenas, cum muneribus
affusos, indigenam vero regem gladio sevientem, terram innocuo
sanguine beatorum infantium et miserarum genitricum lacrimis
madentem et mestis resonans celum omne gemitibus.
Contemplare
la Vergina Madre che giace nel presepe e il bambino divino
che nella culla emette vagiti, gli angeli che cantano nel
cielo, i pastori attoniti, i re stranieri stupefatti chesi
prostrano con i doni, il re del luogo che minaccia con la
spada, la terra bagnata dal sangue innocente di bambini
beati e delle lacrime delle povere madri, e il cielo che
tutto risuona di tristi pianti.
Inter
hec monitu angelico, sanctum altorem cum intemerata matre
celestique alumno, clam ex ingrata patria in Egiptum ire
tanto pignori tutas latebras querentem, iam tum gentibus
spe iniecta, primogenito propter ingratitudinem abdicato,
summi patris hereditatem ad minorem filium, hoc est ad populum
gentium, esse venturam.
Tra
questi vedrai il genitore santo fuggire di nascosto, su
invito degli angeli, con la madre immacolata e il bambino
celeste, dalla patria ingrata verso l'Egitto, cercando un
nascondiglio sicuro per un così grande tesoro, quando
già nei popoli eragià stata infusa la speranza
che, perso il primogenito per ingratitudine, l'eredità
del sommo padre sarebbe andata al figlio minore, cioè
alle genti.
Sed
tu quoque nunc, ut auguror, Ioseph imo Mariam, imo Cristum
profugum sequi vis, sacrum profecto teque dignum iter. Sequendus
in terris querendusque nobis Cristus est ut vel sic dicamus
eum ad celum sequi et ubi aliquando habitavit, diu quesitum
tandem ubi habitat invenire.
Ma
anche tu ora, come mi auguro, vuoi percorrere il luogo della
fuga di Giuseppe, Maria e Cristo, percorso certamente santo
e degno di te.Noi dobbiamo seguire e cercare sulla terra
Cristo, perché si possa dire di seguirlo in cielo
e , cercato a lungo dove abitò allora, trocare alla
fine dove abita ora.
Iam
vero non longe hinc, mare quod Sodomorum dicitur, Iordanis
influit, ubi consumptarum urbium vindicteque celestis aperta
vestigia apparent. His deserti solitudo proxima est.
Non
lontano da qui il Giordano si getta nel mare detto di Sodomia
, dove appaiono chiare le vestigia delle città distrutte
e dell'ira celeste. Qui è vicina la solitudine del
deserto.
Durum
iter fateor, sed ad salutem tendenti nulla difficilis via
videri debet. Multas ubique difficultates, multa tibi tedia
vel hominum vel locorum hostis noster obiciet, quibus te
ab incepto vel retrahat vel retardet vel, si neutrum possit,
saltem in sacra peregrinatione hac minus alacrem efficiat.
Hic vero preter cetera nativam locorum ingeret asperitatem
penuriamque rerum omnium. Sed meminisse conveniet omne optimum
magno pretio constare, et Virgilianum illud in tuos usus
transferre, ubi ait 'vicit iter durum pietas ',et illud
Lucani paululum immutare 'durum iter ad leges animeque ruentis
amorem'.Nichil tam durum quod virtus ardens et pietas intensa
non molliat.
Ti
dico che il viaggio è duro ma nessuna via deve sembrare
difficile a chi pensa alla salvezza. E lì il nostro
nemico ti farà incontrare molte difficoltà,
molti fastidi dovuti alle persone e ai luoghi, per farti
desistere dall'impresa iniziata o per farti perdere tempo,
o se, non riesce in nessuno dei due, farti sentire inadeguato
al pèellegrinaggio. Infatti ti farà vedere
la durezza naturale dei luoghi e le privazioni. Allora sarà
necessario che tu ti affidi al pensiero che le cose migliori
hanno un prezzo alto e che le tue necessità ti ricordino
il verso di Virgilio' la devozione religiose ha la meglio
sul duro viaggio' di poco diverso da quello di Lucano '
duro è il viaggio verso la leggee quello di un'anima
che corre verso l'amore. Niente comunque è tanto
duro che la virtù ardentge e la intensa devozione
non possano addolcire.
Equidem
si per syrtes Libycas et arenosa loca serpentium M. Cato
mite Cesaris imperium fugisse laudatur, tu per desertum
non fugies immite feroxque iugum Sathane, per quod tantus
olim populus fugit sevitiam Pharaonis? Et quod senes ac
pueri et muliercule potuerunt, tu vir fortis ac iuvenis
non poteris? Deus cum illis erat, et tecum erit.
Ugualmente
se si raccona che M. Catone sia fuggito dal mite dominio
di Cesare per le Sirti di Libia e i deserti sabbiosi abitati
dai serpenti, tu fuggurai il crudele e freroce giogo di
Satana, attraverso quel desero in cui un popolo per un tempo
lunghissimo fuggì la crudeltà del Faraone.
E ciò che hanno potuto vecchi , bambini e donne,
non lo potrai tu, giovane e forte ?. Dio era con loro e
sarà con te.
His
autem in locis legem datam Moysi, colloquium cum Deo habitum
visionem rubi, delapsum celo manna ceterasque erga carum,
sed ingratum, populum divinas blanditias ac divina iudicia
tecum volves.
Considera poi che in questi luoghi fu data la legge a Mosè,
qui il colloquio con Dio e la visione del cespuglio in fiamme,
qui fu mandata dal cielo la manna e gli altri doni divini
ei divini ordini verso un popolo caro ma ingrato.
Incidet
forte cupiditas maris Rubri videndi, quod proprie a poeta
non mare sed litus Rubrum dictum est: non enim ab aquis
sed a colore litoris nomen hoc trahitur. Quo cum perveneris
non odores Indicos et Eoas merces, illis faucibus in Egiptum
atque inde nostrum in mare convectas, sed populum Deo adiutum
per medios fluctus, sicco pede, transvectum meditabere.
Illud enim humane cupiditatis et inopie, hoc divine pietatis
ac potentie est.
Forse
sarai preso dal desiderio di vedere il mar Rosso che esattamente
è detto dal poeta non mare ma spiaggia rossa, infatti
non dalle acque ma dal colore della spiaggia deriva il nome.
Quando arriverai non dedicarti alle spezie indiane e alle
merci orientali, trasportate da là in Egitto , e
di l' nel mediterraneo, ma al popolo aiutato da Dio a passare,
all'asciutto, in mezzo alle onde del mare.
Quello riguarda la cupidigia e la debolezza dell'uomo, l'altro
la pietà e la potenza di Dio
Hic
Catherine Virginis corpus cernes, ubi angelicis manibus
collocatum fertur, nec indignum fuit, ut que pro lege Dei
usque ad mortem decertaverat, in eo ipso monte requiesceret
ubi lex divinitus data erat.
Qui
visiterai il corpo di S. Caterina Vergine nel luogo dove
si dice fu posto dagli Angeli, né il luogo ne è
indegno, nello stesso monte dove fu data la legge di Dio,
legge per la quale lei lottò fino alla morte.
Per
hec loca formidabiles esse solent Arabum incursus, sitis,
fames, labor, sed nichil fere periculosius errore vie, nullis
indiciis ad rectum referentibus. Ideo vigilanter cave ne
ulla te necessitate seiungat a sociis.
Per
questi luoghi avvengono spesso le incursioni degli Arabi
e poi c'è sete, fame e fatica, ma niente è
più pericoloso della perdita della direzione, mancando
le indicazioni per la via giusta. Pertanto fa attenzione
di non allontanarti per alcun motivo dai tuoi compagni.
Iam
tandem in Egiptum laborioso et ancipiti calle perventum
est. Ibi ergo supra Nilum videbis Babilonem novam, Cambysis
opus, et Carras Egiptias, frequentissimam urbem et immensam,
que Babilonem veterem trans Euphratem et Carras Assyrias
representant.
Ora
si arriva in Egitto per una via difficile e incerta, dove
sopra il Nilo vedrai la nuova Babilonia, opera di Cambise
e Carra Egiziano,città grande e con molto abitanti;
esse riproducono l'antica Babilonia al di là dell'Eufrate
e Carra degli Assiri.
Spectabis
insignem Asie atque Africe limitem, adversum Tanai, flumen
ingens stupendumque, de quo et philosophi et poete et cosmographi
multa sunt opinati (Aristoteles vero libro integro disseruit),
flumen et estivi mirabilis incrementi et inundationis uberrime
et infiniti alvei et fontis incogniti, cuius certitudinem
et Egiptiorum et Persarum et Macedonum reges, ad postremum
Romani quoque imperatores, sed frustra omnes, quesiere.
Fons hactenus ignoratus manet, opiniones atque inquisitiones
hominum et historie de hoc scripte multa legentibus nota
sunt.
Vedrai
l'importante confine fra Asia e Africa oltre il grande e
stupefacente fiume Tanai, di cui filosofi, poeti e cosmografi
hanno raccontao cose diverse( Aristotele ne fece un libro
intero ). E' un fiume caratterizzato da un aumento straordinario
di acque nel periodo estivo, da abbondanti ainnondazioni,
da un letto vastissimo e da una sorgente igbnota che fu
cercata dai re degli Egizi, dei Persiani e dei Macedoni,
e per ultini anche gli imperatori romani , ma tutti quanti
inutilmente. Fino ad oggi la sorgente rimane ignota; Molto
conosciute sono invece le opinioni e le ricrrche degli uomini
e le storie su di essa.
Clarum
quiddam et relatu dignum, quod ab illustribus viris accepimus,
locus hic exigit. Ferunt fontem esse perlucidum illic ubi
ab Herodis rabie Cristum occultabant, quem puer omnipotens
e terra arida in refrigerium anxie matris eduxerit. Ex illo
Cristianos iucundissime bibere, Saracenis absinthio amariorem
esse, ita ut degustare illum vel summis labiis pena est
nostrosque inde tam cupide haurientes ceu monstrum aliquod
admirentur. Nec sane magnum fuit illi qui fontem fecit,
eidem quoque quas voluit leges dare et pro varietate bibentium
fidei varium saporem aquis immittere.
Devo
raccontare una cosa che è merita e che ho conosciuto
da illustri personaggi , questo momento lo esige.La limpidissima
fonte dove fu nascosto cristo dall'ira di Erode, nata dalla
pietra secca per il potere del fanciullo a refrigerio della
madre stanca, si trova lì. Si dice che i Cristiani
ne bevano con molto piacere e che per i saraceni sia più
amara dall'assenzio così che è una pena per
loro berne e si meravigliano, come un fatto miracoloso,
che i nostri la prendano con tanto desiderio. Colui che
la fece scaturire fece una cosa grande, dare alle acque
un sapore diverso a seconda della credenza religiosa di
chi beveva.
Nil
iam restat memorabile quod quidem non meminerim, preter
Alexandriam, Alexandri opus, Alexandri nomen, Alexandri
bustum. Ad quod Iulius Cesar, post Thessalicum diem mortemque
Pompei, cum Alexandriam venisset, ambiguo turbati vulgi
murmure permotus, per speciem religionis descendisse legitur.
Adesso
non resta nient'altro che meriti di essere ricordato a parte
Alessandria , opera di Alessandro, di cui ha il nome e il
sepolcro.Quando Cesare giunse ad Alessandria dopo la Tessaglia
e la morte di Pompeo, turbati dallo strano mormorio del
popolo, vi discese in forma di omaggio religioso.
Et
Augustus Cesar, post victoriam Actiacam Antoniumque devictum
et coactum mori, eodem veniens, Alexandri corpus reverenter
aspexit cumque ex eo quereretur an et Ptholomeum vellet
aspicere, elegantissime regem ait se videre velle non mortuos.
Cui dicto illa proculdubio sententia inest, virtute animi
et rerum gloria non regno, non sceptro, non diademate regem
fieri.
E
Cesare Augusto, dopo la vittoria di Azio, la sconfitta di
Antonio e la sua morte, arrivato là, fece una visita
reverenziale al corpo di Alessandro e , quando gli fu chiesto
se volesse vedere anche quello di Tolomeo, rispose con eleganza
che voleva vedere un re, non dei morti. Ciò detto
è chiara la sentenza: un re è tale per la
virtù dell'animo e la gloria delle imprese, non per
il regno, lo scretto e la corona
Hoc
tu dictum eatenus inflectes, ut sanctos cupias spectare,
non mortuos. Quia tamen vetustas et fama clarorum hominum
non sine quibusdam facibus animos tangunt, poteris et hoc
bustum, si nondum senio cesserit, spectare, nec minus urnam
que Pompei cinerum ostenditur. Illum enim Greci, hunc Romani
scriptores magnum vocant (Galli autem hoc cognomen ad suum
Carolum transtulere). Illos duos habet una urbs, quorum
alterum Arctos, alterum miserat Occidens; illum Pelles,
hunc Roma.
Rifletti
sul significato di questa massima: desidero vedere i santi,
non i morti. Ma poiché l'antichità e la fama
di uomini famositoccano gli animi portando degli effetti
interessanti, potrai ammirare anche questa tomba se sarà
sopravvissuta al tempo e anche l'urna che mostra le ceneri
di Pompeo. Inafatti quello è detto Grande dagli autori
Greci, questo da quelli Romani ( invece i Francesi portarono
questo nome al loro Carlo. Una stessa città li possiede
entrambi: uno provenirnte dall'Oriente, l'altro dall'Occidente,
l'uno da Pella , l'altro da Roma.
Videbis
ubi iniquo Marte preventus et circumventus illa magnalia
et vix credibilia gessit Cesar. Videbis Pharum, unde hoc
'phari' nomen per alias terras usquequaque diffusum est.
Spectabis multifidas Nili fauces, ubi fortuna populi Romani
truncum sui ducis et lacerum cadaver abscisumque trunco
caput flens victor aspexit, sic cum genero partitus orbem,
ut illum Nilus, Tibris hunc abluat. O fortune fides, o rerum
finis humanarum!
Vedrai
dove Cesare con il dio Marte avverso compi grandi ed incredibili
imprese. Vedrai il Faro, nel luogo dove questo nome si diffuseovunque
nelle altre terre.Ammirerai la foce dai molti rami del Nilo,
dove con la fortuna del popolo romano il vincitore guardò
piangente il tronco del proprio condottiero, il cadavere
lacerato e la testa separata dal corpo; divisa la terra
con il genero quello il Nilo questo il Tevere bagna.Ofortuna
della fede, o fine delle azioni umane !
Certe
ut es ingenio promptus ac docilis, facile tantis ac talibus
magistris, quantum prosperis, sit fidendum disces perpetuoque
memineris.
Di
sicuro dato che sei uomo diligente e d'ingegno si può
pensare che tu possa imparare facilmente da tanti e tali
maestri e per di più favorevoli e portarne sempre
il ricordo.
Sed
iam satis itum, satis est scriptum: hactenus tu remis ac
pedibus maria et terras, ego hanc papirum calamo properante
sulcaverim, et an adhuc tu fessus sis eundo, certe ego iam
scribendo fatigatus sum eoque magis quo celerius incessi.
Quod enim iter tu tribus forte vix mensibus, hoc ego triduo
consummavi.
Oramai
abbiamo viaggiato abbastanza e abbastanza scritto: tu sei
andato con i remi e a piedi per mari e terre, io ho percorso
questa carta con una penna veloce, non so se tusia stanco
di andare, di sicuro io lo sono per lo scrivere anche pewrchè
l'ho fatto velocemente. Infatti il tuo viaggio è
di circa tre mesi, questo io l'ho consumato in tre giorni.
Hic
utrique igitur vie modus sit. Tibi domum, michi ad mea studia
redeundum. Quod ego confestim fecero, tibi vero plusculum
negotii superest peragendum Cristi ope feliciter. His spectaculis
et hoc duce, doctior nobis ac sanctior remeabis.
Per
entrambi qui sia la fine del viaggio. Tu devi tornare a
casa ed io ai miei studi. Ciò che io ho fatto in
fretta sarà per te un impegno maggiore, ma anche
felice per l'aiuto di Cristo Dopo aver visto tutti quei
luoghi e aver avuto lui come guida ritornerai da noi più
sapiente e più saggio.
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