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FRANCESCO PETRARCA
ITINERARIUM AD SEPULCRUM DOMINI NOSTRI IHESU CRISTI
AD IOHANNEM DE MANDELLO.


Itinerario al sepolcro di nostro Signore Gesù Cristo
A Giovanni da Mandello.

Libera traduzione dalla versione italiana del codice 948 della biblioteca de Catalunya


Raro amodum spei nostre rerum exitus respondent. Sepe premeditata destituunt, insperata contingunt; neque id mirum cuiquam esse debet, mirum potius si quid aliter accidat. Si quidem Ratio principia rerum regit, eventum Fortuna moderatur, nichel autem magis adversum Rationi quam Fortuna. Itaque sepe telam quam ingeniose illa quidam ordita erat, hec impetuose ante tempus abrumpit. Quod probatione utinam egeret neque his querelis adeo vita hominum piena esset, ut iam fere nil aliud ingemiscat!

La riuscita delle cose corrisponde molto raramente alle nostre speranze. Spesso ciò che si è preparato non accade e succede invece ciò che non si è sperato; ma questo non deve far meraviglia a nessuno; fa meraviglia piuttosto se accade il contrario. Appunto perché la Ragione governa gli inizi delle cose, e la Fortuna ne regola il succedersi, non c'è niente di più contrario alla ragione della Fortuna. Così, spesso, la tela che l'una ingegnosamente aveva ordito, l'altra violentemente spezza prima del tempo. Oh se ciò fosse privo di una prova certa e la vita degli uomini non fosse piena di espressione di dolore tali che oramai non ci si lamenta quasi per nient'altro

Sed ut ad rem nostram veniam: decreveras quidam me volentem, fateor, optantemque vie comitem habere. Nam que usquam optabilior aut sanctior via est? Que iustior peregrinatio, quam ad sepulcrum ubi ille iacuit, cuius temporalis mors immortatlitatem nobis et eternam vitam peperit? Sepulcrum ubi, si dici fas est, et victa mors simul et victrix vita sepulta est. O beatum iter et invidiosun cristiano animo spectaculum! Hinc ego nunc nescio quibus peccatorum vectibus arceor detineor.

Ma torniamo al nostro discorso. Tu hai deciso di avermi come compagno di viaggio volontario
e, direi, speranzoso. E infatti, quale viaggio è più desiderabile o santo ? Quale pellegrinaggio è più giusto di quello al sepolcro dove giace colui la cui morte temporale ci ha procurato l'immortalità e la vita eterna? Il sepolcro dove, se è lecito dirlo, fu sepolta la morte vinta e insieme la vita vincitrice. O viaggio beato e visione invidiabile per un amico cristiano! Ora io non so da quali peccati sono imprigionato e da quali uncini sono trattenuto.

Infans quidam. Ut Flaccus ait, pudor loqui prohibet, sed imperiosa veristas fari iubet et ut paream cogit.. Cum multe igitur me teneant cause, nulla potentior quam pelagi metus. Non quod aut vite cupidior aut timidior mortis sim quam ceteri mortales, aut terrestrem morte maritime preferendam rear : neque enim in loco sed in animo est quod felices facit et miseros , et cum ubique moriendum sciam, ubi sit mori melius ignoro. Frusta bellum et maria vitamus, frusta labores fugimus perituroque parcimus corpusculo ; in medias voluptuosorum latebras inque ipsos regum thalamos invisa mors penetrat et sepe quam forte labor et exercitium distulissent, iners luxus anticipat.

Come dice Orazio, "un pudore infantile certamente mi impedisce di parlare" ma la verità potente m i ordina di parlare e mi costringe ad ubbidire,. Anche se molti sono i motivi che mi trattengono, nessuno è più forte della paura del mare. Ma non perché io sia più attaccato alla vita o spaventato dalla morta rispetto agli altri uomini, o perché creda preferibile la morte sulla terra a quella per mare: ciò che rende felici o tristi non è infatti nei luoghi ma nell'animo e, per quanto sappia che in qualche posto bisogna morire, non so dove sia meglio.
Invano evitiamo la guerra e i mari, invano fuggiamo fatiche e risparmiamo il nostro corpicino destinato a perire; la morte odiosa penetra nei segreti nascondigli dei piaceri, nelle stanze da letto dei re e spesso, con quanta energia l'impegno e l'esercizio l'hanno tenuta lontana, tanto la vita molle e lussuriosa la anticipa.

Semel utique moriendum est et hanc mortem ut arcessere vetium, sic evitare velle dementia est, procrastinare mollities, at equanimiter expectare, tamquam ubique proximam et horis omnibus affuturam, ea virus esimia est verumque viri opus. Secundam mortem omni nisu fugere consilium erat, sed ita res se habet: ad impossibilia studium omne conversum est. Non mori, non egrotare, non laborare, non dolere, non servire, non egere volunt omnes, non peccare vult nullus, cum ea vera et maxima mortis et egrituginis et laboris et doloris et servitutis et penurie causa sit.

Ad ogni modo, una volta bisogna morire e, come non è lecito invocare la morte, così è sciocco volerla evitare, è debolezza volerla differire, ma attenderla serenamente, come se ovunque vicina e pronta a venire a tutte le ore, questa è una virtù eccezionale ed è il vero dovere dell'uomo. Il proposito era di fuggire con ogno sforzo la seconda morte, ma così non fu: ogni desiderio umano è volto all'impossibile. Tutti desiderano non morire, non ammalarsi, non faticare, non provare dolore, non servire, non soffrire povertà, ma nessuno desidera non peccare, anche se questa è la causa vera e principale di morte, malattia, fatica, dolore, schiavitù e povertà.

Michi vero nunc forte dicat aliquis: si mortem ergo non metuis, quid metuis? Longam mortem et peiorem morte nauseam, non de nichilo quidem sed expertus, metuo.Quotiens putas illud monstrum retentavi, si forte naturam consuetudo vel vinceret vel leniret ? Si quid profecerim queris? Non metuum minui, sed geminavi potius cum navigatione supplicium. Hoc forsan animo vago et rerum novarum visione inexplebili oculo frenum posuit natura

Qualcuno mi dirà che se non temo la morte, cosa temo allora. Io temo il mal di mare che è peggio della morte e posso dirlo perché l'ho provato.Quante volte credi che abbia tentato di mettermi alla prova e vedere se l'abitudine arrivasse a migliorare la mia disposizione naturale. Ho fatto dei progressi ? La paura non è diminuita e la sofferenza è raddoppiata. Così forse la natura mise un limite al desiderio ed alla curiosità di vedere cose nuove

Congressum itaque nunc noti hostis exhorreo, quem non sic iunior horruissem (horrui autem semper) sed in dies magis, cuius prospectu tamen adeo delector ut quem vel tangere abhominor quam cupide videam stupor ingens sit. Iste me nunc metus hic detinet. Exoptatum michi comitatum tuum invidet Fortuna. An unquam vero posthac metuum hunc victura sit caritas subdifficilis coniectura est.

Quindi adesso non voglio più incontrare questo nemico, del quale avevo tanta paura da giovane paura che di giorno in giorno è sempre aumentata. E' questo il timore che mi trattiene. Ora che la Fortuna mi offriva la tua compagnia , è difficile pensare che l'affetto possa avere il sopravvento su la mia difficoltà.

Ibis ergo sine me et multa conspicies quorum tibi, dum vixeris, memoria voluptatem renovet. Ego interim dum tu redis, quod ut celeriter feliciterque sit cupio, Europe Italieque finibus contentus agam. Nichilominus te animo comitabor et, quoniam ita vis, his etiam comitabor scriptis, que tibi brevis itinerarii loco sint. Morem enim secutus amantium, cuius presentia cariturus es, imaginem flagitasti, qua utcunque tuam absentiam solareris, non hanc vultus imaginem, cuius in dies mutatio multa fit, sed stabiliorem effigiem animi ingeniique mei que, quantulacunque est, profecto pars mei optima est. Hic tibi ergo non amici domicilium corpus hoc, quod videntes quidam totum se hominem vidisse falso putant, sed amicum ipsum internis spectare luminibus licebit, quoniam, ut ait Cicero, mens cuiusque is est quisque, non ea figura que digito demonstrari potest.

Andrai dunque senza di me e conoscerai molte cose che saranno un ricordo piacevole finché vivrai. Io nel frattempo, mentre aspetto un tuo ritorno pieno di successo andrò nei territori dell'Europa e dell'Asia. E così ti sarò vicino con l'animo accompagnandoti con questo scritto , che potrebbe essere il tuo itinerario. Come è consuetudine per gli amanti ti consolerai con l'immagine di colui che è assente. Non l'immagine del viso però che è soggetta a cambiamento, ma quella del mio animo e del mio ingegno che per quanto piccolo possa essere è la mia parte migliore.
Quindi vedrai non il corpo che ospita l'amico, ma l'amico, con altri occhi , come dice Cicerone che la persona è la sua mente e non la figura , quella figura che può essere indicata con un dito.

Sed iam nimium te moror, quem socii expectant, quem tranquilla veris facies faventesque vocant aure, quem nos omnes, qui te suspiramus abeuntem, iamiam reducem exoptamus.

Ma, mentre i tuoi compagni ti stanno aspettando e la primavera e i venti favorevoli ti chiamano, non voglio trattenerti. Noi tutti siano in ansia per la tua assenza e aspettiamo il tuo ritorno

Poscis ergo, vir optime, quoniam me non potes, comites has habere literulas, in quibus que oculis ipse tuis mox videbis ex me, qui ea certe necdum vidi omnia, nec unquam forte visurus sum, audire expetis: mirum dictu, nisi quia passim multa que non vidimus scimus, multa que vidimus ignoramus. Parebo equidem, eoque promptius, quo iustius cupis: primum scilicet ut que ad salutem anime, dehinc que ad notitiam rerum et ingenii ornamentum, postremo que ad memoriam exemplorum excitandumque animum pertinere videbuntur explicem iterque longissimum brevi stilo metiar. Prima quarum, nisi fallor, religiosi prorsus ac fidelis, alia ferventis ac studiosi, tertia militaris ac magni animi cura est. Quid vero non possit amor? Certius te visurum speras que calamus meus hinc quam que oculus tibi tuus inde monstraverit.

Poiché non mi puoi avere, chiedi come compagna questa piccola lettera, nella quale avere da me ciò che non ho ancora visto e che forse non vedrò mai, quello che invece tu vedrai tra breve con i tuoi occhi. E' incredibile: conosciamo molte cose che non abbiamo mai visto e ignoriamo altre che invece abbiamo visto. Ti accontenterò prontamente a quello che mi chiedi, per prima cosa parlerò della salvezza dell'anima , poi della conoscenza delle cose, infine porterò esempi famosi e darò gli elementi essenziali di un lungo viaggio. Credo questo sia l'interesse di un animo devoto, di un valore culturale e di una componente pratica. Che cosa può fare l'amore! Tu hai l'animo di vedere in modo migliore quello che può fare la mi a penna invece della tua vista .

Ingrediamur vero iam tandem iter hoc et media pretervecti, que assidue subiecta oculis inculcare auribus supervacuum est, nondum tibi visam, ut ais, Ianuam veniamus.

Cominciano dunque, tralasciamo le zone intermedie e arriviamo a Genova che , come mi dici, non hai ancora vista.

Videbis ergo imperiosam urbem lapidosi collis in latere, virisque et menibus superbam, quam dominam maris aspectus ipse pronunciat. Sua sibi potentia, quod multis iam fecit urbibus, obstat atque officit iugis unde materia civilium simultatum scatet.

Troverai una città dall'aspetto importante , sotto un colle sassoso , superba per le sue mura e anche per i suoi uomini, che dal suo aspetto si presenta come signora del mare. Come accade per molte città, la sua potenza genera motivi di lotte cittadine.

Autorem urbis et nominis Ianum ferunt, primum ut quibusdam placet Italie regem. Quod an ita sit, an ipse situs urbi nomen dederit, quod nostri orbis quasi 'ianua' quedam esse videatur, incertum habeo. Prima ibi celebrior opinio est et in chronicis eorum scripta et publicis insculpta monumentis. Utrique autem illud obstat, quod apud veteres non Ianue sed Genue nomen in usu est.

Si dice che sia stato Giano il fondatore della città e che le diede il nome, e fu ritenuto il primo re d'Italia. Non sono sicuro che sia così, perché potrebbe essere il luogo stesso ad aver dato il nome, dato che sembra essere la porta ( ianua ) della nostra terra . La prima opinione , più famosa si trova nelle sue cronache ed è scolpita sui monumenti. Contrasta con ambedue le ipotesi che gli antichi non usavano il nome di Ianua ma di Genua

Huius sane multa recentia et memorabilia dici possunt, que pretereo, neque enim scribo nunc historiam, sed loca describo; antiqua autem pauciora, quod non semper hoc sed, quantum intelligere est, prius caput gentis Albingaunum fuerat. Ipsa quidem de qua loquor Ianua temporibus belli Punici secundi a Cartaginensibus eversa, a Romanis ducibus restituta est.

Descrivo i luoghi e non una storia pertanto tralascio di narrare molti fatti anche se sarebbero degni di ricordo. Le sue notizie antiche sono poche, perché è stata Alberga la città principale di quella popolazione. La Genua di cui sto parlando fu distrutta dai cartaginesi della seconda guerra punica e ricostruita dai condottieri romani

In qua tu nunc et populi habitum et locorum situm et edificiorum decus atque in primis classem, quod de Tyria scriptum vides, cunctis terribilem tremendamque litoribus; tum molem pelago obiectam portumque mirabere manufactum, inextimabilis sumptus, infinite opere, quem quotidiane nequicquam feriunt procelle.

In essa ora potrai vedere le abitudini della popolazione, la posizione dei luoghi e il decoro degli edifici e prima di tutto la sua flotta terribile e tremenda per tutte le coste, come fu detto della flotta di Tiro. Li puoi ammirare il molo sul mare e il porto artificiale , un'opera di grande impegno e grande costo che le tempeste ogni giorno colpiscono invano.

Quid multa? Cum sedulo civitatem hanc et dextera levaque circumfusum litus ac montes fluctibus impendentes, ad hec corpora, mores, animos et victum gentis aspexeris, scito te vidisse cotem illam alteram que Romane virtutis aciem, longo exercitio, multos olim annos exacuit; quod, si quid Livio creditur, nulla provincia magis fecit ut cui scilicet essent omnia, que vigilem ac solicitum Romanum excercitum haberent: locorum montana durities, hostis prompta velocitas, commeatum difficultas, insidiarum oportunitas, communitio castellorum, labor iugis, periculi plurimum, prede minimum, otii nichil. Itaque cum ubique terrarum cum singulis, hic cum multis difficultatibus uno tempore pugnandum erat.

Quali altre cose ancora? ? Dopo che avrai osservato la città, il litorale a destra e a sinistra, i monti che sovrastano i flutti, e i corpi, le abitudini, lo spirito ed i costumi di vita del popolo ti dico che hai visto ciò che contribuì a rendere affilato lo schieramento dell'esercito romano; dando credito a Livio che afferma che nessuna provincia fu più vigile e sollecita: la durezza dei luoghi di montagna, la determinazione del nemico, la difficoltà dei trasporti, la possibilità di agguati, la difficile posizione delle fortificazioni, moltissimi pericoli, scarso bottino e nessun riposo. Qui le difficoltà c'erano tutte mentre in altre parti si combatteva solo con alcune.

Hinc tu, tametsi socii properent et naute de litore funem solvant, non tamen ante discesseris quam pretiosum illud et insigne vas, solido e smaragdo, quo Cristus, cuius te tam procul a patria amor trahit, pro parapside usus fertur, videas devotum si sic est, alioquin suapte specie clarum opus.

Anche se i tuoi compagni mostreranno la fretta e i marinai scioglieranno la fune sul litorale, non lascerai questo posto prima di aver visto il famoso vaso di puro smeraldo che Cristo, colui che ti porta per il suo amore lontano dalla patria, usò come piatto, oggetto degno di devozione ma anche di ammirazione per la sua fattura

Hinc digressus ad levam totum illum diem ne oculos a terra dimoveas caveto. Multa enim illis occurrent que multo tibi facilius sit mirari quam cuiquam hominum stilo amplecti: valles amenissimas, interlabentes rivulos, colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos, prevalida in rupibus oppida, vicos amplissimos; et marmoreas atque auratas domos, quocunque te verteris, videbis sparsas in littore et stupebis urbem talem decori suorum rurium deliciisque succumbere.

Partito da lì, verso levante, per tutto il giorno non distogliere lo sguardo dalla terraferma.Potrai cogliere ed osservare vedute in modo più facile di chi le possa immaginare con la scrittura,valli amene, ruscelli tortuosi, colli piacevolmente aspri e generosi di fertilità, città su valide rupi, vasti villaggi e ovunque ti rivolgerai vedrai case con marmo e oro, lungo la costa e sarai sorpreso che una tale città possa soccombere alla bellezza e piacevolezza delle sue campagne

Viginti, nisi fallor, passuum milia emensus extentum in undas promontorium, Caput Montis ipsi vocant, obvium habebis et Delphini sive, ut naute nuncupant, Alphini portum, perexiguum sed tranquillum et apricis collibus abditum, inde Rapallum ac Siestrum et nomine Veneris insignem portum, securum ventorum omnium et omnium que sub celo sunt classium capacem, nostrum prope Hericem (habet enim alterum Sicilia). In medio sinus est maris, oportunus fatigatis puppibus.

Se non sbaglio dopo venti miglia troverai un promontorio, chiamato Capo del Monte e il porto di Delfino,o come detto dai marinai Alfino, molto piccolo ma tranquillo circondato da colli soleggiati; poi Rapallo e Sestri e il porto famoso per il nome di Venere, riparato da tutti i venti e capace di accogliere tutte le flotte che esistono, vicino alla nostra Erice ( ce n'è un'altra infatti in Sicilia ) In mezzo c'è un punto del mare adatto per le navi di lungo corso.

Et hoc quidem litus omne, palmiferum atque cedriferum, ut adversum Cereri sic Baccho gratissimum ac Minerve, nulli usquam terrarum cedere certum est. Quo magis id priscis rerum scriptoribus, et presertim vatibus, pretermissum miror. Sed adducor ut extimem non invidiam neque desidiam causam dedisse silentio, sed quod nondum tentata ideoque nondum nota fertilitas locorum erat. Hinc est ut, cum claris sepe carminibus Meroen Falernumque concelebrent terrasque alias, hanc cunctis hac laude prestantem omnes indictam preterierint. Id me movit, omnium qui scripserunt et ingenio et stilo et etate novissimum, ut in Africe mee quodam loco, idoneam nactus occasionem, loca ista describerem, caractere dicendique genere longe alio. Qui liber, nisi vel vite brevitas vel ingenii tarditas vel aliorum librorum unum in tempus cura concidens vel, quorum nullus est modus, fortune impedimenta vetuerint, aliquando forte sub oculos tuos veniens, in horum te atque aliorum, que multa nunc visurus es, locorum memoriam revocabit. Sed multum nobis vie restat. Progrediamur ad reliqua.

Certo questo litorale ricco di palme e cedri, avverso a Cerere ma molto gradito da Bacco e da Minerva non è inferiore a nessun altra terra. E maggiormente mi meraviglio che sia stato trascurato dai primi scrittori di poesia e di prosa. Ritengo che non siano state l'invidia e la pigrizia la causa del silenzio bensì che ancora non fosse nota la fertilità del luoghi. Da ciò proviene che sebbene in poesia famose abbiamo celebrato Meroe Falerno e altre terre, questi luoghi che le superare tutte per motivo di lode siano stati trascurati. Ciò mi ha spinto, io che sono ultimo per ingegno stile ed età fra tutti gli scrittori, a descrivere questi luoghi quando sene è presentata l'occasione, in un passo della mia africa, con una narrazione assolutamente diversa.. Se non lo impediranno la brevità della vita, il tardo ingegno, e l'interesse contemporaneo al altri libri o, cosa che non si può misurare, gli ostacoli della sorte, qualora per caso questo libro ti venisse sotto gli occhi, ti richiamerà il ricordo di questi e altri luoghi che ora vedrai. Ma ci resta da fare un lungo cammino. Procediamo avanti.

Non procul hinc, circa extremos fines Ianuensium, Corvum famosum scopulum et nomen a colore sortitum ac, paululum provectus, Macre amnis ostia, qui maritimos Ligures ab Etruscis dirimit, supraque littus maris sinistramque ripam fluvii ruinas Lune iacentis aspicies, si fame fides est. Aliud enim hac in parte nichil habeo magnum exemplum fugiende libidinis, que sepe non modo singulorum hominum, sed magnarum urbium et locupletium populorum ac regum opes fortunasque pessumdedit, licet huiusce rei exemplum maius et antiquius Troia fuit.

Non lontano da qui, vicino ai confini estremi dei genovesi, vedrai ilfamoso promontorio di Corvo che prende il nome dal suo colore e, andando più avanti la foce del fiume magra, che delimita i territori marittimi dei liguri dagli etruschi. Sopra il litorale e la sponda sinistra del fiume vedrai le rovine di Luni , rovine a terra, se si crede a quello che si dice. Non ho qui altro motivo che mi fa soffrire come questo: il più importante e antico è quello che riguarda Troia; la passione che ha mandato in rovina ricchezze e fortune di uomini e di grandi città.

Hinc iam sensim cedentibus montibus, aliquandiu planum et absque scopulis lene littus, portus rari, castella procul in collibus, plaga maris inhospita, Sarzanum paulo submotum a littore, novum frequensque oppidum, inde Laventia, vicus ignobilis, fluvius deinde re ac nomine Frigidus, aquis arenisque perlucidus, secus Massam amenissimam terram descendit in pelagus. Prope oppidum est, Petramsanctam dicunt, cuius autor, ut audio, concivis quidam tuus fuit, illius tunc provincie preses et vir domi clarus et nobilis. Itaque familie sue nomen transtulit in suum opus.

Da qui in poi vedrai che i monti diminuiscono, la costa diventa pianeggiante e senza scogli, i porti sono pochi ed i paesi su colline lontane, zone disabitate, e un po' lontana dal litorale la città di recente formazione, ma popolosa sarzana, e poi l'Avenza, borgo poco conosciuto, e poi in fiume Freddo, è così come il suo nome, trasparente per le acque e per la sabbia, arriva al mare in prossimità di Massa che è un luogo piacevole. Vicino c'è una città che si chiama Pietrasanta, che, così ho sentito ha avuto come fondatore un tuo concittadino che al quel tempo governava quella provincia, uno di nobile famiglia e famoso. Dunque potò il nome della sua famiglia nella sua opera.

Ultra iam preter duas Pisanorum arces nichil memorabile, quarum alteram Mutronem, alteram vero Viam Regiam appellant. Nec multo post Sercli atque Arni fluminum fauces sunt, quorum alter Lucam preterlabitur, alter patrie mee muros primum, tandem Pisas interfluit. Et de Luca quidem dubius sum, Florentia prorsus extra conspectum latet, Pisas autem ex ipsa puppe gubernaculi tibi rector ostendet, civitatem pervetustam sed recenti et decora specie et, licet in plano sitam, non tamen, ut magna pars urbium, paucis turribus sed totam simul eminentissimis edificiis apparentem, quondam quoque maris potentissimam donec, patrum memoria, non modo vires equoreas sed animos navigandique propositum, magno victi prelio Ianuensium, amisere

A parte le due rocche pisane, una detta Motrone, l'altra Via Regia, dopo non c'è altro di interessante.seguono le foci dei fiumi Serchio e Arno, l'uno dei quali scorre vicino a Lucca, l'altro che prima ha toccato le mura della mia patria, ala fine scorre in mezzo a Pisa. Non sono sicuro per quanto riguarda Lucca ma di certo Firenze è lontana dalla vista, Pisa te la indicherà proprio dalla nave lo stesso comandante, una città molto antica ma si presenta elegante e moderna che per quanto sia situata in pianura, non ha poche torri, come le altre città, mostra edifici molto eleganti; una volta era una potenza di mare, poi, a memoria degli avi, i suoi uomini persero non solo le forze per mare ma anche lo spirito e il desiderio di navigare, dopo essere stati vinti in una grande battaglia dai genovesi

Post hec paucis passuum milibus, portus et ipse manufactus, Pisanum vocant, aderit et fere contiguum Liburnum, ubi prevalida turris est, cuius in vertice pernox flamma navigantibus tuti litoris signum prebet. Hinc si ad dexteram te deflectas Gorgon atgue Capraria, parve quedam Pisanorum insule, presto erunt, nec non turris exigua, pelagi medio, que Meloria vulgo dicitur, infausta illi populo, quod scilicet illic ipsa, cuius paulo ante memini, pugna commissa est. Sin pressius intenderis, videbis et Corsicam incultam insulam et armentis silvestribus abundantem.

Poi dopo poche miglia il porto costriuto artificialmente che chiamano Pisano, e quasi contigua Livorno dove si trova una solida torre con una fiamma accesa sulla sommità, segnale di sicurezza per tutti i naviganti di tutta la costa. Qui se ti giri a destra ti si presentano la Gorgonia e la Capraia, piccole isole dei Pisani e un'altra piccola torre in mezzo al mare, detta la Meloria, brutto ricordo per il popolo perché è il luogo dove fu combattuta la battaglia di cui ho parlato. Se guarderai attentamente vedrai la Corsica, isola incolta e ricca di armenti selvaggi

Quinquaginta inde, vel non multo amplius, passuum milibus Plumbinum, insigne oppidum ad levam fertili sedet in colle, portus subest neque multarum capax navium et securitatis ambigue. Ad dexteram, exiguo spatio, Ilva est insula inexhaustis Chalybum generosa metallis ut Maro ait. Perhibent qui longiores ibi traxerunt moras, omnia illic ad victum optima provenire, denique post Sardiniam amissam, Pisanarum opum illam precipuam sedem esse.

Cinquanta miglia avanti, opoco più, l'insigne città di Piombino si trova sul fertile colle alla sinistra, con sotto un porto per poche navi e non troppo sicuro. A destra, poco dopo c'è l'Elba che come dice Virgilio è l'isola generosa per i metalli per i Calibri. Coloro che sono stati a lungo lì dicono che sia il luogo da dove provengono le cose migliori per vivere e che, dopo la perdita della Sardegna. Quella sia la fonte principale delle ricchezze dei Pisani

Haud procul inde Populonia, Massa Marittima, Grossetum, Thelamonis portus (en ab Aiacis patre, an unde dictus, profiteor me nescire). Inde rursus ad dexteram Igilium insula, vino et marmore nobilis, ad levam Sancti Stephani, quem dicunt, et mox portus Herculeus. Argentarie mons medius. Post Cornetum, turritum et spectabile oppidum, gemino cinctum muro et ex alto colle maria longa despiciens. Huius in finibus Tarquinii fuerunt, olim civitas, nunc nichil preter nudum nomen ac ruinas, unde qui Rome regnarunt Tarquinii prodiere. Post hec illa que Civitas Vetus dicitur, decem nisi fallor passuum milibus sita est. Deinde quem Adriani portum vocant, opus inter cuncta mirabile, quod ne inter septem illa famosissima numeretur nichil sibi nisi etas et iactantia Graia defuerit.

Poco lontano ci sono Popolunia, Massa Marittima e il porto di Telamone ( non so se ha preso il nome da Aiace o da altro). Quindi verso destra l'isola del Giglio, famosa per il vino ed il marmo, mentre a destra c'è il Porto di Santo stefano, dopo Porto Ercole e in mezzo il monte Argentario.
Dopo, bella e vedersi la città piena di torri Corneto che domina il mare, dall'alto di un colle cinta da doppie mura. Qui era la zona di Tarquinia, una volta città adesso solo il nome e rovine, da qui provengono i Tarquini che regnarono a Roma. Dopo dieci miglio se non sbaglio la cosiddetta Civitavecchia. Avanti in cosiddetto porto di Adriano, opera degna di grande ammirazione, e senon è inserita fra le sette meraviglie del mondo è stato solo per la presunzione dei Greci, non perché le mancasse alcunché.

His exactis Tiberine fauces ad levam sunt, ad dexteram remanente Sardinia. Supra Tiberis ripam Ostia est, Anci Marcii colonia, quarti Romanorum regis, quam in ipso maris fluminisque confinio posuit, ut ait Florus, iam tum videlicet presagiens animo futurum "ut totius mundi opes et commeatus illo veluti maritimo urbis hospitio reciperentur". Illic sane cum fueris, scito te a regina urbium Roma non nisi duodecim passuum milibus abesse, de qua si tam parvo in spatio loqui velim, intolerande nimis audacie sim, cuius gestis ac glorie totus terrarum orbis angustus est, cuius nomini libri lingueque omnes non sufficiunt.

Dopo verso sinistra c'è la foce del Tevere, e destra l'ulima parte della Sardegna.Sulla riva del Tevere c'è la colonia di Anco Marzio, quarto re di Roma, Ostia che come dice Florio mise al confine fra il fiume ed il maregà allora fu presago del futuro " affinchè tulle le ricchezze del mondo i gli affari sarebbero passate da quella parte marittima della città "Arrivato lì sarai a 12 miglia da Roma, la regina delle città, della quale non posso parlare in poco tempo altrimenti dimostrerei poco rispetto, infatti è famosa in tutta la terra per le sue imprese e la sua gloria , per il suo nome non bastano tutti i libri e tutte le lingue.

Post ostia Tiberina Caput Antii apparet, ita enim vocant naute. Civitas ibi Antium fuit, Vulscorum caput, que cum multa olim bella cum Romanis gessisset, capta demum et cum tota gente subacta est. Proxime Astura est, inde mons prealtus, cui carminibus potens Circe nomen imposuisse creditur. Ibi enim, ut aiunt, habitavit atque ibi Ulixis socios convertit in beluas, que transformatio quid mysterii vellet nosti. Locus est autem et fama celebris et scriptorum ingeniis. Hinc ad dexteram Pontie remanent, brevis insula et olim carcer illustrium.

Dopo la foce del Tevere appare il capo di Anzio, così in fatti lo chiamano i marinai. Lì fu la città di Azio, capoluogo dei Volsci, che dopo aver combattuto molte guerre con i Romani, fu poi catturata e sottomessa con tutta la popolazione. Il prossimo luogo è Astura, poi un monte molto alto che si crede prenda il nome da quanto è stato scritto su Circe. In questo luogo infatti dicono, abitò Crce e trasformò in animali i compagni di Ulisse, e cosa significa questa trasformazione tulo sai.
Il luogo è famoso per le opere degli scrittori. Da lì, a destra c'è Ponza, la piccola isola è stata carcere per uomini illustri

Progredienti tibi Terracina nunc, olim Anxur, primum aderit, mox Caieta, nutricis Enee nomen servans ubi, quo prosperior navigatio sit, sacrum Erasmi tumulum adire ne pigeat, cuius opem multis iam in maritimo discrimine profuisse opinio constans est. Hic flexus litorum et pelagi sinus ingens saltusque lauriferi cedriferique et odoratum ac sapidum semper lete virentium nemus arbuscularum. In hoc tractu Formie seu Formianum et Liternum sunt: dicam verius, fuerunt; alterum Ciceronis infanda cede, alterum Scipionis indigno exilio nobilitatum et cineribus patrie negatis. Sed hec duo loca extimatione magis animi quam oculis assequeris: alter enim iacet, alter et latet, nisi quod apud Formias adhuc due seu tres magne supereminent arene.

Proseguendo troverai prima Terracina, una volta era Anxur, poi Gaeta che conserva il nome della nutrice di Enea ; per una navigazione propizia, è opportuno che tu visiti la sacra tomba di Erasmo, si ritiene che la sua influenza sia stata importante per molti che hanno incontrato il pericolo in mare. Qui potrai notare le anse del litorale , la grande insenatura del mare, i monti rucopreti di allori e di cedri, il bosco ricco di profumi e di verdi arbusti.. Lungo questo tratto c'è , o per la verità ci furono Formia o Formiano e Literno, ricordate una per l'infame uccisione di Cesare , l'altra per l'indegno esilio di Scipione e per la negazione delle sue spoglie alla patria. Questi due luoghi li poui vedere più con l'impressione dell'animo che con la vista : uno è distrutto, l'altro è nascosto da due o tre grandi dune di sabbia che si ergono vicino a Formia.

Ipsa sed in oculis erit Inarime que se se obviam dabit, insula poetarum nota preconio, Isclam moderni vocitant, sub qua, Iovis edicto, obrutum Typheum gigantem fama est fecitque locum fabule vapor, velut hominis anhelantis, et Ethneo more estuare solitum incendium. Vicina huic Prochita est, parva insula, sed unde nuper magnus quidam vir surrexit, Iohannes ille qui formidatum Karoli diadema non veritus, et gravis memor iniurie, et maiora, si licuisset, ausurus, ultionis loco habuit regi Siciliam abstulisse.

Ischia è comunemente oggi chiamata cosi l'isola conosciuta dai poeti come Enaria , è presto alla tua vista.Di dice che per volere di zeus sotto di essa sia stato sepolto il gigante Tifeo; il vapore che sembra il respiro di un uomo e gli incendi che si diffondono come sull'Etna , hanno dato luogo alla leggenda. Vicino a questo c'è Procida, una piccola isola da dove è spuntato quel famoso grande uomo di nome Giovanni che non ha avuto paura della corona tanto temuta da Carlo, e ricordando una grave ingiustizia oso molto e avrebbe anche di più osato portando via la re la Sicilia

Simul et ad levam Cumas colle humili Sibille patriam videbis, ubi Tarquinius Superbus, regno pulsus tandemque Tuscorum et Latinorum destitutus auxiliis, exul obiit. Nam hoc Mediolano proximum, Lario imminens, Alpibus adiacens, Comum est, non Cume, quod ne forte cum vulgo falleris dixerim.

Verso sinistra allo stesso tempo vedrai Cuma , su un piccolo colle, patria della Sibilla, dove morì da esule Tarquinio il Superbo, cacciato dal regno senza l'aiuto dei Tusci e dei Latini.
Il luogo vicino a Milano che sovrasta il Lario, vicino alle Alpi è Como e non Cuma, lo dico affinché tu non sbagli come spesso accade

Hinc iam Misenus collis in mare porrigitur, illic humati tubicinis Frigii nomen habens, cuius rei meminit Virgilius. Sunt qui putent Misenum ibi peremptum ab Enea diis infernis sacra facturo que, ut asserunt, absque humana cede fieri nequeunt atrocitatemque facinoris Maroneo eloquio excusatam; illic sane sacrificatum ab Enea narrasse Virgilium ubi sacrificasse Ulixem Homerus ante narraverat, pari ritus immanitate, ut quidam putant (res enim ambigua est valde); esse autem huiuscemodi sacris apta loca, quod ibi sint Avernus atque Acheron Tartarea nomina, ibi Ditis ostia, limen irremeabile, et illic facilis descensus Averni, de quo loquitur poeta, quem patentem diebus dixit ac noctibus, sed laboriosi atque operosi reditus, de qua re quia quod scriptum est legisti, si quid ipse preterea viderim atque audierim sequar, extra propositi metas eam.

Il colle di Misero che prende il nome dal flautista frigio lì sepolto, come ricorda Virgilio, da qui si protende in mare.Alcuni credono che Misero sia stato ucciso da enea , che doveva compiere i riti sacri per gli dei degli inferi; si dice che questi riti non possano essere fatti senza l'uccisione di un uomo , delitto atroce che potrebbe trovare compensazione nella poesia di Virgilio; Si dice che Virgilio abbia scritto che il sacrificio celebrato da Enea sia stato fatto proprio nello stesso luogo in cui omero racconta lo abbia fatto Ulisse, rito ugualmente crudo ( alcuni lo credono ma non è sicuro.)Tuttavia sembrano luoghi adatti a simili sacrifici, hanno nomi infernali di Averno e Acheronte, la porta di Dite, da cui non c'è ritorno e lì la facile discesa all'Averno di cui parla il poeta che la descrisse visibile di giorno e di notte; il ritorno è difficile e faticoso. Su questo hai letto ciò che è stato scritto pertanto e se io continuassi a raccontare altre cose che ho visto, andrei oltre i miei propositi.

Hic Sibille Cumane domus maxima, super horrentem Averni ripam cernitur, iam senio semiruta, habitatore quidem nullo, sed variarum volucrum nidis frequens. In eodem flexu fontes calidi tepentesque insignius quam in alia parte nostri orbis erumpunt, quidam vero sulphureum ac ferventem cinerem eructantes. Est ubi terra sine igne visibili, sine aquis, ex se ipsa salubrem vaporem et medentem corporibus fumum profert. Denique iisdem in locis et humane vite remedium convenisse dixeris et mortis horrorem.

Sopra il ripidi fianco dell'Averno si vede la grandissima casa della Sibilla Cumana , ormai vecchia e distrutta, senza più abitanti, popolata da nidi di uccelli di ogni tipo. In quello stesso luogo sgorgano fonti calde e tiepide più preziose di altre della nostra terra e ci sono eruzioni di ceneri sulfuree. Ci sono luoghi dove la terra offre vapori salubri e fumi salutari per il corpo, pur senza avere né fuoco né acque. Si potrebbe convenire che negli stessi luoghi si siano radunate cure per la vita umana e gli orrori di morte

Et sub Miseno quidem semper in ancoris Romanarum una classium stabat ad occurrendum repentinis incursibus, alia equidem Ravenne erat. Idque alto concilio Augustus Cesar instituit, ut Mare Superum atque Inferum, quibus insule instar Italie magna pars cingitur, hoc gemino presidio tuta essent.

Qui, sotto Misero, era all'ancora sempre una delle flotte romane per fronteggiare gli attacchi improvvisi, allo stesso modo un 'altra si trovava a Ravenna . lo aveva stabilito con grande giudizio Cesare Augusto perché il mare adriatico e il Tirreno che cingono gran parte della penisola italiana, fossero protetti da questo doppio presidio.

Intra Misenum Baie sunt, ab illic sepulto Baio quodam socio Ulixis appellate, situ longe amenissimo, ut non immerito hiberne Romanorum delicie videantur fuisse, quod et marmoree testudines calidis fontibus superiecte et murorum reliquie indicant, amplissime urbi etiam satis multe, et scriptorum astipulatur fides. Hic Neroniane piscine ingentia monstrantur exordia. Nam furoris alterius quo fossam ab Averno usque Ostiam, tanto terrarum spatio, per tot montes, non impensa rei publice sed iactura, non labore populorum sed exitio, fodiendas destinarat, ut humano victa studio natura tuto et libere tantum iter, non aperto quidem mari, sed marinis aquis ac navibus ageretur, nulla que noverim nisi in litteris vestigia remanserunt.

All'interno di Misero troviamo Baie, che prende il nome dal compagno di Glisso Baio che vi fu sepolto, il luogo è molto gradevole che giustamente è stato scelto come zona preferita in inverno dai romani, cone testimoniano le testuggini di marmo che sono sopra le fonti calde , sia resti di mura, grandi anche per città grandi, confermato anche da opere letterarie.. Qui si vedono le fondamenta della grande piscina di Nerone. Eccetto le testimonianze letterarie non vi è altro che mostri l'altro folle progetto, per cui aveva deciso che fosse scavato un fossato dall'Averno fino ad Ostia, un gran tratto , attraverso catene montuose, un opera non utile al popolo ma con la sua fatica, affinché vinta la natura si potesse fare un viaggio lungo e in libertà , non in mare aperto , ma su acque marine e con le navi.

Hic angulus et Lucrinum habet et Undam illam Iuliam atque Equor Indignans, quorum et poeta recordatus est dum Georgica scriberet; opus autem a Iulio exstructum, ab Augusto Cesare immutatum et, aut memoria frustratur, aut Mare Mortum appellant, sic maris ferociam atque impetum compressere hominum manus.

In questo angolo si trova Lucrino e quell'acqua Giulia e quel mare ostule che sono ricordati dal poeta nelle Georgiche , strutture fatte costruire da giulio Cesare e mantenute da cesare Augusto, se la memoria non mi inganna, è chiamata Mare Morto, così il lavoro dell'uomo ha dominato la ferocia e l'impeto del mare

Contra Misenum et Baias Puteole, tribus aut quatuor passuum milibus procul, apparent. Hoc maris intervallum Gaius, Romanorum quartus imperator, pessimorum vero post Neronem primus, per inanem sumptuosamque iactantiam terrestri ponte connexuit, quem ipse idem equestri primum habitu, mox triumphantis in morem, magno procerum comitatu fastuque plus quam cesareo permeavit. Non longe a Puteolis Falernus collis attollitur, famoso palmite nobilis. Inter Falernum et mare mons est saxeus, hominum manibus perfossus, quod vulgus insulsum a Virgilio magicis cantaminibus factum putat. Ita clarorum fama hominum, non veris contenta laudibus, sepe etiam fabulis viam facit! De quo cum me olim Robertus regno clarus, sed preclarus ingenio ac literis, quid sentirem multis astantibus percuntatus esset, humanitate fretus regia, qua non reges modo sed homines vicit, iocans nusquam me legisse marmorarium fuisse Virgilium respondi, quod ille serenissime nutu frontis approbans, non illic magie sed ferri vestigia esse confessus est.

Dalla parte opposta a Misero e a Baie appare Pozzuoli a tre o quattro miglia di distanza dove Caio Caligola, quarto imperatore dei Romani e dopo Nerone, primo fra i cattivi, fece congiungere con gesto assurdo e sontuoso questo tratto di mare con un ponteterrestre, lui stesso lo percorse prima in abito da cavaliere, poi come trionfatore accompagnato da nobili e con atteggiamento regale. Non lontano da Pozzuoli si erge il colle Falerno, per il famoso nobile vitigno. Fra Falerno e il mare c'è un monte roccioso scavato dalle mani dell'uomo, opera che il popolo crede sia stata fatta da Virgilio in modo magico. Così la fama di uomini famosi, non contenta delle lodi vere, spesso apre la strada alle fantasie. Dato che una volta, Roberto, re famoso non solo per il suo regno ma maggiormente per le sue capacità e le opere letterarie, mi domandò di fronte ad altri la mia opinione, certo della sua comprensione che supera sia i re che gli uomini, risposi con facezia che non avevo mai letto che Virgilio fosse un lavoratore del marmo, cosa che lui serenamente approvò con un cenno delle fronte ammettendo che c'erano segni di ferro e non di magia.

Sunt autem fauces excavati montis anguste sed longissime atque atre, tenebrosa intus et horrifica semper nox, publicum iter in medio, mirum et religioni proximum, belli quoque temporibus inviolatum, si vera populi vox est, et nullis unquam latrociniis attentatum patet. Criptam Neapolitanam dicunt, cuius et in epistolis ad Lucilium Seneca mentionem facit. Sub finem fusci tramitis, ubi primo videri celum incipit, in aggere edito ipsius Virgilii busta visuntur, pervetusti operis, unde hec forsan ab illo perforati montis fluxit opinio. Iuxta breve sed devotissimum sacellum supra ipsum Cripte exitum et mox ad radicem montis in litore Virginis Matris templum, quo magnus populi, magnus assidue pernavigantium fit concursus.

Le entrate alle gallerie del monte sono anguste, molto lunghe o oscure, la notte all'interno è sempre tenebrosa e paurosa, il passaggio pubblico è nel mezzo, interessante e permeato di religione, mai violata neppure in periodi di guerra, se è vero ciò che dice il popolo, e mai usurpato da ruberie. E' chiamata ' la cripta napoletana ', anche Seneca nelle sue Lettere a Lucilio ne fa menzione. Verso la fine dell'oscuro tragitto, dove si comincia a vedere il cielo, in un cumulo rialzato, si fa visita al sepolcro di Virgilio, opera molto antica, dalla quale è forse nata la convinzione che il monte fosse stato scavato da lui. Vicino, sopra l'uscita della cripta , c'è una tomba molto venerata , e alla base del monte sulla spiaggia una chiesa dedicata alla Vergine Madre dove vengono di continuo uomini e naviganti.

Proxima in valle sedet ipsa Neapolis, inter urbes litoreas una quidem ex paucis. Portus hic etiam manufactus; supra portum regia, ubi si in terram exeas, capellam regis intrare ne omiseris, in qua conterraneus olim meus, pictorum nostri evi princeps, magna reliquit manus et ingenii monimenta. Non audeo te hortari ut extantem in colle urbi proximo Cartusie domum adeas. Scio ut navigatio fatigationem et fastidium parit. At Clare Virginis preclarum domicilium, quamvis a litore parumper abscesserit, videto, regine senioris amplissimum opus. Illud nulla festinatio, nullus labor impediat, quin duos urbis illius vicos, Nidum scilicet et Capuanam, videas, edificiis supra privatum modum et, ante quam pestis orbem terre funditus exhausisset, vix cuiquam credibili militie numero et decore memorabiles. Militem ad militie pelagus, opus professioni tue debitum, te mitto, non studiosum veritatis ad fabulas, et idcirco Castrum Ovi titulo cognitum eminus aspexisse satis fuerit.

Una valle vicina si trova Napoli, una delle poche città costiere.Anche qui il porto è artificiale ; sopra il porto c'è la reggia e se scendi aberra non omettere di visitare la cappella del re dove una volta un mio conterraneo, primo fra i pittori dell nostra epoca, ha lasciato segni della sua opera e del suo ingegno. Non oso consigliarti di andare alla Certosa, sul colle vicino alla città,Conosco la fatica e il fastidio della navigazione.
Ma va a visitare il famoso Santuario della Vergine Chiara, una struttura molto grande voluta dalla passata regina, si trova un po' lontano dalla costa. Ma né la fretta né la fatica ti impediranno di visitare Nido e Capuana, due quartieri della città che vanno ricordati per gli edifici che superavanoin quantità e bellezza le abitazioni private, prima che fossero distrutti fino alle fondamenta dalla peste. Ti mando come un soldato, quale è la tua professione al mare e non alla storia e allo studio della verità, quindi il Castel dell'Ovo ti basterà vederla da lontano

Hec est civitas ubi Virgilius noster, liberalibus studiis operam dedit, cum iam ante patria illum tua Mediolanum, tenerioribus annis, discipulum habuisset. Hic se carmen illud georgicum scripsisse, hic se ignobili otio floruisse verecundissime memorat. Hanc dulcem vocat ille Parthenopem, id enim est aliud de nomine conditricis civitati nomen. Demum peregre moriens, inter extrema suspiria sue meminit Neapolis et huc revehi optavit ut, quam vivus amaverat, vita functus incoleret.

Questa è la città dove Virgilio studio le lettere, mentre la sua già patria Milano, lo aveva avuto come discepolo negli anni più giovani. Egli ricorda di avere scritto qui le Georgiche e anche di aver goduto del tempo libero, ma vergognandosene un po'. La chiama dolce Partenope; è questo infatti l'altro nome della città, dal nome della fondatrice. Quando morì, lontano, ricordò negli ultimi istanti la sua Napoli e volle essere riportato qui e stare da morto nel luogo che aveva amato da vivo

Hinc tandem digresso, biceps aderit Vesevus (vulgo Summa monti nomen) et ipse flammas eructare solitus. Ad quod olim spectaculum visendum cum experiendi noscendique cupidine perrexisset Plinius Secundus, vir scientie multiplicis et eloquentie floride, vento cinerem ac faviliam excitante compressus est: miserabilis tanti viri exitus! Sic Neapolis, hinc Mantuani, inde Veronensis civis ossa custodit. Mons est autem multarum rerum, sed in primis vini ubertate mirabilis, quod Grecum ideo dicitur, quia pars illa Italie a Grecis possessa olim Magna Grecia dicebatur. Hinc ad dexteram Capree insula linquitur, asperrimis rupibus circumsepta, secessus infamis senilium Tiberii voluptatum et officina sevitie. Pulcherrimus terrarum tractus ad levam Pompeios atque Herculaneum habuit, celebres olim urbes, nunc inania nomina, quas terremotibus eversas Seneca inter ceteros teste didicimus. Superest adhuc Surrentum et ipsum mellifluo palmite generosum. Tota regio Terra Laboris hodie, pars olim Campanie fuerat, utraque precipue ubertatis appellatio. Quo pretextu Cereris hic Liberique certamen incerta victoria statuere.

Quando sarai partito da qui, vedrai il Vesuvio con le sue due cime ( la gente lo chiama Somma) che è solito eruttare fuoco. Un tempo Plinio il Vecchio, uomo di grandi interessi scientifici e di grande eloquenza, si spinse in avanti, con il desiderio di vedere e conoscere, per vedere questo spettacolo, morì a causa del vento che agitava le ceneri ele fiamme. : una morte misera per un uomo tanto grande.Così Napoli custodisce qui le ossa di un cittadino di Mantova, poi quelle di uno di Verona. Tuttavia il monte e da ammirare per molti motivi, primo di tutti per l'abbondanza di vino, che si chiama Greco, perché quella parte di Italia posseduta dai Greci un tempo era detta Magna Grecia. Qui si lascia a destra l'isola di Capri circondata da scogli molto aguzzi, luogo dei piaceri senili del crudele Tiberio e di violenze. La parte più bella di queste terre ha a sinistra Pompei ed Ercolano, città un tempo famose, ora rimangono solo i nomi, che ricordiamo distrutte dal terremoto che ebbe a testimone fra gli altri Seneca. Rimane ancora Sorrento, con la sua dolce vite. Tutta la regione è Terra di Fatica, un tempo era stata parte della Campania, ambedue i nomi erano simbolo di ricchezza della terra. Per questo motivo qui la lotta fra Cesare e Libero non ebbe una vittoria certa.

Post hoc gremium maris ecce mox aliud ex ordine panditur, in quo Salernum videbis et Silerim. Fuisse hic medicine fontem fama est, sed nichil est quod non senio exarescat. Hinc utinam tu secundis ventis et cursu tam facili proveharis ut ego ad Italie finem facili provehor stilo!

Dopo questo braccio di mare, se ne apre un altro in cui vedrai Salerno e il Sele . Si dice che li sia stata l'origine degli studi di medicina ma non c'è niente che non finisca con il passare del tempo. Voglia il cielo che tuy possa procedere con i venti favorevoli e con un tragitto facile, quanto è semplice il mio stile, fino ai confini estremi dell'Italia

Leva itaque perpetuo tractu Calabrum litus extenditur. Dextera autem longe Trinacria et Vulcanus ac Liparis minoresque insule et ipse fumum flammamque fundentes ventoseque adeo ut Eoli, ventorum regis, hic regiam fuisse, vel fabulosum certe vel historicum sit, utrumque enim lectum est. Hinc quod convenit Eolie dicte sunt. Ubi angustissima Italia est, Scaleam vocant, nescio quam vetus oppidum sed nomen haud dubie modernum.

E poi a sinistra si estende per un lungo tratto il litorale calabro. A destra invece, dopo poco la Sicilia, Vulcano e Lipari, isole più piccole ma che pure danno fumo e fuoco e sono tanto ventose che si riteneva che vi fosse la reggia di Eolo, lo siè letto per quanto sia vero o no. Per questo motivo si chiamano Eolie . Si chiama Scalea il punto in cui l'Italia è più stretta, non so quanto sia antico il paese, ma il nome senza dubbio è moderno.

Unde cum ad extremum Italie angulum perveneris, eum scilicet qui ad occasum vergit, hinc Regium Calabrie metropolim, hinc Sicilie Messanam parvo admodum oculorum flexu et fere simul aspicies. In medio Pharus est, qui Messanensis dicitur, in quo sunt infamia illa portenta, multum formidata navigantibus, Scilla et Caribdis. Scillam saxum esse constat ad levam, undisonum, procellosum, Caribdim contra aquarum magnam quandam rapidamque vertiginem. Neque te moveat quod libro tertio divini poematis locate aliter a Virgilio videantur. Ille enim venientis, ego autem euntis iter prosequor.

Da qui, quando sarai giunto alla punta estrema dell'Italia, quella che guarda verso occidente, vedrai con un sol colpo d'occhio da una parte la città di Reggio Calabria e dall'altra Messina della Sicilia.
In mezzo c'è il Faro , che è detto Messinese nel quale ci sono quei prodigi infami , molto temuti dai marinai., Scilla e Cariddi. Si sa che Scilla è uno scoglio di roccia a sinistra dove si infrangono le onde e si abbattono le tempeste, Cariddi invece e una grande e rapida vertigine di acque. Non ti preoccupare se nel terzo libro del divino poeta esse siano da Virgilio messe altrove. Infatti lui descrive un viaggio di ritorno, io di andata.

Causa vero tante vertiginis apud poetas et historicos una est. Ferunt enim hunc nostrum qui nos ambit ac dirimit Apenninum in Trinacriam protendi solitum, donec multis seculis duo maria velut ex condicto, geminum latus montis hinc illinc, sine intermissione tundentia, undis succumbere coegerunt. Ideoque illic amoto obice maria suo impetu acta concurrere, Apennini autem ultima, sic a toto corpore montis exsecta, nomine etiam amisso, concessisse in nomen montis Siculi Pelori, unius scilicet ex his tribus unde Trinacrie appellatio sumpta est, qui mons Messane proximus est, cui quod nomen ante fuerit incertum habeo. Hoc enim a Peloro gubernatore Hannibalis, quem ille sive tota cum classe Italiam linquens, ut Valerio placet, sive, ut alii volunt, et similius vero est, patriam suam puppe unica repetens et Romanos fugiens victores propterque locorum angustias dum eminus exitum non intelligit, falli ratus occiderat ibique tandem errore recognito terre mandaverat, accepisse notissimum est.

La vera causa di un così grande mulinello è solo nelle opere di poeti e scrittori. Ripotano che in nostro appennino che ci divide e separa , si estendesse fino in Sicilia, fino a quando nel corso dei secoli i due mari, quasi di comune accordo lo obbligarono a soccombere alle onde , dopo aver sbattuto in continuazione i fianchi dell'una e dell'altra parte. Qunindi dopo aver eliminata la barriera i mari spinti dalla loro potenza finirono per unirsi, ma l'ultimo lembo dell'Appennino, tagliato via dal corpo del monte, perse anche il suo nome ed ebbe invece quellom del monte Siciliano Peloro, uno dei tre da cui deriva il nome di Trinacria, monte che è molto vicino a Messina e che non so come si chiamasse prima.Questo nome infatti deriva da quello del nocchiero di annibale, Peloro. Annibale lo aveva ucciso , quando stava per lasciare l'Italia con tutta la flotta, secondo Valerio, o come dicono altri, mentre ritornava in patria con una sola nave, sfuggendo ai Romani vincitori e perché pensava di essere stato ingannato, non vedendo da lontano una via d'uscita a causa dello stretto, e lì, una volta accortosi dell'errore, gli dette sepoltura.

Et Scalea quidem digressis usque Regium ferme rectus in meridiem est cursus. Inde rursus ad orientem, relicta procul a dextris Ethna, flammantium principe montium. Inde brevi flexu in septentrionem versus et Scyllaceum naufragiis infame transiliens, Crotonem venies, civitatem quondam inter Italie populos et animorum robore et corporum et forma et opibus ac gloria preecellentem, nunc (quid non poterit longa dies?) vix ipsis Italicis bene notam. Hic Iunonis Lacinie templum fuit, toto orbe percelebre.

Lasciata Scalea , il percorso fino a Reggio è diritto verso sud. Poi ci si dirige verso oriente lasciando sulla destra l'Etna, il principe fra i vulcani. Poi, con breve giro verso nord, passato Squillace, luogo reso infame dai naufragi, arriverai a Crotone la cui popolazione un tempo si distingueva fra le altre italiane per la forza fisica e morale, la bellezza , le ricchezze e la gloria mentre ora ( cosa fa il tempo ?) è a mala pena conosciuta dagli stessi italiani. Qui ci fu il tempio di Giunone Licinia, celebre in tutta la terra.

Inde in intimo quodam pelagi recessu Tarentum tibi monstrabitur, Ennio natalis, Virgilio fatalis locus, quamvis alii Brundisium dicant, magni quoque cum Romanis belli causa, Pirro rege in Italiam accersito adiutoque armis ac menibus, post longum tempus Hannibale, quos hostilium ducum primos Romane historie omnibus seculis numerabunt.

Quindi da un angolo nascosto ti apparirà la città natale di Ennio, il luogo in cui morì Virgilio per quanto alcuni dicano sia stato Brindisi, la città di Taranto che fu anche causa di grandi guerre con i Romani per aver accolto il re Pirro in Italia e aiutato con armi e strutture e in seguito Annibale , questi furono i primi ad essere citati fra i condottieri nemici nella storia di Roma di tutti i tempi

Iam ad finem orbis Italici ventum est, in quo ultimum cum Ydruntem attigeris pedem, habens obvium Adriaticum equor emensus primam insularum ab adverso litore Corcyram ignobilesque alias invenies, donec ad Achaie primum angulum perveneris. Illic quidem optabis isthmum (quod quibusdam venit in mentem) esse perfossum quo cum rectior tibi tum brevior cursus sit. Mons est duo maria dirimens, qui si loco cederet insula esset Achaia. Eius in vertice Corintus est, situ inexpugnabili. Id sibi, cum a Romanis capta esset, eversionis prebuit materiam, secutis oportunitatem loci maxime, ut ait Cicero, ne posset aliquando ad bellum faciendum locus ipse adhortari.

Ydruntem , Taranto raggiunta si arriva alla fine dell'Italia con il mare adriatico davanti e sul lato opposto, dopo averlo attraversato troverai per prima l'isola di Corcira e poi altre non conosciute e giungerai alla prima punta dell'Acaia. Lì preferiresti, come è venuto im mente a molti, che l'istmo fosse stato tagliato, così da avere il tragitto più diretto e breve. Un monte separa i due mari, e se questo cedesse, l'Acaia sarebbe un'isola. Corinto si trova sulla cima in una posizione inespugnabile. Questa fu la causa principale della sua distruzione, quando fu conquistato dai Romani, che furono attirati soprattutto dalla posizione favorevole, secondo Cicerone, affinchè tale posizione non potesse un giorno spingere ad una nuova guerra.

Cum vero limes equoreus ille preclusus sit, parendum nature et, pretermissa Corinto, Malee flexus ille longior obeundus est videndumque litus Achaicum atque urbes in litore: Motona, Corona et quicquid terrarum mare illud alluit, usque ad extremum regionis angulum.

Poichè quel percorso di mare è impedito, si deve seguire la natura e , passata Corinto, percorrere quella curva più lunga di Malea e vedere la costa dell'Acaia e le città lungo il lido: Modone, Corone e quelle terre che sono bagnate dal mare fino alla punta estrema della regione

Ut vero alter Italiam, sic ille Cretam respicit, nunc possessionem Venetorum (ut humana omnia volvuntur), olim Iovis regnum, superstitionum fere omnium fontem atque principium. Hanc a dextris, Euberam, quam Nigropontum vocant, a sinistris habens, inter Cyclades, Egei maris insulas, que siderum in morem pelagus illud illustrant, crebris portibus tutum iter ages. Hic Scyros Achillei amoris atque adolescentie prima sedes, unde Ulixeo tortum astu, fulmen illud venit ad Troiam. Hic Cous Ypocratis, Lesbos Theophrasti, Samos Pithagore patria, qua ille deserta in has nostras terras venit et Italicus philosophus dici meruit, cum philosophie nomen, quod primus invenerat, summo studio atque ingenio exornasset.

Come prima era verso l'Italia , così ora si volge verso Creta, attuale possesso dei Veneziani ( per i cambiamenti degli eventi umani ) una volta regno di Giove e origine e fonte di tutte le superstizioni. Andando alla destra di questa e alla sinistra di Eubea, chiamata Negroponte, avrai un viaggio sicuro con ftrequenti porticcioli fra le Cicladi, le isole del mare Egeo che fanno brillare quel mare come stelle. Qui c'è Sciro, il primo luogo degli amori e della adolescenza di Achille, da dove quel fulmino mandato dall'astuzia di Ulisse , guinse a Troia . Poi la patria di Ippocrate, Coo e Lesbo , patria di Teofrasto, e Samo la patria di Pitagora , che lasciò per venire nella nostra meritandosi così di essere definito filisofo italiano, lui che per primo aveva inventato la filosofia, la abbellì con la sua passione e l'ingegno.

Sed quid ago? Non multo facilius Cyclades omnes quam celi stellas enumerem. Per has ergo navigans et procul a tergo linquens illa duo Grecie lumina, Lacedemonem et Athenas, ad levam vero Hellesponti fauces Sextonque et Abidon, infaustis amoribus notas, et Bizantion atque Ilion, illud emulatione Romani imperii, hoc propriis famosum malis, recto tramite Rodum petes, olim Soli, nunc Cristo, verius scilicet soli, sacram et militie domicilium Iohannis.

Ma cosa sto facendo ? Non potrei contare tutte le Cicladi meglio del contare le stelle . Navigando fra quelle e lasciandoti dietro i due famosi fari della Grecia, Sparta e Atene, e a sinistra le bocche dell'Esponto, Sesto e Abido, conosciute per gli amori infelici e Bisanzio e Troia , la prima famosa per aver emulato l'impero romano e l'altra per le sue proprie sventure, arriverai in linea diretta a Rodi , un tempo sacra al sole , ora a Cristo, quindi al sole e luogo della Milizia di Giovanni.

Iam hinc Asia minor ad levam iacet, olim provinciarum mitissima, post Troie ruinam Grecis referta cultoribus, nunc Turcorum veri hostium ferox regio. Huius partes, ad austrum verse et itineri tuo proxime, sunt Licia atque Cilicia et caput regionis Isauria, arx olim omnium piratarum, qui summis tunc viribus maria cuncta pervaserant, ita ut ipsis quoque Romanis classibus aperta acie decertarent. Summa tamen Pompei magni virtute ac prudentia superati abductique maritimis latrociniis, et terre cultibus restituti, ac ne qua unquam occasio illos ad consueta retraheret, a conspectu maris procul abstracti sunt. Ex his inter ceteras Laudensem coloniam, patrie tue proximam, constare, et de Pompei laudibus sumptum nomen traditur. Que quidem non tantum a mari, sed a fluminibus etiam longe erat, donec nuper eversa, dum resurgeret, ut sibi casus ad aliquid profuisse videretur, translatis sedibus, ripam pulcherrimi amnis obtinuit. Sed nondum tempus est in patriam redeundi. Ad ea que restant procedamus.

Ora qui a sinistra si stende l'Asia minore, un tempo la più tranquilla delle provincie , abitata dopo la distruzuine di Troia da coloni greci e ora in mano ai Turchi, i nemici della verità. Quelle parti rivolte a sud e prossime al tuo intinerario sono la Licia e la Cilicia e Isauria, capitalr e della regione, un tempo rocca di tutti i pirati che avevano invaso tutti i mari con forze militari allora tanto difficili da combattere in campo aperto persino dalla flotta romana. Tuttavia , vinti dal Pompeo Magno con il suo eccezionale valore, furono tolti dalle scorribande del mare e convogliati nell'agricoltura, e furono poretati lontano dal mare anche se nessuna occasione li avrebbe potuti riportare alle lore consuete attività. Si racconta che che la colonia di Lodi, quella vicina alla tua patria, fu costituita da loro, e che prese il nome dalle 'lodi ' di Pompeo. Lontana dal mare e anche da qualunque fiume quando recentemente fu distrutta , fu spostata e ebbe come sede la sponda di un bellissimo fiume, affinchè sembrasse che la sfortuna le avesse portato qualche giovamento. Ma non è ancora il momento di tornare in patria . Procediamo.

Ante Cilicie frontem Cyprus est, terra nulla re alia quam inertia ac deliciis nota, quam merito Veneri sacram dixere et nunc quoque Veneri, magis quam Marti seu Palladi, sacra est. Raro ibi, seu nunquam, vir aliquis clarus fuit, neque enim in molli agro voluptatis virtutum rigida semina coalescunt. Libidinem incolarum terre celique fervor indicat. Cum enim regiones tractu maximo soli viciniores, grata temperie perfruantur, hec prope contra naturam intolerandis ardoribus estuat, quasi hominum complexio ad elementa transierit. Noli ibi multum immorari. Non est enim militaris certe neque virilis habitatio: fastus Gallicus, Syra mollities, Grece blanditie ac fraudes unam in insulam convenere. Quod optimum atque pretiosissimum habent illic, dissimillimis moribus aliunde veniens, iacet Hilarion.

Davanti alla costa della Cilicia c'è Cipro, terra famosa per l'indoleza e per i piaceri e che giustamente fecerro sacra a Venere,ed anche ora lo è, più di quanto lo sia a Marte e a Pallade. Raramente , per non dire mai, l' ci fu qualche uomo famoso, infatti nella molle terra del piacere non attecchiscono i freddi semi della vitù. Il calore della terra e del cielo fa capire il piaceree lussurioso degli abitanti. Infatti le regioni più lontane dal sole godono di un clima temperato, al contratio di questa che le è vicina, brucia contro natura un caldo intollerabile come se la temperatura dei corpi umani si trasmettesse agli elementi. Non rimanere lì a lungo.Non c'è infatti una dimora degna di un soldato e neppure per un uomo: lo sfarzo dei Galli, la mollezza dei Siriil fascino e gli inganni dei greci si sono riuniti in una syessa isola.. Ciò che rimane lì di più prezioso è la toma di Ilarione, che proviene da un'altra parte, di diversi costumi.

Contra Cyprum, in extremo maris angulo, minor latet Armenia, cui tergum puppis obvertens in dexterum latus agenda est. Sed iam, quasi tecum periculi fastidiique particeps, ad terram pervenisse gaudeo. In quam ubi descensurus sis nescio, neque enim unus tantum portus patet accessui. Magistri sententia, comitum consesus, ventus, mare, dies, locus, oportunitas, quid te agere oporteat dicent. Nam ut in antiquo proverbio monemur: "consilia capiuntur pro tempore". Sunt autem in litore illo, ut ab aquilone in austrum descendam, maritima oppida Tortosa, Tripolis, Baruth, Sur, Cesarea, Iaffa, Ascalon horumque in medio nobilis olim, nunc eversa et in cinerem versa, iacet Acon, summum et inexpiabile dedecus ac turpissima cicatrix Cristianorum regum, nisi aliquanto turpior esset ipsa Ierusalem.

Di fronte a Cipro, all'estremo angolo di mare, si trova l'Armenia minore; ad essa la nave deve tenersi di spalle , volgendosi verso destra. Ma ormai, partecipando con te del rischio e del fastidio del viaggio, sono contento di essere giunto a terra.. Non so dove vorrai scendere,poiché non c'è un solo porto d'accesso. Sarà il giudizio del comandante, l'assenso dei compagni, il vento.il luogo e l'opportunità a farti decidere. Infatto così si dice in un vecchio proverbio: ' le decisioni si prendono al momento giusto. Scendendo da nord a sud, su quella spiaggia ci sono le città marittime di Tolosa, Tripoli, Beirut, Tiro, Cesarea, Giaffa, Ascalona e, in mezzo a queste si trova Acco, un tempo famosa e ora distrutta e ridotta in polvere, grande e in espiabile disonore e vergognosa cicatrice per i re cristiani , non fosse ancora più vergognosa Gerusalemme stessa.

Sane si altius descendas, id habebis amplius ut videas caput Syrie Damascum. Sic enim vocat eam non quicunque cosmographus sed clarissimus prophetarum Isaias. Quamvis non ignorem apud alios Antiochiam Syrie primam ac metropolim haberi, cui sententie accedit Hegesippus, libro tertio Historiarum, Iosephum secutus, aliquanto tamen nobilior, ut puto, et certe multo vetustior est Damascus. Videbis civitatem et forma spectabilem et etate, de qua quidem ab ipsis temporibus regum Israel, multis seculis ante urbem conditam, crebra in utriusque litteris sacris ac secularibus est mentio.

Invece se scenderai più a nord, potrai vedere più ampiamente la città principale della Siria , Damasco. Così la chiama non un qualunque cosmografo, ma il più famoso dei profeti, Isaia. Anche se non disconosco che Antiochia è ritenuta da altri la prima e più grande città della Siria, e su questo concorda Egesippo, nel terzo libro delle storie, sulla scia di Giuseppe Flavio, tuttavia credo che Damasco sia la più inportante e di certo la più antica. Vedrai una città mirabile per bellezza e antichità, della quale si parla spesso sia nei libri sacri che in quelli profani, già dai tempi dei re d'Israele, molti secoli prima della fondazione di Roma.

Si infra magis applicueris, quantum spectaculo defuerit, tantum demitur labori, minus terrestri calle lassaberis, quod in terram egresso vicina Ierosolima est, itineris propositique tui terminus. Itaque tametsi multa tibi in medio querenda et visenda monstraverim, que poteras improvisus forte solumque vie finem cogitans preterire, hic quid te moneam non habeo. Omnia enim iam hinc ante quam pedem domo moveas, preconcepta animo et diu agitata sunt tibi, quoniam finis rerum, ut philosophis placet, sicut in executione ultimus sic in intentione primus est.

Ma se attraccherai un po' più a sud, ti priverai di una bellezza ma la privazione fa pari con il risparmio della fatica e ti stancherai di meno del viaggio per terra, poiché è più vicina Gerusalemme , il fine del tuo viaggio e del tuo intento. Dunque, benché io ti abbia mostrato molte cose da cercare e da vedere nel viaggio, qui non ho niente da indicarti. Infatti ancor prima di partire da casa, avevi pensato e meditato a lungo tutte le cose, poiché il termine delle cose, come sostengono i filosofi, è il punto finale nell'averlo fatto, ma quello iniziale nell'averlo pensato.

Neque vero tu aliam ob causam tantum laboris ac negotii suscepisti, nisi ut in illa morte Domini sacra urbe locisque finitimis videres oculis, que animo iam videbas: amnem scilicet quo lotus est Cristus, templum seu templi ruinas in quo docuit, locum ubi summa cum humilitate passus est corpore ut nos animi passionibus liberaret, sepulcrum ubi sacratissimum illud corpus substitit, dum ille mortis et inferni ictor ad regna hostis spolianda descenderet, unde etiam reversus idem corpusque iam immortale recipiens, pressis gravi sopore custodibus, resurrexit.

Per la verità tu hai intrapreso questo viaggio faticosa e impegnativo per il vero motivo di vedere con i tuoi occhi in quella città diventata sacra per la morte del Signore, e nei luighi vicini a quella, ciò che già conoscevi con l'animo: ad esempio ikl fiume in cui Cristo è stato battezzato, il tempio o le rovine del tempio in cui insegnò, il luogo nel quale soffrì con il corpo con grandissima umiltà allo scopo di liberare noi dalle passioni dell'animo, il sepolcro deove rimase il suo corpo santissimo, mentre egli, vincitore sulla morte e sull'inferno, discendeva spogliando il regno del nemico, e da lì, una volta ritornato ha ricevuto quello stesso corpo già immortale, di fronte ai custodi appesantiti dal sonno, è risorto.

Sion pretera et Oliveti montem, ad hec et unde in celum ascendit, quo ad iudicium reversurus creditur, ubi ventis et fluctibus impetravit, ubi cibo exiguo maximam turbam pavit, ubi aquam vertit in vinum, que licet magna convivantibus viderentur, facilia erant illi qui cibum et vinum et aquam et ipsos de nichilo creaverat convivantes, ubi denique elegit indoctos atque inopes piscatores, quorum hamis ac retibus piscarentur imperatores ac reges gentium, ubi cecos illuminavit, leprosos mundavit, paralyticos erexit, mortuos suscitavit, quodque his omnibus maius esset, nisi quia omnia eque facilia sunt Deo, demonibus ac peccatis oppressam sepultamque animam restituit libertati.

E ancora Sion e il Monte degli ulivi e inoltre il luogo da dove salì al cielo, dove si crede che tornerà per il giudizio, dove comandò ai venti ed allle onde del mare, dove sfamò una grande folla con poco cibo, dove trasformò l'ascqua in vino,, cose che furono viste come grandi ai presenti ma che erano facili per lui che avevab creato il cibo e l'acqua dal nulla e i convitati stessi; dove anche scelse pescatori, poveri e semplici , con gli ami e con le reti che pescheranno imperatori e re, dove rese la luce ai ciechi, risanò i lebbrosi, ristabiliì i paralitici, risuscitò i morti, e cosa più importante di tutte , anche se tutte sono ugualmente facili a Dio, rese libera l'anima che era oppressa e sepolta dai peccati.

Multa etiam que persequi michi longissimum et nequaquam necessarium tibi est, cui omnia ex Evangelio nota sunt, que fixa mente cernentis, per singulos passus devotam animam pius horror invadet. Unum quod elabi posset admoneo, videre te urbem illam, quam vicisse victores gentium Romani tam clarum opus esse duxerunt, ut Titus, tunc exercitus post imperii gubernator, in ipso ingressu menia urbis admirans, tantam victoriam non humane virtutis, sed divine gratie fateretur. Et profecto sic erat.

Ci sono mpoi molte cose che per me sarebbe molto lungo raccontare e non necessario a te che conosci bene i racconti del Vangelo e che vengono in mente a chi guarda; ad ogni singolo passo un timore reverenziale prende un animo devoto. Ti ricordo una cosa che potrebbe sfuggirti, tu vedi quella città che fu vinta dai Romani, vincitori di molti popoli, che Tito, allora capo dell'Esercito, mentre ammirava le mura della città alla sua entrata disse che una tanto grande vittoria veniva non dal valore dell'uomo, me per grazia divina, E così di certo è stato.

Cristus ipse quem erasisse de terra viventium existimabant, adversus suos hostes suis merito favebat ultoribus, licet adhuc illis incognitus, noscendus tamen eorum successoribus et colendus. Itaque cum sepe alias, tum in ea vastatione precipue impletum est quod ex persona eius in psalmo dicitur resuscita me et retribuam eis. Ea hominum strages, ea fames miserorum tam mesta necessitas, que si ex ordine nosse cupis, Iosephum lege, non audita, sed visa et communia sibi cum ceteris referentem.

Lo stesso Cristo che credevano di aver eliminata dalla terra, portava un giusto favore ai suoi vendicatori contro i suoi stessi nemici, anche se ancora non lo conoscevano, ma che sarebbe poi conosciuto e venerato dal loro successori. Così , come può avvenire, in quella distruzione si realizzò ciò che è detto nel salmo dedicato alla sua persona: resuscitami e restituirò a loro. Le stragi di uomini , la fame dei poveri erano una così triste necessità che se vuoi conoscere bene, puoi leggere Giuseppe Flavio, che racconta i fatti non pre averli uditi ma per averli visti e vissuti con gli altri.

Quid vero nunc cogitas? An nondum te desiderium nostri cepit, ut domum, ut patriam, ut amicos invisere animus sit? Credo id quidem, imo ne aliter fieri posse certus sum. Sed nullus est acrior stimulus quam virtutis. Ille nunc per omnes difficultates generosum animum impellit, nec consistere patitur, nec retro respicere cogitque non voluptatum modo sed honestorum pignorum atque affectuum oblivisci, nichil aliud quam virtutum speciem optare, nichil velle, nichil denique cogitare. Hic stimulus qui Ulixem Laertis et Penelopes et Telemachi fecit immemorem, te nobis nunc vereor abstrahet diutius quam vellemus.

A che cosa stai pensando ora ? Non ti è ancora venuto il desiderio di noi e quello di rivedere la casa, la patria, gli amici ?Credo di sì, anzi ne sono sicuro.. Ma nessuna spinta è più forte della virtù.
Quella ora guida il tuo animo generoso attraverso tutte le difficoltà e non sopporta che si resti fermi né che ci si volga indietro, e costringe a dimenticare non solo i piaceri, ma anche gli impegni e gli affetti , a desiderare, volere e pensare solo la virtù. Questa spinta che rese Ulisse dimentico da Laerte, Penelope e Telemaco, temp ora che ti mantenga lontano da noi più a lungo di quanto noi vorremmo.

Video tibi faciem esse longius euntis. Nec immerito. Ubi enim dimitteres Bethleem, civitatem David, quam celesti ortu claram fore divini vates presago ore cecinerant? Illic prima inunabula nostri regis aspiciens, cogitabis quantum Deo grata fuerit semper humilitas, quam in filii sui unigeniti primordiis evidentissime consecravit, cogitabis ineffabilem Salvatoris originem, qui ante principium genitus, in fine temporum, si ad etatum numerum attenditur, natus est.

Mi sembri uno che andrà più lontano. E non senza merito. Dove lasceresti infatti Betlemme, città di davide, che era stata cantata dai poeti sacri, con voce che presagiva il destino di diventare famosa per una nascita celeste. In quel luogo, guardando la prima culla del nostro re, penserai quanto sarà gradita a Dio l'umiltà, che egli rese chiaramente santa nei primi gesti del suo figlio unigenito; penserai all'ineffabile origine del salvatore che, generato prima dell'inizio dei tempi, è nato alla finre dei tempi, se si considera il numero delle età.

Virginem matrem in presepio iacentem contemplabere et divinum infantem in cunis vagientem, angelos ab ethere concinentes, pastores attonitos stupentesque reges alienigenas, cum muneribus affusos, indigenam vero regem gladio sevientem, terram innocuo sanguine beatorum infantium et miserarum genitricum lacrimis madentem et mestis resonans celum omne gemitibus.

Contemplare la Vergina Madre che giace nel presepe e il bambino divino che nella culla emette vagiti, gli angeli che cantano nel cielo, i pastori attoniti, i re stranieri stupefatti chesi prostrano con i doni, il re del luogo che minaccia con la spada, la terra bagnata dal sangue innocente di bambini beati e delle lacrime delle povere madri, e il cielo che tutto risuona di tristi pianti.

Inter hec monitu angelico, sanctum altorem cum intemerata matre celestique alumno, clam ex ingrata patria in Egiptum ire tanto pignori tutas latebras querentem, iam tum gentibus spe iniecta, primogenito propter ingratitudinem abdicato, summi patris hereditatem ad minorem filium, hoc est ad populum gentium, esse venturam.

Tra questi vedrai il genitore santo fuggire di nascosto, su invito degli angeli, con la madre immacolata e il bambino celeste, dalla patria ingrata verso l'Egitto, cercando un nascondiglio sicuro per un così grande tesoro, quando già nei popoli eragià stata infusa la speranza che, perso il primogenito per ingratitudine, l'eredità del sommo padre sarebbe andata al figlio minore, cioè alle genti.

Sed tu quoque nunc, ut auguror, Ioseph imo Mariam, imo Cristum profugum sequi vis, sacrum profecto teque dignum iter. Sequendus in terris querendusque nobis Cristus est ut vel sic dicamus eum ad celum sequi et ubi aliquando habitavit, diu quesitum tandem ubi habitat invenire.

Ma anche tu ora, come mi auguro, vuoi percorrere il luogo della fuga di Giuseppe, Maria e Cristo, percorso certamente santo e degno di te.Noi dobbiamo seguire e cercare sulla terra Cristo, perché si possa dire di seguirlo in cielo e , cercato a lungo dove abitò allora, trocare alla fine dove abita ora.

Iam vero non longe hinc, mare quod Sodomorum dicitur, Iordanis influit, ubi consumptarum urbium vindicteque celestis aperta vestigia apparent. His deserti solitudo proxima est.

Non lontano da qui il Giordano si getta nel mare detto di Sodomia , dove appaiono chiare le vestigia delle città distrutte e dell'ira celeste. Qui è vicina la solitudine del deserto.

Durum iter fateor, sed ad salutem tendenti nulla difficilis via videri debet. Multas ubique difficultates, multa tibi tedia vel hominum vel locorum hostis noster obiciet, quibus te ab incepto vel retrahat vel retardet vel, si neutrum possit, saltem in sacra peregrinatione hac minus alacrem efficiat. Hic vero preter cetera nativam locorum ingeret asperitatem penuriamque rerum omnium. Sed meminisse conveniet omne optimum magno pretio constare, et Virgilianum illud in tuos usus transferre, ubi ait 'vicit iter durum pietas ',et illud Lucani paululum immutare 'durum iter ad leges animeque ruentis amorem'.Nichil tam durum quod virtus ardens et pietas intensa non molliat.

Ti dico che il viaggio è duro ma nessuna via deve sembrare difficile a chi pensa alla salvezza. E lì il nostro nemico ti farà incontrare molte difficoltà, molti fastidi dovuti alle persone e ai luoghi, per farti desistere dall'impresa iniziata o per farti perdere tempo, o se, non riesce in nessuno dei due, farti sentire inadeguato al pèellegrinaggio. Infatti ti farà vedere la durezza naturale dei luoghi e le privazioni. Allora sarà necessario che tu ti affidi al pensiero che le cose migliori hanno un prezzo alto e che le tue necessità ti ricordino il verso di Virgilio' la devozione religiose ha la meglio sul duro viaggio' di poco diverso da quello di Lucano ' duro è il viaggio verso la leggee quello di un'anima che corre verso l'amore. Niente comunque è tanto duro che la virtù ardentge e la intensa devozione non possano addolcire.

Equidem si per syrtes Libycas et arenosa loca serpentium M. Cato mite Cesaris imperium fugisse laudatur, tu per desertum non fugies immite feroxque iugum Sathane, per quod tantus olim populus fugit sevitiam Pharaonis? Et quod senes ac pueri et muliercule potuerunt, tu vir fortis ac iuvenis non poteris? Deus cum illis erat, et tecum erit.

Ugualmente se si raccona che M. Catone sia fuggito dal mite dominio di Cesare per le Sirti di Libia e i deserti sabbiosi abitati dai serpenti, tu fuggurai il crudele e freroce giogo di Satana, attraverso quel desero in cui un popolo per un tempo lunghissimo fuggì la crudeltà del Faraone. E ciò che hanno potuto vecchi , bambini e donne, non lo potrai tu, giovane e forte ?. Dio era con loro e sarà con te.

His autem in locis legem datam Moysi, colloquium cum Deo habitum visionem rubi, delapsum celo manna ceterasque erga carum, sed ingratum, populum divinas blanditias ac divina iudicia tecum volves.

Considera poi che in questi luoghi fu data la legge a Mosè, qui il colloquio con Dio e la visione del cespuglio in fiamme, qui fu mandata dal cielo la manna e gli altri doni divini ei divini ordini verso un popolo caro ma ingrato.

Incidet forte cupiditas maris Rubri videndi, quod proprie a poeta non mare sed litus Rubrum dictum est: non enim ab aquis sed a colore litoris nomen hoc trahitur. Quo cum perveneris non odores Indicos et Eoas merces, illis faucibus in Egiptum atque inde nostrum in mare convectas, sed populum Deo adiutum per medios fluctus, sicco pede, transvectum meditabere. Illud enim humane cupiditatis et inopie, hoc divine pietatis ac potentie est.

Forse sarai preso dal desiderio di vedere il mar Rosso che esattamente è detto dal poeta non mare ma spiaggia rossa, infatti non dalle acque ma dal colore della spiaggia deriva il nome. Quando arriverai non dedicarti alle spezie indiane e alle merci orientali, trasportate da là in Egitto , e di l' nel mediterraneo, ma al popolo aiutato da Dio a passare, all'asciutto, in mezzo alle onde del mare.
Quello riguarda la cupidigia e la debolezza dell'uomo, l'altro la pietà e la potenza di Dio

Hic Catherine Virginis corpus cernes, ubi angelicis manibus collocatum fertur, nec indignum fuit, ut que pro lege Dei usque ad mortem decertaverat, in eo ipso monte requiesceret ubi lex divinitus data erat.

Qui visiterai il corpo di S. Caterina Vergine nel luogo dove si dice fu posto dagli Angeli, né il luogo ne è indegno, nello stesso monte dove fu data la legge di Dio, legge per la quale lei lottò fino alla morte.

Per hec loca formidabiles esse solent Arabum incursus, sitis, fames, labor, sed nichil fere periculosius errore vie, nullis indiciis ad rectum referentibus. Ideo vigilanter cave ne ulla te necessitate seiungat a sociis.

Per questi luoghi avvengono spesso le incursioni degli Arabi e poi c'è sete, fame e fatica, ma niente è più pericoloso della perdita della direzione, mancando le indicazioni per la via giusta. Pertanto fa attenzione di non allontanarti per alcun motivo dai tuoi compagni.

Iam tandem in Egiptum laborioso et ancipiti calle perventum est. Ibi ergo supra Nilum videbis Babilonem novam, Cambysis opus, et Carras Egiptias, frequentissimam urbem et immensam, que Babilonem veterem trans Euphratem et Carras Assyrias representant.

Ora si arriva in Egitto per una via difficile e incerta, dove sopra il Nilo vedrai la nuova Babilonia, opera di Cambise e Carra Egiziano,città grande e con molto abitanti; esse riproducono l'antica Babilonia al di là dell'Eufrate e Carra degli Assiri.

Spectabis insignem Asie atque Africe limitem, adversum Tanai, flumen ingens stupendumque, de quo et philosophi et poete et cosmographi multa sunt opinati (Aristoteles vero libro integro disseruit), flumen et estivi mirabilis incrementi et inundationis uberrime et infiniti alvei et fontis incogniti, cuius certitudinem et Egiptiorum et Persarum et Macedonum reges, ad postremum Romani quoque imperatores, sed frustra omnes, quesiere. Fons hactenus ignoratus manet, opiniones atque inquisitiones hominum et historie de hoc scripte multa legentibus nota sunt.

Vedrai l'importante confine fra Asia e Africa oltre il grande e stupefacente fiume Tanai, di cui filosofi, poeti e cosmografi hanno raccontao cose diverse( Aristotele ne fece un libro intero ). E' un fiume caratterizzato da un aumento straordinario di acque nel periodo estivo, da abbondanti ainnondazioni, da un letto vastissimo e da una sorgente igbnota che fu cercata dai re degli Egizi, dei Persiani e dei Macedoni, e per ultini anche gli imperatori romani , ma tutti quanti inutilmente. Fino ad oggi la sorgente rimane ignota; Molto conosciute sono invece le opinioni e le ricrrche degli uomini e le storie su di essa.

Clarum quiddam et relatu dignum, quod ab illustribus viris accepimus, locus hic exigit. Ferunt fontem esse perlucidum illic ubi ab Herodis rabie Cristum occultabant, quem puer omnipotens e terra arida in refrigerium anxie matris eduxerit. Ex illo Cristianos iucundissime bibere, Saracenis absinthio amariorem esse, ita ut degustare illum vel summis labiis pena est nostrosque inde tam cupide haurientes ceu monstrum aliquod admirentur. Nec sane magnum fuit illi qui fontem fecit, eidem quoque quas voluit leges dare et pro varietate bibentium fidei varium saporem aquis immittere.

Devo raccontare una cosa che è merita e che ho conosciuto da illustri personaggi , questo momento lo esige.La limpidissima fonte dove fu nascosto cristo dall'ira di Erode, nata dalla pietra secca per il potere del fanciullo a refrigerio della madre stanca, si trova lì. Si dice che i Cristiani ne bevano con molto piacere e che per i saraceni sia più amara dall'assenzio così che è una pena per loro berne e si meravigliano, come un fatto miracoloso, che i nostri la prendano con tanto desiderio. Colui che la fece scaturire fece una cosa grande, dare alle acque un sapore diverso a seconda della credenza religiosa di chi beveva.

Nil iam restat memorabile quod quidem non meminerim, preter Alexandriam, Alexandri opus, Alexandri nomen, Alexandri bustum. Ad quod Iulius Cesar, post Thessalicum diem mortemque Pompei, cum Alexandriam venisset, ambiguo turbati vulgi murmure permotus, per speciem religionis descendisse legitur.

Adesso non resta nient'altro che meriti di essere ricordato a parte Alessandria , opera di Alessandro, di cui ha il nome e il sepolcro.Quando Cesare giunse ad Alessandria dopo la Tessaglia e la morte di Pompeo, turbati dallo strano mormorio del popolo, vi discese in forma di omaggio religioso.

Et Augustus Cesar, post victoriam Actiacam Antoniumque devictum et coactum mori, eodem veniens, Alexandri corpus reverenter aspexit cumque ex eo quereretur an et Ptholomeum vellet aspicere, elegantissime regem ait se videre velle non mortuos. Cui dicto illa proculdubio sententia inest, virtute animi et rerum gloria non regno, non sceptro, non diademate regem fieri.

E Cesare Augusto, dopo la vittoria di Azio, la sconfitta di Antonio e la sua morte, arrivato là, fece una visita reverenziale al corpo di Alessandro e , quando gli fu chiesto se volesse vedere anche quello di Tolomeo, rispose con eleganza che voleva vedere un re, non dei morti. Ciò detto è chiara la sentenza: un re è tale per la virtù dell'animo e la gloria delle imprese, non per il regno, lo scretto e la corona

Hoc tu dictum eatenus inflectes, ut sanctos cupias spectare, non mortuos. Quia tamen vetustas et fama clarorum hominum non sine quibusdam facibus animos tangunt, poteris et hoc bustum, si nondum senio cesserit, spectare, nec minus urnam que Pompei cinerum ostenditur. Illum enim Greci, hunc Romani scriptores magnum vocant (Galli autem hoc cognomen ad suum Carolum transtulere). Illos duos habet una urbs, quorum alterum Arctos, alterum miserat Occidens; illum Pelles, hunc Roma.

Rifletti sul significato di questa massima: desidero vedere i santi, non i morti. Ma poiché l'antichità e la fama di uomini famositoccano gli animi portando degli effetti interessanti, potrai ammirare anche questa tomba se sarà sopravvissuta al tempo e anche l'urna che mostra le ceneri di Pompeo. Inafatti quello è detto Grande dagli autori Greci, questo da quelli Romani ( invece i Francesi portarono questo nome al loro Carlo. Una stessa città li possiede entrambi: uno provenirnte dall'Oriente, l'altro dall'Occidente, l'uno da Pella , l'altro da Roma.

Videbis ubi iniquo Marte preventus et circumventus illa magnalia et vix credibilia gessit Cesar. Videbis Pharum, unde hoc 'phari' nomen per alias terras usquequaque diffusum est. Spectabis multifidas Nili fauces, ubi fortuna populi Romani truncum sui ducis et lacerum cadaver abscisumque trunco caput flens victor aspexit, sic cum genero partitus orbem, ut illum Nilus, Tibris hunc abluat. O fortune fides, o rerum finis humanarum!

Vedrai dove Cesare con il dio Marte avverso compi grandi ed incredibili imprese. Vedrai il Faro, nel luogo dove questo nome si diffuseovunque nelle altre terre.Ammirerai la foce dai molti rami del Nilo, dove con la fortuna del popolo romano il vincitore guardò piangente il tronco del proprio condottiero, il cadavere lacerato e la testa separata dal corpo; divisa la terra con il genero quello il Nilo questo il Tevere bagna.Ofortuna della fede, o fine delle azioni umane !

Certe ut es ingenio promptus ac docilis, facile tantis ac talibus magistris, quantum prosperis, sit fidendum disces perpetuoque memineris.

Di sicuro dato che sei uomo diligente e d'ingegno si può pensare che tu possa imparare facilmente da tanti e tali maestri e per di più favorevoli e portarne sempre il ricordo.

Sed iam satis itum, satis est scriptum: hactenus tu remis ac pedibus maria et terras, ego hanc papirum calamo properante sulcaverim, et an adhuc tu fessus sis eundo, certe ego iam scribendo fatigatus sum eoque magis quo celerius incessi. Quod enim iter tu tribus forte vix mensibus, hoc ego triduo consummavi.

Oramai abbiamo viaggiato abbastanza e abbastanza scritto: tu sei andato con i remi e a piedi per mari e terre, io ho percorso questa carta con una penna veloce, non so se tusia stanco di andare, di sicuro io lo sono per lo scrivere anche pewrchè l'ho fatto velocemente. Infatti il tuo viaggio è di circa tre mesi, questo io l'ho consumato in tre giorni.

Hic utrique igitur vie modus sit. Tibi domum, michi ad mea studia redeundum. Quod ego confestim fecero, tibi vero plusculum negotii superest peragendum Cristi ope feliciter. His spectaculis et hoc duce, doctior nobis ac sanctior remeabis.

Per entrambi qui sia la fine del viaggio. Tu devi tornare a casa ed io ai miei studi. Ciò che io ho fatto in fretta sarà per te un impegno maggiore, ma anche felice per l'aiuto di Cristo Dopo aver visto tutti quei luoghi e aver avuto lui come guida ritornerai da noi più sapiente e più saggio.

 
 
 
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