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A
chi mi ha aperto le porte
e mostrato cammini
JOSE SARAMAGO
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La
via Francigena
in Toscana
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.
parsi la ripa e parsi la via schietta
. Purg. XIII v.8
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Attraversando
la Toscana il pellegrino incontra città, luoghi e
strade ricche di storia e di storie di pellegrinaggio; testimoni
della vita passata ne conservano la ricchezza e sono ancora
presenti per le esperienze di oggi e del futuro.
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| BERCETO |
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Hoc
Tempore monasterium Benedicti
a Longobardis destructum est "
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Il
pellegrino che vuole andare a Roma, volendo privilegiare
la Toscana, può prendere come tappa di partenza Berceto.
Facilmente raggiungibile con il treno, sulla linea Parma-Genova,
può consentire di arrivare al mattino del giorno
stesso dell'inizio del viaggio; altrimenti arrivando alla
sera potrà chiedere accoglienza al convento dei Padri
Cappuccini, che di pellegrini ne ha visti tanti e che certamente
continuerà ancora ad ospitare.
Infatti, come racconta facilmente il cartello 'Punto Tappa'
che si trova di fronte all'Ufficio Turistico, questo è
uno dei luoghi registrati e menzionati in molti famosi pellegrinaggi,
il primo dei quali, non certo in ordine di tempo, per quanto
antico, quello del vescovo di Canterbury, il famoso Sigerico.
Questi che, come successore nella sede di Londra ad Edelgardo,
si recò a Roma per ricevere il 'pallio' dal papa,
ebbe la cura di raccontare il suo viaggio di ritorno e di
lasciare quindi come un itinerario indicato. Il " pallio
", era la bianca stola riservata ai Pontefici e ai
Vescovi metropoliti, che conferiva l'autorità sugli
altri Vescovi inglesi..
Oggi molte ricerche sono state fatte per appurare da dove
veramente sia passato questo vescovo, e ne sono risultate
opinioni diverse nonostante le testimonianze siano chiare,
ma poiché una strada è sacra non solo perché
è stata percorsa da un vescovo, che prima e dopo
di lui soldati, commercianti e briganti l'hanno pure spianata
con buone e cattive opere, noi tracceremo un percorso che
ai giorni d'oggi possa risultare il migliore per raggiungere
Roma, e fare il nostro pellegrinaggio prendendo come sacra
per prima cosa la nostra intenzione e per secondo il desiderio
di ammirare e poi conoscere e approfondire la storia di
questi luoghi: il territorio toscano è talmente ricco
di documenti e di bellezze da meritare di percorrerla e
non solo da pellegrino.
Partendo da Berceto il pellegrino si troverà alla
Cattedrale, dove potrà timbrare la sua credenziale,
e nella visita a questo bellissimo duomo può avvalersi
anche di un'altra forma di investitura: sul portale laterale
due cariatidi del 1198 rappresentano i Santi Pietro e Paolo
e in quelle si può riconoscere l'indicazione e l'invito
al pellegrinaggio. Inizio perfetto, dunque!
Ma,guardando bene,si può trovare un altro simbolo
importante: una cariatide nel Portale del Duomo, una scultura
pre-antelemica, attribuita al secolo dodicesimo, raffigura
'La Fatica '; il pellegrino la potrà guardare per
trarne la forza e l'incoraggiamento che gli saranno necessari
per i momenti di crisi che incontrerà nella sua strada,
e poiché è anche molto bella, l'efficacia
è assicurata.
Il pellegrinaggio inizia con facilità, il percorso
è ben segnalato dalle frecce e arriva a Pontremoli,
che potrebbe essere la prima tappa, senza presentare alcuna
difficoltà.
A metà strada circa, il pellegrino arriva al Passo
della Cisa, e come è ben indicato da un cartello
dell'ANAS, il suo cammino adesso è ufficialmente
nella regione Toscana.
Al passo, poco frequentato da quando l'autostrada ha sostituito
questa antica via, c'è un ottimo punto di ristoro,
un bar che vende anche prodotti locali, miele, biscotti,
formaggio; c'è la chiesetta (00030 )in cima ad una
scalinata, come è giusto sia in un punto saliente
del territorio quale è quello di un confine e un
paio di negozi per turisti, che a volte il pellegrino si
fa turista e anche altre il turista può diventare
pellegrino.
Il passaggio antico della via Romea era nelle vicinanze,
in un punto a1039 m. di altitudine chiamato semplicemente
Monte. Questo valico naturale è quello che nel medioevo
è stato maggiormente frequentato per entrare in Toscana
ed ha continuato ad esserlo per molti secolo, essendo un
transito relativamente agevole non solo a piedi ma anche
per gli animali da sella e da soma.
Superato il passo la strada giunge a Montelungo Mons Langobardorum
località antichissima, luogo certo di accoglienza
di pellegrini dato che al tempo vi era un monastero dedicato
a San Benedetto direttamente dipendente dalla Abbazia di
Bobbio, altro luogo di accoglienza che il pellegrino potrebbe
aver trovato se il suo pellegrinaggio fosse cominciato più
a nord.
Forse questo è il monastero di cui si parla in Cronache
Anglosassoni "Hoc Tempore ( 596 ) monasterium Benedicti
a Longobardis destructum est ".
Fra il 900 e il 904, il vescovo di Canterbury, Sigerico,
dopo il suo viaggio a Roma lascia notizia dei luoghi dove
fa sosta. Questa è la sua trentaduesima tappa:
Sce Benedicte XXXII
Dopo di lui, circa l'anno 1154 un altro prelato in pellegrinaggio
a Roma proveniente dall'Islanda, l'abate Nikulas di Munkathvera
ha attraversato il Monte Bardone e lo segnala come 'Mumbard'.
Verso la Francia, Filippo Augusto nell'anno 1191 ritornando
dalla terza crociata e passando per 'Punt-Tremble
et per Munt-Bardum 'precisa che 'ibi deficit Tuscana
et incipit Italia'.
E molti altri prima e dopo di loro, lasciando testimonianze
e non, hanno mantenuto questa strada viva arricchendola
di storia e di tradizioni che faranno compagnia al pellegrino
più solitario.
Il fiume Magra segna la strada e accompagna il pellegrino
fino alla sua foce presso Santo Stefano.
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Pons
Tremulus
PONTREMOLI
Tranquilla cittadina al centro della Lunigiana, sensibile
e attiva alla vita culturale attuale e alla sua tradizione
di luogo di passaggio della via francigena , è infatti
la Puntremel XXXI di Sigerico.
E'situata sulla linea ferroviaria Parma - Genova, e la stazione
si trova nelle strette vicinanze del centro storico. Si
ritiene che il nome suo derivi da un antico ponte di legno
'Pons Tremulus' che per quanto traballanteconsentiva di
passare il fiume. Ricca di storia da quando fu eretta da
re Enzo di Svezia nel 1247, Pontremoli ha saputo proteggere
la sua posizione strategica con un sistema di difesa basato
sullo sfruttamento delle barriere naturali, e della confluenza
dei corsi d'acqua, il fiume Verde e il Magra, e di una studiata
forma di sbarramenti. La sua struttura allungata parte da
Porta a Parma, attraversa le due piazze centrali separate
dalla Torre del Campanone punto in cui nel 1322 Castruccio
Castracani fece funzionare lo sbarramento per mantenere
divisa nella città e impedire gli scontri fra le
due fazioni di Guelfi e Ghibellini.
Si racconta di un altro sistema di difesa un po' particolare
ma di sicuro effetto per quei soggetti sensibili a queste
esigenze: in una iscrizione su una campana nella Chiesa
di San Francesco, fusa da un certo Ilario nel 1313, si afferma
che i suoi rintocchi hanno il potere di scacciare gli spiriti
maligni. In quei tempi questi accorgimenti erano sempre
molto apprezzati.
Sempre in Lunigiana, un'altra campana, un'altra chiesa,
San Cristoforo ha una iscrizione "MCCCIII , ne mentes
ledant, fantasmata cuncta recedano", e anche l'idea
di scacciare i fantasmi in una valle piuttosto solitaria
aveva il suo buon effetto rassicurante.
Si chiama Cresa il più antico dei ponti di Pontremoli,
fatto a schiena d'asino come tanti ponti che certamente
il pellegrino ha già incontrato non solo in Italia,
ed è sul fiume Verde nella parte alta della città;mentre
il ponte Stemma o Busticca si trova in basso in prossimità
dell'incontro con il fiume Magra.
Nella Rocca- museo, Castello del Piagnaro, sono raccolte
lastre di pietra o stele funerarie con scolpite sembianze
umane stilizzate, forse figure di guerrieri celtici che
sono state trovate in diversi luoghi della Lunigiana: interessanti
reperti di storia ancor più antica di quella del
pellegrinaggio.
La salita al castello è ben compensata anche da un
bellissimo panorama, inoltre poco più avanti dell'ingresso
si può incontrare la chiesetta di Sant'Ilario la
cui facciata è del secolo scorso, ma la sua zona
presbiteriale presenta un abside semicircolare che rivela
un'altra eleganza e altre origini, forse il luogo di accoglienza
per i pellegrini. Da quel punto infatti, parte verso il
nord un altro sentiero, un altro dei tanti rami della via
francigena forse anche più antico di quello percorso
dal pellegrino, e collega il paese a Borgo Taro.
Di impianto medioevale del quale è rimasto molto
poco è il convento di San Francesco che la tradizione
vuole sia stato costruito dopo il passaggio del Santo nel
1219.
Vicino alla porta a Parma c'è la chiesa romanica
di San Giorgio le cui origini vanno fatte risalire al X
secolo. Ricordiamo ancora la chiesa di San Giacomo di Altopascio,
ora sede di una scuola, che fu costruita nel 1508 sul luogo
dove sorgeva un antico ospedale, anche il suo nome ne sembra
testimonianza.
E' stato scritto che il Barbarossa mostrava al figlio la
città di Pontremoli come la chiave dell'entrata in
Toscana.
Nel suo passaggio se il pellegrino avesse la fortuna di
arrivare nel giorno di precetto, nella chiesa di San Pietro,
aperta per la funzione religiosa, potrebbe ammirare in un
bellissimo bassorilievo la rappresentazione del 'labirinto',
diffuso simbolo, presente sulle strade di pellegrinaggio
che vuole indicare tutto ciò che può nascondere
o indicare un labirinto, forse anche la difficile ricerca
di un percorso sia fisico che spirituale.
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| PIEVE
DI SORANO |
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La
Pieve di Sorano, nel comune di Filattiera, il pellegrino la
incontra sul suo percorso, poco dopo aver lasciato Pontremoli,
nel fondovalle, sulla sponda sinistra del fiume Magra; ma
la può raggiungere facilmente anche il visitatore-turista
che la ritrova sulla statale 62 della Cisa al Km 30 o fermandosi
alla stazione ferroviaria di Filattiera, della linea Parma
- La Spezia.
La chiesa è stata restaurata di recente salvaguardando
così un luogo testimone di lunga e preziosa storia
della quale sono stati trovati reperti importanti in tutta
la zona circostante. Il territorio risulta che fosse già
popolato all'età del rame, e conserva resti romani
del terzo secolo dopo Cristo; come tutto il territorio di
Luni di cui fa parte la sua vita passa periodi e vicende di
alterna fortuna.
Si suppone che la costruzione primitiva della chiesa sia avvenuta
in tempi di relativa tranquillità e sicurezza quando
il territorio lunense era sotto il dominio bizantino. Fu intitolata
a Santo Stefano, primo martire cristiano, ma il preesistente
edificio su cui è stata posta era di culto pagano.
La prima notizia della ' plebs de Sorano'" si trova in
una bolla con data 11 novembre 1148 nella quale viene rinnovato
il possesso della pieve al vescovo di Luni. A quella data
la chiesa era già con l'attuale struttura sia nell'aspetto
che nelle dimensioni, ma più volte, nel trascorrere
dei secoli rischiò la totale distruzione. Un'ancora
di salvezza possiamo dire che fu nel cimitero attiguo per
il quale la struttura continuò ad essere utilizzata;
le famiglie più importanti della zona crearono delle
cappelle private all'interno della chiesa stessa e prendendosene
cura contribuirono a salvarla dall'abbandono totale.
A restauri ultimati Don Antonio, parroco di Filattiera ha
voluto verificare la veridicità del un racconto popolare
che dice che la pieve ha gli occhi storti: infatti nei giorni
di solstizio e di equinozio la luce del sole entra rispettivamente
a dicembre dalla monofora di destra, a marzo da quella centrale
e a giugno da quella di sinistra. I suoi costruttori vollero
strutturarla in modo che potesse dare alla popolazione il
segnale del passaggio delle stagioni, calcolando così
anche le date liturgiche come la Pasqua che da quelle vengono
stabilite. Queste particolari progettazioni sono frequenti
nelle antiche costruzioni, il pellegrino sul Cammino di Santiago
che ha fatto tappa a S. Juan De Ortega ha già sentito
una storia simile e sarà contento di ascoltare anche
questa. |
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| FILATTIERA |
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Al
km 31 della statale della Cisa si trova questo paese, che
ha il suo nucleo più antico nella zona più elevata:
lì una torre rotonda testimonia il passato bizantino
e l'origine del suo nome.
Nella chiesa, S. Maria in Filattiera, è conservato
un battistero in marmo bianco, opera realizzata nel 1605,
con un bellissimo basamento che riporta sculture e il giglio
fiorentino; proviene dalla Pieve di Sorano che in quel periodo
era quasi totalmente abbandonata, per cui la cura parrochialis
cercò di raccogliere gli arredi che si erano salvati
e di portarli entro le mura.
Della stessa provenienza è una statua in marmo bianco
alta più di un metro di un S. Giacomo.
Molto più importante invece per quanto riguarda la
testimonianza del passaggio dei pellegrini in questa zona
è una lapide conservata nella chiesa di San Giorgio.
L'iscrizione ricorda un certo Leodgar morto nel 752, un missionario
che oltre ad aver creato un posto di l'accoglienza e l'assistenza
ai pellegrini ebbe il merito di aver convertito al cristianesimo
molti abitanti della valle 'spezzando gli idoli pagani '.
Ma un altro testimone a ricordarci il mondo dei pellegrini
è un piccolo bassorilievo di San Giacomo che incontriamo
attraversando il paese sopra la porta di una casa che è
stata a suo tempo un ospitale poi un asilo e adesso è
una casa privata. Il proprietario ne ha grande rispetto e
cura.
Il paese ha anche una sua antica e particolare tradizione
che si svolge ogni anno per la festa di San Antonio: un grande
falò viene acceso nella piazza e gli abitanti si cimentano
nel portarsi via un tizzone, che sarà la loro protezione
da tutti i malanni. |
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| FILETTO |
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Il
pellegrino che entra qui anche senza chiudere gli occhi si
può sentire trasportato in quel tempo lontano quando
questo borgo fortificato(00080) di fondovalle era nella sua
piena attività. Si guarda intorno e potrebbe credere
di essere entrato in un film; manca la musica di fondo ma
lui ormai è abituato al silenzio. Questo è uno
di quei borghi murati nati in ragione alla lotta fra l'esercito
bizantino ed i longobardi che nel periodo dei secoli VI e
VII invasero la Lunigiana e ne ha mantenuto tutto l'aspetto.
Nella grande piazza dove il pellegrino trova una fontana (incontro
oggi sempre più raro)
si può individuare la matrice del borgo, un quadrilatero
a misura di sessanta metri con un' unica possibilità
di accesso. Nel medioevo, dal lato di ponente si ebbe una
espansione successiva, pur mantenendo il disegno del quadrilatero
e si formarono quelle strette vie interne, caratteristiche
dei centri storici lunigianesi, i cosiddetti borghi voltati.
Nel secolo XVI si ampliarono le mura anche verso oriente e
vennero erette due monumentali porte. Una ristrutturazione
definitiva avvenne alle fine di quel secolo con i nuovi proprietari,
i Marchesi Ariberti di Cremona che costruirono il loro palazzo
e il convento dei frati ospitaleri di San Giovanni di Dio.
Ogni anno in agosto viene fatta una rievocazione medievale
con figuranti in costume e con le botteghe e i banchi all'aperto
che mostrano le antiche attività artigianali, sicuramente
in questa cornice l'effetto deve essere molto suggestivo. |
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| VILLAFRANCA
DI LUNIGIANA |
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Franca:
libera da vincoli feudali
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Villafranca
Lunigiana è un borgo medioevale sorto sul tracciato
della via Romea che passava proprio dalla piazza del mercato.
Restano tracce apprezzabili del tessuto edilizio originario
e delle mura del castello malaspiniano di Malnido. Di questo
castello, era un castrum cum curia, si conosce la presenza
dal 1100 e il suo nome probabilmente deriva dalla esosa pretesa
che il proprietario del castello esercitava per la richiesta
del pedaggio. Il punto cardine dove si poteva fare il blocco
dei passanti, fra i quali c'erano anche i pellegrini, era
il ponte romano che superava il fiume Bagnone dove si incontra
con il Magra. Vicino al ponte la chiesa di San Giovanni Battista
oggi nasconde nella sua attuale struttura quello che era stato
l'edificio trecentesco.
Ma la nascita del borgo nell'alto medioevo sembra sia dovuta
al repentino aumento della popolazione richiamata da una devozione
verso la pieve dedicata a San Cassiano.
Ma tutta la zona intorno a Villafranca è testimone
di un passato ricco e importante come dimostrano borghi, rocche
resti di castelli. Uno di questi, a Malgrate ha l'orgoglio
di mostrare una torre medioevale stimata fra le più
belle d'Italia. E' stato ipotizzato che il nome della zona
derivi dalla presenza di tante proprietà e signorie
diverse ma tutte libere da vincoli feudali.
Certamente molto interessante sarebbe la visita al Museo Etnografico
della Lunigiana, e anche interessanti oltre che belle si possono
ammirare nella Chiesa di San Francesco le grandi opere in
terracotta di scuola robbiana. Ricordiamo anche la chiesa
di San Nicolò, con vicino l'ospedale di S. Antonio
Abate e il bellissimo campanile.
Al pellegrino ora si presenta, ma in questo caso dovrebbe
guadare il Magra, una alternativa che ha una rilevanza storica:
potrebbe prendere la strada che porta alla Chiesaccia, dove
nel IX secolo esisteva un ospizio annesso alla chiesa di Santa
Maria di Arbaritulo, luogo citato d'abate Nikulas.
Proseguendo per quel lato, in prossimità di Fornoli,
si trovava S.Maria di Groppofosco con cappella e hospitale,
altro luogo di sosta e assistenza per pellegrini e viandanti
vicino al guado che traghettava sulla sponda destra del fiume. |
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| LUSUOLO |
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VIII,
115 Purg "se novella vera
di Val di Magra o do parte vicina
sa, dillo a me, che già grande là era.
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Attraversando
il ponte Romano si arriva a questo castello, uno dei tanti
dei Malaspina nella Lunigiana, su un modesto rilievo, a picco
sul fiume Magra. E' una struttura molto importante di epoca
altomedievale, nato a difesa dell'abitato e della viabilità.
L'edificio fu distrutto nel XV secolo e riedificato in quello
dopo. Si entra da un portone gelosamente custodito da un chiave
che sembra dell'epoca e ci si trova in un cortile a forma
trapezoidale con il pozzo al centro. Le strutture verticali
sono realizzate in pietra macigno di fiume; tante parti attendono
ancora una ristrutturazione ma è già stato preso
un buon impegno per il futuro. All'interno è stato
creato il Museo dell'emigrazione della gente di Toscana, visitabile
con appuntamento.
Il castello ha una ottima potenzialità di sfruttamento
anche per quanto riguarda la possibilità di creare
una accoglienza per i pellegrini e rimaniamo fiduciosi.
A fianco del castello scorre il paese attraversando il quale
il pellegrino, se è un pellegrino di lungo raggio,
potrà ricordare attraversamenti analoghi di altri paesi,
con le loro porte di entrata e uscita che fanno sentire chi
le attraversa di essere elemento di un'unica appartenenza. |
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| AULLA |
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Tragge
Marte vapor di Val di Magra
Inf: 24 - 145
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Alla
confluenza del fiume Magra con il torrente Aulella, sulla
statale 63, con una importante stazione ferroviaria, è
facilmente raggiungibile Aulla.
Il pellegrino la può individuare per la mole quadrata
della Rocca detta 'La Brunella 'e a sua volta essere avvistato
che fin dal secolo XVI è lì a controllare l'entrata
nel paese.
Aulla è stato un territorio conteso fra i vescovi di
Luni e i Malaspina
Risale al 884 la fondazione dell'Abbazia di San Caprasio,
che fu voluta dal marchese Adalberto figlio del conte di Lucca.
Della antica costruzione non rimane nulla, perché fu
riedificata nell'XI secolo con un impianto da basilica, ma
poiché anche di questa rimangono solo alcuni elementi
esterni, alla chiesa che oggi possiamo visitare rimane solo
l'eco delle sue preziose origini.
Questo è il luogo trentesimo, la Aguilla XXX
del viaggio di Sigerico.
Poco più a sud c'è il borgo di Bibula con una
particolare struttura a chiocciola e i resti di un possente
castello edificati in epoca medioevale su una precedente base
romanica. |
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| SANTO
STEFANO DI MAGRA |
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un
cammino raggiunge la sua meta
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Questo
comune che attualmente è della provincia di La Spezia,
appartenne nel passato più lontano a Luni , poi a Genova
, Milano e nel diciannovesimo secolo anche a Massa- Carrara;
è un centro di comunicazione importante come lo era
al tempo dell'alto medioevo. Infatti già nel 981 Ottone
II lo dichiarò con un diploma sede di mercato e Federico
I nel 1185 più specificatamente:burgum cum mercatu,
banno iustitia distictu piscationibus. Nel 1468 Santo Stefano
viene riconosciuto come borgo fortificato e baluardo importante
su di un guado sul fiume Magra
Su una piccola altura il pellegrino può ricordare lo
stadio successivo di Sigerico, Sce Stephane XXIX
,ma guardandosi intorno troverà che tutto questo territorio
è ricco di architetture storiche.
Il villaggio conserva tratti delle sue mura medioevali, e
il Castello che fu dei Malaspina e dei vescovi di Luni, oggi
trasformato in una scuola, speriamo così protetto dal
mondo della cultura. La chiesa dedicata a Santo Stefano ha
le sue fondamenta sulla pieve medioevale.
Il paese non è solo il punto di incontro dei pellegrini
che provenivano dal percorso di valle e da quello di monte
ma ha anche avuto presso Bocca di Magra un porto, San Maurizio,
dal quale partivano via mare verso quelli che volevano raggiungere
la Spagna e la Galizia.
Qui il pellegrino lascia il fiume Magra, questo fiume nato
nell'Appennino Tosco Emiliano in una faggeta nel massiccio
del Borgognone a 1166 metri di altezza fa parte della nostra
storia.
E' stato importante dai tempi lontani dei primi pellegrini
che potevano servirsi delle acque ma altrettanto temuto e
affrontato, a volte con coraggio e rischio, per il suo attraversamento;
è famoso il guado presso Caprigliola che nel trecento
vide annegare un notevole numero di pellegrini.
Diverso dai tipici torrenti della Liguria che hanno un corso
breve e rapido, questo per la sua ampiezza scorre lento e
per lungo tratto, da ciò il nome (cfr. greco macros
lungo e latino macer), lungo 63 chilometri attraversa la Lunigiana
fino ad raggiungere il mar ligure.
Nei secoli passati il fiume ha mutato più volte il
suo corso basso, nel medioevo passava molto più vicino
a Sarzana e ancor prima era la linea di demarcazione fra l'Italia
e la Gallia.
Adesso il fiume è prossimo alla meta, l'estuario è
vicino mentre il pellegrino continua la sua strada.
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| SARZANA |
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...vedesi
la piccola chiesa, e lo spedale di S.Bartolomeo,
istituito anticamente per albergo de' poveri e de' pellegrini
Targioni Tozzetti- da
Ennio Callegari : Sarzana
|
Ci
avviciniamo al mare e la via di Monte Bardone si immette nella
via Aurelia nei pressi di Sarzana. Questa bella cittadina
era anticamente una pieve rurale e deve il suo sviluppo alla
decadenza di Luni. Infatti nel 1204 i Vescovi di Luni dovendo
allontanarsi dal loro territorio perché era diventato
malsano, vi trasferirono la loro sede portandosi dietro le
loro preziose reliquie e il crocifisso di Maestro Guglielmo,
collocandole nella Pieve di Sant' Andrea. Questo crocifisso
dipinto su una tela e applicato su una tavola era del 1138,
ed è particolarmente importante in quanto risulta essere
il più antico esemplare di pittura eseguita in questo
modo.
La cattedrale è stata costruita intorno al 1300. Ha
una facciata rivestita di marmo bianco di stile romanico -
gotico, con un campanile ornato di bifore, trifore e quadriforme,
costruito più tardi e terminato nel 1432. All'interno
fra le altre opere è conservata l'opera di Domenico
Fiasella 'La gloria del preziosissimo Sangue, nella cappella
delle reliquie. Dietro questa tela c'è l'ampolla che,
secondo la tradizione, contiene alcuni grumi di sangue di
Gesù.
I vescovi provenienti da Luni ebbero un ruolo rilevante su
questo territorio ed esercitarono il loro dominio per oltre
un secolo; in seguito per il possesso della città nacquero
molte contese, tra Pisa e Lucca, Firenze e Milano e infine
Sarzana diventò della Repubblica di Genova nel 1572,
e tuttora è una provincia ligure. La città conserva
la cinta muraria genovese con la Porta Nuova e un fortilizio,
La Cittadella, costruita su una vecchia fortezza già
esistente, per volere di Lorenzo il Magnifico al suo arrivo
in città nel 1487. Ma da una posizione dominante la
città, fuori dal centro urbano, è la fortezza
di Sarzanello, voluta invece da Castruccio Castracani nel
1322, immagine cara agli abitanti come documento di un passato
grandioso.
Ma a questo punto il pellegrino può avere altri incontri.
Se ha intrapreso il viaggio da solo, non disdegnerà
di poter trovare un compagno di strada anche solo per condividere
qualche tratto.
Dalla costa arrivano i pellegrini che percorrono la via Tolesana;
i pellegrini che vengono da Santiago di Compostela, dalla
devozione all'apostolo Giacomo la cui tomba è stata
trovata intorno all'anno mille nel luogo dove è stata
poi costruita la grande cattedrale. Non tutti i pellegrini
possono soddisfare il desiderio di raggiungere tutte le mete
di pellegrinaggio, pertanto questi incontri sono di grande
interesse e costituiscono una ricca fonte di informazioni
sui luoghi di culto. L'incontro fra pellegrini è una
delle cose più preziose di un pellegrinaggio, tante
persone di cui a volte non si ricorda il nome o il volto (
oggi facciamo però molto uso delle macchine fotografiche
) hanno la capacità di entrare dentro le proprie emozioni
e di rimanervi per sempre: sarà bello incontrare anche
qui il pellegrino con cui unirsi nel cammino in Toscana alla
volta di Roma.
Questi pellegrini provenienti da paesi diversi spesso in Toscana
venivano chiamati 'Scotti', come se tutti fossero provenienti
dalla Scozia. Fu chiamato 'Scotto' San Terenzo che ha dato
il nome al porto ligure in queste vicinanze e anche lo furono
San Bianco e San Pellegrino dei quali si racconta che arrivarono
come pellegrini e vissero entrambi come eremiti trovando alloggio
nel tronco di un faggio sull'Alpe di San Pellegrino. |
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| LUNI |
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Se
tu riguardi Luni
le cittadi termine hanno
Par XVI 73-79
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Luni
fu fondata dai Romani nel 177 avanti Cristo. Il suo territorio
aveva la forma di una falce e si è fatta supposizione
che il nome derivi da questa forma che evoca la luna e dalla
sua dedizione alla
dea pagana. Grande importanza ha avuto a quel tempo e si racconta
che dal mare si vedevano le bianche mura. Nel 642 l'occupazione
da parte dei Longobardi ne provocò la prima distruzione.
Ai tempi dei nostri antichi pellegrini Luni era ancora situata
sul mare; è il porto più antico della zona,
prima ligure, poi romano. La città ha testimonianze
di un ruolo molto importante ma oggi ne restano soltanto le
rovine sulla riva sinistra del fiume Magra nel comune di Ortonovo.
Sull'antico luogo c'è il museo Archeologico che è
stato inaugurato nel 1964 per poter ospitare la grande quantità
di reperti ottenuti dai vari scavi. Si possono osservare i
resti dei selciati, le strade principali, parte dei granai,
la parte inferiore dell'anfiteatro del primo secolo e tracce
del porto. Gli scavi archeologici intensificati negli ultimi
anni raccontano il suo impianto castrense con decumano massimo
costituito dalla via Aurelia e il cardo massimo che collegava
il foro alla zona del porto. Sul foro erano i prospetti degli
edifici pubblici e religiosi come il Capitolium di cui restano
frammenti delle decorazioni e delle sculture di stile neoattico
datato intorno al II sec a.C.
La data dell'Anfiteatro è del periodo degli Antonini.
Da un tempio del II secolo a. C. abbiamo un frammento della
decorazione frontonale, delle terrecotte figurate, che sono
conservate al Museo Archeologico di Firenze. Del periodo medioevale
è testimonianza la cripta di San Marco dell'VIII e
IX sec., e il campanile e una parte dell'abside della cattedrale
di San Marco .
Questa zona già abitata sin dal paleolitico fu abitata
dagli etruschi ed è nel 177 a. C. che diviene colonia
Romana. Nel periodo bizantino divenne sede vescovile. Nel
1058 la popolazione di Luni si trasferì a Sarzana,
per la diffusione della malaria e la base navale si spostò
a Porto Venere.
Qui si fermò Sigerico, Luna XXVIII, ed
ai suoi tempi visitò la basilica paleocristiana del
V secolo, in seguito distrutta. La testimonianza dell''abate
Nikulas dice c'è una giornata di cammino per arrivare
a Lucca e che è il luogo che collega con gli itinerari
per Santiago di Compostela.
Filippo Augusto arrivò qui probabilmente passando per
la bellissima Garfagnana, anch'essa ricca di pievi antichissime
e il suo tragitto arriva alla volta di Lune maledictam
civitatem episcopalem et per Sanctam Mariam de Sardina (Sarzana).
Camminando per queste strade il pellegrino si renderà
conto di un altro effetto, qui anche la natura ha cercato
un suo grado di santità affidandosi al bianco immacolato
ed eterno che spunta dalle sue Alpi ricche di marmo. Dall'antico
porto di Luni partivano le navi cariche di quel marmo che
come pellegrino aveva la meta di andare a impreziosire importanti
chiese e palazzi lussuosi per la gloria del potere divino
e terreno.
Qui è stato e qui soggiornò a lungo un personaggio
per scegliere i pezzi di marmo più belli dal Monte
Altissimo che torreggia sopra Serravezza: Michelangelo rese
grande omaggio alle meraviglie della natura con la meraviglia
dei suoi capolavori. |
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| CARRARA |
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i blocchi erano fatti scendere
su legni insaponati, frenati
dai aizzatori con grandi canapi '.
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E'
la città alla quale è passato il ruolo della
esportazione del marmo.
Il nome di Carrara si trova nell'atto di donazione delle terre
fatta da Ottone I al vescovo di Luni nel maggio del 963; nel
1261 si eresse a libero comune e in seguito dipese da varie
signorie. Si ritiene che strada per carri sia l'origine del
suo nome o anche da pietra o ancora da cave. La sua posizione
ai piedi dell'Alpe Apuane, in prossimità del torrente
Carriola offre la possibilità d'escursioni alle cave
di Ravacchione e Fantiscritti, il pellegrino potrebbe essere
interessato a sapere qualcosa di più del marmo, della
sua estrazione e dei metodi di lavorazione. Nel 1982 è
stato creato un museo del marmo che contiene importanti reperti
archeologici, e presenta le macchine specializzate alla lavorazione
e la storia del territorio e delle cave.
Ci sono interessanti racconti su gli eccezionali trasporti
di eccezionali volumi destinati ad altrettanti eccezionali
opere.
Il Duomo della città è di stile romanico- gotico,
fu iniziato nell'XI sec, ma occorsero due secoli per portarlo
a termine e quindi può mostrare le diverse influenze
che agirono sulla sua costruzione nel trascorrere del tempo:
un misto tra lo stile romanico e il gotico pisano. Il rivestimento
della facciata è caratteristico, è a bande di
marmo bianche e grigie, ha un ricco rosone gotico entro una
cornice quadrata a cassettoni; notevole anche il portale romanico
sul fianco destro. L'interno è arricchito di importante
statue di marmo.
Nelle vicinanze sempre sulla via Francigena c'è Avenza
un antico borgo medioevale della cui fortezza resta la torre. |
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| MASSA |
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La
via Francigena arriva a Massa seguendo la Via Aurelia, all'uscita
del torrente Frigido nella piana lunense o versigliese.
Il racconto del viaggio di Sigerico passa da questa strada
e quindi a pochi chilometri da questa città che a quel
tempo era costituita solo da un piccolo insediamento contadino.
Di questo luogo esiste una citazione ancora più antica
"ubi dicitur Massa prope Frigido" che segnala
la sua esistenza già nell'anno 882.
Lungo il torrente Frigido si trovano segni della via consolare
romana che univa Pisa a Luni.
Nel secolo X questa città appartiene al vescovo di
Luni e nell'XI è feudo dei Marchesi Ottolenghi che
costruiscono in posizione elevata la Rocca Castello Malaspina
che tuttora continua a dominare la città.
La città di Massa oggi si sviluppa su una fascia ristretta
di territorio pianeggiante che ricopre un'area di circa 94
Kmq., una bella zona incorniciata da montagne ripide e rocciose.
Viene citata nella "Tabula Peuntingeriana", una
rappresentazione redatta tra il II ed il IV secolo d.C. nella
quale sono descritti gli itinerari terrestri dell'epoca.
Sulla Piazza Aranci si affaccia e ne occupa un intero lato
il Palazzo ducale Cybo Malaspina il cui nucleo originario
è del 1500. La parte più imponente dell'edificio
venne realizzata da Carlo I ed e' costituita dal Salone degli
Svizzeri e dalla Cappella Ducale, della cui originaria ricchezza
restano soltanto i soffitti affrescati da Carlo Pellegrini
ed un'ancona marmorea di pregevolissima fattura che costituisce
la pala d'altare.
La cattedrale è dedicata ai Santi Pietro e Francesco
d'Assisi, in origine era una chiesa conventuale, ma poi Jacopo
Malaspina nel XV secolo ne volle una costruzione più
importante.
Con la sua bella facciata in marmo Bianco ha dal 1936 l'aspetto
attuale. All'interno si trovano molte opere di pregio e nel
vicino Museo Diocesiano di Arte Sacra ancora oggetti di notevole
bellezza. E' conservato anche un crocifisso che si racconta
sia stato trovato al Porto di Luni e messo su un carro di
buoi sia arrivato spontaneamente alla città.
Una leggenda analoga, più famosa, forse la stessa,
il pellegrino la troverà nel duomo di Lucca.
Alla periferia della città si trova S. Leonardo al
Frigido ed è quanto resta di un antico insediamento
sorto probabilmente su una mansio romana al servizio di quelli
che transitavano lungo la Via Aemilia Scauri che, oltrepassato
il fiume Frigido, si dirigeva a Luni.
L'edifico in epoca medievale aprì uno spedale per ospitare
i viandanti. E' un edificio in stile romanico formato da un
unico vano; il coro poggia su una struttura semicircolare
che potrebbe essere il basamento della antica abside. E' stato
completamente ristrutturato nel dopoguerra; e il portale originario,
opera del Beduino, è stato asportato forse nel dopoguerra
ed oggi si trova al Metropolitan Museum di New.York. Di notevole
interesse storico ed architettonico sono inoltre le pievi
di S.Vitale a Mirteto e di S.Gimignano ad Antona altre superstiti
testimonianze della religiosita' medievale.
La devozione a San Leonardo non è molto diffusa e forse
può qui rappresentare un culto portato proprio da pellegrini.
La sua leggenda racconta che Leonardo nacque in Gallia sotto
Atanasio, l'imperatore d'oriente che regnò dal 491
al 518. Fu al seguito di San Remigio e si dedicò alla
liberazione di prigionieri e carcerati. Ebbe fama di uomo
santo e pio e rifiutò gli onori vescovili che il re
voleva dargli. A lui si attribuirono molti miracoli e la sua
fama si diffuse in Aquitania, in Inghilterra e in Germania.
Nacque il Saint Leonard de Noblat, dove morì e attorno
al suo sepolcro affluirono molti pellegrini che con le loro
offerte contribuirono alla formazione di una grande comunità
religiosa.
Tre Santuari esistono a Massa: quello dedicato alla B.V. dei
Quercioli (1835) quello della Madonna degli Uliveti (dove
si conserva una statua lignea di Jacopo della Quercia) quello
di Nostra Signora della Misericordia, costruito nella meta'
del '600, su disegno dell'architetto Raffaele Locci, di gradevole
ed originale impianto. Al suo interno sono presenti opere
di pregio: dall'altare di G.F. Bergamini, alle tele del Cigoli
e del Fiasella, che documentano la particolare predilezione
dei Cybo nei confronti di questa Chiesa.
Partendo
da Massa dopo pochi chilometri la vista ci presenta il paese
di Montignoso , sopra il quale si trova il CASTELLO
AGHINOLFI.
Dal 1998 sono iniziati i lavori per renderlo visitabile
e per conservare testimonianza della sua importante storia.
Le sue prime notizie risalgono all'anno 753. Il castello
era una fortificazione preziosa per tutta la popolazione
per la quale rappresentava anche una possibilità
di rifugio in caso di pericolo.
I discendenti di Aghinolfo rimasero in possesso della roccaforte
fino al 1376, poi il castello passò alla repubblica
Lucchese, che lo mantennero e conservarono come avamposto
militare.
Nel 1494 fu ceduto al re di Francia Carlo VIII, e anche
nelle sue successive appartenenze sembra che il castello
non abbia mai sofferto una espugnazione.
Nell' Aprile del 2001 il Castello è stato riconsegnato
alla comunità locale e ai visitatori .
Per arrivare alla prossima tappa il percorso prosegue in
discesa attraversando piccole frazioni di come Casone Strettoia
e Pescarella, su una strada asfaltata ma con poco traffico;
la zona collinare che la sovrasta è detta Metati
Rossi., dopo un tratto breve sull'argine del fiume Versilia
si entra in Pietrsanta, direttamente.
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| PIETRASANTA |
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Città
ideale del mondo medioevale
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Si
arriva in città percorrendo un breve tratto sull'argine
del fiume Versilia. Porta questo nome tutta la zona compresa
dal crinale delle Alpi Apuane e la linea costiera sono i confini
naturali
Il crinale delle Alpi Apuane e la linea costiera sono i confini
naturali di una zona che venne denominata Versilia. Questa
piccola striscia di territorio, così segnata da confini
naturali è stata nel tempo il passaggio preferito per
chi venendo dal nord doveva scendere lungo la costa o nella
toscana interna.
Il pellegrino che arriva a Pietrasanta ( si raggiunge con
facilità sia con l'autostrada che con il treno) avrà
piacere di sapere quando comincia ad essere ricca di storia
e di notizie questa zona.
La conquista romana della zona inizia nel terzo secolo a.C.
e porta l'assetto delle grandi arterie stradali, a volte su
percorsi preesistenti altre tracciate ex novo. L'asse tirrenico
che nel 241 a.C. raggiunge forum Aurelii (Montaldo di Castro
), nell'anno 19 si estende fino al Portus Pisanus, e successivamente
nel 170 Luni e Lucca sono collegate a Fiesole e così
a Roma tramite la consolare che prenderà il nome di
Via Cassia.
Il quarto secolo con la crisi dell'impero romano d'occidente
fra i tanti cambiamenti cambia anche il percorso che unisce
la Francia a Roma e in questa zona lascia la direzione di
Pisa per preferire l'antica Cassia che attraversa Lucca. La
strada assume un diverso nome a seconda del senso di percorrenza:
è Francigena per chi va al nord ed è Romea per
i pellegrini che, andando alla tomba del primo papa, fanno
tappa al Volto Santo. I vescovi lucchesi che erano impegnati
nella conversione al Cristianesimo danno molto importanza
alla Via Francigena, la presidiano e fondando piccole frazioni
amministrative della diocesi: le più antiche pievi
documentate sono Sant'Ambrogio di Elici, Santo Stefano di
Vallecchia, Santa Felicita di Valdicastello, San Lorenzo di
Massaciuccoli e Santo Stefano di Pieve di Camaiore. Queste
pievi sono tutte dedicate a santi martiri romani, per questo
si suppone che siano state impiantate prima del 570, anno
d'inizio della supremazia dei longobardi che furono invece
più devoti verso i santi guerrieri, quali San Michele
e San Giorgio.
Nel secolo X si afferma l'ordinamento feudale, e con questo
le classi di signorie che aumentano il loro potere con lo
sfruttamento dell'estrazione dei minerali di cui la zona era
ricca e anche con l'intensificarsi proprio del traffico della
via percorsa da pellegrini, crociati e mercanti".
Un antico borgo a nome Sala, nucleo originario di Pietrasanta,
ai piedi dei monti di Capriglia, si suppone sia stato il luogo
di sosta dei famosi antichi pellegrini chiamato Kjoformunt
dall'Abate Nikulas e Munt-Cheverol da Filippo Augusto.
Diventa una città con il podestà di Lucca Guiscardo
da Pietrasanta nel 1255.
La perfetta geometria dell'impianto racconta che fu concepita
come città ideale. I 12 borghi nascono dai numeri 3
e 4 assunti a modello di perfezione della religione cristiana,
in più la via maestra forma con la piazza una grande
croce e quattro croci minori sono date dalle vie laterali,
all'incontro con le troncatoie, volendo rappresentare il simbolo
della città cristiana per eccellenza: Gerusalemme.
Il punto migliore di osservazione dell'impianto urbanistico
della città è rappresentato dalla rocca di Sala
che domina la piazza con la Collegiata di san Martino del
secolo XIV, detta il Duomo con la facciata rivestita di marmo
e il campanile rosso, dietro il quale si trova l'oratorio
di San Giacinto , posteriore perché del secolo XVII
, detto il Battistero.
Alla sinistra , proprio sotto la rocca si trova l'accoglienza
pellegrini
Il lato mare della Piazza Duomo è chiuso dalla Rocchetta
Arrighina edifica da Castruccio Castracani per il figlio Arrigo
nel 1324. A questa si affianca la Porta a Pisa che è
l'unica porta dell'antica cinta muraria rimasta intatta. Pregiati
sono il palazzo Moroni, la facciata aurea di Sant'Agostino
e la Torre delle Ore. La chiesa di San Antonio abate è
di proprietà della Confraternita della Misericordia
Nel complesso monumentale di Sant'Agostino è ospitato
il particolarissimo Museo dei Bozzetti.
La lavorazione del marmo è stata di grande importanza
per questa città che per questo è fiera di avere
lapidi e segnali che attestano il passaggio Michelangelo per
la ricerca del suo prezioso materiale da lavoro.
Lasciando la città si arriva al cimitero, si gira a
sinistra, e si prende la strada di Valdicastello dove si trova
la casa natale di Giosuè Carducci. Il pellegrino non
è mai lontano dal mondo dell'arte e della poesia, e
che sia per orgoglio italiano o onore universale, darà
atto a questa terra del frutto di un premio Nobel. |
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PIEVE
DI S.GIOVANNI E S.FELICITA
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Il
monumento più antico di tutta la Versilia
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In
località Valdicastello sul tracciato storico della
Via Francigena , purtoppo oggi in parte coincidente con la
strada sarzanese, si trova questa pieve del XII secolo.
Si conosce l'esistenza della chiesa già dal 885 da
documenti di cessione di terreni ma ancora nel 871 è
nominata come ecclesia beatae sanctae felicitae quae est plebs
baptimalis sita loco versilia. E' forse la chiesa paleocristiana
più antica della Versilia; fu eretta in un luogo che
era già di un culto romano primitivo, come testimoniano
ritrovamenti fatti sul luogo.
Modificata nel corso dei secoli e arricchita di opere preziose
fino al 1835 quando il vescovo di Pisa ne decise la demolizione.
I suoi addobbi furono asportati e dati ad altre chiese, l'altare,
per esempio, si trova oggi nella chiesa del Sacro Cuore. La
demolizione fu impedita per l'interessamento del Cav: G.Battista
Nuti e fu trovato il denaro per rimetterla in buone condizioni.
Nelle sculture degli archetti sono rappresentati i quattro
animali dell'Apocalisse: leone, bue, aquila e angelo. Dal
1380 viene ampliata e arricchita dell'occhio dallo stile gotico.
Nell'abside si conservano sculture originali e fra queste
appare una figura di pellegrino, testimonianza per noi preziosissima.
Il campanile è del 1583 e se ne riconosce l'influsso
rinascimentale. Il pavimento è tappezzato di tombe
cinquecentesche.
L'abbinamento dei due santi è insolito in quanto Santa
Felicita si trova più facilmente nominata assieme a
Santa Perpetua di cui era la schiava, insieme alla quale affrontò
il martirio .
Queste due sante fanno parte di un gruppo di sei cristiani
che subirono il martirio il 7 marzo 202 o 203 a Cartagine
durante la persecuzione di Settimio Severo. Il loro culto
divenne molto popolare e a Cartagine fu eretta per loro una
splendida basilica. Ma un 'altra basilica fu fatta costruire
da Bonifacio I intorno all'anno 420 sul sepolcro di un'altra
Santa Felicita nel cimitero Massimo della via Salaria Nuova.
Anch'essa è stata considerata protettrice della maternità;
si trova rappresentata in un dipinto che tratta del suo martirio
nel museo di Hannover e uno nella chiesa di Saint Jacques
du Haut Pas a Parigi. Le altre due sante invece compaiono
in un mosaico a Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna ( sec VI ).
Una chiesa dedicata a Santa Felicità si trova in Lunigiana,
a Casola, non lontana dal percorso del pellegrino e risulta
che fosse già esistente nel 1296.
La voce Plebs divenne con il tempo Pieve che indica una chiesa
rurale dotata di cimitero e fonte battesimale.
Attualmente è in costruzione una nuova struttura per
l'accoglienza dei pellegrini, a rendere il lustro che merita
per la sua storia e la sua bellezza
Le tracce della via francigena necessitano di una continua
protezione perché sono sempre a rischio di essere soffocate
da nuove costruzioni e da insediamenti che non rispettano
le leggi che dovrebbero proteggerla. Proprio qui troviamo
un tratto di trecento metri circa da noi riportato alla percorribilità
con un disboscamento ed un controllo della pulizia. |
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| CAMAIORE |
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Camminando
per 2 km sull'argine del fiume Camaiore si passa per questa
cittadina.
Situata alla base meridionale dell'Alpe Apuane questa terra
nel 760 fu un dono al Monastero di S.Pietro in Campo Maiore
dal Vescovo di Lucca e da un altro nobile longobardo che ne
valorizzarono la zona in forma agricola.
La struttura dell'abitato a maglie ortogonali, con i quartieri
riscontrabili in un rettangolo allungato fa però supporre
che il luogo sia identificabile in una matrice romana di un
insediamento in prossimità della Via Aurelia.
Come Pietrasanta fu un borgo fondato e voluto da Lucca che
lottava in rivalità con Pisa per il controllo della
zona, e nel 1255 si rese più protetta costruendo con
la sua prima cinta muraria.
Nella piazza S.Bernardino da Siena si trova la chiesa della
Collegiata eretta nel 1278,che con la sua facciata ci riconduce
alle forme romaniche, pregevole è il piccolo rosone
a dieci braccia. L'annessa Torre campanaria costruita nel
1365, si affianca alla navata di sinistra ed è sormontata
da una piccola cupola. L'interno è diviso in tre navate
con altari laterali, da notare un organo del Cinquecento,
uno dei più antichi della Toscana purtroppo non più
funzionante e non ancora restaurato, l'altare maggiore decorato
con formelle opera di Giovan Battista Stagi nel 1659, un crocifisso
ligneo del Trecento situato nel terzo altare sinistro, una
Madonna del Carmine dipinta dal Marracci su tela situata nella
navata destra e in quella di sinistra una pala del Dandini
(XVII secolo) rappresentante l'Ultima Cena. In una navata
è ricavato il Battistero dove si conserva un sarcofago
romano adattato a fonte battesimale.
Un esempio di arte romanica del XII secolo è la chiesa
di San Michele ricostruita come nell'originale dopo essere
stata distrutta nel 1944.Accanto si trova la Confraternita
del Santissimo Sacramento, con il Museo d'Arte Sacra, dove
si conservano innumerevoli reperti fiamminghi e toscani dal
Quattrocento in poi. Recenti lavori hanno riportato alla luce
resti dell'antico ospitale per i pellegrini.
Di grande interesse per i reperti preistorici è il
Museo Archeologico Comunale con una importante raccolta di
materiali della città e delle zone circostanti.
Immediatamente fuori dal centro della città verso i
monti oggi si incontra una chiesa fondata dai monaci benedettini
intorno all'VIII secolo, la Badia di San Pietro.
ABBAZIA BENEDETTINA DI SAN PIETRO
Già potente in epoca longobarda ( sec VIII ) l'attuale
costruzione risale al dodicesimo secolo quando la primitiva
chiesa forse a navata unica fu incorporata dal nuovo edificio
in tre navate culminate in una unica abside semicircolare.
I pilastri delle navate in origine erano affrescati come dimostrano
alcuni frammenti, uno sul primo pilastro a sinistra raffigurante
Santa Maria Egiziaca, l'altro sul pilastro successivo con
l'immagine di una Pietà incorporato in un altare del
1732. La semplice facciata rivolta a ponente, secondo l'uso
romanico , è delimitata lateralmente da lesene. Il
portale unico è sormontato da una bifora e da una croce
greca a traforo. Il grande arco che sorge sul piazzale antistante
alla chiesa, dove un tempo si trovava il cimitero della Badia,
è testimonianza delle ampie mura che circondavano il
complesso abbaziale del XIII secolo. La badia svolgeva funzioni
di assistenza ai pellegrini e nel secolo X dovette ospitare
anche il vecovo di Canterbury, Sigeric, Campmaior XXVII,di
ritorno da Roma
Il torrente Versilia è formato dai fiumi Serra e Vezza
che qui si riuniscono e danno questo nome alla zona che comprende
la conca di Camaiore e l'adiacente pianura costiera fino a
Viareggio.
Attraversare questi luoghi nel periodo delle vacanze estive
potrebbe portare il pellegrino alla tentazione di lasciare
il mondo di semplicità per cedere a qualche attrazione
mondana, ma se riesce a controllare il fascino del mondo balneare,e
a non farsi stordire dalle provocazioni materiali, non disconosca
che la sosta per ammirare un tramonto sul mare merita quasi
un pellegrinaggio tutto suo.
Per proseguire il cammino e arrivare a Lucca si lascia Camaiore
si attraversa la spettacolare valle della Freddana e si sale
per i tornanti di Montemagno fino raggiungere il valico a
224 metri. |
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| MONTEMAGNO |
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Questo
passo già dal X secolo rappresentava un punto importante
per il controllo della strada che porta alla valle del Serchio,
e quasi una vedetta di protezione della città di Lucca.
La stirpe dei Paganelli al tempo di Papa Niccolò II
era proprietaria di una vasta zona e potrebbe essere stata
quella che si fece costruire il castello del quale è
testimoniata la presenza fin dal 1099.
Nel registro delle chiese lucchesi si trova iscritta una chiesa
nel castello di Montemagno nell'anno 1260, e a quell'epoca
si dice che esistesse anche uno spedaletto.
I resti del castello sono visibili su un poggio di proprietà
privata sopra il borgo. Si trovano anche tratti della cinta
muraria e della facciata della chiesa dedicata a san Bartolomeo.
L'antico borgo posto sul pendio del monte Calvario a metri
492 è composto di vecchie case attaccate alla roccia
(tradizione della lavorazione del ferro e del rame)
Ad ogni tornante si aprono splendidi panorami sulla conca
di Camaiore.
Ancora testimonianza lungo la trada:
Ospizio e chiesa di san Michele Arcangelo
(XI secolo)
Dell'ospizio per pellegrini abbaiamo notizia dal 1129, la
chiesa omonima risalente all'XI secolo , oggi è completamente
trasformata a seguito dei rifacimenti settecenteschi. A nord
del borgo, in località Castello restano tracce di una
fortificazione eretta intorno al Mille dai Paganelli, signori
di Montemagno. A poca distanza è ancora visibile il
rudere della chiesetta del castrum dedicata a San Bartolomeo.
Sulla facciata vi sono immagine affrescate di S. Michele e
S. Bartolomeo quasi illeggibili.
Prima di arrivare a Valpromaro
Ospizio "Locus dominorum Piscopana"
(sec XIII )
Fin dal sec XIII qui sorgeva l'ospizio indicato come "Locus
dominorum Piscopana". Oggi rimane solo una cappellina
nel luogo detto alla Maddalena
A Valpromaro
Chiesa e ospedale di San Martino
(sec XII )
VALPROMARO,
tipico borgo di strada era già stazione di sosta sulla
romana via vicinale. La chiesa di san martino ha perso l'originaria
fisionomia medioevale per l'ampiamento avvenuto nel secolo
scorso. Tracce nel paramento originario restano alla base
del campanile. Già dal XII secolo alla chiesa era annesso
uno spedaletto per dare accoglienza a viandanti e poveri
A Piazzano
Chiesa di S. Frediano e Ospedaletto
(sec XII )
Piazzano appare quale un tipico borgo di strada. Nel Medio
evo era difeso da una cinta muraria ancora in parte riconoscibile;
la francigena usciva dalla porta posta sotto il campanile
ed oggi tamponata. La Chiesa di S. Frediano ingrandita e rimaneggiata
nel XVIII e XIX secolo è già attestata agli
inizi del sec XII. L'ospizio di S.Frediano da essa dipendente
era situato extra moenia proprio a ridosso del perimetro murario
medievale. Nel borgo poco prima della chiesa è interessante
una casa torre, caratterizzata al pianterreno da un grande
arco atutto sesto con mattoni decorati. Appena fuori dal borgo
verso ovest, a difesa della strda francigena si ergeva una
torre a basa quadrata , oggi mozzata e coperta a capanna.
Arrivati
alla strada per Lucca si trova la chiesetta
Spedale di San Michele della Contessora
Alla chiesa di S. Michele Arcangelo fondata da Ugolino nel
1175 come indica l'iscrizione sulla facciata, era annesso,
fin dalla fondazione, uno spedale per pellegrini. L'edificio
adibito ad ospitalità, abbattuto dalle truppe tedesche
nel 1944, era di notevoli dimensioni e si trovava nel piazzale
che oggi si apre a sinistra nella strada. La chiesa, disposta
con l'abside verso oriente è dedicata oltre che a S.
Michele anche a S. Tommaso: con entrambi i titoli è
ricordata in una pergamena del 1181
Più avanti
Ospedaletto e chiesa di S. Michele
Arcangelo
La chiesetta di S. Michele Arcangelo fu fondata insieme all'ospedale
per pellegrini e poveri nel 1185 per volontà di due
privati cittadini. La lapide scolpita sulla facciata della
chiesa ricorda ancora tale donazione indicando il nome dell'imperatore
allora regnante, Federico il Barbarossa e quello del papa
Alessandro III. L'ospedaletto che sorgeva sul lato oppostr€o
della strada fu distrutto nella seconda guerra mondiali dai
tedeschi in ritirata.
Era un edificio a due piani con ballatoio in legno e un appezzamento
di terra coltivata a vigna, oliveto e orto. L'ente svolse
funzione assistenziale fino al 1730, quando l'attività
fu sopsesa dal vescovo di Lucca in seguito alla uccisione
della spedaliera per mano di uno dei ricoverati.
Più avanti
Chiesa e ospedale di S. Iacopo
La chiesa oggi adibita ad abitazione civile, conserva dell'impianto
primitivo solo l'abside in pietra arenaria e il pavimento
murario del fianco sud. L'ospedale la cui prima attestazione
risale al 1103, si trova di fronte all'ingresso della chiesa
e già all'inizio del secolo scorso non esisteva più.
L'ospizio è indicato dqi pellegrini del XII secolo
come 'Casa di Dio ' secondo l'uso francese di chiamare i luoghi
di ospitalità col nome di Hotel de Dieu.
Il pellegrino adesso si trova ad attraversare il fiume Serchio
e passando il Ponte S. Piero potrà guardandosi intorno
immaginare il luogo dove nel secolo undicesimo c'era una accoglienza
pellegrini, posto scelto non lontano dalla città più
importante, Lucca.
A seconda dei tempi e delle condizioni spesso l'entrata nei
centri abitati poteva essere negata ai pellegrini che si trovavano
a dover sostare nella campagna circostante proprio all'inizio
dei centri abitati, o appena al di fuori delle mura dove.
In questi spazi veniva a crearsi la necessità di luoghi
di sosta, e al tempo stesso dei luoghi di confino per ammalati
che si potevano ritenere portatori di contagio.
Pellegrini sul Cammino di Santiago hanno sentito simili racconti
dagli ospitaleri di Trinidad de Arre, un ospitale sul fiume
Arre alle porte di Pamplona. |
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| LUCCA |
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...costò
più che
il Serchio ai lucchesi!
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Arrivare
a Lucca è già un bel traguardo.
La città è bellissima merita un passaggio non
da pellegrino per quanto, anche solo attraversandola, si comprende
subito la sua bellezza e si avverte quanto sia stato grande
il prestigio che ha avuto nel corso dei secoli e che non è
mai diminuito. La posizione sulla Via Cassia è stata
la sua prima fortuna, poi, dietro di lei, la zona appenninica
della Garfagnana ha continuato ad offrire spettacoli della
natura di unica bellezza fra i rami della sorgente del Serchio.
Il ponte della Maddalena o del Diavolo a Borgo a Mozzano (
per chi viene dalla Garfagnana) prima di arrivare a Lucca,
è una bellissima costruzione del secolo XI ben conservata.
Una leggenda dice che per fare l'arco principale molto alto
il costruttore chiese aiuto al diavolo, il quale accettò
di collaborare ma volle in cambio l'anima della prima persona
che lo avesse attraversato. Il costruttore si fece aiutare
ma a ponte ultimato attirò con una focaccia un cane
che fu così il primo passante.
Il centro della città di Lucca è protetto da
una cinta muraria cinquecentesca, e l'anima della città
è uno scrigno di tesori. Il pellegrino tornerà
certo qui da turista e, se non lo potrà, lo manterrà
nei suoi sogni. Invece ora con il fardello del suo viaggio
sicuramente si dirigerà verso il duomo per portare
la sua devozione al Volto Santo, a questa croce lignea meta
di pellegrinaggio da tutta l'Italia e non solo da tempi molto
lontani. Nel porticato della cattedrale può anche ammirare
un labirinto scolpito nella pietra, non meno bello di quello
che si trova a Pontremoli.Questa particolare opera architettonica
che presenta un percorso con un andamento volutamente difficile
da rintracciare è diffusa nelle chiese romaniche italiane
ed in quelle gotiche francesi. In alcune chiese si trova realizzato
nel pavimento e alcuni scrittori parlano dell'usanza dei fedeli
di percorrere in ginocchio i tracciati ( in Francia sono chiamati
chemins de Jerusalem )
Per avere una adeguata descrizione della città rimandiamo
al suo sito ed alla consultazione di testi che non abbiano
il torto della semplificazione che qui siamo costretti a fare.
Ma se vogliamo considerare il fattore principale dell'importanza
della città sin dall'epoca romana dobbiamo proprio
guardare alle strade che tanto interessano il pellegrino.
Due assi viari Firenze -Lucca - Luni e Pisa -Lucca - Piacenza
creano l'incrocio dove si trovava il forum, oggi piazza San
Michele.
La pianta a scacchiera della fondazione romana è ancora
chiaramente riconoscibile.
C'è poi una piazza, oggi piazza del mercato che ancora
mostra la forma dell'anfiteatro romano come in realtà
era al tempo del II secolo, è una testimonianza particolarmente
suggestiva.
Nell'VIII e IX sec. erano presenti entro la cerchia delle
mura ben 38 chiese, che dimostrano l'importanza del vescovato
cittadino, e che insieme agli ospedali ai loggiati e agli
ospizi fanno di questa città l'emblema di un porto
sicuro per i pellegrini.
Sigerico la segnala con il nome di Luca XXVI,
mentre le parole di Filippo Augusto sono 'per Luchek
civi tetem episcopalem' .
Fu capitale della Toscana dell'alto Medioevo durante il periodo
longobardo, poi capitale del Marchesato di Toscana all'epoca
di Carlomagno.
Importante per il commercio della seta, si ha anche notizia
della emissione di moneta aurea con una sua propria zecca
e tanti furono i suoi pregi che fu contesa dalle varie signorie.
Nel 1300 Castruccio Castracani si fece costruire da Giotto
una fortezza che poi fu distrutta nel 1370. Su quel luogo
venne poi edificato il Palazzo della Provincia che ora è
sede della Pinacoteca Nazionale.
In seguito Lucca divenne repubblica e così si mantenne
per 400 anni.
Il duomo di Lucca, dedicato a S. Martino di Tours, un santo
dell'ambito della via romea, fu fondato dal romeo irlandese
San Frediano, e racconta una sua ricostruzione già
nel 1060; l'attuale forma romanica è consolidata da
un rifacimento del secolo XIII. La facciata porticata ha sculture
che illustrano storia della Madonna, di San Martino e 'i lavori
dei mesi'.
All'interno al centro della navata si trova il tempietto che
ospita il Volto Santo, costruito nel 1482, e della devozione
a queso crocifisso ricordiamo la testimonianza dell'importante
pellegrino, l'Abate Nikulas che riferisce la storia
di due miracoli.
Numerose sono le opere fra le altre opere importanti ricordiamo
la scultura di Iacopo Della Quercia l' Ilaria del Carretto.
E'necessario che, se già non la conosce, il pellegrino
qui trovi la storia di San Frediano almeno in quegli elementi
che manifestino l'importanza del suo culto in tutta questa
zona. Nel VI secolo il figlio del re Celtico dell'Ulster,
Finnian fu educato come ministro della chiesa in uno dei monasteri
irlandesi. Quando fece un pellegrinaggio a Roma si fermò
sul Monte Pisano nei pressi di un romitorio con la volontà
di rimanervi a vita da eremita. Anche lui fu chiamato Scotto.
Era l'anno 560 quando papa Giovanni III venne a conoscenza
delle qualità di questa persona e lo volle vescovo
di Lucca. Il suo ministero durò 28 anni nei quali,
nonostante il periodo fosse funestato da molte lotte, egli
riuscì ad aprire altre chiese, e ricostruire la cattedrale
che avevano subito grandissimi danni. Nella cattedrale fondò
una comunità monastica dalle regole molto rigide e
austere, rispondendo al suo primo desiderio di essere uomo
più di preghiera che di azione. 'Frediano l'Uomo di
Dio ' fu uno dei personaggi che Gregorio di Tours mostrava
come esempio all'incoraggiamento dei fedeli. La città
di San Frediano fu durante il medio evo meta dei pellegrini
irlandesi. Nel periodo in cui passò Sigerico si creò
l'Ordine dei Canonici Regolari di San Frediano. Nel 1105 le
regole di questo ordine furono la base per la riforma della
chiesa lateranense fatta dal Papa Pasquale II. Il popolo lucchese
gli riconobbe una importanza particolare per essersi prodigato
nella bonifica delle zone che erano alluvionali dal fiume
Serchio. Questo fiume nasce nell'appennino settentrionale,
si arricchisce delle acque dei corsi che scendono dalle Apuane,
esce dalla Garfagnana, entra nella piana di Lucca e dopo va
a raggiungere la sua foce poco lontano da quella dell'Arno.
Si dice che il Vescovo Frediano gli ordino di cambiare il
corso e che avvenne il miracolo.
Il Serchio viene citato da Dante nel XXI canto dell'inferno,
dove a un dannato che volendosi liberare dalla pece bollente,
i demoni gridano:
Qui non loco il Santo Volto!
qui si nuota altrimenti che nel Serchio!
Il pellegrino che era entrato in città dalla Porta
San Donato, dopo avervi fatto la sua tappa la lascerà
muovendo verso oriente, passando così sotto l'arco
di San Gervasio e uscendo dalla porta Elisa riprenderà
il suo cammino con quel particolare bagaglio che ha il dono
di farci sentire più leggeri. |
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| CAPANNORI |
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M.Villani
: Molte volte avvenne che i romei,
volendo seguire il loro cammino,
lasciavano i denari del loro scotto
sopra le mense, lor viaggio seguendo
|
A
circa sei chilometri da Lucca il primo centro che si incontra
è un centro agricolo e industriale , Capannori, capoluogo
di un vasto comune che comprende anche la montagna detta Le
Pizzorne.
La zona è ricca di antiche chiese facenti capo a varie
frazioni: San Leonardo in Teponzio che risale al 1115 con
strutture scultoree sulla facciata attribuibili alla scuola
di Guidetto, la Pieve di san Lorenzo in Segromigno in monte
con una importante torre campanaria protetta da un recente
restauro, la chiesa di San Gennaro del 873 intorno alla quale
nel corso dei tempi si creò un borgo che porta il suo
nome.
La cittadina ha una Parrocchia che porta il nome di Santi
Quirico e Giuditta con la parte centrale della facciata in
pietra ad arcatura del XII secolo, ma l'origine delle chiesa
risale al 786.
Questo luogo è ricordato in un documento lucchese dell'anno
745 'in finibus Lucensis loco dicto Capannol',
dove si racconta che un prete lombardo e una presbitera si
recarono in pellegrinaggio in Toscana e fondarono qui una
cappella e un' ospizio per il sostegno dei compagni pellegrini
sotto la protezione di San Quirico.
E' di recente creazione un museo e una mostra permanente sulla
passata vita contadina che ben s'intona con lo spirito del
mondo pellegrino e con le caratteristiche attuali del luogo. |
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| PORCARI |
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Azzo
da Porcari, architetto del XI secolo
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Lungo
la via destra del rio Leccio a undici chilometri circa da
Lucca si trova Porcari, ed è riconosciuto in Forcri
XXV come il successivo stadio segnato dal passaggio
di Sigerico.
Non ci sono segni di un antico ospitale e si suppone che forse
il vescovo e il suo seguito sia stato ospite dei signori del
luogo. Sul fianco occidentale ora si trova la nuovissima chiesa
di San Giusto, che incorpora l'antica torre di una delle nobili
famiglie di Lucca. Delle antiche fortificazioni medievali
di Porcari, tra le quali anche il castello, restano oggi solo
pochi resti della sua antica cerchia muraria. Le prime notizie
storiche sull'origine di Porcari risalgono al 780, anno in
cui avvenne la fondazione dell'Abbazia di San Sabino a Calci.
Nel sesto secolo i longobardi dominarono questo territorio
per controllare la via francigena e nel secolo XI è
la famiglia dei Porcareschi che assume il controllo del borgo
e lo fortifica. Passando nel secolo successivo poi sotto il
controllo di Lucca perse gran parte del suo potere di avamposto
sulla via di comunicazione.
La storia di San Giusto potrebbe interessare qualche pellegrino
e forse anche proporre una analisi particolare. Venerato dalla
chiesa cattolica, da quella anglicana e dalle chiese ortodosse
orientali,
è stato un missionario mandato in Inghilterra nel 601
dal papa Gregorio Magno. Divenuto vescovo di Rochester nel
604 si occupò della cristianizzazione di quelle terre
e nel 624 ricevette da papa Bonifacio V il pallium che lo
vide come terzo arcivescovo di Canterbury .
Il pellegrino vescovo di Canterbury, ospite di questa zona
nel X secolo, nel suo viaggio di ritorno da Roma per ottenere
lo stesso pallium, potrebbe avere portato questa devozione
al santo che lo aveva preceduto di qualche secolo nella sua
opera di evangelizzazione. Pur tenendo conto che ci sono altri
santi dallo stesso nome come san Giusto Martire, patrono di
Trieste e lo stesso santo patrono di Volterra, in questo luogo
e con questa storia la devozione a San Giusto si possa considerare
portata dal mondo 'pellegrino'
Poco distante dal borgo si trova l'Area Archeologica "Fossa
Nera" che ha portato a poter studiare i resti preziosi
di antiche abitazioni romane ed etrusche e persino un villaggio
che risale all'Età del Bronzo.
Questo paese ha il vanto di aver dato i natali ad un artista,Azzo
da Porcari, architetto vissuto fra l'XI e il XII secolo
Curiosa e caratteristica è la manifestazione locale
della Sagra dei Ranocchi che si tiene ogni anno in luglio,
oggi cibo raffinato, forse in passato ha rappresentato una
soluzione di sopravvivenza anche al pellegrino. |
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| BADIA
A POZZEVERI |
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Una
formella intarsiata sopra la porta
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La
zona della quale abbiamo segnalazioni molto antiche porta
nel suo nome la caratteristica di un terreno di pozze e acquitrini.
Le operazioni di bonifica che intorno all'anno mille resero
il territorio più sicuro consentirono il formarsi di
un nucleo abitativo che divenne in seguito un borgo.
La chiesa di S. Pietro, prima canonica poi monastero divenne
sede di una congregazione camaldolese intorno al 1103, trovando
qui fra la Via Francigena e il silenzio delle Cerbaie un luogo
di raccolta propizio alle regole dell'ordine ma ugualmente
presente e in contatto con Lucca e le altre abbazie sparse
nelle zone della piana e nella fascia collinare. Documenti
dei messali e dei grandi corali della abbazia, preziosi per
lo studio del culto di quel tempo si trovano alla Biblioteca
Capitolare di Lucca.
Un lazzaretto per l'assistenza dei malati di lebbra, flagello
che colpi la Lucchesia nel XII secolo forse portato dai crociati
reduci dalla Palestina e dal medio oriente, fu da loro organizzato
nel terreno confinante la francigena - romea ed i fiumi Tazzera
e Capecchio.
La comunità dei monaci non fu mai molto numerosa ciò
nonostante riuscì ad occuparsi non solo del culto (
anche la chiesa di Porcari era seguita da loro ) e dell'assistenza
ai malati e ai pellegrini, ma trovò ottime fonti di
reddito attraverso i mulini ( si macinavano i cereali per
le proprie necessità ed anche per conto terzi) nell'allevamento
del bestiame e nello sfruttamento del padule.
La soppressione dell'abbazia alla fine del secolo XIV è
da attribuire soltanto agli effetti del periodo della 'Cattività
Avignonese' e della dominazione pisana su Lucca.
Nel 1325 i fiorentini nel loro assedio ad Altopascio, che
si arrese, poiché avevano avute perdite ingenti, si
accamparono in questo luogo, e nella descrizione che gli storici
fanno della zona ha un grosso peso la definizione di luogo
malsano dove il caldo faceva serpeggiare la pestilenza.
Il pellegrino che avesse la ventura di passare in questa zona
all'ora in cui il sole tramonta dietro il poggio pisano, in
un momento piacevole e dolce dimenticherà facilmente
come quel luogo possa avere avuto una vita così dura. |
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| ALTOPASCIO |
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...Ne
andrò lontana come va
l'eco della pia campana..
Catalani- Wally
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Luogo
dedicato ai pellegrini per eccellenza, ancora oggi molto attivo
e fiero della sua storia e della tradizione che continua oggi
ad essere portata avanti da volontari.
Il borgo murato al centro della Lucchesia nella vicinanza
del lago Bientina, bonificato e prosciugato dai Lorena, comincia
la sua importanza nel Medioevo come culla e centro dell'ordine
ospitalero dei Cavalieri di Altopascio, nato verso la metà
del secolo XI, e soppresso nel 1459.
Erano dodici volontari lucchesi, chiamati presto Cavalieri
del Tau che crearono un ospizio per pellegrini indicato negli
itinerari sotto il nome di Ospizio di Matilda in quanto
era sotto la protezione della potente dama. Come racconta
anche l'Abate Nikulas la contessa aveva fatto voto a Montecassino
di fondare un ospizio dove ciascuno poteva esservi ospitato
per una notte. L'ordine nacque fra il 1073 ed il 1081 ed oltre
ad accogliere i pellegrini completò la propria dedizione
con il controllo e il mantenimento delle strade e dei ponti
e fondò chiese e ospedali anche lungo altre vie di
pellegrinaggio.
Ancora oggi si trova un Hospital de Autepas a Parigi, e in
Spagna sono rimaste testimonianze ad Astorga, a Pamplona ed
a El Perellò; ma molto più vicino a noi e di
particolare importanza per la nostra associazione, a Firenze
all'inizio di via Bolognese c'è l'attuale chiesa Santa
Maria del Suffragio, detta del Pellegrino, che nel dodicesimo
secolo era un ospedale per i pellegrini sotto la protezione
di Altopascio, situato all'entrata della città ,per
chi proveniva dal nord verso Roma passando da Bologna.
L'ordine prese come proprio simbolo il segno del 'Tau' lettera
greca che ricorda la forma del bordone dei pellegrini, ma
può sembrare anche il richiamo del simbolo della croce.
Nel 1239 papa Gregorio IX ebbe il merito di concedere alla
comunità lo status di ordine religioso con una propria
regola. Si ricorda di questo papa che fu sollecito a proclamare
santo Francesco d'assisi a San Antonio da Padova, e si dimostra
interessato alla protezione dei pellegrini ma , purtroppo
viene ricordato anche per aver istituito il tribunale dell'inquisizione,
per le sue lotte con Federico II ,e l'uccisione di molti crociati.
L'ospedale divenne presto una grande proprietà, sostenuta
e arricchita da lasciti e donazioni di persone devote e anche
da parte di potenti che con le loro offerte credevano di essere
assolti dai loro peccati; cosicché nel secolo XIII
l'istituzione visse un momento di grande splendore. Fu costruito
il campanile in stile romanico lucchese che domina tutto il
paese.
Il centro storico è una ricca testimonianza di quel
periodo; è possibile vedere i resti delle antiche fortificazioni
medievali e le tre porte che danno accesso alla città.
Le porte mostrano caratteristiche particolari sia nel colore
del materiale con il quale vennero costruite che nelle decorazioni
dei portali. Una porta dà accesso alla Piazza Ospitaleri
ove si trova una "Domus" (casa) che conserva i tratti
caratteristici della costruzione originaria, e che costituiva
la residenza dei Cavalieri dell'Ordine. La chiesa dedicata
a San Giacomo Maggiore ha sulla facciata una statua dell'apostolo
e per questo gli possiamo attribuire anche il merito di stabilire
un legame fra i due grandi pellegrinaggi, quello a Roma con
quello di Santiago in Galizia. Il vescovo Sigerico non fece
sosta qui, perché con tutta probabilità fu ospitato
nel vicino castello dei signori di Porcari.
L'attenzione ai pellegrini è ricordata anche dalla
storia della smarrita la campana ancora intatta nel campanile
che dopo il tramonto suonava per un ora per dare la direzione
ai pellegrini affinché non si smarrissero nelle Cerbaie
o nelle zone paludose di Fucecchio. Nelle difficili serate
di nebbia o tempesta veniva anche acceso un fuoco sulla torre.
Chi è amante dei musei potrà trovare all'interno
del complesso del Piaggiane, accanto alla sala del Granaio
grande ' Il centro di documentazione sulla vita materiale
dell'antica comunità. All'interno è possibile
vedere alcune ceramiche con il simbolo del Tau e numerosi
reperti databili tra il XIII e il XIV secolo. Altopascio è
rinomata anche per il suo "pane", da qui
la denominazione "La città del Pane"; il
Comune ha infatti aderito all'Associazione omonima, che ha
lo scopo di promuovere il riconoscimento e la valorizzazione
dei pani legati a determinati territori. |
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| GALLENO |
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Ricco
di macchie e di pasture
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Per
arrivare al piccolo borgo di Galleno la strada rivela la sua
storia. L'attuale selciato ha rivelato la sua origine medievale
con i lavori svolti dal Comitato Pro Via Francigena di Galleno.
Leopoldo Pellegrini, detto Poldino, è stato uno degli
appassionati ricercatori.
La strada ha poi subito tante trasformazioni fino agli ultimi
interventi del XVIII secolo.
L'importanza prevalente del luogo è dovuta alla sua
posizione geografica, è un territorio emergente, quasi
si potrebbe dire galleggiante fra due depressioni, il padule
di Bientina e quello di Fucecchio.
Allora il borgo era detto'Grassa Gallina' perché ricco
di macchie e di pasture.
Il re Filippo Augusto passò 'per la Grasse Geline',
fu ospitato a Casa Greppi antico ospitale ancora presente
che a quei tempi era una corte dei Conti Cadolingi di Fucecchio.
In questo territorio ebbero per compra e per donazione vaste
proprietà gli ospitaleri di Altopascio.
Il borgo si formò lungo la strada ai piedi del castello
e tutta l'area d'intorno si arricchì di piccole strutture
ospitaliere.
L'attuale chiesa di san Pietro, riedificata nel 1828 sul luogo
dell'antica, aveva l'ospedale, San Martino in Greppio, poi
trasformato in un'osteria che fu abbandonata solo alla fine
del XIX secolo. |
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| CERBAIE |
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'in
Cerbaia per la fame
ci si abbaia'
|
ll
nome deriva da cerro-cerraia e indica un bosco fitto e pauroso,
oppure da cervo- cervaia cioè popolato da cervi. Sono
famose per essere citate come territorio insidioso per gli
agguati e le ruberie a danno dei viandanti, inoltre fra gli
animali c'è una presenza caratteristica: i lupi di
Toscana, pericolosi aggressori che si avvicinavano alle case.
Storie sui lupi sono ricordate soprattutto per episodi eccezionali
come di San Graziano e Santa Zita. Riconosciamo però
alle Cerbaie il loro tesoro naturale, una buona riserva di
caccia e di pesca fondamentale nel medio evo per la proprietà
delle chiese, degli ospedali e dei comuni.Il popolare detto
'in Cerbaia per la fame ci si abbaia 'si riferisce ad epoche
meno lontane ma sempre grame per gli abitanti della zona.
Se il pellegrino oltre al suo fervore possiede anche un po'
di immaginazione, mentre cammina per questo sentiero può
potrebbe facilmente identificarsi con il suo omonimo dei secoli
passati, ma a se a lui sembra bello camminare in mezzo alla
natura, per l'antico pellegrino attraversarle era una avventura
molto pericolosa. Oggi questo territorio si individua in basse
colline che si estendono tra il bacino dell'ex palude di Bientina
e quella di Fucecchio ed è un'importante risorsa ecologica,
essendo tuttora coperto in buona parte da una vegetazione
molto ricca.
Il bosco d'alto fusto è formato da pini marittimi e
querceti. I "vallini" più umidi sono caratterizzati
da un particolare microclima che favorisce la sopravvivenza
di specie vegetali altrove estinte. Si trovano inoltre ontani,
carpini e rari esemplari di abeti bianchi oltre a un variegato
sottobosco formato da agrifogli, viburni, corbezzoli, eriche,
brugi e specie ormai rarissime come la Drosera rotundifolia,
pianta carnivora relitto di tundra di era glaciale, o l'Osmunda
regalis (Felce florida), propria invece dei climi tropicali.
La fauna è quella tipica dei boschi e delle macchie
toscane, con presenze di tassi, istrici, scoiattoli e, tra
i volatili, gazze, picchi verdi, picchi muratori e taccole.
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| PONTE
A CAPPIANO |
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Al
ponte a Cappiano, le Cerbaie di levante e quelle di ponente,
ravvicinandosi, chiudono quasi il padule e dividono la Valdinievole
in superiore e inferiore.
Il ponte esisteva nel l018, infatti in una ricognizione del
luogo viene citato Cappiano a ultra Ponte, ma due documenti
portano testimonianze ancora precedenti; nel 926 e nel 975
si parla di una chiesa con fonte battesimale dei Santi Pietro
e Giovanni Battista 'sita loco e finibus Cappiano'.
Al ponte era collegato un ospedale per pellegrini (tuttora
presente) che fu mantenuto e dopo il 1325 anche completamente
ricostruito.
Uno studio per la deviazione dell'Arno ci mostra come era
quel territorio e questa testimonianza ci viene nientemeno
che da Leonardo da Vinci ( Codice Windsor)
Posteriore è la particolare fortificazione che il pellegrino
vede oggi al suo passaggio; fu costruita con i contributi
di Antonio e Francesco da Sangallo nel XVI secolo. Di qui
era ed è ancora possibile controllare i livelli delle
acque: dopo la seconda torre si trova un edificio a mattoni
che passa per tutta la lunghezza del ponte e custodisce le
calle di chiusura dell'Usciana.
Risulta anche che ci sia stato un convento vallombrosano,
intitolato a San Bartolomeo, ai quali era affidato l'ospedale,
poi passato ai Cavalieri di Altopascio.
Importante come nodo di scorrimento della via e punto strategico
da un punto di vista militare: qui si può ricordare
che un esercito fiorentino fu tragicamente bloccato dai cavalieri
lucchesi.
Zona questa in cui la lotta per il possesso dei territori
è stata lunga e spesso crudele e purtroppo anche nel
nome di Dio
A seconda del tempo e della stagione il pellegrino respira
un'aria che può essere dolce o pesante, o afosa o umida
o comunque quella che è, ma camminando in questa valle
un sapore di fondo è forse costante: rumore di ferro
e di zoccoli di cavalli..
Sigerico chiama qui la sua sosta Aqua nigra XXIV.
Arle le nair dice il re crociato e per l'abate
che viaggia nella direzione opposta è Arn blakr. |
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| FUCECCHIO |
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Una
riserva naturale unica:il padule
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Alla
destra dell'Arno quasi ai piedi del lato sud occidentale del
Monte Albano si trova questo paese già noto dal secolo
XI. Situato a soli cinquanta metri sul livello del mare ha
potuto difendersi dall'invasione del padule e con il suo ponte
sull'Arno o almeno con la possibilità di traghettare
e un ospitale si è trovato a vivere un ruolo importante
nella viabilità del medioevo. Fu la residenza ufficiale
della potente famiglia dei Cadolingi che ne danno notizia
intorno all'anno mille per aver fondato la chiesa di San Salvatore
in località Borgonuovo. La chiesa detta anche della
misericordia era una abbazia che sostenuta da molte donazioni
divenne presto una ingente proprietà e acquistò
importanza per l'attenzione che le dimostrarono ben dodici
pontefici e tre imperatori. Nell'anno 1105 fu trasferita sul
poggio Salamartano per difenderla dalle piene a dalle alluvioni.
Dal Repetti sappiamo che .." costà, presso l'antica
Badia S. Salvatore dove si passava l'Arno su un ponte di barche
detto Bonfilli, per entrare nella via francigena. Il ponte
crollò nel 1106 per una forte piena dell'Arno e della
sua ricostruzione se ne occupò Sant'Allucio.
Sant'Allucio è il Santo di Pescia, e le sue reliquie
si trovano nella cattedrale della città. Egli era nato,
nell'XI secolo, a Campugliano, in Val di Nievole, da famiglia
contadina, e fin da ragazzo quando faceva il pastore dimostrava
una particolare tempra spirituale. Si occupò dell'ospizio
del paese che stava andando in rovina dopodoche con l'aiuto
di amici caritatevoli come lui fondò altri ospizi dedicandosi
per tutta la vita a soccorrere i poveri. L'impresa del ponte
sull'Arno non fu facile
e non soltanto per i problemi tecnici ma perché Sant'Allucio
dovette convincere e ammansire il traghettatore locale, che
traeva lauti guadagni facendo passare i viaggiatori da una
sponda all'altra.
Il nuovo ponte si trovava fra Fucecchio e Colle di Pietra
dove c'era un castello, ma in seguito furono necessarie nuove
edificazioni; dal cinquecento poi arrivano ancora descrizioni
di ruderi. Con il trasferimento dalla Abbazia sul poggio il
ponte sull'Arno passò prima in gestione e poi diventò
possesso degli ospitaleri di Altopascio. Presso il ponte crearono
anche un ospizio che aveva sul davanti un portico e una chiesa,
Santa Maria al porto d'Arno. Il passaggio dell'Arno col traghetto
era gratuito, il compenso al traghettatore era la concessione
di un terreno attigua alla chiesa( forse questa notizia si
deve intendere per il periodo in cui il ponte non era agibile).
Un altro ponte c'era in corrispondenza di Ripoli, vicino alla
pieve di San Leonardo.
L'accoglienza a Sigerico, qui si dice all'Arne Blanca
XXIII, e anche Filippo Augusto la definisce tale Arle
le blanc.
Oggi il ponte è quello di Marcignana e da quello si
raggiunge Ponte a Elsa.
Nel 1258 l'abbazia passò alle monache Clarisse di Gattaiola
e tutti i privilegi dell'abate passarono alla Badessa.
L'attuale Collegiata di San Giovanni Battista era sotto la
giurisdizione dei monaci; è stata rifatta nel '700.
Vi si accede attraverso una scalinata a fianco della quale
si apre il piazzale di Salamartano dal quale si ha il panorama
della valle.
Un interessante museo conserva opere d'arte provenienti dalla
Collegiata e da altre chiese.
Nel 1260, dopo la famosa battaglia di Montaperti, Fucecchio
rappresentò un rifugio per i fuorusciti fiorentini,
e, alla fine, proprio in questo luogo nel 1293 si stipula
la pace fra Firenze e Pisa.
L'incontro con l'Arno del pellegrino, come per gli altri fiumi
che hanno un presenza fondamentale con la storia del pellegrinaggio,
come e quanto quella delle chiese, richiama alla mente la
tanta storia che queste acque hanno visto. E in vista dell'Arno
arrivano anche i pellegrini provenienti dalle regioni più
ad est, un particolare itinerario storico è quello
che proviene da Aquileia , verso Modena e valicando l'appennino
nei pressi di Sambuca Pistoiese, attraversa il monte Albano
per congiungersi a Fucecchio alla via Francigena.
Aquileia è stata essa stessa meta di pellegrinaggi;
detta il porto d'Oriente ha rappresentato un nodo viario per
i paesi dell'est, dell'ovest e delle alpi. Fondata nel 181
a C. fu importante per i romani e nel 313 d.c. venne eretto
il primo luogo ufficiale di culto cristiano. Sulla basilica
del quarto secolo cinque secolo più tardi nasce il
primo cenobio femminile dell'ordine di S. Benedetto. Oggi
dopo gli scavi e le nuove strutturazioni possiamo visitare
oltre alla basilica, l'interessante museo e con la guida Il
sentiero del Pellegrino possiamo raggiungerla anche da
pellegrini. |
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| SAN
GENESIO |
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Sancti
Genesii locus est famous agendis
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Borgo
San Genesio viene definito come il Sanctinus borg
dell'Abate Nikulas , e Filippo Augusto lo chiama Seint
Denis de Bon Repas , il passaggio di Sigerico invece
è detto Sce Dionisi XXII
Oggi il sito archeologico di San Genesio si trova nel comune
di San Miniato, tra le località Ponte a Elsa e La Scala,
all'incrocio tra la strada statale Tosco Romagnola e Via Capocavallo.
Gli scavi hanno portato alla luce la struttura di una pieve
dell'alto medioevo e del borgo che già esisteva nell'
VIII secolo. Si può quindi risalire ad una descrizione
della chiesa: lunga 46 metri e composta di tre navate che
terminavano con altrettante absidi. Nell'XI secolo vi fu poi
aggiunta una cripta coperta da volte sorrette da colonne monolitiche,
e alla cripta che aveva un pavimento in cocciopesto si accedeva
attraverso ben tre scalinate di pietra.
Questo è stato un luogo importante in epoca longobarda
col nome Vico Vallari, probabilmente fondato nel secolo VI,
nodo di valore strategico perché situato alla confluenza
dell'Arno con l'Elsa, prossimo all'incrocio della Via Pisana
con la Via Francigena che aggirava il colle di San Miniato.
Il borgo fu distrutto la prima volta nel 1198 dai potenti
vicini e successivamente ricostruito con l'aiuto dei lucchesi.
Ma nel 1236 il titolo di Pieve e il fonte battesimale furono
trasferiti dal borgo alla vicina chiesa di Santa Maria in
San Miniato, che aggiunse al proprio nome anche quello di
San Genesio. Per quanto il luogo di culto fosse molto venerato
come dimostra anche la grandiosità della chiesa, la
posizione collinare del vicino rivale ebbe la meglio perché
contrapponeva un valore predominante per motivi strategici
e climatici, e così, nel 1248 avviene la definitiva
distruzione di San Genesio. Finisce così la vita di
un luogo che aveva sfidato in importanza persino Lucca, che
aveva ospitato congressi e concilii ( 1160 marzo 20 Dieta
di San Genesio indetta dal marchese Guelfo: vi partecipano
i consoli di Firenze) e, non di meno aveva accolto pellegrini.
Oggi passando davanti al piccolo oratorio possiamo leggere
una lapide che ricorda la sua storia.
Risulta che nelle vicinanze dell'oratorio ci sia stato anche
un altro edificio dedicato a San Lazzaro.
Del santo di nome Genesio abbiamo poche notizie soprattutto
per quanto riguarda la sua vita. Era originario di Arles e
si dice che sia stato un martire e che il suo culto in Italia
sia stato portato dai pellegrini francesi. La via francisca
era così chiamata come"via percorsa da coloro
che sono nati in Francia" proveniva d'Oltralpe dal Regno
dei Franchi e, nel suo percorso dai passi alpini ossolani
sino a Roma, toccava anche Suno che oltre ad un luogo di sosta
divenne anche un punto difensivo contro le invasioni transalpine.
Suno, un paese in provincia di Novara ha una antica chiesa
dedicata a questo santo che fu costruita perché, come
dicono i racconti popolari, intorno all'anno mille un suo
cittadino, mosso da profonda fede, vi trasportò le
reliquie del martire Genesio di Arles.
Dal 1561 Suno fu colpita da una epidemia di peste che durò
quasi settanta anni e la basilica di San Genesio si trasformò
in un lazzaretto. Nel comune di Dairago in provincia di Milano
potremmo conoscere qualcosa della vita di questo santo attraverso
delle pitture che descrivono la sua passione (GRSD, La
passione di san Genesio nelle pitture della chiesa prepositurale,
"Orizzonti", a. VIII, giugno 1992, pp. 14-18; luglio-agosto
1992, pp. 14-18.) |
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| SAN
MINIATO |
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Al
piè m'assisi de l'eroica torre
Del mio bel San Miniato
Aleardi
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Se
non si è già in cammino la città può
essere facilmente raggiunta con il treno, linea Firenze -
Pisa, con arrivo a San Miniato Basso e, alla stazione proseguendo
in avanti dopo meno di tre chilometri, salendo si arriva a
San Miniato Alto, detto, in passato più frequentemente,
del Tedesco.
La zona di San Miniato è talmente ricca di storia e
di eventi che tutto quanto riguarda il passaggio dei pellegrini
deve essere ricercato con cura perché rimane facilmente
oscurato dalle tante vicende che l'hanno vista impegnata nei
primi secoli del millennio.
Cercando intorno alle origini c'è testimonianza del
villaggio etrusco di San Miniato, del Quartus Romano.
Situato su tre poggi sulla pianura dell'Arno, punto importante
per il controllo della via francigena , la via Pisana e degli
assi fluviali dell'Arno e dell'Elsa il paese prese questo
nome da una chiesa dedicata al santo martire dei tempi dell'imperatore
Decio nel 250, che i longobardi avevano fondato nel 783. Ottone
I volle che diventasse la sede del vicariato imperiale che
controllava tutta la Toscana, pertanto fece costruire il castello.Un
documento lucchese del 999 recita 'in loco et finibus ab castello
ed Monte ubi dicitur Sanminiato'
La torre in cima al colle è l'unico resto della rocca
detta poi di Federico. E' stata ben ricostruita dopo la distruzione
del 1944 e mantiene il suo effetto vigilante sul Valdarno.
Si può salire (euro 2,50) con facili rampe e godere
ancor di più della vista dalle finestre su tre lati.
Il pellegrino può da questa vista camminare con lo
sguardo da Fiesole fino al mare, dalle Apuane alle balze di
Volterra e comprenderà quanto questa posizione abbia
pagato e subito per le alterne vicende delle lotte delle città
vicine. Anche il Borgo San Genesio con il quale San Miniato
era in forte rivalità, non riuscì a proteggere
il suo prestigio, la sua posizione nella valle contro quella
del colle lo portò a subire tanti attacchi fino alla
distruzione definitiva a metà del secolo tredicesimo.
Si dice che in questo luogo sia avvenuto l'episodio in cui
Pier delle Vigne venne accecato, ma un'analoga testimonianza
con tanto di lapide il pellegrino può averla letta
a Pontremoli nella piazzetta di San Gemignano. ( di sicuro
Pier delle Vigne è stato accecato sulla Via Francigena
!)
Sembra certo che questo sia il luogo di nascita di Matilde
di Canossa, personaggio di grande rilievo anche per il suo
impegno alla protezione dei pellegrini e che viene ricordata
con la massiccia torre detta di Matilde che fa da campanile
al Duomo.
Nel 1211 Francesco d'Assisi arrivò a San Miniato, ma
della costruzione del convento si ha notizia solo nel 1276.
Il potere religioso ebbe nel tredicesimo secolo un effetto
di controllo sui contrasti fra magnati e popolani, ovvero
fra Guelfi e Ghibellini; I Domenicani, gli Agostiniani e gli
Umiliati erano impegnati nella vita parrocchiale del comune
mentre gli ordini mendicanti si occupavano dell'accoglienza
dei poveri.
Dell'Ospedale di Santa Croce al fondo oggi ci sono solo dei
resti.
La sagoma dei tre o cinque archi gotici individuano il loggiato
esterno di un antico edificio che era gestito dagli Ospedalieri
di San Giovanni di Gerusalemme, luogo di rifugio e protezione
per i bisognosi dal XIV secolo alla fine del XVIII, nell'ultimo
periodo sostenuto anche dal Comune.
A San Miniato si trova un'altra devozione per un crocifisso
ligneo per il quale nel XVIII secolo fu edificato un santuario:
l'Oratorio del S.S. Crocifisso che si trova alla sinistra
del Duomo. Il culto ha origini molto lontane, inizialmente
era conservato nella chiesa dei S.S. Giusto e Clemente, nel
1339 fu trasferito nel Loretino, l'oratorio della Madonna
di Loreto, ma nel 1630 i sanminiatesi fecero un voto di costruire
un nuovo santuario per poter riportare l'urna. Il 26 luglio
del 1718 finalmente il crocifisso vi fu trasferito.
Questa città ha il merito che il pellegrino apprezzerà
moltissimo di consentire di visitare le chiese per tutta la
giornata. Oggi è molto più frequente trovare
orari piuttosto limitati ancorché ci sia la possibilità
di visitarle e quando il pellegrino si trova di fronte ad
una chiesa chiusa senza poter conoscere l'aspetto di quella
navata ha forse il timore di perdere proprio li quello che
cercava.
Nel borgo occidentale si può veder disegnata un'epoca
successiva nel bellissimo palazzo Grifoni, ma del tempo più
vecchio la città possiede così tanto da comunicare
una appartenenza a quello che per la storia del pellegrino
è il tempo d'oro.
San Miniato Basso ha il particolare 'Museo della Scrittura'.
E se la stagione è al caso quella autunnale la dolcezza
dei colori potrà essere ancor più impreziosita
dal gusto sopraffino che si diffonde con la sagra del tartufo.
Quando i pellegrini lasciano il valdarno per arrivare in valdelsa,
nel loro panorama trovano il monte Albano ed è giusto
anche raccontare che in quella zona visse un eremita che nel
sesto secolo dalla Francia era andato pellegrino a Roma. Sulla
strada di ritorno si fermò a Pisa e cercò un
luogo per vivere di solitudine e di preghiera. Sul Monte Albano
trovò il posto adatto, trovò una fonte d'acqua
e li rimase per il resto della vita, "
.Visse in
solitudine finchè non si venne a conoscenza della sua
presenza e fu raggiunto, dalla città di Pistoia, da
Desiderio, e dopo di lui da altri quattro giovani.
Si racconta che per loro gli abitanti delle zone vicine costruirono
delle piccole celle ed in seguito una chiesa. Il luogo cominciò
a richiamare pellegrini per la devozione a quel piccolo oratorio
nel quale trovarono poi sepoltura quei monaci. Da allora cominciarono
racconti di prodigi e i pellegrini arrivavano da lontano.
Nacque un monastero che fu retto da benedettini cluniacensi.
Si ha testimonianza che il Vescovo di Pistoia, Restardo, il
27 marzo 1018 fece dare una sepoltura ufficiale ai corpi dei
santi.
Il monastero ebbe molta importanza come è documentato
da atti ufficiali che registrano le donazioni e i lasciti
che venivano fatti dalle persone di fede.
Nella seconda metà del mille e cinquecento fu affidato
alla Badia Fiorentina.
Nel secolo diciottesimo ne avviene la soppressione ."
Del monastero non è rimasta traccia ma è rimasto
il paese che porta il suo nome, S.Baronto, e la sua tomba
nella cripta della chiesa.
Guardando sempre il Montalbano ma spostando lo sguardo un
po' più a destra, si potrebbe scorgere un fenomeno
strano, qualche effetto magico o una luce particolare, insomma
forse non si vede niente, ma, sappiate che da quel luogo è
nato il genio più versatile di tutti i tempi e di tutti
i popoli, il nostro Leonardo. Non sappiamo se Leonardo da
Vinci abbia mai fatto il pellegrino, ma è per poter
conoscere i suoi capolavori che tanti si fanno pellegrini
e viaggiatori da tutto il mondo. |
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| CAMPRIANO |
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| Percorrendo
il crinale fra i torrenti Egola ed Elsa si arriva a Campriano,
sede di una chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo
già esistente nell' 862. La storia di san Bartolomeo
ha delle analogie con quella di San Giacomo per quello che
riguarda la sua sepoltura, infatti martire in Armenia, il
suo corpo, dopo varie traslazioni sarebbe venuto a riposare
in Roma, nel santuario a lui dedicato nell'isola tiberina.
Molte opere importanti raffigurano l'apostolo, la più
antica è fra i mosaici di Ravenna. |
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| COIANO |
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La
severità della pietra e il colore dei mattoni rossi
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Al
tempo del passaggio di Sigerico Sce Peire Currant XXI
al posto della bellissima Pieve di Coiano c'era probabilmente
solo una piccola costruzione adibita a ricovero e a momenti
di culto. Nel 1029 questa chiesetta diventa pieve, cioè
una chiesa dove era possibile dispensare il battesimo. La
sua importanza cresce e nel XIV secolo divente punto di riferimento
di una ventina di luoghi religiosi e di sei ospitali, alcuni
dei quali erano situati nel fondovalle dell'Elsa . La Pieve
si trova sul crinale fra i torrenti Egola ed Elsa e in aggiunta
è in cima ad una lunga scalinata di mattoni rossi e
addossata ad un piccolo borgo. Non è difficile avere
la possibilità di visitarla. Da Castelfiorentino il
parroco si rende disponibile non solo a venire ad aprirla
ma anche ad accogliere i pellegrini nella sua parrocchia.
E' dedicata ai Santi Pietro e Paolo. In attesa di ristrutturazione
la chiesa presenta parti in pietra e in mattoni originali,
ma si riconoscono le influenze romaniche pisane con una galleria
di arcate cieche e una bifore centrale. All'interno tracce
di affreschi, una croce di rame dorato del XIV secolo e un
ciborio del XV. Il pellegrino uscendo da questa chiesa rimane
con il colore di quei mattoni rossi negli occhi; non che la
pietra manchi del suo fascino, ma lasciamo a questi tutto
il loro valore espressivo.Qui sorgeva anche uno dei 36 castelli
di San Miniato, luogo di frontiera fra la diocesi di Volterra
e di Lucca. |
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| CASTELFIORENTINO |
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Gli
affreschi di Benozzo Gozzoli
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Percorso
di fondovalle
La Via Francigena dei secoli posteriori a Sigerico passava
lungo il fiume Elsa per Castelfiorentino, Certaldo e Poggibonsi.
La strada del crinale è l'antico percorso per Siena,
ma a causa del terreno friabile ( qui era la costa del Tirreno
nell'era Terziaria ) la sede stradale si modificava continuamente,
pertanto si sono create varie vie francigene simili fra loro.
La Valdelsa è situata fra le colline senesi e quelle
volterrane, rappresentando un'area di confine tra le varie
feudalità laiche ed ecclesiastiche della Toscana. Se
nell'alto Medioevo Volterra governava la sinistra dell'Elsa,
spartendosi le colline fra pisani e lucchesi, la destra spettava
a Firenze, mentre più a sud era Siena a stabilire i
confini. La zona non fu mai pacifica, ma la Via Francigena
poco risentì di questa mancanza di sicurezza e i pellegrini
continuarono a transitare per le diverse strade intorno a
questi paesi tanto per loro i pericoli non riguardavano il
potere, principalmente dovevano occuparsi della loro sopravvivenza
e della possibilità di portare a termine la loro impresa,
a volte più rischiosa di una partecipazione alle lotte
di potere.
Nel 1149 troviamo la denominazione di Castelfiorentino e il
luogo è la testa di ponte di Firenze sulla Via Francigena
a discapito di Siena.
La cittadina ha un aspetto di fortezza e le fortificazioni
del castello racchiudevano la chiesa di Sant'Ippolito edificata
nel 1195 al posto della antica San Biagio, risalente al tempo
delle invasioni barbariche, prima del X secolo.La chiesa è
ad una navata con abside circolare e dal retro si possono
identificare i tratti della cerchia delle mura del castello.
Un antico oratorio centro della vita religiosa e civile del
medioevo è la collegiata dedicata ai Santi Lorenzo
e Leonardo. Su un antico oratorio dedicato a San Antonio è
stata edificata la chiesa di S. Verdiana, patrona della città,
alla cui devozione si rivolge in prevalenza la popolazione
contadina. Alla chiesa è annesso un museo a lei dedicato
con un interessante patrimonio di dipinti.
La prima notizia di un ponte a Castelfiorentino risale al
1280; un ponte di legno fu costruito dagli Ospedalieri di
Altopascio. Nella biblioteca comunale sono da ammirare due
cappelle di Benozzo Bozzoli (1484 .1491 )che rappresentano
il culto mariano.
L'asse Castelfiorentino, Staggia e Poggibonsi risulta essere
percorso sia dall'Abate Nikulas nella direzione verso Roma
che quella opposta di Filippo Augusto: deinde Castellum
Florentin. |
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| SANTA
MARIA A CHIANNI |
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Il
nome di questa chiesa si riferisce ad una contrada detta Chianti.
Per Sigerico questa è Sce Maria Glan XX,
ma questa bellissima chiesa non era stata ancora costruita
al tempo del suo passaggio. La prima notizia di questa pieve
si trova in un documento del 988 dove è stato registrato
che il territorio viene regalato al Vescovo di Volterra. In
seguito la chiesa è nuovamente nominata nel 1033 come
luogo nel quale viene fatta ancora una donazione alla chiesa
di Volterra.
La chiesa ha dei periodo di maggiore vivacità e ricchezza
che si alternano con altri di decadenza, ma quando il vescovo
di Volterra volle che fosse riedificata e che portasse sulla
sua facciata i segni del suo potere, assunse l'aspetto che
tuttora possiamo ammirare.
Lontana dalla Via Francigena Volterra con la politica dei
suoi vescovi ebbe una forte influenza, anche se indiretta,
su di essa.
La città di Volterra si trova in cima a un alto colle
(555 m.s.l.m.), in straordinaria posizione panoramica fra
le valli del Cecina e dell'Era, e domina quasi isolata un
vasto territorio ricco quanto eterogeneo di risorse storiche,
artistiche e ambientali.
Nei IX-XI sec., per il favore degli imperatori carolingi,
sassoni e franconi, inizia e si sviluppa la signoria civile
dei vescovi volterrani, che, forti di privilegi e immunità,
finirono per imporre la loro civile autorità su un
territorio molto vasto. La potente famiglia dei Pannocchieschi
con i suoi tre vescovi portò avanti anche una lunga
e aspra lotta con il comune e per molto tempo e in un vasto
gioco di rapporti troviamo menzionati i vescovi di Volterra
con le loro imposizioni verso le zone circostanti.
Nella chiesa si individuano nella facciata tre ordini orizzontali
costituiti il primo dal portale delineato da tre archi che
copiano esattamente il duomo di Volterra, il secondo e l'ultimo
con due gallerie d'arcature cieche nelle quali il pellegrino
può riconoscere la chiesa di Lucca.
L'interno è diviso in tre navate. Le colonne che dividono
le navate hanno capitelli variamente scolpiti. Importante
si presenta anche la canonica che si trova sul lato destro
della Pieve. Tutta la struttura è ricca di spazi e
locali che potrebbero essere di nuovo utilizzati per una accoglienza
ai pellegrini. La sua posizione oltre ad essere preziosa è
piena di storia e anche particolarmente bella. Dall'altare
il sacerdote che si rivolgerà verso i fedeli vede dal
vano dell'entrata uno scorcio del paesaggio toscano: le sue
omelie avranno una bella ispirazione e i fedeli usciranno
da questa chiesa certo con il cuore molto leggero. |
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| GAMBASSI |
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...
per gli cammini andando e tornando..
Villani, cron., VIII,36
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La
via francigena s'incrocia con la via Volterrana nel centro
di Gambassi.
Una documentazione del 1037 racconta di una chiesa di Santo
Stefano che fu la chiesa del castrus vetus di Gambassi, distrutta
dal più potente San Gimignano insieme al castello intorno
agli anni 70 del XIII secolo. Nel 1183 è ricordata
una chiesa di San Iacopo (..in castello nuovo..) Nel 1413
si parla di ' ecclesia ss Iacobi et Stephani de Gambasso '.
Dell'edificio romano in cotto, oggi Chiesa di Cristo Re, rimangono
evidenti tracce sulla facciata e su di un muro perimetrale.
Nelle vicinanze la porta detta: a Chianni.
Nel comune di Gambassi si trova la Badia di San Pietro a Cerreto
che fu donata da un abate di Camaldoli. Sulla facciata è
presente uno stemma dei camaldolesi.
Attualmente il paese è un centro turistico e anche
termale, con un moderno stabilimento che si avvale delle acque
della sorgente di Pillo. |
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| SANTO
PIETRO |
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di
fronte a cose vecchie si può
distinguere fra vecchie ed eterne
|
Sola,
sopra un poggio il pellegrino incontra una piccola chiesa,
Santo Pietro, che sembra lo attenda, ma che purtroppo non
potrà visitare, oggi è una casa privata. C'è
una citazione nel 1109 che la nomina come luogo di culto sulla
Via Romea, e nel secolo XIV assume il titolo di canonica,
cioè un luogo con edificio che poteva ospitare una
piccola comunità monastica dedita alla cura e all'alloggio
dei viandanti.
Un segno di riconoscibilità di queste canoniche era
il simbolo della croce greca che si poteva trovare in una
scultura o nelle forma di una feritoia. Il pellegrino potrà
fare la sua piccola ricerca. |
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| PANCOLE |
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una
volta c'era un tempio dedicato al dio Pa
|
E'
posto fra il torrente Malena e Arbia e in fondo al colle passa
la strada che sbocca sul fiume ove era il ponte di Pancole.
Il Casale di Pancole con la corte e la chiesa ha una citazione
datata 1119.
Il 1313 vede il passaggio dell'esercito dell'imperatore Arrigo
VII e nel 1479 vi passò invece l'armata papale che
portava guerra ai fiorentini ( congiura de' Pazzi ).
L'attuale santuario di Santa Maria Assunta a Pancole è
stato costruito sul luogo dove era un'edicola con un affresco
del XV secolo della Madonna che allatta il Bambino. A questo
dipinto sono stati attribuiti molti miracoli, in particolare
quello del 1668 nel quale una ragazza acquistò l'uso
della parola. Il fatto ebbe una forte risonanza, fu richiamo
di pellegrini e in breve fu costruita la chiesa.
Un caratteristico presepe con le statue a grandezza naturale
è quasi una sorpresa che si trova sotto la chiesa. |
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| CELLOLE
PIEVE |
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...la
chiesetta sfolgora di mistica luce..
da 'Suor Angelica' Puccini
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Siamo
sul percorso della via Francigena, quella via di comunicazione
segnata dai Longobardi e successivamente frequentata dai
Franchi dai quali ha preso il nome, ma tracce di insediamenti
più antichi dimostrano su questo territorio anche
la precedente presenza etrusca e romana.
Quando nel secolo del mille la religione cerca una sua maggiore
affermazione facendo nascere una complessa rete di santuari
e luoghi di culto, qui si trova una piccola chiesa.
Ricordata da questa iscrizione che si trova in prossimità
del campanile
+REMOTA.FUIT.H.PLEBS.A.M.CXC.
IN. ITA FACTA. TEMPORE . ILD
PLE
al
suo posto viene eretta
La Pieve di Cellole
Anticamente
detta Piviere e dedicata a Santa Maria la chiesa
non ha una precisa data di costruzione, sicuramente si può
collocare nel XII secolo. In un primo momento ebbe una sola
navata e in seguito, forse con l'arrivo di nuove donazioni,
fu arricchita delle due navate laterali. Sulla facciata,
a sinistra del portone d'ingresso troviamo un'altra iscrizione
che riporta la data ufficiale del termine dei primi lavori
A.D.
MCCXXXVIII CONSUMAZIO PLEBIS
La
solida struttura muraria in travertino ha una copertura
a capriate a vista; presenta una dimensione sviluppata più
in larghezza che in altezza, che disegna quasi una forma
a capanna. Circondata da un piazzale in terra battuta sotto
l'ombra di numerosi cipressi comunica un effetto di serena
sacralità in una bella ed elegante cornice che non
lascerà indifferente anche il pellegrino d'oggi.
La facciata ha un unico portale squadrato e sormontato da
una architrave che poggia su due capitelli decorati. L'arco
cieco che è posto al di sopra è al tempo stesso
ricco e sobrio, assieme alla bifora soprastante completa
l'eleganza della struttura ed un interessante effetto di
profondità. Le due finestre ai lati del portale sono
posteriori .L'interno mostra le due file parallele di colonne
in pietra che delineano le navate. I capitelli e i basamenti
che ornano le colonne si presentano di diversa fattura e
per quanto questo si riscontri in altre chiese dello stesso
periodo, si suppone che il materiale usato possa avere origine
da precedenti costruzioni.
Due soglie e due gradini in pietra portano ad un sobrio
altare .
L'abside, distrutta nel 1600 da un fulmine, ha avuto la
prima ricostruzione nel 1879, che ha riproposto le ricche
decorazioni geometriche e figure di vegetali e animali oltre
a mensole con archetti ciechi. Ai lati dell'abside due finestre
laterali mostrano uno spigolo vivo rimasto inalterato. Hanno
una dimensione di 10 cm per 1 metro e 70 e il davanzale
e l'architrave sono due blocchi monolitici. La posizione
di queste finestre orientate a levante consente che la prima
luce dell'alba arrivi da queste sottili fessure con una
intensità di grande effetto suggestivo: invito al
pellegrino di riprendere il cammino dopo la sosta notturna.
La porta interna che serve di comunicazione con la sacrestia
è, secondo alcuni, una delle parti più antiche,
ed è arricchita da mensole con archetto cieco. Sempre
sul lato ovest, più centrale c'è la porta
che si apre sul quello che è stato l'antico cimitero,
anche se nel primo periodo le sepolture venivano fatte dentro
la chiesa stessa. Tutto questo lato in muratura della pieve
è rimasto l'originale. La parte esterna dell'abside
mostra gli effetti della ricomposizione del restauro per
cui alcuni elementi geometrici si presentano una direzione
sfalsata.
Sempre durante il restauro fu demolito il campanile che
era un'alta torre in pietra con una grossa vela dove erano
inserite le campane, simile a quella di Collemuccioli, con
funzione di avvistamento, utile per un luogo così
isolato.
In quello spazio è stato collocato un fonte battesimale
ricavato da un unico blocco di pietra. L'odierno campanile
è situato poco distante dalla chiesa e mostra l'utilizzo
di elementi asportati dalla vecchia costruzione.
Pezzi di marmi pregiati con ricche decorazioni e forme di
capitelli sono stati rinvenuti dispersi nel territorio circostante,
testimoniando la grande produzione effettuata per la costruzione
della chiesa.
La grande affluenza di pellegrini che si dirigevano a Roma
e anche alla volta di Gerusalemme nel dodicesimo secolo
poteva trovare in questa pieve sostegno spirituale e accoglienza
per la sosta. Papa Onorio III nel 1220 definì il
raggio delle competenze della chiesa, che nel corso del
tempo diventò matrice di molte parrocchie dislocate
nel territorio circostante.
I pievani che nel corso dei secoli si occupati della chiesa
meriterebbero di essere ricordati, soprattutto per il loro
impegno delle difficoltà incontrate a reperire i
fondi necessari per i vari restauri. I nuovi cipressi che
ammiriamo sul sagrato, dopo la demolizione di quelli precedenti
ai lavori, rappresentano ognuno una famiglia della parrocchia
che ha contribuito a reperire dei fondi preziosi.
Oggi, nonostante le variazioni subite nel tempo questa chiesa
rimane a segnare una tappa importante nella storia dell'arte
del romanico toscano, nonché un documento della vita
culturale e spirituale vissuta dai pellegrini.
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| SAN
GIMIGNANO |
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Sul
fianco settentrionale di una delle più ridenti colline
della Valdelsa è situata la terra del paese di S. Gimignano.
La sua fortuna, la sua storia ha trovato un grande contributo
dalla natura per il clima dolce, il terreno fertile e la bellezza
delle colline. All'origine del suo nome sta la leggenda che
il vescovo Gimignano nel IV secolo d.C. combattè le
eresie percorrendo le vie della penisola e che la sua fama
giunse in questo luogo ma anche è detto San Gemignano,
vescovo di Modena, avrebbe salvata il borgo dalle orde barbariche.
Prima dell'anno mille il vescovo di Volterra ottiene il possesso
di un castello sul Poggio della Torre e nel 934 è presente
un luogo di sosta sulla via longobarda - francigena - romea
presso la Magione dei Cavalieri del Tempio in Forliano, e
nel 990 è annotato il passaggio di Sigerico Sce
Geminiane XIX. L'asse della via francigena che attraversa
l'intero abitato dalla Porta S. Matteo a nord a quella S.Giovanni
a sud diventa fondamentale per l'importanza del luogo, e troviamo
che nel 1034 il conte Adelmo fa costruire una Abbazia su uno
dei diverticoli della francigena, e alla fine del secolo viene
fondata una chiesa con mansio, dedicata a San Giacomo. Nel
1199 il paese diventa un libero comune e s'impegnò
con molta abilità nelle lotte di potere con il Vescovo
di Volterra ed i comuni limitrofi privilegiando il valore
delle pace come produttiva per il consolidamento della sicurezza
locale. L'originaria identità agricola si amplia creando
in un forte sviluppo un ambiente ricco e colto: nel momento
del massimo sviluppo urbano la città possiede più
di settanta torri, la maggioranza delle quali sono erette
fra il XII e XIII secolo entro i limiti del nucleo più
antico.
Oggi ne rimangono solo quattordici: Torre Cugnanesi, Torre
Lupi (o del diavolo),Torre Cortesi, Torre Cetti, Torre mozza
del Palazzo del Popolo, Torre Becci, le due torri Ardinghelli,Torre
grossa del Podestà, La Rognosa, Le torri gemelle Salvucci,
Torre Useppi - Ghigi e la gran casa torre dei Pesciolini.
Grande crisi colpì il territorio per la peste del 1348,
vi fu un gran spopolamento ma nel 1405 il comune operò
con leggi appropriata per favorire il ritorno della popolazione.
Oggi il pellegrino che arriva su questo colle di 334 metri
arricchisce il suo cammino sia che possa visitare le sue ricchezze
artistiche sia che si lasci anche solo ammaliare da ciò
che vede passando.
Il Duomo o Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta è
il più antico luogo di culto ricordato nel castrum
vetus, nella metà del X secolo, fu consacrato da papa
Eugenio III nel 1148.
L'antica pieve era di modeste dimensioni, mentre l'attuale
struttura ha persino un diverso orientamento, con la facciata
rivolta verso la via francigena con due portali sormontati
da lunette a tutto sesto e decorate. Il suo valore nei secoli
non è mai stato trascurato ed è stata arricchita
via via di importanti lavori e opere.
Interessante ricordare all'interno la cappella di Santa Fina
dove troviamo i lavori di Benedetto da Maiano e del Ghirlandaio.
Accanto alla collegiata la chiesa della misericordia, in origine
era un piccolo edificio dell'abbazia di San Galgano, ha la
sua storia legata al culti della ospitalità dei pellegrini.
La chiesa di San Bartolo fuori porta Cellolese era una vecchia
chiesa accorpata ad un spedale gerosolimitano dedicata a San
Matteo. San Pietro è un 'altra struttura che ha modificato
molto le primitive dimensioni, e poco distante si incontra
l'imponente chiesa gotica di San Agostino edificata nel 1280.
Come non sottolineare gli affreschi nella cappella maggiore
di Benozzo Bozzoli che racconta la vita del Santo, mentre
l'altare maggiore arricchito dall'Incoronazione della Vergine
e santi, i santi della città Santa Fina, San Bartolo
e il vescovo patrono della città, ad opera di Piero
Pollaiolo datata 1483.
All'interno del castrum vetus fu edificata San Lorenzo in
Ponte ( un ponte levatoio collegava il castrum con il castello
del vescovo)dove sulla parete destra del loggiato si può
ammirare la Madonna in Gloria dipinta da Simone Martini. La
chiesa di San Francesco nacque come spedale gerosolimitano
di San Giovanni. La chiesa del Quercecchio fu l'antica sede
della confraternita di Santa Fina. La storia della giovane
Fina dei Ciardi morì a quindici anni e si racconta
che al momento del trapasso suonarono tutte le campane della
terra. Le si attribuirono molti miracoli.
Nella spezieria museo che porta il suo nome si conservano
preziosi contenitori e medicinali utilizzati dall'antica pratica
farmaceutica.
Al momento della partenza sarà difficile lasciare questo
luogo ma dopo qualche chilometro se il pellegrino avrà
l'idea, abbastanza spesso sollecitata dalla prudenza, di voltarsi
indietro e guardare il cammino fatto avrà il piacere
di cogliere l'insieme della città turrita in una inquadratura,
forse quella che serberà per i suoi ricordi. |
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San
Giacomo al Tempio
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La
chiesa è stata costruita su una struttura precedente
della quale sono rimasti pochi resti, fra la fine del XII
secolo e i primi decenni del XIII. Ha una facciata con la
porzione inferiore realizzata in conci di travertino di ottima
fattura, mentre la parte superiore é in mattoni. Il
portale mostra l'eleganza dell'arco a tutto sesto che si regge
su due mensole figurate. La croce posta sull'architrave testimonia
l'appartenenza all'Ordine dei Templari.
Il rosone nella parte superiore della facciata formato da
pietre lavorate di fine fattura, completa la grazia che manifesta
questo luogo.Ancora sui fianchi si trovano monofore abbellite
da un arco monolitico.
In alto una decorazione proveniente dalla Tunisia che è
facile riscontrare anche a Pisa e a Volterra, è creata
da tredici ceramiche collocate sotto le mensole che reggono
una cornice a mattoni.
L'interno è coperto da volte impostate su semipilastri
addossati ai lati più lunghi dell'edificio. Opere del
trecento in forma di affreschi completano la preziosità
del luogo: di Memmo di Filippuccio è La Madonna col
Bambino fra i Santi Giacomo Maggiore e Giovanni Evangelista,
del Maestro della Madonna di Strass, in basso è La
Crocifissione e una Deposizione nel Sepolcro. Sul pilastro
sinistro è un San Giovanni Battista dello stesso maestro,
su quello di destra un San Jacopo Maggiore di Francesco Fiorentino.
In corrispondenza della tribuna si trova una monofora più
ampia ed un altro piccolo oculo. Il terreno a fianco della
chiesa, come consuetudine del tempo, fu usato come cimitero
ma nel corso dei secoli l'utilizzo del luogo ha avuto anche
altre finalità.
La chiesa è stata sia luogo di culto, ma, testimone
ne è anche la dedica, riferimento per l'accoglienza
e ospitalità dei pellegrini che transitavano la Via
Francigena. Ne è importante testimonianza il ritrovamento
durante i lavori di ristrutturazione di una conchiglia trovata
vicina alla spalla di un corpo sepolto in un angolo della
facciata: un pellegrino quindi e con il simbolo che portavano
coloro che andavano o tornavano da Santiago di Compostela
in Spagna.
Come tutti gli ospitali per pellegrini la chiesa era posta
nella periferia dell'abitato, ma quando fu fatta una nuova
e seconda cinta muraria della città, si trovò
all'interno, in una posizione più protetta e tutelata
da una porta di accesso che prese il nome della chiesa stessa.
Fino al 1311 fu di competenza dell'ordine dei Templari. Si
racconta in un poema di un certo Lupi che i Baccinelli andarono
alla prima crociata, e che al loro ritorno eressero questa
mansione dei Cavalieri Templari, intorno all'anno 1096. Il
primo è citato come F. Ruggero. Nel medio evo vi furono
a San Gemignano molte famiglie importanti, ma anche persone
comuni che dedicarono alle opere sociali parte delle loro
sostanze o lasciti testamentari, ma la nobiltà degli
intenti dei donatori non sempre si è espressa nella
onestà degli esecutori; e, infatti, dalle cronache
del tempo è più facile trovare testimonianze
di denunce di malservizi che racconti di buone opere.
Comunque si registrano, oltre alla Mansione de'Frieri Templari
e Ospitaleri, che cessò la sua opera soprattutto a
causa della implacabile persecuzione fatta da Filippo il Bello
di Francia nel 1308, in San Gimignano sostenuti da finanziamenti
pubblici: lo Spedale di Santa Fina (attualmente museo che
conserva preziosi contenitori e medicinali utilizzati all'epoca),
lo Spedale degli Innocenti che dipendeva da Santa Maria della
Scala di Siena, lo Spedale dei lebbrosi, lo Spedale dei pellegrini
curato dai Frati di San Francesco, divenuto poi Convento di
San Francesco e soppresso dal magistrato del Bigallo nel 1747.
Dopo la soppressione dell'Ordine che l'aveva creata, per un
breve periodo la chiesa di San Giacomo al Tempio passò
sotto il controllo dei Gerosolimitani, ma intanto il rituale
del pellegrinaggio perse il suo richiamo e la Via Francigena
venne meno frequentata, al contempo la città di San
Gimignano si trovò ad affrontare molte volte il flagello
della peste che arrivò a decimare la popolazione, e
alla fine del 1500 non fu risparmiata neppure dalla grande
carestia che afflisse tutta l'Italia, per cui tutta l'attività
rivolta al nobile scopo dell'accoglienza si spense. La preziosa
chiesa fu trascurata e oltre all'utilizzo improprio, rischiò
la rovina totale.
Ma dal 1337 un monastero, casa con chiostro, davanti alla
Magione del Tempio, era diventata sede del Convento delle
Suore Benedettine Vallombrosane; tre secoli dopo la chiesa
di San Giacomo al Tempio fu affidata alla loro proprietà.
Presso questo Convento oggi i pellegrini trovano il luogo
di sosta ma si auspica che possa essere ricostruito l'antico
Pellegrinaio a completare la ricchezza, la bellezza e l'onore
di questa città che conserva una così preziosa
testimonianza del passato. |
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| POGGIBONSI |
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G.Villani
:Questo Poggibonizzi fu il più bello castello,
e de' più forti d'Itali.. e con molte belle chiese
e pieve.
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L'abitato
medievale fortificato intorno all'Abbazia di San Michele è
Castrum Marturi, ai suoi piedi nasce successivamente il borgo
Marturi con la Pieve di santa Maria: l'odierno Poggibonsi.
E' il 6 dicembre del 1021 che l'Abbazia di San Michele è
la sosta di Enrico II in viaggio 'per la via dei romei e dei
franchi'. Un'altra data da riportare è quella del 1089
nella quale l'Abate Uberto designa un edificio della Badia
ad uso ospedale dedicandolo a San Michele.
Nel 1151 Martinus Borg viene raccontata dall'abate
islandese Nikulas come tappa del viaggio verso Roma. Di pochi
anni dopo è una bolla pontificia di Papa Adriano IV
con la quale conferma la cura parrocchiale della nuova città
al pievano di S.Maria a Marturi e gli riconferma la cappella
di San Michele dentro il castello, la cappella di santa Croce
e l'ospedale del ponte sul fiume Staggia, e la casa di detto
ospedale edificato in memoria della Contessa Matilde.
Nel 1156 otto borghi costituiscono una nuova città
che viene donata dal conte Guido al popolo senese. Ogni contrada
ha la sua chiesa. La chiesa di S. Maria Assunta è posta
sulla via principale, proprio la Via Francigena che entra
da Porta S. Michele e attraversa la città fino all'altra
porta dei senesi.
A S. Michel Castellum' sosta Filippo Augusto
nel 1191 e nel 1204 transita il patriarca di Aquileia.
1210 l'ospedale di san Michele lo troviamo sotto la diretta
protezione imperiale.
Tutte queste date danno al territorio una identità
di importanza perché situato sulla biforcazione della
Via Francigena, a sud est verso Siena, a nord verso Firenze,
a ovest verso Lucca e Pisa e sempre rilevante è essere
un punto di confluenza di due corsi d'acqua :lo Staggia sull'Elsa.
Le alterne vicende di appartenenza a Siena e a Firenze si
possono leggere attraverso i resti delle costruzioni delle
mura più volte demolite e ricostruite,anche se sono
quasi dei tutto scomparse.
Il Castello di Poggio Bonzo, famoso per le forti mura e le
torri e le famose sorgenti, fuori dal castello che fu distrutto
dai Guelfi fiorentini nel 1270.
La data 1465 viene ricordata per la chiesa di S.Lorenzo dove
avviene l'incontro fra il frate Girolamo Savoranola e Carlo
VIII.
Nelle vicinanze è Torri dove c'era uno spedale
gerosolimitano, ora semplicemente una casa colonica; sulle
sponde del fiume Staggia è la chiesa di San Giovanni
in Jerusalem. L'edificio che risulta databile ai primi decenni
del Duecento è affiancato da una torre, un pellegrinaio
e il convento. A questa chiesa apparteneva la tavola di Taddeo
Gaddi raffigurante la Madonna col Bambino e Angeli, ora alla
Galleria degli Uffizi a Firenze.
Nel 1529 Poggibonsi viene presa e semidistrutta dall'esercito
pontificio di Clemente VII .
Il castello di Staggia con la torre, a guardia del
guado, il borgo con la chiesa di Santa Maria in direzione
di Siena è la testimonianza di un altro baluardo del
confine senese contro Firenze, che , come avviene per Poggibonsi
alterna la sua appartenenza fra le due città rivali.
Importante per il passaggio dei pellegrini fu la ricostruzione
del ponte sul fiume Staggia al confine nord dell'abitato avvenuta
nel 1388. |
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| SAN
MARTINO IN FOCI |
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Dopo
aver passato il torrente Riguardi nella direzione di Molino
d'Aiano, il pellegrino deve immaginare San Martino in Foci
che c'era ed era sicuramente di rilievo perché fu la
tappa di Sigerico Sce Martin In Fosse XVIII.
Un chiesa Romanica dedicata a San Bartolomeo è a Campiglia
dei Foci. |
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| COLLE
VAL D'ELSA |
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La
terra di Arnolfo di Cambio
(Colle Val d'Elsa 1245 - Firenze 1303 )
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Situata
sulla sponda sinistra del fiume. La città è
formata di tre nuclei corrispondenti alle fasi formative tra
il X e il XIII secolo. In basso sta il Piano che si presenta
con un aspetto moderno ma per la storia ha avuto la sede dell'antica
Chiesa della Spugna, sopra di essa la badia di Spugna o abbazia
di San Salvatore oggi è una fattoria ma al tempo fu
famosa e ricca.
Dietro la chiesa scorre l'Elsa sulla cui sponda si scorge
un pilone di un ponte scomparso, detto di Arnolfo. La strada
dal basso aggira l'abitato a nord e connette i due poggi sui
quali si attestano il nucleo originario e la successiva espansione
del borgo.
Il territorio è nel X secolo feudo della potente famiglia
Aldobrandeschi, luogo particolare per la sua stessa posizione
naturale, e importante per quella strategica nella contesa
fra Siena e Firenze.
Nel 1107 gli abitanti di Piticciano o Colle nuovo si pongono
sotto la protezione dei fiorentini.
Il castello viene cinto di mura e muta il nome in quello di
Castrum Collis.
Dopo lo sdoppiamento della via francigena alla metà
del secolo XII il Colle viene a trovarsi in posizione di equidistanza
rispetto ai due tracciati e questo se non rappresenta un punto
di riferimento ed un sostegno per i pellegrini serve invece
al paese per espandersi e aumentare la propria strategia.
La città include il fondovalle che era il borgo dei
Franchi. Il pellegrino non si meravigli alla nota che dice
che nella costruzione del nuovo circuito murario fu mescolato
alla calce il sangue dei rappresentanti dei comuni di Firenze
e di Colle per suggellare una perpetua alleanza, le crudezze
di oggi sono diverse ma non migliori.
Nel corso del secolo successivo arrivano gli ordini mendicanti:
i Francescani su un colle egli Agostiniani nella pieve di
pianura. La città ebbe una crescita costante di importanza
e si arricchì di chiese e palazzi ma la sua floridezza
e notorietà per le industrie già in età
medioevale, per la lana e per le cartiere è dovuta
allo sfruttamento delle acque dell'Elsa. Le Gore risalgono
al IX e X secolo ed è un ingegnoso metodo di canalizzazione
delle acque per utilizzarne la forza motrice.
La città vanta la presenza di un museo archeologico
, uno dei più importanti musei etruschi d'Italia, ed
un museo con bellissime raccolte di Arte sacra.
Grande onore è essere stata il luogo di nascita di
Arnolfo di Cambio, scultore e architetto la cui storia raccontata
da Giorgio Vasari rappresenta un personaggio di grandi qualità.
Fu discepolo di Nicolo Pisano e collaborò al pulpito
del Duomo di Siena e all'Arca di San Domenico a Bologna.
Un altro attributo particolare di questa città riguarda
la produzione del vetro che iniziata nel 1331la porta oggi
ad essere denominata la Boemia D'Italia, ovvero La Città
Del Cristallo. |
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| CERTALDO |
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Ma
pur levato, piede innanzi piede,
pien di molti pensieri per la rivera
si mise vèr l'ostello
Giovanni Boccaccio
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Paese
natale di Giovanni Boccaccio, questo paese in provincia di
Firenze, è noto a tutti.
La casa del poeta conserva solo tracce della primitiva struttura
medievale, è stata ricostruita dopo i danneggiamenti
dell'ultima guerra e possiede una biblioteca specializzata
sul 'Decamerone '. Nel complesso conventuale dei Santi Iacopo
e Filippo c'è la tomba dello scrittore.
Il poeta non è estraneo al nostro orizzonte, nelle
sue cento novelle ci ha offerto tante notizie del suo tempo
e ci ha provato in qualche peregrinazione nei momenti di studio,
ma non è solo per ricordare il luogo di nascita che
diamo al pellegrino notizie di questo paese. Anche lui ha
il suo fascino, soprattutto per il borgo medioevale di Certaldo
Alto, anche lui è importante perché si trova
sulla direttrice di una delle diramazioni della Via Francigena.
Accenniamo alla sua storia cominciando dal 1164 quando diventa
feudo dei conti Alberti di Prato per concessione di Federico
Barbarossa, e poi vedere che nel 1184 si deve sottomettere
a Firenze. Durante il periodo mediceo fu il centro politico
e giudiziario più importante della Val d'Elsa
Il nucleo alto dell'impianto urbanisticoo medievale è
rimasto inalterato,è raccolto entro le mura ben conservate
su cui si aprono la Porta Alberti, la Porta al Sole,e la Porta
al Rivellino. In cima si trova il Palazzo Pretorio che fu
probabilmente la dimora dei Conti Alberti; è una importante
struttura merlata in mattoni rossi con la facciata adornata
di stemmi e targhe sia in pietra che di marmo, due dei quali
provengono dalla bottega dei Della Robbia.
Presso il torrente Agliena , nella piazza dei Macelli si trova
un tabernacolo detto ' Dei Giustiziati' che aveva una ricca
serie di affreschi attribuiti a Benozzo Bozzoli in data 1446;
era il luogo dove i condannati a morte potevano ricevere l'ultimo
conforto religioso. Adesso gli affreschi sono stati collocati
nella chiesa dei Santi Iacopo e Filippo. |
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| PIEVE
A CONEO |
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In
cima alla collina il pellegrino la vede da lontano: è
una pieve molto bella che domina il paesaggio ed è
dedicata ai santi Ippolito e Cassiano.
L'associazione di questi due santi si trova in un inno, l'XI
del Peristephanon di Prudenzio, al quale a sua volta fece
riferimento per un poema del 940 lo storico Flodoardo di Reims.
Nell'inno la narrazione della vita di Ippolito presenta elementi
del mito della principessa cretese Fedra e del povero figliastro
che venne travolto e ucciso da una coppia di cavalli. Già
la figura del santo si confonde in tre diverse versioni: Ippolito
di Porto, Ippolito di Roma e Ippolito soldato, ma la maggioranza
delle sue rappresentazioni lo presentano con i cavalli come
elementi del suo martirio. Interessante quasi curioso sarà
per il pellegrino sapere inoltre che Cassiano, martire del
VI secolo per le persecuzioni di Diocleziano, era un maestro
di stenografia. Una leggenda del XII secolo ne parla come
primo vescovo di Sabiona ( presso Bressanone )
La chiesa che risale al X secolo ha una facciata che ricorda
lo stile pisano per l'alternarsi delle bande orizzontali di
laterizio con il bianco alberese. |
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| BADIA
A CONEO |
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Incontro
di molti tracciati
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| I
monaci vallombrosani consacrarono nel 1123 questa abbazia
in Val D'Elsa, il cui ingresso era alla destra della chiesa,
dedicata a Santa Maria, che è l'unica parte rimasta.
La chiesa ha un'unica navata con un transetto a tre absidi,
e l'aspetto ha quella solenne severità che è
insieme elemento di antico e di sacro. La facciata è
decorata da semicolonne e piccole arcate di stile borgognone,
mentre il carattere longobardo lo si potrebbe riscontrare
nella grande cupola che poggia su un tamburo ottagonale. Questo
luogo ha avuto molta importanza territoriale, soprattutto
come punto in cui confluiscono diversi tracciati della Via
Francigena |
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| GRACCIANO
DELL'ELSA |
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E
se stati non fosser d'acqua d'Elsa
Li pensier vani intorno alla tua mente
XXXIII Purg 67
'Feci un legno porre ,lungo e sottile, e pria che fosse
un mese
grosso era e pietra quando lo venni a torre' Fazio degli
Uberti
|
Percorso
storico
Intorno al fiume Elsa non possiamo tralasciare il racconto
dell'Elsa morta e dell'Elsa viva. Si tratta di una bocca d'acqua
ricca e limpida che trasforma una parte detta morta da renderla
viva, inoltre è tiepida e satura di acido carbonico
così che trasporta della calce del suolo sottostante.
'lo 'ntelletto fatto di pietra' simboleggiato da dante nel
purgatorio.
Queste acque sorgive sono state preziose come forza idraulica
alle cartiere e ai molini di Colle.
Presso il ponte sull'Elsa si trova il santuario dedicato a
san Marziale. Del santo sappiamo
che era un orientale, probabilmente proveniente dall'Asia
Minore e che fu l'evangelizzatore dell'Aquitania nel terzo
secolo. A partire dall'epoca carolingia, i monaci dell'abbazia
fondata sulla tomba del santo vissero e prosperarono grazie
ai doni dei pellegrini e dei devoti. Intorno all'anno mille
nacque una complicata diatriba fra chi sosteneva che era un
apostolo e chi lo riteneva vissuto in secoli successivi. Si
delineò persino una concorrenza del pellegrinaggio
a Santiago di Compostella, e lo storico rinomato e intellettuale
Ademaro di Chabannes, formulò per lui nel periodo 1027-1028
una nuova liturgia apostolica. Probabilmente Ademaro, nella
creazione del suo falso agiografico, ebbe l'appoggio non solo
dei monaci, ma anche del duca e del suo vescovo.
San Marziale è venerato nella Valle dell'Elsa, dove
egli operò il primo miracolo e la prima evangelizzazione.
Si può ipotizzare che san Marziale, patrono di Limoges,
rientri nella categoria dei santi "importati" dai
pellegrini franchi, ma c'è anche una tradizione locale,
infatti ogni anno il primo giorno del mese di Luglio a Gracciano
c'è la festa di san Marziale, del quale si racconta
che vi fece il suo miracolo quando sulla strada di ritorno
da Roma risuscitò Austricliniano, suo compagno di viaggio.
Aesle XVII è il passaggio di Sigerico.
Dopo la statale si trovano i resti archeologici conosciuti
come i Bagni delle Caldane ( 181 m.), si vede un'ampia vasca
tuttora ricolma d'acqua circondata da vegetazione palustre,
sono stati famosi in epoca etrusca e romana. |
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| STROVE |
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Il
paese (210 m.) al quale si arriva da Gracciano dalla strada
della Cerreta, è una frazione di Monteriggioni
Nell'alto Medio Evo questo territorio era una palude che si
chiamava Canneto e arrivava, a nord, alla base del poggio
di Castiglion Ghinibaldi e fino ai piedi di Ca'pita e del
grande casale che oggi si chiama Casone. Forse questo era
il luogo dell'antico monastero S. Antonio al Bosco.
Situato fra le due postazioni dove fece sosta Sigerico , Abbadia
a Isola e Pieve a Elsa (Gracciano d'Elsa ) segna un punto
dove la Cassia si raccordava alla Via Francigena.
Dove oggi c'è il podere San Giovanni si arriva dopo
aver passato un bosco, per poi scendere alla località
Valmaggiore. Qui nell'Alto Medioevo vi era una rocca con una
torre e forse un albergo ed una osteria come si deduce da
una casa di grandi dimensioni molto vicina alla strada.
Un personaggio descritto nel purgatorio di Dante Alighieri,
di nome Sapia ha avuto i natali in questa valle. Si individua
nelle lotte continue fra i senesi e i fiorentini, fu lieta
di vedere la disfatta dei suoi concittadini e non se ne sa
il perché; nel suo luogo di penitenza si racconta di
essere stata: più lieta dei danni altrui che della
propria fortuna. |
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| ABBADIA
A ISOLA |
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Percorso
storico
L'itinerario del vescovo ha la stazione Burgenove XVI
in questa località, chiamata ' isola' perché
sorta su un rialzo del terreno nella piana paludosa di Canneto,
poi bonificata. Il grande complesso abbaziale fu fondato un
decennio dopo il transito di Sigerico, nel 1001 dalla contessa
Ava della famiglia longobarda signori di Staggia, di Montemaggio
e della Val di Strove.
Prima fu fondata la chiesa dedicata a San Salvatore e in seguito
anche a Cirino,poi il monastero con la preesistente chiesa
di San Cristoforo nel Borgonuovo.
Tutto il complesso compresi vasti poderi e la vicinanza della
corte di strofe signori ebbe grande risonanza nel XII secolo;
poté contare su un cospicui patrimonio con il quale
provvedere anche all'accoglienza ed assistenza ai pellegrini
Nel 1198 vengono conservata nella chiesa le reliquie di S.Cirino
provenienti dalla chiesa di Staggia
Nel XV secolo il villaggio, con declinare della Via Francigena,
perde la sua importanza fino a decadere.
Le mura della abbazia esistono ancora, da quelle si entra
da un arco in una grande piazza nella quale si fermavano i
pellegrini. Al centro si trova la chiesa in stile lombardo
dell'XI e XII secolo,ma non è quella fatta costruire
da Ava. L'antica si trova sotto l'attuale nella cripta, era
più piccola e tre navate con un'unica abside. Ne è
stato rinnovato il basamento e le basi di alcune colonne.
La chiesa di adesso ha una facciata che mostra ampie tracce
di un singolare portale doppio affiancato da due robuste semicolonne,
soluzione assai diffusa tra le chiese romaniche legate ai
pellegrinaggi. All'interno la suddivisione delle navate con
colonne alternate a pilastri polilobati dimostra la derivazione
lombarda. Ricco di opere pittoriche di Taddeo di Bartolo,
Sano di Pietro e del Tamagni il luogo raccoglie varie influenze,
arrivate e poi diffuse anche per merito dei pellegrini. Una
iscrizione del 1198 attesta la presenza delle ossa di San
Cirino raccolte in un'urna etrusca. Un opera di Duccio di
Boninsegna, o di un allievo, Madonna con Bambino, si trova
nel Museo Diocesano di Colle Val d'Elsa.
Successivo, del secolo XIV è il chiostro, dove si notano
i resti di una torre campanaria. Il luogo ha un fascino particolare
e il pellegrino lo lascerà a malincuore sperando di
trovare ancora un clima come questo. Ma sarà accontentato! |
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| MONTERIGGIONI |
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Monteriggion
di torri si corona,
XXXI, 41 Inf
|
Siamo
a circa metà strada fra Siena e Colle Val D'Elsa, all'altezza
di una uscita della superstrada Firenze - Siena, o utilizzando
il treno si scende alla stazione di Castellina Scalo, e dopo
circa 3 chilimetri a piedi possiamo incontrare un altro luogo
speciale, e per di più unico. Così nacque:
il monaco Ugo di Badia a Isola riceve un podere da Bernardino
di Bernardo di Ardengo nel 1126, e
diciassette anni dopo il nuovo abate Bernardo riceve altri
terreni da parte di Bernardo e Barna di Giovanni Mozzini.
Su queste terre nel 1213 il governo di Siena comincia la costruzione
del castello di Monteriggioni che durerà sei anni,
come dimostra una lapide sulla porta Romea.
Monteriggioni nasce quindi come castello a forma di città
per la sua particolare posizione strategica, ed ha lo scopo
di ospitare una guarnigione lungo la via francigena e di poter
esercitare la funzione di controllo sulle valli dell'Elsa
e dello Staggia in direzione di Firenze, storica rivale di
Siena.
Il vescovo di Volterra in quegli anni segue una politica di
espansione che parte da S. Gemignano , ma sul questo territorio
rinuncia nel 1215 a tutti i diritti. Invece da parte di Firenze
si manifestano subito contrasti per la costruzione poiché
rappresentava uno sbarramento verso Siena.
In seguito per il suo possesso si combatté tra senesi
e fiorentini nel 1244 e nel 1254.
Nel 1269 dopo la battaglia di colle (citata da Dante nel XIII
canto del Purgatorio) i Senesi vinti si rifugiarono a Monteriggioni
invano attaccato dai Fiorentini.
La cinta muraria è di forma ellittica, lunga circa
mezzo chilometro, con 14 torri più una interna che
si elevano per 15 metri al di sopra della cinta muraria. La
vista e l'effetto di questo borgo anche da lontano è
imponente e suggestivo, al tempo poi si avvaleva di altri
elementi di difesa più ricercati:
Le mura erano fornite sia di merlature quadrate sia delle
" bertesche " cioè strutture in legno che
sporgevano dal filo delle costruzioni nei punti di maggiore
impegno difensivo, e un fossato riempito di carbone circondava
il castello per essere incendiato nei momenti a rischio di
assalto
Questo castello ripete in piccolo la ripartizione tipica di
Siena, vi si accedeva da due porte, una a levante che guardava
verso Siena, " porta romea o franca ", l'altra a
ponente verso Firenze , diametralmente opposta alla prima
" porta S. Giovanni o Fiorentina"
La porta senese è quella che ha maggiore valore sia
strategico che scenografico. Sarà il contrario a San
Quirico dove la porta senese è a rivolta verso nord
è posta in modo tale che inquadra direttamente la facciata
della Pieve.
La chiesa di Santa Maria fu eretta in concomitanza del castello.
Nel 1296 la chiesa viene fornita di un fonte battesimale e
prende il titolo di Canonica.
Nel 1360 la chiesa diventa Pieve ed ha ben dieci dipendenze.
E' un edificio tardoromanico con una semplice facciata a capanna
con paramento in travertino a corsi orizzontali. Il portale
conserva di originale solo l'arco a tutto sesto. L'interno
non conserva arredi antichi.
Il borgo è un affascinante documento storico e quello
che il pellegrino trova oggi è essenzialmente autentico
e all'interno troverà il carattere rustico e semplice
che trasmette l'idea e la tranquillità del mondo medioevale. |
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| SIENA |
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Sulle
torri i merli a nido di rondine:
torre ghibellina!
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La
città è situata in una zona collinare che divide
il bacino dell'Arno da quello dell'Ombrone .
Presenta per l'organizzazione urbana una matrice etrusca:
la città con tre porte che si trova anche in altri
insediamenti del contado nel periodo duecentesco. Nel età
romana la città non evidenzia ancora la grande importanza
che avrà in seguito, principalmente perché si
trova fuori dalle vie di transito maggiori, la Cassia e la
direttrice costiera dell'Aurelia, ma con l'affermazione della
via Francigena il suo ruolo diventa determinante e lo sarà
per molti secoli.
E' facilmente constatabile che l'incrocio delle tre strade,
verso Firenze, verso Roma e verso la Maremma, convergono nel
suo centro e che corrispondono ai tre assi che strutturano
le tre parti della città; le porte necessarie alla
direttrice di attraversamento sono solo due, una rivolta verso
Firenze e una verso Roma.La via Francigena entrava in città
attraverso la porta Camoglia verso Porta Romana attraverso
i Banchi di sopra, l'incrocio della croce al travaglio e i
Banchi di sotto (San Martino).
E' alla fine dell'undicesimo secolo che Siena, contando su
un forte potere vescovile, comincia la sua grande espansione.
In tale fervore anche le iniziative di accoglienza e di sostegno
per i pellegrini che la attraversavano si inseriscono fra
le attività culturali ed economiche; e un contributo
viene anche dalla presenza del il mito del Beato Sorore..
La leggenda di questo ciabattino, morto già nel 898,
che, rimasto senza famiglia, si dedicò ad ospitare
i pellegrini e i viandanti in casa sua, cercando poi di ingrandirla
per rispondere meglio alle tante necessità che vedeva,
fino a farla diventare un vero e proprio ospedale, si dice
riguardi la nascita ddell'istituzione di Santa Maria della
Scala. La leggenda continua con l'arrivo del diavolo che di
fronte a tanta bontà volle adoperarsi per annientarla
e si fece ospitare da pellegrino per poi accusare Sorore di
averlo depurato. Il beato stava per essere giustiziato ma
invocando il nome di Dio in suo aiuto, fece scappare il diavolo
e mostrare l'inganno. Da allora si dice che tutti i pellegrini
entrando nell'ospedale dichiaravano ciò che portavano
con sé, e questa prassi in uso all'ospedale di Santa
Maria della Scala ha finito per produrre tanti proventi, quasi
facendo la funzione di una banca. Altri dicono che Sorore
fu un santo Francese di cui parlavano i pellegrini che venivano
da quei paesi e ne raccontavano la grande santità se
pur diversa da quella di aver vinto il diavolo. La gestione
dell'ospedale è stata contesa a lungo fra il potere
religioso e quello politico; la sua fortuna deriva anche da
una legge fiscale che esonerava i cittadini dal pagamento
delle tasse sui beni che avessero alla loro morte lasciato
in eredità all'ospedale.
Lo stemma di questo ospedale contiene una scala con sopra
una croce, il pellegrino la potrà riconoscere lungo
la Via Francigena e anche all'esterno di edifici, assieme
a lapidi e denominazioni; la sua attività è
sempre stata in crescita ed è continuata nel corso
dei secoli fino a diventare l'ospedale della città
gestito dalle istituzioni comunali. Non è da molto
tempo che, con la costruzione di un nuovo ospedale moderno,
è stato recuperato nel suo valore di testimonianza
e con un opportuno restauro adesso è un museo. Chi
si fa pellegrino non può passare senza entrare a vedere
il pellegrinaio.
Fulcro della città è Piazza del Campo, un luogo
unico e bellissimo che viene definito una conchiglia rovesciata
e anche raccontato come dedicato alla Madonna di cui è
il disegno del manto.
Sulla piazza disegna la sua ombra la Torre del Mangia, simbolo
dell'autorità comunale costruita e nel palazzo comunale
si trova al museo civico il grandioso affresco di Simone Martini
del 1312 : Il Buon Governo anche interessante testimonianza
della vita del tempo.
Il Duomo, la Cattedrale dell'Assunta fu iniziato nel secolo
XII su una chiesa precedente, del IX, che a sua volta copriva
il territorio di un tempio dedicato a Minerva. Uno scrigno
di gioielli da ammirare: la struttura, la facciata, l'interno,
il pavimento, il pergamo di Nicola Pisano, le cappelle.
Nel 1311 Duccio di Boninsegna presentò il suo capolavoro:
La Maestà ; l'opera fu trasportata in trionfo dalla
bottega alla Cattedrale con un corteo di autorità civili
e religiose, nonché un grande concorso di popolo.
Siena fu con i suoi vescovi sempre sulla cresta dell'onda
per difendere e aumentare il suo potere, ma assieme a questo
la tradizione religiosa fu al tempo stesso preziosa nelle
guerre e nelle lotte con le altre città della toscana.
Santa Caterina da Siena e San Bernardino si adoperarono per
placare le fazioni fratricide.
Le cose da ricordare e da visitare in questa bellissima città
toscana, vanto anche del bel parlare, sono tante e di tanto
valore che il nostro attraversamento non riesce nemmeno a
toccare, e il pellegrino che sia riuscito a visitare i soli
tre luoghi di cui abbiamo parlato si troverà già
saturo di bellezza e rimanderà tutte le altre visite
alle possibilità del futuro.
Per la gioia del palato si conceda un'altra conoscenza: i
ricciarelli.
Siena, una buona città, dove il seggio vescovile
è nella chiesa di Santa Maria, dice nel suo
passaggio l'Abate Nikulas e Il ritorno di Filippo Augusto
continua deinde per Senes-la-Velle civitatem
episcopalem.
Seocine XV è la tappa di Sigerico. |
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| ISOLA
D'ARBIA |
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Nessun
frate posto alle grancie de lo spedale
possa
Statuto dello spedale di Siena
129
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Percorso
storico
Durante questo percorso il pellegrino incontrerà proprio
sul ciglio della strada una chiesetta dedicata a S. Ilario
di devozione dei pellegrini francesi. Il santo nato a Poitiers,
di cui fu poi vescovo, nel quarto secolo fu un grande diffusore
della dottrina cristiana opponendosi fortemente all'arianesimo
ma studiando anche i teologi orientali ( De fide contra Arianos
).Una scultura del XII secolo lo rappresenta sulla facciata
di Notre Dame la Grande a Poitiers.La facciata della chiesa
è decorata con piccole arcate ad intarsio di marmo
bianco e serpentino verde e sull'arco della porta si trova
la croce intarsiata dell'ordine dei Cavalieri Gerosolimitani.
(che poi furono chiamati di Malta)
Sulle rive del torrente Tressa, poco oltre la sua confluenza
con l'Arbia, c'è Cuma un borgo agricolo, circondato
da mura, con un particolare edificio, una testimonianza unica,
la Grancia di Cuna. Grancia è un termine derivato dal
francese e dal latino volgare, che riporta a granaio. Questo
metodo di raccolta fu portato dai medici francesi e quella
di Cuna fu eretta nel 1224 dal comune di Siena e dallo spedale
di Santa Maria della Scala.
L'edificio è veramente eccezionale, ha quattro piani,
senza scale ma con rampe che potevano essere percorse dai
muli con i loro carichi. Si può visitare e portarsi
via una esperienza veramente speciale. Queste fortificazioni
adibite alla conservazione dei cereali erano destinate a garantire
le riserve di cibo per i periodi di carestia o le guerre e
da qui attingevano le forniture per gli ospedali per i pellegrini,
in seguito si sono diffuse intorno ad altri conventi, per
esempio: 'la grancia dei romiti di Camaldoli'( Lami )
Nel borgo c'è una piccola chiesa che essendo dedicata
a S.Pietro e San Giacomo, unisce così le due grandi
strade di pellegrinaggio. Al suo interno i due affreschi che
raccontano il miracolo dei polli avvenuto a Santo Domingo
della Calzada in Spagna dimostrano che le devozioni sono due
ma la strada è una sola. Presso il Museo Condé
a Chjantilly in Francia in una pagina miniata del Libro
d'Ore di Etienne Chevalier datato 1450 è rappresentato
il Martirio di San Giacomo Maggiore, e alla base del
dipinto piccoli riquadri monocromi rappresentano il suddetto
miracolo (sec XV).
Arbia XIV è la tappa di Sigerico, ma
non sappiamo se sia mai andato verso il cammino spagnolo.
Qui in Val D'Arbia, nella fattoria fortificata di Cuna si
parla e quindi continua la leggenda del Beato Sorore. |
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| MONTERONI
D'ARBIA |
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Fatti
lavorare per forza d'acqua. raghi
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Il
paesaggio di questo territorio a sud est della città
di Siena e di tipo collinare, senza vegetazione dove si alternano
in modo suggestivo calanchi e biancane. Sono le crete senesi
ma nel medioevo veniva chiamato Deserto di Accona. Oggi con
opere di irrigazione è possibile coltivare girasoli
e grano, mentre rimane inadatto per la vite e l'olivo.
Un mulino fortificato che sicuramente si trovava in corrispondenza
delle grance , oggi è di proprietà privata,
ma testimonia ancora l'antica attività che era prevalente
nella zona. Il mulino ad acqua è comparso nel primo
secolo avanti cristo, viene considerato come la prima installazione
industriale della storia, della quali spesso i detentori erano
i conventi che traevano da questo lavoro buona parte dei loro
proventi.
Poco oltre Monteroni, sulla Cassia, si trova un bel borgo
fortificato,a pianta circolare Lucignano d'Arbia che mostra
la sua origine trecentesca di fortezza nelle due porte- torri
e nella massiccia torre medievale trasformata in campanile
nella pieve romanica di San Giovanni Battista. Prima di entrare
in paese il pellegrino incontra una fonte in laterizio con
una bella vasca a pianta quadrata.
( incontri preziosissimi! ). La chiesa di Santa Cristina è
ricordata con un ospedale annesso fin dal X secolo.
Poco più avanti si può arrivare alla magnifica
Pieve di Corsano.
Sul crinale opposto c'è il convento di Monte Oliveto
Maggiore, dove i frati che vivono in clausura curano una biblioteca
di libri antichi. C'è un bellissimo chiostro completamente
affrescato da Luca Signorelli.
La Pieve di Sant'Innocenza alla Piana si trovava in un centro
agricolo circondato da mura trecentesche. Luogo prescelto
dal vescovo di Siena per trascorrere la pausa estiva e meta
preferita di diversi papi. Nel castello di Percenna erano
attivi spedali e ospizi in gran parte fondati grazie a lasciti
di ricche famiglie. Declinò con l'affermarsi della
vicina Buonconvento e fu abbandonata alla fine del secolo
XV.Del famoso abitato resta solo la pieve di San Lorenzo e
qualche casa. |
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| BUONCONVENTO |
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xBuon
convento,
cattivi frati!
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Antico
luogo di sosta sorto alla foce del fiume Arbia nel fiume Ombrone.
Ha la testimonianza del passaggio del re Filippo Augusto:
Deinde per Bon-Cuvent
Il nome deriva da bonus conventus, luogo felice e comunque
anche attualmente ha la fama di essere definito uno dei più
bei comuni d'Italia, ed centro più importante della
Val d'Arbia.
Si può raggiungere con la linea ferroviaria per Grosseto,
ed è situato al km 200 della Cassia, l'antica strada
che attraversa tutta la valle.
Si hanno cenni storici già dal 1100, ma la fortificazione
con una cinta muraria non venne fatta prima del 1371 per una
precisa decisione di Siena che temeva che il luogo, così
tanto frequentato da viandanti , pellegrini e marcanti, diventasse
troppo importante. Il paese considerato pertanto ricco fu
obbligato da Siena a dare forti contributi; si ha notizia
che nel 1208 volle una notevole somma per sostenere le spese
delle sue lotte con Firenze. Cambiano le esigenze strategiche
e in seguito vediamo Buonconvento assumere il ruolo di porta
del Contado della Città di Siena; nello stesso periodo
avviene la fortificazione anche di Torrenieri, mentre Firenze
di rimando fortifica Staggia di nuove mura. Nel 1313 l'imperatore
Arrigo VII di Lussemburgo vuole riconquistare l'autorità
imperiale sul luogo, lo conquista ma muore nella stessa città.
Poco dopo viene assalito da Uguccione della Faggiola , e ancora
gravi danni subisce nel 1358 dai Perugini che erano in lotta
con i Senesi. Arriva quindi l' importante fortificazione per
la cui costruzione saranno necessari 12 anni.
Il circuito murario di Buonconvento è scandito da torri
di guardia, delle nove originarie ne restano sette. La torre
del palazzo civico è il fulcro dal quale parte il disegno
radiale, lo stesso schema si può ritrovare a Monteriggioni.Il
borgo trecentesco è perfettamente conservato, ospita
il Museo di Arte Sacra della Val d'Arbia nel Palazzo Ricci.
Inaugurato nel 1979 raccoglie molte opere provenienti dalle
chiese della valle di artisti della tradizione senese nei
vari secoli , il cui nucleo iniziale fu creato nel 1926 da
Don Massari, un prezioso parroco di Buonconvento.
La chiesa parrocchiale di San Pietro e Paolo e l'Oratorio
di San Sebastiano sono i monumenti di maggior rilievo. Nel
muse di luglio viene fatta sotto le mura una rievocazione
della trebbiatura in onore della antica tradizione agricola
della città. |
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| BADIA
ARDENGA |
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Ad
un bivio una indicazione invita che, a sinistra dopo un chilometro,
c'è Badia Ardenga.
La strada per Roma non è mai abbastanza lunga, se il
pellegrino è sensibile ai richiami .
E qui, dove di un vecchio cenobio vallombrosiano rimangono
alcune costruzioni ed una grande chiesa sormontata da un campanile
a vela, il luogo può essere particolarmente ideale
per una sosta.
Della chiesa ora rimane solo una navata ed è mantenuta
in vita grazie ad una struttura di agriturismo dalla quale
può reperire dei fondi. E' un angolo di pace e sarà
fortunato chi avrà la fortuna di scoprirlo e di goderne
ma per il 'contrappasso', ricordiamo che il ghibellino Arrigo
VII di Lussemburgo, nel giorno 24 di agosto del 1313 fu avvelenato
da un frate di fede guelfa qui alla badia, addirittura dandogli
la Comunione. |
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| MONTALCINO |
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In
cima alla salita il pellegrino
è pronto ad incontrare l'ignoto
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La
bianca strada che da Buonconvento conduce a Montalcino può
essere di grande sollievo al pellegrino. Per quanto lo zaino
sulle spalle possa farsi sentire come costante fardello e
sempre e comunque con la presenza della devozione e del desiderio
che spinge il pellegrino alla volta di Roma, l'identità
del pellegrino si alleggerisce e può allontanarsi in
questo tratto per immedesimarsi in quella di un stato di maggiore
libertà. La dolce sobrietà del luogo, l'eleganza
degli antichi casolari, tutto quanto ha reso questo luogo
degno di venire a far parte del patrimonio dell'Unesco, non
può provocare che l' effetto di un grande compiacimento.
Si potrebbe giurare che questa terra da secoli sia esistita
solo per produrre del vino anche quando i filari non erano
così geometricamente perfetti e i grappoli d'uva altrettanto
perfettamente orientati, e anche quando la lavorazione manuale
non dava proventi tanto preziosi. Il vino di questa zona è
famoso nel mondo ed è giusto il desiderio di volerlo
una volta almeno assaggiare. Giusto e buono è che si
celebri quest'opera d'arte che non sta nei musei e nei teatri
ma sulla tavola.
Il pellegrino appassionato forse sta canticchiando l'ode al
vino di Leoncavallo!
La cittadina ha un palazzo comunale di chiara ispirazione
senese fatto costruire nei secoli XIII-XIV. Una rocca dello
stesso periodo domina la città e la città domina
le valli dell'Ombrone e dell'Asso.
Ma di un altro sollievo si può parlare a Montalcino:
nel 1555 Siena dopo un lungo assedio delle truppe imperiali
si arrende e trova riparo per seicentocinquanta famiglie in
questo luogo.
Carlo V affida il governo della città al figlio Filippo
che due anni più tardi lo cederà a Cosimo dei
Medici.
Il Duomo posto al culmine del colle rifatto nel 1800 in forma
neoclassica, si trova sul posto della millenaria Chiesa di
San Salvatore; nel battistero e nella sacrestia si trovano
frammenti architettonici e sculture romaniche della chiesa
primitiva. La chiesa di San Agostino, un grandioso edificio
romanico- gotico, costruita nel trecento , ha una semplice
facciata a capanna con un portale marmoreo e un bel rosone.
Ma poiché il pellegrino di oggi e di ieri da un'importanza
primaria alla accoglienza e quindi alla storia degli ospitali-
ospedali qui avrà il piacere di sapere che nel palazzo
del municipio , al pianterreno c'è uno scrittoio Scrittoio
dello Spedale di Santa Maria della Croce |
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| SANT'ANTIMO |
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...qui
sempiternam gratiam ...
|
Aver
scelto questo itinerario che può aver allungato il
percorso offre un grande risultato. Il pellegrino giunge a
Castelnuovo e la vista verso il basso dell'Abbazia di San
Antimo resterà certo nella sua memoria con tutto il
suo fascino.
La tradizione attribuisce a Carlo Magno nel 781 la fondazione
di questa basilica, e ricorda che vi portò le reliquie
dei Santi Sebastiano e Antimo avute da Papa Adriano. Era nel
suo viaggio di ritorno dal pellegrinaggio a Roma che l'imperatore
fu costretto a fermarsi in questa zona per un'epidemia, vi
fondò un monastero, donò ai monaci le reliquie
dei santi che costituirono presto un grande richiamo di pellegrini,e
in seguito presso quel monastero fu costruita l'Abbazia.
Il monastero seguì la regola benedettina, fu molto
potente e la sua giurisdizione raggiungeva la maremma e il
pistoiese; nel secolo XIII cominciò a decadere fino
alla sua soppressione nel 1462.
Per la recente ristrutturazione ha avuto un forte ruolo la
popolazione locale; è attualmente gestita dai Canonici
Regolari Premonstratensi. La basilica è tutta di pietra,
il travertino con decorazioni architettoniche in onice; è
posta in una radura in mezzo alle colline in una posizione
che cela la facciata, quasi voglia offrire la propria bellezza
solo al momento del suo ingresso. E' in stile romanico con
un portale arricchite di sculture
L'interno della basilica è a tre navate, con l'abside
ad anello, e cappelle a raggiera, forma che presenta la cultura
architettonica della abbazia benedettina di Cluny. Intorno
all'altare c'è lo spazio detto deambulatorio che consentiva
lo scorrimento dei pellegrini.
Sulla destra della chiesa si trovano i resti del monastero
con la sala capitolare e il pozzo.
Adesso il pellegrino può riposare. Seduto su una panca
può aspettare il momento delle Laudi e partecipare
al rito. Il luogo è un invito alla pace ed al raccoglimento,
e anche il non pellegrino che arriva qui può scoprire
il valore della solitudine e al tempo stesso sentirsi come
nella sua casa. |
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| TORRENIERI |
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S'i'
fosse papa, allor sarei giocondo,
che' tutti cristiani imbrigarei
Cecco Angiolieri
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Ricordato
nell'itinerario di Sigerico, Turreiner XIII
nel 922 quando il fiume Asso veniva guadato.
Se il pellegrino avrà scelto questo percorso troverà
nel paese avanzi di un castello, uno dei tanti castelli feudali
nel territorio senese, costruito fra il IX e il X secolo.
Del secolo successivo sono le mura di cinta con le due porte,
una verso Roma ed una verso Siena,
ma a causa della sua posizione strategica lungo la Via Francigena
il castello fu spesso saccheggiato e devastato dagli eserciti
di passaggio. Ciò nonostante il paese che faceva comune
a sé era ritenuto da Siena molto importante e veniva
tassato in modo piuttosto pesante. Solo dopo l'assalto e l'incendio
che il castello subì nel 1316 dai soldati di Uguccione
della Faggiola, con grande crudeltà e spregio delle
donne anziane e cattura delle giovani e belle, la Repubblica
di Siena si mostrò attenta e sollecita a dare aiuto
agli abitanti del castello.
Successivamente Siena fece costruire una fortezza che alla
fine del secolo XIV potenziò con il palazzo de' Ballati,
detto anche posta Vecchia , posto fra il ponte sull'Asso e
il castello e strutturato negli angoli di quattro torri.
Questi luoghi sono citati in una novella del Boccaccio che
racconta del poeta Cecco Angiolieri che volle fare come il
figliol prodigo; si fece dare dal padre l'ammontare di sei
mesi di provvigione per andare a cercar miglior fortuna presso
un cardinale, ma si fece gabbare da Cecco di Tortarrigo Piccolomini.
La novella è stata scritta intorno al 1350.
Importante è la testimonianza del 1306 che riguarda
l'attraversamento del fiume Asso, come tutte quelle che riguardano
i fiumi; si parla di un ' ponte novo de mactonibus '.
Ma molte altre testimonianze ci sono in questa zona per quanto
riguarda gli ospitali, uno, l'ospitale di Terraneiro è
citato nelle 'Tavole delle Possessioni' del Comune di Siena
nel XIV secolo, mentre si parla dell'ospitale di Sant'Antonio
e del suo servizio ai pellegrini datato 1606.
La chiesa ha una documentazione del 1216 che riguarda una
bolla del papa Onorio III in cui si stabilisce la proprietà
alla Badia di Sant' Antimo di un'opera lignea la ' Madonna
col Bambino' di Domenico di Niccolo, scultore senese del 1300
Forse il pellegrino ha reminiscenze scolastiche quando traduceva
che col vino di Falerno si disegnavano sulle tovaglie i racconti
delle battaglie e delle avventure degli eroi, forse vorrebbe
che qui con il vino del Chianti fossero rimasti indicati i
sentieri che non ci sono più, e forse di fronte alle
cantine e ai luoghi di produzione del vino sposta il pensiero
e, ancora con meraviglia, ricorda quei due rubinetti, uno
per l'acqua ed un per il vino messi a disposizione del pellegrino
e del viandante dall'azienda vinicola nei pressi del Monastero
di Irache nel suo pellegrinaggio verso Santiago di Compostela. |
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| SAN
QUIRICO D'ORCIA |
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anche
un piccolo tratto davanti a sé
può dare il senso dell'immensità
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Deinde
per San Clerc
Punto di convergenza della viabilità della Valdorcia
e la Valdichiana ha rappresentato un punto di forte interesse
da parte di Siena per il controllo della zona che si trova
in prossimità dei confini territoriali con la chiesa
di Roma.. L'espansione di Siena cessa nel secolo XV quando
cambia la sistemazione delle viabilità.
La collegiata romanica dedicata a San Quirico e Giuditta del
XII - XIII secolo davanti alla quale passava la Via francigena
si presenta con dei portali di grande interesse;quello frontale
è del 1080 ed è preceduto da un protiro su colonne
a fascio, il laterale più tardo è ornato di
sculture della scuola di Giovanni Pisano, il terzo del 1298
si presenta in stile gotico e di qualità più
modesta.
Il paese conserva il suo carattere medievale protetto da una
cinta muraria di cui si fornì intorno al secolo XIV,che
è rimasta quasi intatta mentre delle quattro porte
originali ne rimane solo una:
Porta Cappuccini.
Uscendo dal paese si trovano i resti dell'ospitale di Santa
Maria della Scala, e si ha notizia di altri luoghi di accoglienza
nel XV secolo
Realizzati nel 1540 gli Horti Leonini furono voluti da un
nobile di cui portano il nome a vanto del luogo e conforto
del viaggiatore, sempre un'accoglienza dunque! Sono dei giardini
all'italiana su due livelli con siepi potate a formare il
disegno della croce dei Cavalieri di Malta , al tempo stesso
rivelano un modello di adattamento delle vigne e del cassero. |
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| SPEDALETTO |
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...
a volte ne rimane solo il nome,
ma spesso quello basta!
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La
strada Cassia dopo S.Quirico entra nel bacino dell'Orcia e
ricalca il tracciato dell'arteria altomedievale che intorno
all'VIII secolo sostituì il percorso della strada romana,
che si trovava più a oriente. Su una delle varianti
della Via Francigena di questa valle si creò l'insediamento
di Spedaletto, una altura modesta di 281 metri, che è
ricordato nelle memorie di Filippo Augusto e che fu amministrato
dallo Spedale di Santa Maria della Scala fino al 1236. In
seguito fu costruito un complesso castellano, probabilmente
un fortilizio a funzione di grancia.
Ma il pellegrino verrà a conoscenza dai cartelli e
da richiami turistici che, non distante dalla valle d'Orcia,
a 10 km circa da San Quirico, si trova Pienza.
Questa desiderata come simbolo di città perfetta da
Papa Pio II, Silvio Piccolomini,che vi aveva avuto i natali,
fu fatta progettare da Leon Battista Alberti che la iniziò
nel 1459 e doveva mostrare la vita secondo lo spirito umanistico.
L'opera non fu completamente realizzata per la morte del pontefice
ma è rimasto intatto il nucleo fondamentale, che si
presenta come città-museo. Visitata da tanti turisti
non a torto o perdita di tempo si ammanterebbe di tanto onore
se trovasse la sua perfezione nel creare una accoglienza per
pellegrini, che facendo tappa completerebbero il quadro della
riproduzione di un mondo passato
Anche questo luogo presenta tracce presistenti, la cattedrale
fu eretta sul sito di una antica pieve romanica e nella parete
di fronte all'altare della cripta ci sono dei frammenti delle
sculture romaniche dell'antica pieve. |
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| VIGNONI
ALTA |
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La
valle offre al pellegrino grandi panorami e nel piccolo paese
che attraversa ha una magnifica vista attraverso una porta
ad arco rivolta ad oriente. Qui una piccola chiesa dedicata
a San Biagio, già esistente nell'anno mille alle dipendenze
dell'Abbazia di Sant' Antimo, è circondata da un gruppo
di case e da un torrione. La devozione di questo luogo a questo
santo si fa supporre alla sua protezione sul bestiame e sui
contadini e sul grande spazio agricolo che lo circonda, ma
più facilmente viene ricordato perché salvò
un fanciullo che stava per essere soffocato da una lisca di
pesce.
La chiesa è stata restaurata ma ha mantenuto il suo
aspetto romanico con alcune influenze gotiche.
Il torrione potrebbe raccontare storie anche crudeli ma oggi
si impone solo con la sua grossa struttura e il luogo sembra
un oasi di serenità. |
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| BAGNO
VIGNONI |
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A
cinque chilometri da San Quirico d' Orcia il pellegrino arriva
in un paese la cui piazza è una struttura unica ed
eccezionale: una grande vasca quadrata la cui acqua è
anche famosa per il valore curativo delle sue acque. Conosciuta
già in epoca etrusca e dai Romani, fu particolarmente
frequentata nel Medio Evo proprio per la vicinanza alla via
francigena.
La vasca porta il nome di Mascone di S. Caterina perché
la santa a lungo soggiornò nelle vicinanze. Naturalmente
di queste acque se ne beneficiarono famiglie potenti, papi
e anche i Medici.
Sotto il portico di Santa Caterina una iscrizione latina esalta
le proprietà terapeutiche delle fonti e le consacra
alle ninfe. |
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| LE
BRICCOLE |
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Il
tesoro della chiesa
Il potere della chiesa
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Briccola
ha il significato di dirupo, balza, luogo scosceso. Questa
zona infatti si presenta come territorio circondato da piccole
alture sulle quali nei vari tempi si sono creati percorsi
diversi, e se la strada diventava più lunga e a volte
anche più ardua, aveva il vantaggio di essere più
sicura sia per le aggressioni che per le condizioni del terreno.
Siamo in val D'Orcia e di qui passa Sigerico annotando la
sua tappa come Abricula XI.
Anche Filippo Augusto lascia scritto Deinde per la Briche.
Nei Decimari pontifici del Duecento fra le fonti che riportano
gli itinerari del medioevo è ricordato l'Ospitale S.
Peregrini de Obricolis, e nel Codex Diplomaticus Amiatinus
ci si riferisce nel 1191 a un 'ospitale de bricule'. Non troviamo
notizie di un centro grande di riferimento, ma intorno all'Amiata
ancor oggi i comuni presentano un territorio che è
stato sempre soggetto alla politica di frammentazione dei
poteri, con consentendo il formarsi di un agglomerato importante.
Nel Medioevo la definizione dei confini di questi territori
ha vista sempre in grande competizione le autorità
di Siena, con quella di Abbadia San Salvatore e dello stesso
papato.
E su queste alternanze anche il passaggio dei pellegrini ha
avuto un ruolo importante e preso in molta considerazione
dalle diverse autorità. Il pellegrino non è
persona alla quale viene dietro il concetto di grandi guadagni,
però è forse ancor più importante del
denaro che non spende e non possiede perché il pellegrino
è la strada stessa, è quello che fa la strada
più delle ruspe, che la rende conosciuta, che la tramanda,
sulla quale porta contributi di conoscenza. E il pellegrino
potrebbe affermare che come San Lorenzo si difese da colui
che lo accusava di dare tutto il denaro in carità portandosi
dietro una massa di gente povera e presentandola come ' il
tesoro della chiesa', così i pellegrini in questa zona
potrebbero essere detti ' il potere della chiesa'.
Bertinoro è una cittadina della Romagna che si può
vantare di una bella storia di accoglienza. Nella piazza della
città esisteva nei tempi passati una colonna alla quale
il forestiero, viandante o pellegrino che fosse poteva attaccare
il cavallo ad un gancio; ad ogni gancio rispondeva una famiglia
che si prendeva cura di questo ospite. Di recente i cittadini
di Bertinoro hanno voluto fosse ricostruita questa colonna
a testimonianza del valore della loro ospitalità ma
anche ad onore della apertura culturale verso chi arriva con
nuove informazioni e notizie. |
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| ABBADIA
SAN SALVATORE |
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Otto
copisti
1030 pergamene
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La
cittadina di Abbadia San Salvatore si trova a quota 830.
I monaci cistercensi di questa abbazia nell'anno in cui hanno
festeggiato i 950 anni dalla fondazione hanno redatto una
guida accurata e il pellegrino nel suo passaggio può
farsi una chiara idea della storia di questa terra. Così
viene presentata: 'Il territorio dell'Amiata si presenta
come terra di confine fra l'impero e la Chiesa, poi fra la
Repubblica di Siena e il granducato di Toscana e lo stato
della chiesa, ma anche terra di tutti come transito dei pellegrini
della via francigena'.
Fondata nel 745 da un nobile longobardo, Ertone ( Ratchis
), l'abbazia dedicata a San Benedetto, rappresentò
nei secoli un impegno di evangelizzazione, di protezione e
bonifica del territorio circostante. La vita del monastero
si allarga in villaggi aperti che crescono intorno ad essa,
e nella valle del fiume Paglia ad una quota di circa 300 -
300 metri si creano una serie di insediamenti su luoghi che
erano già stati popolati in epoca romana. Secolo.
Dall'XI al XIII fra gli abati di San Salvatore, gli Aldobrandeschi
e altri feudatari minori vive un giuoco di potere che crea
una fitta rete di castelli sui fianchi del monte, come Piancastagnaio,
Santa Fiora , e in cima a poggi isolati come Radicofani e
Castiglion d'Orcia .
Nel Piazzale Michelangelo si trova la chiesa. La facciata
ha uno schema che deriva dall'architettura Carolingia non
riscontrabile in Toscana, affiancata da due campanili ha un
effetto architettonico molto bello. L'interno della chiesa
a croce latina, con un'unica navata coperta a capriate, ha
un presbiterio sopraelevato su un a cripta. Il pellegrino
può trovare qui ancora la geometria e la purezza dello
stile romanico che lo ha accompagnato in tante esperienze
di pellegrinaggio. Il crocifisso dietro l'altare nella parte
superiore della chiesa racconta una storia interessante: un
pellegrino proveniente dall'Abbazia di Vezelay nel 1140 fece
sosta all' Abbazia e lasciò questo capolavoro della
scultura romanica borgognona, poi si trattenne nel monastero
per fare una copia identica da donare all'Abbazia di Sant'Antimo.
Nel recente restauro sono stati trovati nella cavità
della scultura lignea due oggetti , un batuffolo e un sacchetto
legato con spago e chiuso con un sigillo attribuito a San
Benedetto contenente le reliquie del papa S.Ponziano e di
San Fortunato con due documenti scritti in caratteri carolingi
e gotici.
Nella cripta il pellegrino fra il fascino della sua architettura
ascolta un'altra storia. Il re Longobardo Rachis durante una
partita di caccia sull'Amiata ebbe una visione che generò
il dono del luogo all'Abate benedettino Ertone , vi fece il
Monastero e lo dotò delle rendite di un vasto territorio.
Le trentacinque colonne della cripta sono ancora storie di
simboli e di stili.
L'abbazia possiede un piccolo museo e fra i suoi tesori il
pellegrino vorrebbe vedere la copia anastatica della La Bibbia
Amiatina, codice scritto tra la fine del VII secolo e gli
inizi dell'VIII da almeno otto copisti, composto da 1030 pergamene,
il testo più antico della bibbia in versione latina.
Unico esemplare rimasto delle tre copie fatte da due abati
dei monasteri di Wearmouth-Jarrow provenie dalla biblioteca
del monastero di Vivarium in Calabria, fondato da Cassiodoro
nel 540,il codice è stato conservato chiuso nell'armadio
delle reliquie fino al 1782. L'originale si trova oggi alla
biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.
Oggi il luogo dove la natura dava per vivere il pan di legno
e il vin di nuvole ( castagne e acqua )
vede interventi industriali con il bello e il brutto che ne
viene dietro. La gente del luogo però mantiene forte
in proprio senso di identità a proteggere la storia
e il tesoro di una terra speciale, come avviene per quelle
terre che sono amate da chi le abita. |
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| RADICOFANI |
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Per
la sua particolare posizione la città di Radicofani
ha avuto una storia piuttosto densa di fatti importanti. Nasce
come proprietà dei monaci di Abbadia San Salvatore
alla quale nel 973 viene venduto 'Radicofanum cum suo castro
'. In un documento aminiatino si trova la citazione del 1067,
'Sancti Donati, scito Radicofani '. Nel 1139 i conti Manenti
di Chiusi vendono al Vescovo di Siena la sesta parte del castello
di Radicofani.La potente Siena vuole espandersi vero Roma,
allargare il suo dominio verso il mare e insidia le proprietà
papale, nasce così una gara di forza che durerà
tre secoli .Il primo nucleo della fortezza di Radicofani fatta
costruire da Papa Adriano IV era una Torre e iniziò
nel 1158.
Radicofani diventa tappa della via francigena alla data 1191,
affiancandosi al percorso della valle, quello che era stata
di Sigerico, e da qui passa Federico Augusto, Deinde
per Eke, deinde per Redecoc, per la Briche,
è la sosta fra Acquapendente e Le Briccole.
Nell'anno 1253 il passaggio su questa direttiva alta è
annotato dal vescovo di Rouen Eudes Rigaud,
l'itinerario è ormai preferito a quello della valle
sebbene più lungo e faticoso, ma tuttavia con più
sicurezza sulla strada e garanzia di trovare un miglior asilo.
Tre opere assistenziali sono operanti: l'Ospitale Bonaiucte
de Radicofano, l'Ospitale S.Petri de Radicofano e la Domus
Leprosorum de Radicofano, e anche il comune si fa carico della
realtà del passaggio dei pellegrini: da uno statuto
comunale redatto nel 1255 sono nominate regole e norme di
comportamento dei cittadini nei confronti dei pellegrini romei.
C'è un'altra citazione di quattro ospedali :Bonaione,
Cecola , Spineto e Sante Marie.;
Nel 1262 a Siena vanno al potere i ghibellini e le nobili
famiglie guelfe si riparano a Radicofani, ma tre anni dopo
Abbadia S. Salvatore viene invasa dai senesi e a Radicofani
vengono abbattute le mura proprio per impedire l'accoglienza
dei guelfi.
Fra le lotte di potere la presenza della strada di pellegrinaggio
ha il suo valore.
Nel 1298 compare Ghino di Tacco, un senese che si stabilisce
a Radicofani e incita la città ribellarsi contro il
pontefice . Intorno al personaggio di Ghino di Tacco, si racconta
che il brigante aveva preso in ostaggio l'Abate di Cluny.
Durante la prigionia gli fu somministrata una dieta a base
di legumi che lo fece guarire dei forti dolori addominali.
L'Abate una volta liberato lo ricompensò e si adoperò
presso il papa affinché al brigante fossero condonate
le sue malefatte. Di lui si parla nella decima giornata del
Decamerone del Boccaccio . Nel 1300 Ghino si converte.
Nel 1429 Siena invia tre commissari per definire i confini
delle comunità situate sull'Amiata, un termine sulla
via francigena divide le comunità di Radicofani, Abbadia
e Campiglia, le quali sono responsabili del mantenimento della
strada che le riguarda.
Nel 1443 vengono deliberate nuove concessioni, tra queste
la deviazione del percorso della via francigena, e nel 1553
la via francigena nei pressi di Radicofani è descritta
come tratto malsicuro.
Oggi al centro dell'abitato, quasi alla sommità del
paese c'è la Chiesa romanica di San Pietro del secolo
XIII, restaurata nel 1946 custodisce opere d'arte provenienti
da pievi trovate nelle zone circostanti. Quasi di fronte la
chiesa di Sant'Agata dove il pellegrino può ammirare
le terrecotte robbiane come quelle che sono a Santa Fiora
e un crocifisso ligneo del secolo XV.
Appena fuori dell'abitato lungo la via Cassia il Palazzo La
Posta è una villa medicea, un luogo di sosta di famosi
personaggi ma non di pellegrini. |
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| SAN
PIETRO IN PAGLIA |
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Il
ricordo di antichi ospizi
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Passaggio
storico
Il paesaggio fra l'Orcia e il Paglia si presenta molto diverso
dal resto della Toscana. Spazi grandi lasciati ancora liberi
alla natura, dimostrano poca popolazione e soprattutto speranza
che possano essere conservati nella loro bellezza.
Nella vallata vicino al punto d'incontro del torrene Pagliola
nel fiume Paglia si possono individuare i resti della via
francigena, quelli che Sigerico segnalò come Sce Peitr
In Pail X.
Il passaggio del vescovo si suppone, nel borgo di Voltole,
sotto il poggio dell'Apparitoia.
In villaggio ora scomparso è rintracciabile solo in
spezzoni di vie campestri abbandonate da tempo. Qui la vicina
Abbadia di San Salvatore del monte Amiata aveva i suoi ospizi
e ospedali.
C'era in questo villaggio la zona chiamata Callemala, forse
luogo di incontri tutt'altro che di preghiera, anch'esso scomparsa. |
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| PONTE
GREGORIANO |
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Siamo
per lasciare la nostra regione, il confine con il Lazio è
a Centino, dopo il chilometro 142.
Sul fiume Paglia incontriamo un ponte notevole con sei arcate,
voluto dal Papa Gregorio XIII nel 1578, e infatti si chiama
Gregoriano.
Passato il ponte si trova una fontana, prezioso conforto per
il pellegrino, oggi come nel passato, e di altrettanto valore
come punto di riferimento. |
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| ACQUAPENDENTE |
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Fatti
quattro chilometri dal ponte gregoriano siamo ad Acquapendente,
già sulla parte settentrionale dei monti Volsini. Prima
di lasciare il pellegrino alla vita e alla storia di un'altra
regione presso la Porta a Ripa, da dove ci si incamminava
verso la direzione di Siena per il viaggio nella direzione
opposta, raccogliamo la storia dei Pugnaloni di Aquapendente
che riguarda il 1166.
La rivolta del popolo contro il governatore Federico I Il
Barbarossa , viene celebrata con una festa nella quale dei
grandi mosaici fatti di fiori, detti Pugnaloni, ricordano
un miracoloso rifiorire di un ciliegio, preso a simbolo della
fine dell'oppressione e inizio della rivolta.
Il paese rientra in un aria culturale alto- laziale caratterizzata
da grossi borghi, tutti situati nella zona tufacea fra l'Amiata
e il corso del Tevere fino a Roma- un tipo di insediamento
assai più comune nel meridione d'Italia. Ricordata
sin dal VII secolo, poi citata negli Annales Stradenses di
A. Staade ( metà del secolo XIII ), fu feudo degli
imperatori Franchi e Svevi e del marchesato di Toscana sotto
Matilde di Canossa e poi del papa.
Vi sopravvivono tratti delle antiche mura, ebbe anche una
abbazia benedettina del Santo Sepolcro, con Casa dei Templari
annessa, l'odierna cattedrale rimaneggiata nel XVIII secolo
nel gusto alto-laziale; è stata poi riportata alle
sue antiche forme romaniche dopo i danni subiti durante l'ultima
guerra. Ancora una leggenda ricordiamo che riguarda questa
basilica. Una pellegrina alla volta di Roma, un personaggio
importante che si spostava con un carico molto prezioso trasportato
da carri e da muli, si trovò a non poter proseguire
perché gli animali si rifiutarono di andare avanti.
Decise allora di usare queste ricchezze per la costruzione
di una grande basilica vicina alla porta della città
nella direzione di Roma; nella cripta della basilica si riprodusse
il sacello del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La cripta è
una delle più antiche del Lazio, divisa in nove parti
da colonne con capitelli ornati di soggetti animali fu sosta
ambita dai pellegrini che potevamo esprimere la loro devozione
per Gerusalemme.
L'attuale torre dell'orologio apparteneva alla antica rocca
del XII secolo.
Dal racconto dell'Abate Nikulas: un giorno di viaggio da S.Quirico
ad Acquapendente che è a sud di Clemunt , e ugualmente
si comprende bene Filippo Augusto: deide per Ekepenndante
e prima di loro Sigerico con la tappa Acquapendente
XI.
Famoso il medico del periodo rinascimentale Girolamo Fabrizi,
d'Acquapendente. |
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| Al
cambio di regione il pellegrino non si volta indietro.
I ricordi e le emozioni sulla strada fatta, sono troppi per
tenerli tutti presenti al momento, ma saranno grande patrimonio
per il futuro per sé e per gli altri, e ora la base
di quelli che troverà sul sentiero che continua, fino
a Roma e oltre
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e
anche a Gerusalemme
che si reca il bordon di palma cinto
XXXIII Purg.78
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