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JOSE SARAMAGO
 
Accoglienza per i pellegrini
 
 
 
 
La via Francigena in Toscana
 
  .…
parsi la ripa e parsi la via schietta
…. Purg. XIII v.8

 
 
 
Attraversando la Toscana il pellegrino incontra città, luoghi e strade ricche di storia e di storie di pellegrinaggio; testimoni della vita passata ne conservano la ricchezza e sono ancora presenti per le esperienze di oggi e del futuro.
 
 
BERCETO

Hoc Tempore monasterium Benedicti
a Longobardis destructum est "

 

Il pellegrino che vuole andare a Roma, volendo privilegiare la Toscana, può prendere come tappa di partenza Berceto. Facilmente raggiungibile con il treno, sulla linea Parma-Genova, può consentire di arrivare al mattino del giorno stesso dell'inizio del viaggio; altrimenti arrivando alla sera potrà chiedere accoglienza al convento dei Padri Cappuccini, che di pellegrini ne ha visti tanti e che certamente continuerà ancora ad ospitare.
Infatti, come racconta facilmente il cartello 'Punto Tappa' che si trova di fronte all'Ufficio Turistico, questo è uno dei luoghi registrati e menzionati in molti famosi pellegrinaggi, il primo dei quali, non certo in ordine di tempo, per quanto antico, quello del vescovo di Canterbury, il famoso Sigerico. Questi che, come successore nella sede di Londra ad Edelgardo, si recò a Roma per ricevere il 'pallio' dal papa, ebbe la cura di raccontare il suo viaggio di ritorno e di lasciare quindi come un itinerario indicato. Il " pallio ", era la bianca stola riservata ai Pontefici e ai Vescovi metropoliti, che conferiva l'autorità sugli altri Vescovi inglesi..
Oggi molte ricerche sono state fatte per appurare da dove veramente sia passato questo vescovo, e ne sono risultate opinioni diverse nonostante le testimonianze siano chiare, ma poiché una strada è sacra non solo perché è stata percorsa da un vescovo, che prima e dopo di lui soldati, commercianti e briganti l'hanno pure spianata con buone e cattive opere, noi tracceremo un percorso che ai giorni d'oggi possa risultare il migliore per raggiungere Roma, e fare il nostro pellegrinaggio prendendo come sacra per prima cosa la nostra intenzione e per secondo il desiderio di ammirare e poi conoscere e approfondire la storia di questi luoghi: il territorio toscano è talmente ricco di documenti e di bellezze da meritare di percorrerla e non solo da pellegrino.
Partendo da Berceto il pellegrino si troverà alla Cattedrale, dove potrà timbrare la sua credenziale, e nella visita a questo bellissimo duomo può avvalersi anche di un'altra forma di investitura: sul portale laterale due cariatidi del 1198 rappresentano i Santi Pietro e Paolo e in quelle si può riconoscere l'indicazione e l'invito al pellegrinaggio. Inizio perfetto, dunque!
Ma,guardando bene,si può trovare un altro simbolo importante: una cariatide nel Portale del Duomo, una scultura pre-antelemica, attribuita al secolo dodicesimo, raffigura 'La Fatica '; il pellegrino la potrà guardare per trarne la forza e l'incoraggiamento che gli saranno necessari per i momenti di crisi che incontrerà nella sua strada, e poiché è anche molto bella, l'efficacia è assicurata.
Il pellegrinaggio inizia con facilità, il percorso è ben segnalato dalle frecce e arriva a Pontremoli, che potrebbe essere la prima tappa, senza presentare alcuna difficoltà.
A metà strada circa, il pellegrino arriva al Passo della Cisa, e come è ben indicato da un cartello dell'ANAS, il suo cammino adesso è ufficialmente nella regione Toscana.
Al passo, poco frequentato da quando l'autostrada ha sostituito questa antica via, c'è un ottimo punto di ristoro, un bar che vende anche prodotti locali, miele, biscotti, formaggio; c'è la chiesetta (00030 )in cima ad una scalinata, come è giusto sia in un punto saliente del territorio quale è quello di un confine e un paio di negozi per turisti, che a volte il pellegrino si fa turista e anche altre il turista può diventare pellegrino.
Il passaggio antico della via Romea era nelle vicinanze, in un punto a1039 m. di altitudine chiamato semplicemente Monte. Questo valico naturale è quello che nel medioevo è stato maggiormente frequentato per entrare in Toscana ed ha continuato ad esserlo per molti secolo, essendo un transito relativamente agevole non solo a piedi ma anche per gli animali da sella e da soma.
Superato il passo la strada giunge a Montelungo Mons Langobardorum località antichissima, luogo certo di accoglienza di pellegrini dato che al tempo vi era un monastero dedicato a San Benedetto direttamente dipendente dalla Abbazia di Bobbio, altro luogo di accoglienza che il pellegrino potrebbe aver trovato se il suo pellegrinaggio fosse cominciato più a nord.
Forse questo è il monastero di cui si parla in Cronache Anglosassoni "Hoc Tempore ( 596 ) monasterium Benedicti a Longobardis destructum est ".
Fra il 900 e il 904, il vescovo di Canterbury, Sigerico, dopo il suo viaggio a Roma lascia notizia dei luoghi dove fa sosta. Questa è la sua trentaduesima tappa: Sce Benedicte XXXII
Dopo di lui, circa l'anno 1154 un altro prelato in pellegrinaggio a Roma proveniente dall'Islanda, l'abate Nikulas di Munkathvera ha attraversato il Monte Bardone e lo segnala come 'Mumbard'.
Verso la Francia, Filippo Augusto nell'anno 1191 ritornando dalla terza crociata e passando per 'Punt-Tremble et per Munt-Bardum 'precisa che 'ibi deficit Tuscana et incipit Italia'.
E molti altri prima e dopo di loro, lasciando testimonianze e non, hanno mantenuto questa strada viva arricchendola di storia e di tradizioni che faranno compagnia al pellegrino più solitario.
Il fiume Magra segna la strada e accompagna il pellegrino fino alla sua foce presso Santo Stefano.
 
 

Pons Tremulus

PONTREMOLI
Tranquilla cittadina al centro della Lunigiana, sensibile e attiva alla vita culturale attuale e alla sua tradizione di luogo di passaggio della via francigena , è infatti la Puntremel XXXI di Sigerico.
E'situata sulla linea ferroviaria Parma - Genova, e la stazione si trova nelle strette vicinanze del centro storico. Si ritiene che il nome suo derivi da un antico ponte di legno 'Pons Tremulus' che per quanto traballanteconsentiva di passare il fiume. Ricca di storia da quando fu eretta da re Enzo di Svezia nel 1247, Pontremoli ha saputo proteggere la sua posizione strategica con un sistema di difesa basato sullo sfruttamento delle barriere naturali, e della confluenza dei corsi d'acqua, il fiume Verde e il Magra, e di una studiata forma di sbarramenti. La sua struttura allungata parte da Porta a Parma, attraversa le due piazze centrali separate dalla Torre del Campanone punto in cui nel 1322 Castruccio Castracani fece funzionare lo sbarramento per mantenere divisa nella città e impedire gli scontri fra le due fazioni di Guelfi e Ghibellini.
Si racconta di un altro sistema di difesa un po' particolare ma di sicuro effetto per quei soggetti sensibili a queste esigenze: in una iscrizione su una campana nella Chiesa di San Francesco, fusa da un certo Ilario nel 1313, si afferma che i suoi rintocchi hanno il potere di scacciare gli spiriti maligni. In quei tempi questi accorgimenti erano sempre molto apprezzati.
Sempre in Lunigiana, un'altra campana, un'altra chiesa, San Cristoforo ha una iscrizione "MCCCIII , ne mentes ledant, fantasmata cuncta recedano", e anche l'idea di scacciare i fantasmi in una valle piuttosto solitaria aveva il suo buon effetto rassicurante.
Si chiama Cresa il più antico dei ponti di Pontremoli, fatto a schiena d'asino come tanti ponti che certamente il pellegrino ha già incontrato non solo in Italia, ed è sul fiume Verde nella parte alta della città;mentre il ponte Stemma o Busticca si trova in basso in prossimità dell'incontro con il fiume Magra.
Nella Rocca- museo, Castello del Piagnaro, sono raccolte lastre di pietra o stele funerarie con scolpite sembianze umane stilizzate, forse figure di guerrieri celtici che sono state trovate in diversi luoghi della Lunigiana: interessanti reperti di storia ancor più antica di quella del pellegrinaggio.
La salita al castello è ben compensata anche da un bellissimo panorama, inoltre poco più avanti dell'ingresso si può incontrare la chiesetta di Sant'Ilario la cui facciata è del secolo scorso, ma la sua zona presbiteriale presenta un abside semicircolare che rivela un'altra eleganza e altre origini, forse il luogo di accoglienza per i pellegrini. Da quel punto infatti, parte verso il nord un altro sentiero, un altro dei tanti rami della via francigena forse anche più antico di quello percorso dal pellegrino, e collega il paese a Borgo Taro.
Di impianto medioevale del quale è rimasto molto poco è il convento di San Francesco che la tradizione vuole sia stato costruito dopo il passaggio del Santo nel 1219.
Vicino alla porta a Parma c'è la chiesa romanica di San Giorgio le cui origini vanno fatte risalire al X secolo. Ricordiamo ancora la chiesa di San Giacomo di Altopascio, ora sede di una scuola, che fu costruita nel 1508 sul luogo dove sorgeva un antico ospedale, anche il suo nome ne sembra testimonianza.
E' stato scritto che il Barbarossa mostrava al figlio la città di Pontremoli come la chiave dell'entrata in Toscana.
Nel suo passaggio se il pellegrino avesse la fortuna di arrivare nel giorno di precetto, nella chiesa di San Pietro, aperta per la funzione religiosa, potrebbe ammirare in un bellissimo bassorilievo la rappresentazione del 'labirinto', diffuso simbolo, presente sulle strade di pellegrinaggio che vuole indicare tutto ciò che può nascondere o indicare un labirinto, forse anche la difficile ricerca di un percorso sia fisico che spirituale.

 
 
PIEVE DI SORANO

Gli occhi storti

 

La Pieve di Sorano, nel comune di Filattiera, il pellegrino la incontra sul suo percorso, poco dopo aver lasciato Pontremoli, nel fondovalle, sulla sponda sinistra del fiume Magra; ma la può raggiungere facilmente anche il visitatore-turista che la ritrova sulla statale 62 della Cisa al Km 30 o fermandosi alla stazione ferroviaria di Filattiera, della linea Parma - La Spezia.
La chiesa è stata restaurata di recente salvaguardando così un luogo testimone di lunga e preziosa storia della quale sono stati trovati reperti importanti in tutta la zona circostante. Il territorio risulta che fosse già popolato all'età del rame, e conserva resti romani del terzo secolo dopo Cristo; come tutto il territorio di Luni di cui fa parte la sua vita passa periodi e vicende di alterna fortuna.
Si suppone che la costruzione primitiva della chiesa sia avvenuta in tempi di relativa tranquillità e sicurezza quando il territorio lunense era sotto il dominio bizantino. Fu intitolata a Santo Stefano, primo martire cristiano, ma il preesistente edificio su cui è stata posta era di culto pagano.
La prima notizia della ' plebs de Sorano'" si trova in una bolla con data 11 novembre 1148 nella quale viene rinnovato il possesso della pieve al vescovo di Luni. A quella data la chiesa era già con l'attuale struttura sia nell'aspetto che nelle dimensioni, ma più volte, nel trascorrere dei secoli rischiò la totale distruzione. Un'ancora di salvezza possiamo dire che fu nel cimitero attiguo per il quale la struttura continuò ad essere utilizzata; le famiglie più importanti della zona crearono delle cappelle private all'interno della chiesa stessa e prendendosene cura contribuirono a salvarla dall'abbandono totale.
A restauri ultimati Don Antonio, parroco di Filattiera ha voluto verificare la veridicità del un racconto popolare che dice che la pieve ha gli occhi storti: infatti nei giorni di solstizio e di equinozio la luce del sole entra rispettivamente a dicembre dalla monofora di destra, a marzo da quella centrale e a giugno da quella di sinistra. I suoi costruttori vollero strutturarla in modo che potesse dare alla popolazione il segnale del passaggio delle stagioni, calcolando così anche le date liturgiche come la Pasqua che da quelle vengono stabilite. Queste particolari progettazioni sono frequenti nelle antiche costruzioni, il pellegrino sul Cammino di Santiago che ha fatto tappa a S. Juan De Ortega ha già sentito una storia simile e sarà contento di ascoltare anche questa.
 
 
FILATTIERA

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Al km 31 della statale della Cisa si trova questo paese, che ha il suo nucleo più antico nella zona più elevata: lì una torre rotonda testimonia il passato bizantino e l'origine del suo nome.
Nella chiesa, S. Maria in Filattiera, è conservato un battistero in marmo bianco, opera realizzata nel 1605, con un bellissimo basamento che riporta sculture e il giglio fiorentino; proviene dalla Pieve di Sorano che in quel periodo era quasi totalmente abbandonata, per cui la cura parrochialis cercò di raccogliere gli arredi che si erano salvati e di portarli entro le mura.
Della stessa provenienza è una statua in marmo bianco alta più di un metro di un S. Giacomo.
Molto più importante invece per quanto riguarda la testimonianza del passaggio dei pellegrini in questa zona è una lapide conservata nella chiesa di San Giorgio. L'iscrizione ricorda un certo Leodgar morto nel 752, un missionario che oltre ad aver creato un posto di l'accoglienza e l'assistenza ai pellegrini ebbe il merito di aver convertito al cristianesimo molti abitanti della valle 'spezzando gli idoli pagani '. Ma un altro testimone a ricordarci il mondo dei pellegrini è un piccolo bassorilievo di San Giacomo che incontriamo attraversando il paese sopra la porta di una casa che è stata a suo tempo un ospitale poi un asilo e adesso è una casa privata. Il proprietario ne ha grande rispetto e cura.
Il paese ha anche una sua antica e particolare tradizione che si svolge ogni anno per la festa di San Antonio: un grande falò viene acceso nella piazza e gli abitanti si cimentano nel portarsi via un tizzone, che sarà la loro protezione da tutti i malanni.
 
 
FILETTO

come selva oscura

 

Il pellegrino che entra qui anche senza chiudere gli occhi si può sentire trasportato in quel tempo lontano quando questo borgo fortificato(00080) di fondovalle era nella sua piena attività. Si guarda intorno e potrebbe credere di essere entrato in un film; manca la musica di fondo ma lui ormai è abituato al silenzio. Questo è uno di quei borghi murati nati in ragione alla lotta fra l'esercito bizantino ed i longobardi che nel periodo dei secoli VI e VII invasero la Lunigiana e ne ha mantenuto tutto l'aspetto. Nella grande piazza dove il pellegrino trova una fontana (incontro oggi sempre più raro)
si può individuare la matrice del borgo, un quadrilatero a misura di sessanta metri con un' unica possibilità di accesso. Nel medioevo, dal lato di ponente si ebbe una espansione successiva, pur mantenendo il disegno del quadrilatero e si formarono quelle strette vie interne, caratteristiche dei centri storici lunigianesi, i cosiddetti borghi voltati. Nel secolo XVI si ampliarono le mura anche verso oriente e vennero erette due monumentali porte. Una ristrutturazione definitiva avvenne alle fine di quel secolo con i nuovi proprietari, i Marchesi Ariberti di Cremona che costruirono il loro palazzo e il convento dei frati ospitaleri di San Giovanni di Dio.
Ogni anno in agosto viene fatta una rievocazione medievale con figuranti in costume e con le botteghe e i banchi all'aperto che mostrano le antiche attività artigianali, sicuramente in questa cornice l'effetto deve essere molto suggestivo.
 
 
VILLAFRANCA DI LUNIGIANA

Franca: libera da vincoli feudali

 

Villafranca Lunigiana è un borgo medioevale sorto sul tracciato della via Romea che passava proprio dalla piazza del mercato. Restano tracce apprezzabili del tessuto edilizio originario e delle mura del castello malaspiniano di Malnido. Di questo castello, era un castrum cum curia, si conosce la presenza dal 1100 e il suo nome probabilmente deriva dalla esosa pretesa che il proprietario del castello esercitava per la richiesta del pedaggio. Il punto cardine dove si poteva fare il blocco dei passanti, fra i quali c'erano anche i pellegrini, era il ponte romano che superava il fiume Bagnone dove si incontra con il Magra. Vicino al ponte la chiesa di San Giovanni Battista oggi nasconde nella sua attuale struttura quello che era stato l'edificio trecentesco.
Ma la nascita del borgo nell'alto medioevo sembra sia dovuta al repentino aumento della popolazione richiamata da una devozione verso la pieve dedicata a San Cassiano.
Ma tutta la zona intorno a Villafranca è testimone di un passato ricco e importante come dimostrano borghi, rocche resti di castelli. Uno di questi, a Malgrate ha l'orgoglio di mostrare una torre medioevale stimata fra le più belle d'Italia. E' stato ipotizzato che il nome della zona derivi dalla presenza di tante proprietà e signorie diverse ma tutte libere da vincoli feudali.
Certamente molto interessante sarebbe la visita al Museo Etnografico della Lunigiana, e anche interessanti oltre che belle si possono ammirare nella Chiesa di San Francesco le grandi opere in terracotta di scuola robbiana. Ricordiamo anche la chiesa di San Nicolò, con vicino l'ospedale di S. Antonio Abate e il bellissimo campanile.
Al pellegrino ora si presenta, ma in questo caso dovrebbe guadare il Magra, una alternativa che ha una rilevanza storica: potrebbe prendere la strada che porta alla Chiesaccia, dove nel IX secolo esisteva un ospizio annesso alla chiesa di Santa Maria di Arbaritulo, luogo citato d'abate Nikulas.
Proseguendo per quel lato, in prossimità di Fornoli, si trovava S.Maria di Groppofosco con cappella e hospitale, altro luogo di sosta e assistenza per pellegrini e viandanti vicino al guado che traghettava sulla sponda destra del fiume.
 
 
LUSUOLO

VIII, 115 Purg "se novella vera
di Val di Magra o do parte vicina
sa, dillo a me, che già grande là era.

 

Attraversando il ponte Romano si arriva a questo castello, uno dei tanti dei Malaspina nella Lunigiana, su un modesto rilievo, a picco sul fiume Magra. E' una struttura molto importante di epoca altomedievale, nato a difesa dell'abitato e della viabilità. L'edificio fu distrutto nel XV secolo e riedificato in quello dopo. Si entra da un portone gelosamente custodito da un chiave che sembra dell'epoca e ci si trova in un cortile a forma trapezoidale con il pozzo al centro. Le strutture verticali sono realizzate in pietra macigno di fiume; tante parti attendono ancora una ristrutturazione ma è già stato preso un buon impegno per il futuro. All'interno è stato creato il Museo dell'emigrazione della gente di Toscana, visitabile con appuntamento.
Il castello ha una ottima potenzialità di sfruttamento anche per quanto riguarda la possibilità di creare una accoglienza per i pellegrini e rimaniamo fiduciosi.
A fianco del castello scorre il paese attraversando il quale il pellegrino, se è un pellegrino di lungo raggio, potrà ricordare attraversamenti analoghi di altri paesi, con le loro porte di entrata e uscita che fanno sentire chi le attraversa di essere elemento di un'unica appartenenza.
 
 
AULLA

Tragge Marte vapor di Val di Magra
Inf: 24 - 145

 

Alla confluenza del fiume Magra con il torrente Aulella, sulla statale 63, con una importante stazione ferroviaria, è facilmente raggiungibile Aulla.
Il pellegrino la può individuare per la mole quadrata della Rocca detta 'La Brunella 'e a sua volta essere avvistato che fin dal secolo XVI è lì a controllare l'entrata nel paese.
Aulla è stato un territorio conteso fra i vescovi di Luni e i Malaspina
Risale al 884 la fondazione dell'Abbazia di San Caprasio, che fu voluta dal marchese Adalberto figlio del conte di Lucca. Della antica costruzione non rimane nulla, perché fu riedificata nell'XI secolo con un impianto da basilica, ma poiché anche di questa rimangono solo alcuni elementi esterni, alla chiesa che oggi possiamo visitare rimane solo l'eco delle sue preziose origini.
Questo è il luogo trentesimo, la Aguilla XXX del viaggio di Sigerico.
Poco più a sud c'è il borgo di Bibula con una particolare struttura a chiocciola e i resti di un possente castello edificati in epoca medioevale su una precedente base romanica.
 
 
SANTO STEFANO DI MAGRA

un cammino raggiunge la sua meta

 

Questo comune che attualmente è della provincia di La Spezia, appartenne nel passato più lontano a Luni , poi a Genova , Milano e nel diciannovesimo secolo anche a Massa- Carrara; è un centro di comunicazione importante come lo era al tempo dell'alto medioevo. Infatti già nel 981 Ottone II lo dichiarò con un diploma sede di mercato e Federico I nel 1185 più specificatamente:burgum cum mercatu, banno iustitia distictu piscationibus. Nel 1468 Santo Stefano viene riconosciuto come borgo fortificato e baluardo importante su di un guado sul fiume Magra
Su una piccola altura il pellegrino può ricordare lo stadio successivo di Sigerico, Sce Stephane XXIX ,ma guardandosi intorno troverà che tutto questo territorio è ricco di architetture storiche.
Il villaggio conserva tratti delle sue mura medioevali, e il Castello che fu dei Malaspina e dei vescovi di Luni, oggi trasformato in una scuola, speriamo così protetto dal mondo della cultura. La chiesa dedicata a Santo Stefano ha le sue fondamenta sulla pieve medioevale.
Il paese non è solo il punto di incontro dei pellegrini che provenivano dal percorso di valle e da quello di monte ma ha anche avuto presso Bocca di Magra un porto, San Maurizio, dal quale partivano via mare verso quelli che volevano raggiungere la Spagna e la Galizia.
Qui il pellegrino lascia il fiume Magra, questo fiume nato nell'Appennino Tosco Emiliano in una faggeta nel massiccio del Borgognone a 1166 metri di altezza fa parte della nostra storia.
E' stato importante dai tempi lontani dei primi pellegrini che potevano servirsi delle acque ma altrettanto temuto e affrontato, a volte con coraggio e rischio, per il suo attraversamento; è famoso il guado presso Caprigliola che nel trecento vide annegare un notevole numero di pellegrini.
Diverso dai tipici torrenti della Liguria che hanno un corso breve e rapido, questo per la sua ampiezza scorre lento e per lungo tratto, da ciò il nome (cfr. greco macros lungo e latino macer), lungo 63 chilometri attraversa la Lunigiana fino ad raggiungere il mar ligure.
Nei secoli passati il fiume ha mutato più volte il suo corso basso, nel medioevo passava molto più vicino a Sarzana e ancor prima era la linea di demarcazione fra l'Italia e la Gallia.
Adesso il fiume è prossimo alla meta, l'estuario è vicino mentre il pellegrino continua la sua strada.
 
 
SARZANA

...vedesi la piccola chiesa, e lo spedale di S.Bartolomeo,
istituito anticamente per albergo de' poveri e de' pellegrini
Targioni Tozzetti-
da Ennio Callegari : Sarzana

 

Ci avviciniamo al mare e la via di Monte Bardone si immette nella via Aurelia nei pressi di Sarzana. Questa bella cittadina era anticamente una pieve rurale e deve il suo sviluppo alla decadenza di Luni. Infatti nel 1204 i Vescovi di Luni dovendo allontanarsi dal loro territorio perché era diventato malsano, vi trasferirono la loro sede portandosi dietro le loro preziose reliquie e il crocifisso di Maestro Guglielmo, collocandole nella Pieve di Sant' Andrea. Questo crocifisso dipinto su una tela e applicato su una tavola era del 1138, ed è particolarmente importante in quanto risulta essere il più antico esemplare di pittura eseguita in questo modo.
La cattedrale è stata costruita intorno al 1300. Ha una facciata rivestita di marmo bianco di stile romanico - gotico, con un campanile ornato di bifore, trifore e quadriforme, costruito più tardi e terminato nel 1432. All'interno fra le altre opere è conservata l'opera di Domenico Fiasella 'La gloria del preziosissimo Sangue, nella cappella delle reliquie. Dietro questa tela c'è l'ampolla che, secondo la tradizione, contiene alcuni grumi di sangue di Gesù.
I vescovi provenienti da Luni ebbero un ruolo rilevante su questo territorio ed esercitarono il loro dominio per oltre un secolo; in seguito per il possesso della città nacquero molte contese, tra Pisa e Lucca, Firenze e Milano e infine Sarzana diventò della Repubblica di Genova nel 1572, e tuttora è una provincia ligure. La città conserva la cinta muraria genovese con la Porta Nuova e un fortilizio, La Cittadella, costruita su una vecchia fortezza già esistente, per volere di Lorenzo il Magnifico al suo arrivo in città nel 1487. Ma da una posizione dominante la città, fuori dal centro urbano, è la fortezza di Sarzanello, voluta invece da Castruccio Castracani nel 1322, immagine cara agli abitanti come documento di un passato grandioso.
Ma a questo punto il pellegrino può avere altri incontri. Se ha intrapreso il viaggio da solo, non disdegnerà di poter trovare un compagno di strada anche solo per condividere qualche tratto.
Dalla costa arrivano i pellegrini che percorrono la via Tolesana; i pellegrini che vengono da Santiago di Compostela, dalla devozione all'apostolo Giacomo la cui tomba è stata trovata intorno all'anno mille nel luogo dove è stata poi costruita la grande cattedrale. Non tutti i pellegrini possono soddisfare il desiderio di raggiungere tutte le mete di pellegrinaggio, pertanto questi incontri sono di grande interesse e costituiscono una ricca fonte di informazioni sui luoghi di culto. L'incontro fra pellegrini è una delle cose più preziose di un pellegrinaggio, tante persone di cui a volte non si ricorda il nome o il volto ( oggi facciamo però molto uso delle macchine fotografiche ) hanno la capacità di entrare dentro le proprie emozioni e di rimanervi per sempre: sarà bello incontrare anche qui il pellegrino con cui unirsi nel cammino in Toscana alla volta di Roma.
Questi pellegrini provenienti da paesi diversi spesso in Toscana venivano chiamati 'Scotti', come se tutti fossero provenienti dalla Scozia. Fu chiamato 'Scotto' San Terenzo che ha dato il nome al porto ligure in queste vicinanze e anche lo furono San Bianco e San Pellegrino dei quali si racconta che arrivarono come pellegrini e vissero entrambi come eremiti trovando alloggio nel tronco di un faggio sull'Alpe di San Pellegrino.
 
 
LUNI

Se tu riguardi Luni…
………le cittadi termine hanno
Par XVI 73-79

 

Luni fu fondata dai Romani nel 177 avanti Cristo. Il suo territorio aveva la forma di una falce e si è fatta supposizione che il nome derivi da questa forma che evoca la luna e dalla sua dedizione alla
dea pagana. Grande importanza ha avuto a quel tempo e si racconta che dal mare si vedevano le bianche mura. Nel 642 l'occupazione da parte dei Longobardi ne provocò la prima distruzione.
Ai tempi dei nostri antichi pellegrini Luni era ancora situata sul mare; è il porto più antico della zona, prima ligure, poi romano. La città ha testimonianze di un ruolo molto importante ma oggi ne restano soltanto le rovine sulla riva sinistra del fiume Magra nel comune di Ortonovo.
Sull'antico luogo c'è il museo Archeologico che è stato inaugurato nel 1964 per poter ospitare la grande quantità di reperti ottenuti dai vari scavi. Si possono osservare i resti dei selciati, le strade principali, parte dei granai, la parte inferiore dell'anfiteatro del primo secolo e tracce del porto. Gli scavi archeologici intensificati negli ultimi anni raccontano il suo impianto castrense con decumano massimo costituito dalla via Aurelia e il cardo massimo che collegava il foro alla zona del porto. Sul foro erano i prospetti degli edifici pubblici e religiosi come il Capitolium di cui restano frammenti delle decorazioni e delle sculture di stile neoattico datato intorno al II sec a.C.
La data dell'Anfiteatro è del periodo degli Antonini. Da un tempio del II secolo a. C. abbiamo un frammento della decorazione frontonale, delle terrecotte figurate, che sono conservate al Museo Archeologico di Firenze. Del periodo medioevale è testimonianza la cripta di San Marco dell'VIII e IX sec., e il campanile e una parte dell'abside della cattedrale di San Marco .
Questa zona già abitata sin dal paleolitico fu abitata dagli etruschi ed è nel 177 a. C. che diviene colonia Romana. Nel periodo bizantino divenne sede vescovile. Nel 1058 la popolazione di Luni si trasferì a Sarzana, per la diffusione della malaria e la base navale si spostò a Porto Venere.
Qui si fermò Sigerico, Luna XXVIII, ed ai suoi tempi visitò la basilica paleocristiana del V secolo, in seguito distrutta. La testimonianza dell''abate Nikulas dice c'è una giornata di cammino per arrivare a Lucca e che è il luogo che collega con gli itinerari per Santiago di Compostela.
Filippo Augusto arrivò qui probabilmente passando per la bellissima Garfagnana, anch'essa ricca di pievi antichissime e il suo tragitto arriva alla volta di Lune maledictam civitatem episcopalem et per Sanctam Mariam de Sardina (Sarzana).
Camminando per queste strade il pellegrino si renderà conto di un altro effetto, qui anche la natura ha cercato un suo grado di santità affidandosi al bianco immacolato ed eterno che spunta dalle sue Alpi ricche di marmo. Dall'antico porto di Luni partivano le navi cariche di quel marmo che come pellegrino aveva la meta di andare a impreziosire importanti chiese e palazzi lussuosi per la gloria del potere divino e terreno.
Qui è stato e qui soggiornò a lungo un personaggio per scegliere i pezzi di marmo più belli dal Monte Altissimo che torreggia sopra Serravezza: Michelangelo rese grande omaggio alle meraviglie della natura con la meraviglia dei suoi capolavori.
 
 
CARRARA

' i blocchi erano fatti scendere
su legni insaponati, frenati
dai aizzatori con grandi canapi '.

 

E' la città alla quale è passato il ruolo della esportazione del marmo.
Il nome di Carrara si trova nell'atto di donazione delle terre fatta da Ottone I al vescovo di Luni nel maggio del 963; nel 1261 si eresse a libero comune e in seguito dipese da varie signorie. Si ritiene che strada per carri sia l'origine del suo nome o anche da pietra o ancora da cave. La sua posizione ai piedi dell'Alpe Apuane, in prossimità del torrente Carriola offre la possibilità d'escursioni alle cave di Ravacchione e Fantiscritti, il pellegrino potrebbe essere interessato a sapere qualcosa di più del marmo, della sua estrazione e dei metodi di lavorazione. Nel 1982 è stato creato un museo del marmo che contiene importanti reperti archeologici, e presenta le macchine specializzate alla lavorazione e la storia del territorio e delle cave.
Ci sono interessanti racconti su gli eccezionali trasporti di eccezionali volumi destinati ad altrettanti eccezionali opere.
Il Duomo della città è di stile romanico- gotico, fu iniziato nell'XI sec, ma occorsero due secoli per portarlo a termine e quindi può mostrare le diverse influenze che agirono sulla sua costruzione nel trascorrere del tempo: un misto tra lo stile romanico e il gotico pisano. Il rivestimento della facciata è caratteristico, è a bande di marmo bianche e grigie, ha un ricco rosone gotico entro una cornice quadrata a cassettoni; notevole anche il portale romanico sul fianco destro. L'interno è arricchito di importante statue di marmo.
Nelle vicinanze sempre sulla via Francigena c'è Avenza un antico borgo medioevale della cui fortezza resta la torre.
 
 
MASSA

Massa prope Frigido

 

Seguendo la Via Aurelia, all'uscita del torrente Frigido nella piana lunense o versigliese il pellegrino si trova a Massa. Il passaggio di Sigerico arrivava da questa strada e quindi a pochi chilometri da questa città che a quel tempo era costituita solo da un piccolo insediamento contadino. Una citazione 'ubi dicitur Massa prope Frigido 'segnala la sua esistenza già nell'anno 882.
Le origini romane lungo il torrente Frigido segnano la via consolare che univa Pisa a Luni. Nel secolo X anche questa città appartiene al vescovo di Luni e nell'XI è feudo dei Marchesi Ottolenghi che costruiscono in posizione elevata la Rocca che tuttora continua a dominare la città.
La cattedrale è dedicata ai Santi Pietro e Francesco d'Assisi, in origine era una chiesa conventuale, ma poi Jacopo Malaspina nel XV secolo ne volle una costruzione più importante.
Con la sua bella facciata in marmo Bianco ha dal 1936 l'aspetto attuale. All'interno si trovano molte opere di pregio e anche vi è conservato un crocifisso che si racconta sia stato trovato al Porto di Luni e messo su un carro di buoi sia arrivato spontaneamente alla città.
Una leggenda analoga, più famosa, forse la stessa, il pellegrino la troverà nel duomo di Lucca.
Alla periferia della città si trova S. Leonardo al Frigido ed è quanto resta di un antico insediamento sorto probabilmente su una mansio romana al servizio di quelli che transitavano lungo la Via Aemilia Scauri che, oltrepassato il fiume Frigido, si dirigeva a Luni.
L'edifico in epoca medievale aprì uno spedale per ospitare i viandanti. E' un edificio in stile romanico formato da un unico vano; il coro poggia su una struttura semicircolare che potrebbe essere il basamento della antica abside. E' stato completamente ristrutturato nel dopoguerra; e il portale originario, opera del Beduino, è stato asportato forse nel dopoguerra ed oggi si trova al Metropolitan Museum di New.York.
La devozione a San Leonardo non è molto diffusa e forse può qui rappresentare un culto portato proprio da pellegrini. La sua leggenda racconta che Leonardo nacque in Gallia sotto Atanasio, l'imperatore d'oriente che regnò dal 491 al 518. Fu al seguito di San Remigio e si dedicò alla liberazione di prigionieri e carcerati. Ebbe fama di uomo santo e pio e rifiutò gli onori vescovili che il re voleva dargli. A lui si attribuirono molti miracoli e la sua fama si diffuse in Aquitania, in Inghilterra e in Germania. Nacque il Saint Leonard de Noblat, dove morì e attorno al suo sepolcro affluirono molti pellegrini che con le loro offerte contribuirono alla formazione di una grande comunità religiosa.
 
 
PIETRASANTA

Città ideale del mondo medioevale

 

Il crinale delle Alpi Apuane e la linea costiera sono i confini naturali di una zona che venne denominata Versilia. Questa piccola striscia di territorio si è mostrata da sempre il passaggio preferito per chi venendo dal nord doveva scendere lungo la costa o nella toscana interna.
Il pellegrino che arriva a Pietrasanta ( si raggiunge con facilità sia con l'autostrada che con il treno) avrà piacere di sapere quando comincia ad essere ricca di storia e di notizie questa zona.
La conquista romana della zona inizia nel terzo secolo a.C. e porta l'assetto delle grandi arterie stradali, a volte su percorsi preesistenti altre tracciate ex novo. L'asse tirrenico che nel 241 a.C. raggiunge forum Aurelii (Montaldo di Castro ), nell'anno 19 si estende fino al Portus Pisanus, e successivamente nel 170 Luni e Lucca sono collegate a Fiesole e così a Roma tramite la consolare che prenderà il nome di Via Cassia.
Il quarto secolo con la crisi dell'impero romano d'occidente fra i tanti cambiamenti cambia anche il percorso che unisce la Francia a Roma e in questa zona lascia la direzione di Pisa per preferire l'antica Cassia che attraversa Lucca. La strada assume un diverso nome a seconda del senso di percorrenza: è Francigena per chi va al nord ed è Romea per i pellegrini che, andando alla tomba del primo papa, fanno tappa al Volto Santo. I vescovi lucchesi impegnati nella conversione al Cristianesimo la attuano presidiando la Via Francigena e fondando piccole frazioni amministrative della diocesi: le più antiche pievi documentate sono Sant'Ambrogio di Elici, Santo Stefano di Vallecchia, Santa Felicita di Valdicastello, San Lorenzo di Massaciuccoli e Santo Stefano di Pieve di Camaiore, e il fatto che siano tutte dedicate ai santi martiri romani fa supporre che siano state impiantate prima del 570, anno d'inizio della supremazia dei longobardi più devoti verso i santi guerrieri, quali San Michele e San Giorgio.
Nel secolo X si afferma l'ordinamento feudale, e con questo classi di signorie che aumentano il loro potere con lo sfruttamento dell'estrazione dei minerali e con l'intensificarsi del traffico della via che era percorsa da pellegrini, crociati e mercanti".
Un antico borgo a nome Sala, nucleo originario di Pietrasanta, ai piedi dei monti di Capriglia, si suppone sia stato il luogo di sosta chiamato Kjoformunt dall'Abate Nikulas e Munt-Cheverol da Filippo Augusto.La città fu fondata dal podestà di Lucca Guiscardo da Pietrasanta.
La perfetta geometria dell'impianto esprime la concezione della città ideale del mondo medievale; i 12 borghi nascono dai numeri 3 e 4 assunti a modello di perfezione della religione cristiana, in più la via maestra forma con la piazza una grande croce e quattro croci minori sono date dalle vie laterali, all'incontro con le troncatoie, proponendo così il simbolo della città cristiana per eccellenza: Gerusalemme. Coloro che l'hanno progettata saranno certamente in paradiso e chissà se, vedendo le attuali villette a schiera, consentiranno agli architetti che le hanno progettate la possibilità di raggiungerli.
Il punto migliore di osservazione dell'impianto urbanistico della città è rappresentato dalla rocca di Sala che domina la piazza con la Collegiata di san Martino del secolo XIV,detta il Duomo con la facciata rivestita di marmo e il campanile rosso, dietro il quale si trova l'oratorio di San Giacinto , posteriore perché del secolo XVII , detto il Battistero. Il lato mare della Piazza Duomo è chiuso dalla Rocchetta Arrighina edifica da Castruccio Castracani per il figlio Arrigo nel 1324.A questa si affianca la Porta a Pisa che è l'unica porta dell'antica cinta muraria rimasta intatta. Pregiati sono il palazzo Moroni, la facciata aurea di Sant'Agostino e la Torre delle Ore. La chiesa di San Antonio abate è di proprietà della Confraternita della Misericordia
Nel complesso monumentale di Sant'Agostino è ospitato il particolarissimo Museo dei Bozzetti.
La lavorazione del marmo è stata di grande importanza per questa città che per questo è fiera di avere lapidi e segnali che attestano il passaggio Michelangelo per la ricerca del suo prezioso materiale da lavoro.
In una frazione del comune, a Valdicastello si trova la casa natale di Giosuè Carducci, il pellegrino non è mai lontano dall'arte e dalla poesia, e che sia per orgoglio italiano o onore universale, darà atto a questa terra del frutto di un premio Nobel.
 
 

PIEVE DI S.GIOVANNI E S.FELICITA

Il monumento più antico di tutta la Versilia

 

In località Valdicastello sul tracciato storico della Via Francigena , purtoppo oggi in parte coincidente con la strada sarzanese, si trova questa pieve del XII secolo.
Si conosce l'esistenza della chiesa già dal 885 da documenti di cessione di terreni ma ancora nel 871 è nominata come ecclesia beatae sanctae felicitae quae est plebs baptimalis sita loco versilia. E' forse la chiesa paleocristiana più antica della Versilia; fu eretta in un luogo che era già di un culto romano primitivo, come testimoniano ritrovamenti fatti sul luogo.
Modificata nel corso dei secoli e arricchita di opere preziose fino al 1835 quando il vescovo di Pisa ne decise la demolizione. I suoi addobbi furono asportati e dati ad altre chiese, l'altare, per esempio, si trova oggi nella chiesa del Sacro Cuore. La demolizione fu impedita per l'interessamento del Cav: G.Battista Nuti e fu trovato il denaro per rimetterla in buone condizioni.
Nelle sculture degli archetti sono rappresentati i quattro animali dell'Apocalisse : leone, bue, aquila e angelo. Dal 1380 viene ampliata e arricchita dell'occhio dallo stile gotico. Nell'abside si conservano sculture originali e fra queste appare una figura di pellegrino, testimonianza per noi preziosissima.
Il campanile è del 1583 e se ne riconosce l'influsso rinascimentale. Il pavimento è tappezzato di tombe cinquecentesche.
L'abbinamento dei due santi è insolito in quanto Santa Felicita si trova più facilmente nominata assieme a Santa Perpetua di cui era la schiava, insieme alla quale affrontò il martirio .
Queste due sante fanno parte di un gruppo di sei cristiani che subirono il martirio il 7 marzo 202 o 203 a Cartagine durante la persecuzione di Settimio Severo. Il loro culto divenne molto popolare e a Cartagine fu eretta per loro una splendida basilica. Ma un 'altra basilica fu fatta costruire da Bonifacio I intorno all'anno 420 sul sepolcro di un'altra Santa Felicita nel cimitero Massimo della via Salaria Nuova. Anch'essa è stata considerata protettrice della maternità; si trova rappresentata in un dipinto che tratta del suo martirio nel museo di Hannover e uno nella chiesa di Saint Jacques du Haut Pas a Parigi. Le altre due sante invece compaiono in un mosaico a Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna ( sec VI ). Una chiesa dedicata a Santa Felicità si trova in Lunigiana, a Casola, non lontana dal percorso del pellegrino e risulta che fosse già esistente nel 1296.
La voce Plebs divenne con il tempo Pieve che indica una chiesa rurale dotata di cimitero e fonte battesimale. 
 
 
CAMAIORE

Fra i monti e il mare

 

Situata alla base meridionale dell'Alpe Apuane questa terra nel 760 fu un dono al Monastero di S.Pietro in Campo Maiore dal Vescovo di Lucca e da un altro nobile longobardo che ne valorizzarono la zona in forma agricola.
La struttura dell'abitato a maglie ortogonali, con i quartieri riscontrabili in un rettangolo allungato fa però supporre che il luogo sia identificabile in una matrice romana di un insediamento in prossimità della Via Aurelia.
Come Pietrasanta fu un borgo fondato e voluto da Lucca che lottava in rivalità con Pisa per il controllo della zona, e nel 1255 si rese più protetta costruendo con la sua prima cinta muraria.
Nella piazza S.Bernardino da Siena si trova la chiesa della Collegiata eretta nel 1278.
Un Museo Archeologico Comunale conserva importanti reperti antichi della città e delle zone circostanti
Immediatamente fuori dal centro della città verso i monti oggi si incontra una chiesa fondata dai monaci benedettini intorno all'VIII secolo, la Badia di San Pietro. Ha una struttura a tre navate e il campanile ha l'accesso da una porta trecentesca che continua un piccolo tratto delle mura del vecchio convento.
Non lontana dalla francigena, a 4 km sulla strada per Lucca, si trova la Pieve di Camaiore, una struttura di fondazione longobarda ed è probabilmente la Campmaior XXVII di Sigerico.
La chiesa dedicata a San Giovanni e Santo Stefano a carattere romanico ha un bel campanile a tre piani di bifore, e l' interno si compone di tre navate divise da pilastri; c'è un fonte battesimale ricavato da un sarcofago romano del II secolo d. C..
Il pellegrino adesso si trova ad attraversare il fiume Serchio e passando il Ponte S. Pieropotrà guardandosi intorno immaginare il luogo dove nel secolo undicesimo c'era una accoglienza pellegrini, posto scelto non lontano dalla città più importante, Lucca. A seconda dei tempi e delle condizioni spesso l'entrata nei centri abitati poteva essere negata ai pellegrini che si trovavano a dover sostare nella campagna circostante proprio all'inizio dei centri abitati, o appena al di fuori delle mura dove. In questi spazi veniva a crearsi la necessità di luoghi di sosta, e al tempo stesso dei luoghi di confino per ammalati che si potevano ritenere portatori di contagio.
Pellegrini sul Cammino di Santiago hanno sentito simili racconti dagli ospitaleri di Trinidad de Arre, un ospitale sul fiume Arre alle porte di Pamplona .
Il torrente Versilia è formato dai fiumi Serra e Vezza che qui si riuniscono e danno questo nome alla zona che comprende la conca di Camaiore e l'adiacente pianura costiera fino a Viareggio.
Attraversare questi luoghi nel periodo delle vacanze estive potrebbe portare il pellegrino alla tentazione di lasciare il mondo di semplicità per cedere a qualche attrazione mondana, ma se riesce a controllare il fascino del mondo balneare,e a non farsi stordire dalle provocazioni materiali, non disconosca che la sosta per ammirare un tramonto sul mare merita quasi un pellegrinaggio tutto suo.
 
 
MONTEMAGNO

Si lavora il ferro

 

Per proseguire il cammino e arrivare a Lucca si lascia Camaiore si attraversa la spettacolare valle della Freddana e si sale per i tornanti di Montemagno fino raggiungere il valico a 224 metri.
Questo passo già dal X secolo rappresentava un punto importante per il controllo della strada che porta alla valle del Serchio, e quasi una vedetta di protezione della città di Lucca.
La stirpe dei Paganelli al tempo di Papa Niccolò II era proprietaria di una vasta zona e potrebbe essere stata quella che si fece costruire il castello del quale è testimoniata la presenza fin dal 1099.
Nel registro delle chiese lucchesi si trova iscritta una chiesa nel castello di Montemagno nell'anno 1260, e a quell'epoca si dice che esistesse anche uno spedaletto.
I resti del castello sono visibili su un poggio di proprietà privata sopra il borgo. Si trovano anche tratti della cinta muraria e della facciata della chiesa dedicata a san Bartolomeo.
L'antico borgo posto sul pendio del monte Calvario a metri 492 è composto di vecchie case attaccate alla roccia ( tradizione della lavorazione del ferro e del rame)
Ad ogni tornante si aprono splendidi panorami sulla conca di Camaiore.
 
 
LUCCA

...costò più che
il Serchio ai lucchesi!

 

Arrivare a Lucca è già un bel traguardo.
La città è bellissima merita un passaggio non da pellegrino per quanto, anche solo attraversandola, si comprende subito la sua bellezza e si avverte quanto sia stato grande il prestigio che ha avuto nel corso dei secoli e che non è mai diminuito. La posizione sulla Via Cassia è stata la sua prima fortuna, poi, dietro di lei, la zona appenninica della Garfagnana ha continuato ad offrire spettacoli della natura di unica bellezza fra i rami della sorgente del Serchio.
Il ponte della Maddalena o del Diavolo a Borgo a Mozzano ( per chi viene dalla Garfagnana) prima di arrivare a Lucca, è una bellissima costruzione del secolo XI ben conservata.
Una leggenda dice che per fare l'arco principale molto alto il costruttore chiese aiuto al diavolo, il quale accettò di collaborare ma volle in cambio l'anima della prima persona che lo avesse attraversato. Il costruttore si fece aiutare ma a ponte ultimato attirò con una focaccia un cane che fu così il primo passante.
Il centro della città di Lucca è protetto da una cinta muraria cinquecentesca, e l'anima della città è uno scrigno di tesori. Il pellegrino tornerà certo qui da turista e, se non lo potrà, lo manterrà nei suoi sogni. Invece ora con il fardello del suo viaggio sicuramente si dirigerà verso il duomo per portare la sua devozione al Volto Santo, a questa croce lignea meta di pellegrinaggio da tutta l'Italia e non solo da tempi molto lontani. Nel porticato della cattedrale può anche ammirare un labirinto scolpito nella pietra, non meno bello di quello che si trova a Pontremoli.Questa particolare opera architettonica che presenta un percorso con un andamento volutamente difficile da rintracciare è diffusa nelle chiese romaniche italiane ed in quelle gotiche francesi. In alcune chiese si trova realizzato nel pavimento e alcuni scrittori parlano dell'usanza dei fedeli di percorrere in ginocchio i tracciati ( in Francia sono chiamati chemins de Jerusalem )
Per avere una adeguata descrizione della città rimandiamo al suo sito ed alla consultazione di testi che non abbiano il torto della semplificazione che qui siamo costretti a fare.
Ma se vogliamo considerare il fattore principale dell'importanza della città sin dall'epoca romana dobbiamo proprio guardare alle strade che tanto interessano il pellegrino.
Due assi viari Firenze -Lucca - Luni e Pisa -Lucca - Piacenza creano l'incrocio dove si trovava il forum, oggi piazza San Michele.
La pianta a scacchiera della fondazione romana è ancora chiaramente riconoscibile.
C'è poi una piazza, oggi piazza del mercato che ancora mostra la forma dell'anfiteatro romano come in realtà era al tempo del II secolo, è una testimonianza particolarmente suggestiva.
Nell'VIII e IX sec. erano presenti entro la cerchia delle mura ben 38 chiese, che dimostrano l'importanza del vescovato cittadino, e che insieme agli ospedali ai loggiati e agli ospizi fanno di questa città l'emblema di un porto sicuro per i pellegrini.
Sigerico la segnala con il nome di Luca XXVI, mentre le parole di Filippo Augusto sono 'per Luchek civi tetem episcopalem' .
Fu capitale della Toscana dell'alto Medioevo durante il periodo longobardo, poi capitale del Marchesato di Toscana all'epoca di Carlomagno.
Importante per il commercio della seta, si ha anche notizia della emissione di moneta aurea con una sua propria zecca e tanti furono i suoi pregi che fu contesa dalle varie signorie. Nel 1300 Castruccio Castracani si fece costruire da Giotto una fortezza che poi fu distrutta nel 1370. Su quel luogo venne poi edificato il Palazzo della Provincia che ora è sede della Pinacoteca Nazionale.
In seguito Lucca divenne repubblica e così si mantenne per 400 anni.
Il duomo di Lucca, dedicato a S. Martino di Tours, un santo dell'ambito della via romea, fu fondato dal romeo irlandese San Frediano, e racconta una sua ricostruzione già nel 1060; l'attuale forma romanica è consolidata da un rifacimento del secolo XIII. La facciata porticata ha sculture che illustrano storia della Madonna, di San Martino e 'i lavori dei mesi'.
All'interno al centro della navata si trova il tempietto che ospita il Volto Santo, costruito nel 1482, e della devozione a queso crocifisso ricordiamo la testimonianza dell'importante pellegrino, l'Abate Nikulas che riferisce la storia di due miracoli.
Numerose sono le opere fra le altre opere importanti ricordiamo la scultura di Iacopo Della Quercia l' Ilaria del Carretto.
E'necessario che, se già non la conosce, il pellegrino qui trovi la storia di San Frediano almeno in quegli elementi che manifestino l'importanza del suo culto in tutta questa zona. Nel VI secolo il figlio del re Celtico dell'Ulster, Finnian fu educato come ministro della chiesa in uno dei monasteri irlandesi. Quando fece un pellegrinaggio a Roma si fermò sul Monte Pisano nei pressi di un romitorio con la volontà di rimanervi a vita da eremita. Anche lui fu chiamato Scotto. Era l'anno 560 quando papa Giovanni III venne a conoscenza delle qualità di questa persona e lo volle vescovo di Lucca. Il suo ministero durò 28 anni nei quali, nonostante il periodo fosse funestato da molte lotte, egli riuscì ad aprire altre chiese, e ricostruire la cattedrale che avevano subito grandissimi danni. Nella cattedrale fondò una comunità monastica dalle regole molto rigide e austere, rispondendo al suo primo desiderio di essere uomo più di preghiera che di azione. 'Frediano l'Uomo di Dio ' fu uno dei personaggi che Gregorio di Tours mostrava come esempio all'incoraggiamento dei fedeli. La città di San Frediano fu durante il medio evo meta dei pellegrini irlandesi. Nel periodo in cui passò Sigerico si creò l'Ordine dei Canonici Regolari di San Frediano. Nel 1105 le regole di questo ordine furono la base per la riforma della chiesa lateranense fatta dal Papa Pasquale II. Il popolo lucchese gli riconobbe una importanza particolare per essersi prodigato nella bonifica delle zone che erano alluvionali dal fiume Serchio. Questo fiume nasce nell'appennino settentrionale, si arricchisce delle acque dei corsi che scendono dalle Apuane, esce dalla Garfagnana, entra nella piana di Lucca e dopo va a raggiungere la sua foce poco lontano da quella dell'Arno. Si dice che il Vescovo Frediano gli ordino di cambiare il corso e che avvenne il miracolo.
Il Serchio viene citato da Dante nel XXI canto dell'inferno, dove a un dannato che volendosi liberare dalla pece bollente, i demoni gridano:
Qui non loco il Santo Volto!
qui si nuota altrimenti che nel Serchio!

Il pellegrino che era entrato in città dalla Porta San Donato, dopo avervi fatto la sua tappa la lascerà muovendo verso oriente, passando così sotto l'arco di San Gervasio e uscendo dalla porta Elisa riprenderà il suo cammino con quel particolare bagaglio che ha il dono di farci sentire più leggeri.
 
 
CAPANNORI

M.Villani : Molte volte avvenne che i romei,
volendo seguire il loro cammino,
lasciavano i denari del loro scotto
sopra le mense, lor viaggio seguendo

 

A circa sei chilometri da Lucca il primo centro che si incontra è un centro agricolo e industriale , Capannori, capoluogo di un vasto comune che comprende anche la montagna detta Le Pizzorne.
La zona è ricca di antiche chiese facenti capo a varie frazioni: San Leonardo in Teponzio che risale al 1115 con strutture scultoree sulla facciata attribuibili alla scuola di Guidetto, la Pieve di san Lorenzo in Segromigno in monte con una importante torre campanaria protetta da un recente restauro, la chiesa di San Gennaro del 873 intorno alla quale nel corso dei tempi si creò un borgo che porta il suo nome.
La cittadina ha una Parrocchia che porta il nome di Santi Quirico e Giuditta con la parte centrale della facciata in pietra ad arcatura del XII secolo, ma l'origine delle chiesa risale al 786.
Questo luogo è ricordato in un documento lucchese dell'anno 745 'in finibus Lucensis loco dicto Capannol', dove si racconta che un prete lombardo e una presbitera si recarono in pellegrinaggio in Toscana e fondarono qui una cappella e un' ospizio per il sostegno dei compagni pellegrini sotto la protezione di San Quirico.
E' di recente creazione un museo e una mostra permanente sulla passata vita contadina che ben s'intona con lo spirito del mondo pellegrino e con le caratteristiche attuali del luogo.
 
 
PORCARI

Azzo da Porcari, architetto del XI secolo

 

Lungo la via destra del rio Leccio a undici chilometri circa da Lucca si trova Porcari, ed è riconosciuto in Forcri XXV come il successivo stadio segnato dal passaggio di Sigerico.
Non ci sono segni di un antico ospitale e si suppone che forse il vescovo e il suo seguito sia stato ospite dei signori del luogo. Sul fianco occidentale ora si trova la nuovissima chiesa di San Giusto, che incorpora l'antica torre di una delle nobili famiglie di Lucca. Delle antiche fortificazioni medievali di Porcari, tra le quali anche il castello, restano oggi solo pochi resti della sua antica cerchia muraria. Le prime notizie storiche sull'origine di Porcari risalgono al 780, anno in cui avvenne la fondazione dell'Abbazia di San Sabino a Calci. Nel sesto secolo i longobardi dominarono questo territorio per controllare la via francigena e nel secolo XI è la famiglia dei Porcareschi che assume il controllo del borgo e lo fortifica. Passando nel secolo successivo poi sotto il controllo di Lucca perse gran parte del suo potere di avamposto sulla via di comunicazione.
La storia di San Giusto potrebbe interessare qualche pellegrino e forse anche proporre una analisi particolare. Venerato dalla chiesa cattolica, da quella anglicana e dalle chiese ortodosse orientali,
è stato un missionario mandato in Inghilterra nel 601 dal papa Gregorio Magno. Divenuto vescovo di Rochester nel 604 si occupò della cristianizzazione di quelle terre e nel 624 ricevette da papa Bonifacio V il pallium che lo vide come terzo arcivescovo di Canterbury .
Il pellegrino vescovo di Canterbury, ospite di questa zona nel X secolo, nel suo viaggio di ritorno da Roma per ottenere lo stesso pallium, potrebbe avere portato questa devozione al santo che lo aveva preceduto di qualche secolo nella sua opera di evangelizzazione. Pur tenendo conto che ci sono altri santi dallo stesso nome come san Giusto Martire, patrono di Trieste e lo stesso santo patrono di Volterra, in questo luogo e con questa storia la devozione a San Giusto si possa considerare portata dal mondo 'pellegrino'
Poco distante dal borgo si trova l'Area Archeologica "Fossa Nera" che ha portato a poter studiare i resti preziosi di antiche abitazioni romane ed etrusche e persino un villaggio che risale all'Età del Bronzo.
Questo paese ha il vanto di aver dato i natali ad un artista,Azzo da Porcari, architetto vissuto fra l'XI e il XII secolo
Curiosa e caratteristica è la manifestazione locale della Sagra dei Ranocchi che si tiene ogni anno in luglio, oggi cibo raffinato, forse in passato ha rappresentato una soluzione di sopravvivenza anche al pellegrino.
 
 
BADIA A POZZEVERI

Una formella intarsiata sopra la porta

 

La zona della quale abbiamo segnalazioni molto antiche porta nel suo nome la caratteristica di un terreno di pozze e acquitrini. Le operazioni di bonifica che intorno all'anno mille resero il territorio più sicuro consentirono il formarsi di un nucleo abitativo che divenne in seguito un borgo.
La chiesa di S. Pietro, prima canonica poi monastero divenne sede di una congregazione camaldolese intorno al 1103, trovando qui fra la Via Francigena e il silenzio delle Cerbaie un luogo di raccolta propizio alle regole dell'ordine ma ugualmente presente e in contatto con Lucca e le altre abbazie sparse nelle zone della piana e nella fascia collinare. Documenti dei messali e dei grandi corali della abbazia, preziosi per lo studio del culto di quel tempo si trovano alla Biblioteca Capitolare di Lucca.
Un lazzaretto per l'assistenza dei malati di lebbra, flagello che colpi la Lucchesia nel XII secolo forse portato dai crociati reduci dalla Palestina e dal medio oriente, fu da loro organizzato nel terreno confinante la francigena - romea ed i fiumi Tazzera e Capecchio.
La comunità dei monaci non fu mai molto numerosa ciò nonostante riuscì ad occuparsi non solo del culto ( anche la chiesa di Porcari era seguita da loro ) e dell'assistenza ai malati e ai pellegrini, ma trovò ottime fonti di reddito attraverso i mulini ( si macinavano i cereali per le proprie necessità ed anche per conto terzi) nell'allevamento del bestiame e nello sfruttamento del padule.
La soppressione dell'abbazia alla fine del secolo XIV è da attribuire soltanto agli effetti del periodo della 'Cattività Avignonese' e della dominazione pisana su Lucca.
Nel 1325 i fiorentini nel loro assedio ad Altopascio, che si arrese, poiché avevano avute perdite ingenti, si accamparono in questo luogo, e nella descrizione che gli storici fanno della zona ha un grosso peso la definizione di luogo malsano dove il caldo faceva serpeggiare la pestilenza.
Il pellegrino che avesse la ventura di passare in questa zona all'ora in cui il sole tramonta dietro il poggio pisano, in un momento piacevole e dolce dimenticherà facilmente come quel luogo possa avere avuto una vita così dura.
 
 
ALTOPASCIO

...Ne andrò lontana come va
l'eco della pia campana..
Catalani- Wally

 

Luogo dedicato ai pellegrini per eccellenza, ancora oggi molto attivo e fiero della sua storia e della tradizione che continua oggi ad essere portata avanti da volontari.
Il borgo murato al centro della Lucchesia nella vicinanza del lago Bientina, bonificato e prosciugato dai Lorena, comincia la sua importanza nel Medioevo come culla e centro dell'ordine ospitalero dei Cavalieri di Altopascio, nato verso la metà del secolo XI, e soppresso nel 1459.
Erano dodici volontari lucchesi, chiamati presto Cavalieri del Tau che crearono un ospizio per pellegrini indicato negli itinerari sotto il nome di Ospizio di Matilda in quanto era sotto la protezione della potente dama. Come racconta anche l'Abate Nikulas la contessa aveva fatto voto a Montecassino di fondare un ospizio dove ciascuno poteva esservi ospitato per una notte. L'ordine nacque fra il 1073 ed il 1081 ed oltre ad accogliere i pellegrini completò la propria dedizione con il controllo e il mantenimento delle strade e dei ponti e fondò chiese e ospedali anche lungo altre vie di pellegrinaggio.
Ancora oggi si trova un Hospital de Autepas a Parigi, e in Spagna sono rimaste testimonianze ad Astorga, a Pamplona ed a El Perellò; ma molto più vicino a noi e di particolare importanza per la nostra associazione, a Firenze all'inizio di via Bolognese c'è l'attuale chiesa Santa Maria del Suffragio, detta del Pellegrino, che nel dodicesimo secolo era un ospedale per i pellegrini sotto la protezione di Altopascio, situato all'entrata della città ,per chi proveniva dal nord verso Roma passando da Bologna.
L'ordine prese come proprio simbolo il segno del 'Tau' lettera greca che ricorda la forma del bordone dei pellegrini, ma può sembrare anche il richiamo del simbolo della croce.
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