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A
chi mi ha aperto le porte
e mostrato cammini
JOSE SARAMAGO
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Accoglienza
per i pellegrini
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La
via Francigena in Toscana
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.
parsi la ripa e parsi la via schietta
. Purg. XIII v.8
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Attraversando
la Toscana il pellegrino incontra città, luoghi e
strade ricche di storia e di storie di pellegrinaggio; testimoni
della vita passata ne conservano la ricchezza e sono ancora
presenti per le esperienze di oggi e del futuro.
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| BERCETO |
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Hoc
Tempore monasterium Benedicti
a Longobardis destructum est "
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Il
pellegrino che vuole andare a Roma, volendo privilegiare
la Toscana, può prendere come tappa di partenza Berceto.
Facilmente raggiungibile con il treno, sulla linea Parma-Genova,
può consentire di arrivare al mattino del giorno
stesso dell'inizio del viaggio; altrimenti arrivando alla
sera potrà chiedere accoglienza al convento dei Padri
Cappuccini, che di pellegrini ne ha visti tanti e che certamente
continuerà ancora ad ospitare.
Infatti, come racconta facilmente il cartello 'Punto Tappa'
che si trova di fronte all'Ufficio Turistico, questo è
uno dei luoghi registrati e menzionati in molti famosi pellegrinaggi,
il primo dei quali, non certo in ordine di tempo, per quanto
antico, quello del vescovo di Canterbury, il famoso Sigerico.
Questi che, come successore nella sede di Londra ad Edelgardo,
si recò a Roma per ricevere il 'pallio' dal papa,
ebbe la cura di raccontare il suo viaggio di ritorno e di
lasciare quindi come un itinerario indicato. Il " pallio
", era la bianca stola riservata ai Pontefici e ai
Vescovi metropoliti, che conferiva l'autorità sugli
altri Vescovi inglesi..
Oggi molte ricerche sono state fatte per appurare da dove
veramente sia passato questo vescovo, e ne sono risultate
opinioni diverse nonostante le testimonianze siano chiare,
ma poiché una strada è sacra non solo perché
è stata percorsa da un vescovo, che prima e dopo
di lui soldati, commercianti e briganti l'hanno pure spianata
con buone e cattive opere, noi tracceremo un percorso che
ai giorni d'oggi possa risultare il migliore per raggiungere
Roma, e fare il nostro pellegrinaggio prendendo come sacra
per prima cosa la nostra intenzione e per secondo il desiderio
di ammirare e poi conoscere e approfondire la storia di
questi luoghi: il territorio toscano è talmente ricco
di documenti e di bellezze da meritare di percorrerla e
non solo da pellegrino.
Partendo da Berceto il pellegrino si troverà alla
Cattedrale, dove potrà timbrare la sua credenziale,
e nella visita a questo bellissimo duomo può avvalersi
anche di un'altra forma di investitura: sul portale laterale
due cariatidi del 1198 rappresentano i Santi Pietro e Paolo
e in quelle si può riconoscere l'indicazione e l'invito
al pellegrinaggio. Inizio perfetto, dunque!
Ma,guardando bene,si può trovare un altro simbolo
importante: una cariatide nel Portale del Duomo, una scultura
pre-antelemica, attribuita al secolo dodicesimo, raffigura
'La Fatica '; il pellegrino la potrà guardare per
trarne la forza e l'incoraggiamento che gli saranno necessari
per i momenti di crisi che incontrerà nella sua strada,
e poiché è anche molto bella, l'efficacia
è assicurata.
Il pellegrinaggio inizia con facilità, il percorso
è ben segnalato dalle frecce e arriva a Pontremoli,
che potrebbe essere la prima tappa, senza presentare alcuna
difficoltà.
A metà strada circa, il pellegrino arriva al Passo
della Cisa, e come è ben indicato da un cartello
dell'ANAS, il suo cammino adesso è ufficialmente
nella regione Toscana.
Al passo, poco frequentato da quando l'autostrada ha sostituito
questa antica via, c'è un ottimo punto di ristoro,
un bar che vende anche prodotti locali, miele, biscotti,
formaggio; c'è la chiesetta (00030 )in cima ad una
scalinata, come è giusto sia in un punto saliente
del territorio quale è quello di un confine e un
paio di negozi per turisti, che a volte il pellegrino si
fa turista e anche altre il turista può diventare
pellegrino.
Il passaggio antico della via Romea era nelle vicinanze,
in un punto a1039 m. di altitudine chiamato semplicemente
Monte. Questo valico naturale è quello che nel medioevo
è stato maggiormente frequentato per entrare in Toscana
ed ha continuato ad esserlo per molti secolo, essendo un
transito relativamente agevole non solo a piedi ma anche
per gli animali da sella e da soma.
Superato il passo la strada giunge a Montelungo Mons Langobardorum
località antichissima, luogo certo di accoglienza
di pellegrini dato che al tempo vi era un monastero dedicato
a San Benedetto direttamente dipendente dalla Abbazia di
Bobbio, altro luogo di accoglienza che il pellegrino potrebbe
aver trovato se il suo pellegrinaggio fosse cominciato più
a nord.
Forse questo è il monastero di cui si parla in Cronache
Anglosassoni "Hoc Tempore ( 596 ) monasterium Benedicti
a Longobardis destructum est ".
Fra il 900 e il 904, il vescovo di Canterbury, Sigerico,
dopo il suo viaggio a Roma lascia notizia dei luoghi dove
fa sosta. Questa è la sua trentaduesima tappa:
Sce Benedicte XXXII
Dopo di lui, circa l'anno 1154 un altro prelato in pellegrinaggio
a Roma proveniente dall'Islanda, l'abate Nikulas di Munkathvera
ha attraversato il Monte Bardone e lo segnala come 'Mumbard'.
Verso la Francia, Filippo Augusto nell'anno 1191 ritornando
dalla terza crociata e passando per 'Punt-Tremble
et per Munt-Bardum 'precisa che 'ibi deficit Tuscana
et incipit Italia'.
E molti altri prima e dopo di loro, lasciando testimonianze
e non, hanno mantenuto questa strada viva arricchendola
di storia e di tradizioni che faranno compagnia al pellegrino
più solitario.
Il fiume Magra segna la strada e accompagna il pellegrino
fino alla sua foce presso Santo Stefano.
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Pons
Tremulus
PONTREMOLI
Tranquilla cittadina al centro della Lunigiana, sensibile
e attiva alla vita culturale attuale e alla sua tradizione
di luogo di passaggio della via francigena , è infatti
la Puntremel XXXI di Sigerico.
E'situata sulla linea ferroviaria Parma - Genova, e la stazione
si trova nelle strette vicinanze del centro storico. Si
ritiene che il nome suo derivi da un antico ponte di legno
'Pons Tremulus' che per quanto traballanteconsentiva di
passare il fiume. Ricca di storia da quando fu eretta da
re Enzo di Svezia nel 1247, Pontremoli ha saputo proteggere
la sua posizione strategica con un sistema di difesa basato
sullo sfruttamento delle barriere naturali, e della confluenza
dei corsi d'acqua, il fiume Verde e il Magra, e di una studiata
forma di sbarramenti. La sua struttura allungata parte da
Porta a Parma, attraversa le due piazze centrali separate
dalla Torre del Campanone punto in cui nel 1322 Castruccio
Castracani fece funzionare lo sbarramento per mantenere
divisa nella città e impedire gli scontri fra le
due fazioni di Guelfi e Ghibellini.
Si racconta di un altro sistema di difesa un po' particolare
ma di sicuro effetto per quei soggetti sensibili a queste
esigenze: in una iscrizione su una campana nella Chiesa
di San Francesco, fusa da un certo Ilario nel 1313, si afferma
che i suoi rintocchi hanno il potere di scacciare gli spiriti
maligni. In quei tempi questi accorgimenti erano sempre
molto apprezzati.
Sempre in Lunigiana, un'altra campana, un'altra chiesa,
San Cristoforo ha una iscrizione "MCCCIII , ne mentes
ledant, fantasmata cuncta recedano", e anche l'idea
di scacciare i fantasmi in una valle piuttosto solitaria
aveva il suo buon effetto rassicurante.
Si chiama Cresa il più antico dei ponti di Pontremoli,
fatto a schiena d'asino come tanti ponti che certamente
il pellegrino ha già incontrato non solo in Italia,
ed è sul fiume Verde nella parte alta della città;mentre
il ponte Stemma o Busticca si trova in basso in prossimità
dell'incontro con il fiume Magra.
Nella Rocca- museo, Castello del Piagnaro, sono raccolte
lastre di pietra o stele funerarie con scolpite sembianze
umane stilizzate, forse figure di guerrieri celtici che
sono state trovate in diversi luoghi della Lunigiana: interessanti
reperti di storia ancor più antica di quella del
pellegrinaggio.
La salita al castello è ben compensata anche da un
bellissimo panorama, inoltre poco più avanti dell'ingresso
si può incontrare la chiesetta di Sant'Ilario la
cui facciata è del secolo scorso, ma la sua zona
presbiteriale presenta un abside semicircolare che rivela
un'altra eleganza e altre origini, forse il luogo di accoglienza
per i pellegrini. Da quel punto infatti, parte verso il
nord un altro sentiero, un altro dei tanti rami della via
francigena forse anche più antico di quello percorso
dal pellegrino, e collega il paese a Borgo Taro.
Di impianto medioevale del quale è rimasto molto
poco è il convento di San Francesco che la tradizione
vuole sia stato costruito dopo il passaggio del Santo nel
1219.
Vicino alla porta a Parma c'è la chiesa romanica
di San Giorgio le cui origini vanno fatte risalire al X
secolo. Ricordiamo ancora la chiesa di San Giacomo di Altopascio,
ora sede di una scuola, che fu costruita nel 1508 sul luogo
dove sorgeva un antico ospedale, anche il suo nome ne sembra
testimonianza.
E' stato scritto che il Barbarossa mostrava al figlio la
città di Pontremoli come la chiave dell'entrata in
Toscana.
Nel suo passaggio se il pellegrino avesse la fortuna di
arrivare nel giorno di precetto, nella chiesa di San Pietro,
aperta per la funzione religiosa, potrebbe ammirare in un
bellissimo bassorilievo la rappresentazione del 'labirinto',
diffuso simbolo, presente sulle strade di pellegrinaggio
che vuole indicare tutto ciò che può nascondere
o indicare un labirinto, forse anche la difficile ricerca
di un percorso sia fisico che spirituale.
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| PIEVE
DI SORANO |
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La
Pieve di Sorano, nel comune di Filattiera, il pellegrino la
incontra sul suo percorso, poco dopo aver lasciato Pontremoli,
nel fondovalle, sulla sponda sinistra del fiume Magra; ma
la può raggiungere facilmente anche il visitatore-turista
che la ritrova sulla statale 62 della Cisa al Km 30 o fermandosi
alla stazione ferroviaria di Filattiera, della linea Parma
- La Spezia.
La chiesa è stata restaurata di recente salvaguardando
così un luogo testimone di lunga e preziosa storia
della quale sono stati trovati reperti importanti in tutta
la zona circostante. Il territorio risulta che fosse già
popolato all'età del rame, e conserva resti romani
del terzo secolo dopo Cristo; come tutto il territorio di
Luni di cui fa parte la sua vita passa periodi e vicende di
alterna fortuna.
Si suppone che la costruzione primitiva della chiesa sia avvenuta
in tempi di relativa tranquillità e sicurezza quando
il territorio lunense era sotto il dominio bizantino. Fu intitolata
a Santo Stefano, primo martire cristiano, ma il preesistente
edificio su cui è stata posta era di culto pagano.
La prima notizia della ' plebs de Sorano'" si trova in
una bolla con data 11 novembre 1148 nella quale viene rinnovato
il possesso della pieve al vescovo di Luni. A quella data
la chiesa era già con l'attuale struttura sia nell'aspetto
che nelle dimensioni, ma più volte, nel trascorrere
dei secoli rischiò la totale distruzione. Un'ancora
di salvezza possiamo dire che fu nel cimitero attiguo per
il quale la struttura continuò ad essere utilizzata;
le famiglie più importanti della zona crearono delle
cappelle private all'interno della chiesa stessa e prendendosene
cura contribuirono a salvarla dall'abbandono totale.
A restauri ultimati Don Antonio, parroco di Filattiera ha
voluto verificare la veridicità del un racconto popolare
che dice che la pieve ha gli occhi storti: infatti nei giorni
di solstizio e di equinozio la luce del sole entra rispettivamente
a dicembre dalla monofora di destra, a marzo da quella centrale
e a giugno da quella di sinistra. I suoi costruttori vollero
strutturarla in modo che potesse dare alla popolazione il
segnale del passaggio delle stagioni, calcolando così
anche le date liturgiche come la Pasqua che da quelle vengono
stabilite. Queste particolari progettazioni sono frequenti
nelle antiche costruzioni, il pellegrino sul Cammino di Santiago
che ha fatto tappa a S. Juan De Ortega ha già sentito
una storia simile e sarà contento di ascoltare anche
questa. |
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| FILATTIERA |
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Al
km 31 della statale della Cisa si trova questo paese, che
ha il suo nucleo più antico nella zona più elevata:
lì una torre rotonda testimonia il passato bizantino
e l'origine del suo nome.
Nella chiesa, S. Maria in Filattiera, è conservato
un battistero in marmo bianco, opera realizzata nel 1605,
con un bellissimo basamento che riporta sculture e il giglio
fiorentino; proviene dalla Pieve di Sorano che in quel periodo
era quasi totalmente abbandonata, per cui la cura parrochialis
cercò di raccogliere gli arredi che si erano salvati
e di portarli entro le mura.
Della stessa provenienza è una statua in marmo bianco
alta più di un metro di un S. Giacomo.
Molto più importante invece per quanto riguarda la
testimonianza del passaggio dei pellegrini in questa zona
è una lapide conservata nella chiesa di San Giorgio.
L'iscrizione ricorda un certo Leodgar morto nel 752, un missionario
che oltre ad aver creato un posto di l'accoglienza e l'assistenza
ai pellegrini ebbe il merito di aver convertito al cristianesimo
molti abitanti della valle 'spezzando gli idoli pagani '.
Ma un altro testimone a ricordarci il mondo dei pellegrini
è un piccolo bassorilievo di San Giacomo che incontriamo
attraversando il paese sopra la porta di una casa che è
stata a suo tempo un ospitale poi un asilo e adesso è
una casa privata. Il proprietario ne ha grande rispetto e
cura.
Il paese ha anche una sua antica e particolare tradizione
che si svolge ogni anno per la festa di San Antonio: un grande
falò viene acceso nella piazza e gli abitanti si cimentano
nel portarsi via un tizzone, che sarà la loro protezione
da tutti i malanni. |
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| FILETTO |
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Il
pellegrino che entra qui anche senza chiudere gli occhi si
può sentire trasportato in quel tempo lontano quando
questo borgo fortificato(00080) di fondovalle era nella sua
piena attività. Si guarda intorno e potrebbe credere
di essere entrato in un film; manca la musica di fondo ma
lui ormai è abituato al silenzio. Questo è uno
di quei borghi murati nati in ragione alla lotta fra l'esercito
bizantino ed i longobardi che nel periodo dei secoli VI e
VII invasero la Lunigiana e ne ha mantenuto tutto l'aspetto.
Nella grande piazza dove il pellegrino trova una fontana (incontro
oggi sempre più raro)
si può individuare la matrice del borgo, un quadrilatero
a misura di sessanta metri con un' unica possibilità
di accesso. Nel medioevo, dal lato di ponente si ebbe una
espansione successiva, pur mantenendo il disegno del quadrilatero
e si formarono quelle strette vie interne, caratteristiche
dei centri storici lunigianesi, i cosiddetti borghi voltati.
Nel secolo XVI si ampliarono le mura anche verso oriente e
vennero erette due monumentali porte. Una ristrutturazione
definitiva avvenne alle fine di quel secolo con i nuovi proprietari,
i Marchesi Ariberti di Cremona che costruirono il loro palazzo
e il convento dei frati ospitaleri di San Giovanni di Dio.
Ogni anno in agosto viene fatta una rievocazione medievale
con figuranti in costume e con le botteghe e i banchi all'aperto
che mostrano le antiche attività artigianali, sicuramente
in questa cornice l'effetto deve essere molto suggestivo. |
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| VILLAFRANCA
DI LUNIGIANA |
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Franca:
libera da vincoli feudali
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Villafranca
Lunigiana è un borgo medioevale sorto sul tracciato
della via Romea che passava proprio dalla piazza del mercato.
Restano tracce apprezzabili del tessuto edilizio originario
e delle mura del castello malaspiniano di Malnido. Di questo
castello, era un castrum cum curia, si conosce la presenza
dal 1100 e il suo nome probabilmente deriva dalla esosa pretesa
che il proprietario del castello esercitava per la richiesta
del pedaggio. Il punto cardine dove si poteva fare il blocco
dei passanti, fra i quali c'erano anche i pellegrini, era
il ponte romano che superava il fiume Bagnone dove si incontra
con il Magra. Vicino al ponte la chiesa di San Giovanni Battista
oggi nasconde nella sua attuale struttura quello che era stato
l'edificio trecentesco.
Ma la nascita del borgo nell'alto medioevo sembra sia dovuta
al repentino aumento della popolazione richiamata da una devozione
verso la pieve dedicata a San Cassiano.
Ma tutta la zona intorno a Villafranca è testimone
di un passato ricco e importante come dimostrano borghi, rocche
resti di castelli. Uno di questi, a Malgrate ha l'orgoglio
di mostrare una torre medioevale stimata fra le più
belle d'Italia. E' stato ipotizzato che il nome della zona
derivi dalla presenza di tante proprietà e signorie
diverse ma tutte libere da vincoli feudali.
Certamente molto interessante sarebbe la visita al Museo Etnografico
della Lunigiana, e anche interessanti oltre che belle si possono
ammirare nella Chiesa di San Francesco le grandi opere in
terracotta di scuola robbiana. Ricordiamo anche la chiesa
di San Nicolò, con vicino l'ospedale di S. Antonio
Abate e il bellissimo campanile.
Al pellegrino ora si presenta, ma in questo caso dovrebbe
guadare il Magra, una alternativa che ha una rilevanza storica:
potrebbe prendere la strada che porta alla Chiesaccia, dove
nel IX secolo esisteva un ospizio annesso alla chiesa di Santa
Maria di Arbaritulo, luogo citato d'abate Nikulas.
Proseguendo per quel lato, in prossimità di Fornoli,
si trovava S.Maria di Groppofosco con cappella e hospitale,
altro luogo di sosta e assistenza per pellegrini e viandanti
vicino al guado che traghettava sulla sponda destra del fiume. |
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| LUSUOLO |
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VIII,
115 Purg "se novella vera
di Val di Magra o do parte vicina
sa, dillo a me, che già grande là era.
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Attraversando
il ponte Romano si arriva a questo castello, uno dei tanti
dei Malaspina nella Lunigiana, su un modesto rilievo, a picco
sul fiume Magra. E' una struttura molto importante di epoca
altomedievale, nato a difesa dell'abitato e della viabilità.
L'edificio fu distrutto nel XV secolo e riedificato in quello
dopo. Si entra da un portone gelosamente custodito da un chiave
che sembra dell'epoca e ci si trova in un cortile a forma
trapezoidale con il pozzo al centro. Le strutture verticali
sono realizzate in pietra macigno di fiume; tante parti attendono
ancora una ristrutturazione ma è già stato preso
un buon impegno per il futuro. All'interno è stato
creato il Museo dell'emigrazione della gente di Toscana, visitabile
con appuntamento.
Il castello ha una ottima potenzialità di sfruttamento
anche per quanto riguarda la possibilità di creare
una accoglienza per i pellegrini e rimaniamo fiduciosi.
A fianco del castello scorre il paese attraversando il quale
il pellegrino, se è un pellegrino di lungo raggio,
potrà ricordare attraversamenti analoghi di altri paesi,
con le loro porte di entrata e uscita che fanno sentire chi
le attraversa di essere elemento di un'unica appartenenza. |
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| AULLA |
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Tragge
Marte vapor di Val di Magra
Inf: 24 - 145
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Alla
confluenza del fiume Magra con il torrente Aulella, sulla
statale 63, con una importante stazione ferroviaria, è
facilmente raggiungibile Aulla.
Il pellegrino la può individuare per la mole quadrata
della Rocca detta 'La Brunella 'e a sua volta essere avvistato
che fin dal secolo XVI è lì a controllare l'entrata
nel paese.
Aulla è stato un territorio conteso fra i vescovi di
Luni e i Malaspina
Risale al 884 la fondazione dell'Abbazia di San Caprasio,
che fu voluta dal marchese Adalberto figlio del conte di Lucca.
Della antica costruzione non rimane nulla, perché fu
riedificata nell'XI secolo con un impianto da basilica, ma
poiché anche di questa rimangono solo alcuni elementi
esterni, alla chiesa che oggi possiamo visitare rimane solo
l'eco delle sue preziose origini.
Questo è il luogo trentesimo, la Aguilla XXX
del viaggio di Sigerico.
Poco più a sud c'è il borgo di Bibula con una
particolare struttura a chiocciola e i resti di un possente
castello edificati in epoca medioevale su una precedente base
romanica. |
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| SANTO
STEFANO DI MAGRA |
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un
cammino raggiunge la sua meta
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Questo
comune che attualmente è della provincia di La Spezia,
appartenne nel passato più lontano a Luni , poi a Genova
, Milano e nel diciannovesimo secolo anche a Massa- Carrara;
è un centro di comunicazione importante come lo era
al tempo dell'alto medioevo. Infatti già nel 981 Ottone
II lo dichiarò con un diploma sede di mercato e Federico
I nel 1185 più specificatamente:burgum cum mercatu,
banno iustitia distictu piscationibus. Nel 1468 Santo Stefano
viene riconosciuto come borgo fortificato e baluardo importante
su di un guado sul fiume Magra
Su una piccola altura il pellegrino può ricordare lo
stadio successivo di Sigerico, Sce Stephane XXIX
,ma guardandosi intorno troverà che tutto questo territorio
è ricco di architetture storiche.
Il villaggio conserva tratti delle sue mura medioevali, e
il Castello che fu dei Malaspina e dei vescovi di Luni, oggi
trasformato in una scuola, speriamo così protetto dal
mondo della cultura. La chiesa dedicata a Santo Stefano ha
le sue fondamenta sulla pieve medioevale.
Il paese non è solo il punto di incontro dei pellegrini
che provenivano dal percorso di valle e da quello di monte
ma ha anche avuto presso Bocca di Magra un porto, San Maurizio,
dal quale partivano via mare verso quelli che volevano raggiungere
la Spagna e la Galizia.
Qui il pellegrino lascia il fiume Magra, questo fiume nato
nell'Appennino Tosco Emiliano in una faggeta nel massiccio
del Borgognone a 1166 metri di altezza fa parte della nostra
storia.
E' stato importante dai tempi lontani dei primi pellegrini
che potevano servirsi delle acque ma altrettanto temuto e
affrontato, a volte con coraggio e rischio, per il suo attraversamento;
è famoso il guado presso Caprigliola che nel trecento
vide annegare un notevole numero di pellegrini.
Diverso dai tipici torrenti della Liguria che hanno un corso
breve e rapido, questo per la sua ampiezza scorre lento e
per lungo tratto, da ciò il nome (cfr. greco macros
lungo e latino macer), lungo 63 chilometri attraversa la Lunigiana
fino ad raggiungere il mar ligure.
Nei secoli passati il fiume ha mutato più volte il
suo corso basso, nel medioevo passava molto più vicino
a Sarzana e ancor prima era la linea di demarcazione fra l'Italia
e la Gallia.
Adesso il fiume è prossimo alla meta, l'estuario è
vicino mentre il pellegrino continua la sua strada.
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| SARZANA |
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...vedesi
la piccola chiesa, e lo spedale di S.Bartolomeo,
istituito anticamente per albergo de' poveri e de' pellegrini
Targioni Tozzetti- da
Ennio Callegari : Sarzana
|
Ci
avviciniamo al mare e la via di Monte Bardone si immette nella
via Aurelia nei pressi di Sarzana. Questa bella cittadina
era anticamente una pieve rurale e deve il suo sviluppo alla
decadenza di Luni. Infatti nel 1204 i Vescovi di Luni dovendo
allontanarsi dal loro territorio perché era diventato
malsano, vi trasferirono la loro sede portandosi dietro le
loro preziose reliquie e il crocifisso di Maestro Guglielmo,
collocandole nella Pieve di Sant' Andrea. Questo crocifisso
dipinto su una tela e applicato su una tavola era del 1138,
ed è particolarmente importante in quanto risulta essere
il più antico esemplare di pittura eseguita in questo
modo.
La cattedrale è stata costruita intorno al 1300. Ha
una facciata rivestita di marmo bianco di stile romanico -
gotico, con un campanile ornato di bifore, trifore e quadriforme,
costruito più tardi e terminato nel 1432. All'interno
fra le altre opere è conservata l'opera di Domenico
Fiasella 'La gloria del preziosissimo Sangue, nella cappella
delle reliquie. Dietro questa tela c'è l'ampolla che,
secondo la tradizione, contiene alcuni grumi di sangue di
Gesù.
I vescovi provenienti da Luni ebbero un ruolo rilevante su
questo territorio ed esercitarono il loro dominio per oltre
un secolo; in seguito per il possesso della città nacquero
molte contese, tra Pisa e Lucca, Firenze e Milano e infine
Sarzana diventò della Repubblica di Genova nel 1572,
e tuttora è una provincia ligure. La città conserva
la cinta muraria genovese con la Porta Nuova e un fortilizio,
La Cittadella, costruita su una vecchia fortezza già
esistente, per volere di Lorenzo il Magnifico al suo arrivo
in città nel 1487. Ma da una posizione dominante la
città, fuori dal centro urbano, è la fortezza
di Sarzanello, voluta invece da Castruccio Castracani nel
1322, immagine cara agli abitanti come documento di un passato
grandioso.
Ma a questo punto il pellegrino può avere altri incontri.
Se ha intrapreso il viaggio da solo, non disdegnerà
di poter trovare un compagno di strada anche solo per condividere
qualche tratto.
Dalla costa arrivano i pellegrini che percorrono la via Tolesana;
i pellegrini che vengono da Santiago di Compostela, dalla
devozione all'apostolo Giacomo la cui tomba è stata
trovata intorno all'anno mille nel luogo dove è stata
poi costruita la grande cattedrale. Non tutti i pellegrini
possono soddisfare il desiderio di raggiungere tutte le mete
di pellegrinaggio, pertanto questi incontri sono di grande
interesse e costituiscono una ricca fonte di informazioni
sui luoghi di culto. L'incontro fra pellegrini è una
delle cose più preziose di un pellegrinaggio, tante
persone di cui a volte non si ricorda il nome o il volto (
oggi facciamo però molto uso delle macchine fotografiche
) hanno la capacità di entrare dentro le proprie emozioni
e di rimanervi per sempre: sarà bello incontrare anche
qui il pellegrino con cui unirsi nel cammino in Toscana alla
volta di Roma.
Questi pellegrini provenienti da paesi diversi spesso in Toscana
venivano chiamati 'Scotti', come se tutti fossero provenienti
dalla Scozia. Fu chiamato 'Scotto' San Terenzo che ha dato
il nome al porto ligure in queste vicinanze e anche lo furono
San Bianco e San Pellegrino dei quali si racconta che arrivarono
come pellegrini e vissero entrambi come eremiti trovando alloggio
nel tronco di un faggio sull'Alpe di San Pellegrino. |
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| LUNI |
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Se
tu riguardi Luni
le cittadi termine hanno
Par XVI 73-79
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Luni
fu fondata dai Romani nel 177 avanti Cristo. Il suo territorio
aveva la forma di una falce e si è fatta supposizione
che il nome derivi da questa forma che evoca la luna e dalla
sua dedizione alla
dea pagana. Grande importanza ha avuto a quel tempo e si racconta
che dal mare si vedevano le bianche mura. Nel 642 l'occupazione
da parte dei Longobardi ne provocò la prima distruzione.
Ai tempi dei nostri antichi pellegrini Luni era ancora situata
sul mare; è il porto più antico della zona,
prima ligure, poi romano. La città ha testimonianze
di un ruolo molto importante ma oggi ne restano soltanto le
rovine sulla riva sinistra del fiume Magra nel comune di Ortonovo.
Sull'antico luogo c'è il museo Archeologico che è
stato inaugurato nel 1964 per poter ospitare la grande quantità
di reperti ottenuti dai vari scavi. Si possono osservare i
resti dei selciati, le strade principali, parte dei granai,
la parte inferiore dell'anfiteatro del primo secolo e tracce
del porto. Gli scavi archeologici intensificati negli ultimi
anni raccontano il suo impianto castrense con decumano massimo
costituito dalla via Aurelia e il cardo massimo che collegava
il foro alla zona del porto. Sul foro erano i prospetti degli
edifici pubblici e religiosi come il Capitolium di cui restano
frammenti delle decorazioni e delle sculture di stile neoattico
datato intorno al II sec a.C.
La data dell'Anfiteatro è del periodo degli Antonini.
Da un tempio del II secolo a. C. abbiamo un frammento della
decorazione frontonale, delle terrecotte figurate, che sono
conservate al Museo Archeologico di Firenze. Del periodo medioevale
è testimonianza la cripta di San Marco dell'VIII e
IX sec., e il campanile e una parte dell'abside della cattedrale
di San Marco .
Questa zona già abitata sin dal paleolitico fu abitata
dagli etruschi ed è nel 177 a. C. che diviene colonia
Romana. Nel periodo bizantino divenne sede vescovile. Nel
1058 la popolazione di Luni si trasferì a Sarzana,
per la diffusione della malaria e la base navale si spostò
a Porto Venere.
Qui si fermò Sigerico, Luna XXVIII, ed
ai suoi tempi visitò la basilica paleocristiana del
V secolo, in seguito distrutta. La testimonianza dell''abate
Nikulas dice c'è una giornata di cammino per arrivare
a Lucca e che è il luogo che collega con gli itinerari
per Santiago di Compostela.
Filippo Augusto arrivò qui probabilmente passando per
la bellissima Garfagnana, anch'essa ricca di pievi antichissime
e il suo tragitto arriva alla volta di Lune maledictam
civitatem episcopalem et per Sanctam Mariam de Sardina (Sarzana).
Camminando per queste strade il pellegrino si renderà
conto di un altro effetto, qui anche la natura ha cercato
un suo grado di santità affidandosi al bianco immacolato
ed eterno che spunta dalle sue Alpi ricche di marmo. Dall'antico
porto di Luni partivano le navi cariche di quel marmo che
come pellegrino aveva la meta di andare a impreziosire importanti
chiese e palazzi lussuosi per la gloria del potere divino
e terreno.
Qui è stato e qui soggiornò a lungo un personaggio
per scegliere i pezzi di marmo più belli dal Monte
Altissimo che torreggia sopra Serravezza: Michelangelo rese
grande omaggio alle meraviglie della natura con la meraviglia
dei suoi capolavori. |
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| CARRARA |
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'
i blocchi erano fatti scendere
su legni insaponati, frenati
dai aizzatori con grandi canapi '.
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E'
la città alla quale è passato il ruolo della
esportazione del marmo.
Il nome di Carrara si trova nell'atto di donazione delle terre
fatta da Ottone I al vescovo di Luni nel maggio del 963; nel
1261 si eresse a libero comune e in seguito dipese da varie
signorie. Si ritiene che strada per carri sia l'origine del
suo nome o anche da pietra o ancora da cave. La sua posizione
ai piedi dell'Alpe Apuane, in prossimità del torrente
Carriola offre la possibilità d'escursioni alle cave
di Ravacchione e Fantiscritti, il pellegrino potrebbe essere
interessato a sapere qualcosa di più del marmo, della
sua estrazione e dei metodi di lavorazione. Nel 1982 è
stato creato un museo del marmo che contiene importanti reperti
archeologici, e presenta le macchine specializzate alla lavorazione
e la storia del territorio e delle cave.
Ci sono interessanti racconti su gli eccezionali trasporti
di eccezionali volumi destinati ad altrettanti eccezionali
opere.
Il Duomo della città è di stile romanico- gotico,
fu iniziato nell'XI sec, ma occorsero due secoli per portarlo
a termine e quindi può mostrare le diverse influenze
che agirono sulla sua costruzione nel trascorrere del tempo:
un misto tra lo stile romanico e il gotico pisano. Il rivestimento
della facciata è caratteristico, è a bande di
marmo bianche e grigie, ha un ricco rosone gotico entro una
cornice quadrata a cassettoni; notevole anche il portale romanico
sul fianco destro. L'interno è arricchito di importante
statue di marmo.
Nelle vicinanze sempre sulla via Francigena c'è Avenza
un antico borgo medioevale della cui fortezza resta la torre. |
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| MASSA |
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Seguendo
la Via Aurelia, all'uscita del torrente Frigido nella piana
lunense o versigliese il pellegrino si trova a Massa. Il passaggio
di Sigerico arrivava da questa strada e quindi a pochi chilometri
da questa città che a quel tempo era costituita solo
da un piccolo insediamento contadino. Una citazione 'ubi dicitur
Massa prope Frigido 'segnala la sua esistenza già nell'anno
882.
Le origini romane lungo il torrente Frigido segnano la via
consolare che univa Pisa a Luni. Nel secolo X anche questa
città appartiene al vescovo di Luni e nell'XI è
feudo dei Marchesi Ottolenghi che costruiscono in posizione
elevata la Rocca che tuttora continua a dominare la città.
La cattedrale è dedicata ai Santi Pietro e Francesco
d'Assisi, in origine era una chiesa conventuale, ma poi Jacopo
Malaspina nel XV secolo ne volle una costruzione più
importante.
Con la sua bella facciata in marmo Bianco ha dal 1936 l'aspetto
attuale. All'interno si trovano molte opere di pregio e anche
vi è conservato un crocifisso che si racconta sia stato
trovato al Porto di Luni e messo su un carro di buoi sia arrivato
spontaneamente alla città.
Una leggenda analoga, più famosa, forse la stessa,
il pellegrino la troverà nel duomo di Lucca.
Alla periferia della città si trova S. Leonardo al
Frigido ed è quanto resta di un antico insediamento
sorto probabilmente su una mansio romana al servizio di quelli
che transitavano lungo la Via Aemilia Scauri che, oltrepassato
il fiume Frigido, si dirigeva a Luni.
L'edifico in epoca medievale aprì uno spedale per ospitare
i viandanti. E' un edificio in stile romanico formato da un
unico vano; il coro poggia su una struttura semicircolare
che potrebbe essere il basamento della antica abside. E' stato
completamente ristrutturato nel dopoguerra; e il portale originario,
opera del Beduino, è stato asportato forse nel dopoguerra
ed oggi si trova al Metropolitan Museum di New.York.
La devozione a San Leonardo non è molto diffusa e forse
può qui rappresentare un culto portato proprio da pellegrini.
La sua leggenda racconta che Leonardo nacque in Gallia sotto
Atanasio, l'imperatore d'oriente che regnò dal 491
al 518. Fu al seguito di San Remigio e si dedicò alla
liberazione di prigionieri e carcerati. Ebbe fama di uomo
santo e pio e rifiutò gli onori vescovili che il re
voleva dargli. A lui si attribuirono molti miracoli e la sua
fama si diffuse in Aquitania, in Inghilterra e in Germania.
Nacque il Saint Leonard de Noblat, dove morì e attorno
al suo sepolcro affluirono molti pellegrini che con le loro
offerte contribuirono alla formazione di una grande comunità
religiosa. |
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| PIETRASANTA |
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Città
ideale del mondo medioevale
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Il
crinale delle Alpi Apuane e la linea costiera sono i confini
naturali di una zona che venne denominata Versilia. Questa
piccola striscia di territorio si è mostrata da sempre
il passaggio preferito per chi venendo dal nord doveva scendere
lungo la costa o nella toscana interna.
Il pellegrino che arriva a Pietrasanta ( si raggiunge con
facilità sia con l'autostrada che con il treno) avrà
piacere di sapere quando comincia ad essere ricca di storia
e di notizie questa zona.
La conquista romana della zona inizia nel terzo secolo a.C.
e porta l'assetto delle grandi arterie stradali, a volte su
percorsi preesistenti altre tracciate ex novo. L'asse tirrenico
che nel 241 a.C. raggiunge forum Aurelii (Montaldo di Castro
), nell'anno 19 si estende fino al Portus Pisanus, e successivamente
nel 170 Luni e Lucca sono collegate a Fiesole e così
a Roma tramite la consolare che prenderà il nome di
Via Cassia.
Il quarto secolo con la crisi dell'impero romano d'occidente
fra i tanti cambiamenti cambia anche il percorso che unisce
la Francia a Roma e in questa zona lascia la direzione di
Pisa per preferire l'antica Cassia che attraversa Lucca. La
strada assume un diverso nome a seconda del senso di percorrenza:
è Francigena per chi va al nord ed è Romea per
i pellegrini che, andando alla tomba del primo papa, fanno
tappa al Volto Santo. I vescovi lucchesi impegnati nella conversione
al Cristianesimo la attuano presidiando la Via Francigena
e fondando piccole frazioni amministrative della diocesi:
le più antiche pievi documentate sono Sant'Ambrogio
di Elici, Santo Stefano di Vallecchia, Santa Felicita di Valdicastello,
San Lorenzo di Massaciuccoli e Santo Stefano di Pieve di Camaiore,
e il fatto che siano tutte dedicate ai santi martiri romani
fa supporre che siano state impiantate prima del 570, anno
d'inizio della supremazia dei longobardi più devoti
verso i santi guerrieri, quali San Michele e San Giorgio.
Nel secolo X si afferma l'ordinamento feudale, e con questo
classi di signorie che aumentano il loro potere con lo sfruttamento
dell'estrazione dei minerali e con l'intensificarsi del traffico
della via che era percorsa da pellegrini, crociati e mercanti".
Un antico borgo a nome Sala, nucleo originario di Pietrasanta,
ai piedi dei monti di Capriglia, si suppone sia stato il luogo
di sosta chiamato Kjoformunt dall'Abate Nikulas
e Munt-Cheverol da Filippo Augusto.La città
fu fondata dal podestà di Lucca Guiscardo da Pietrasanta.
La perfetta geometria dell'impianto esprime la concezione
della città ideale del mondo medievale; i 12 borghi
nascono dai numeri 3 e 4 assunti a modello di perfezione della
religione cristiana, in più la via maestra forma con
la piazza una grande croce e quattro croci minori sono date
dalle vie laterali, all'incontro con le troncatoie, proponendo
così il simbolo della città cristiana per eccellenza:
Gerusalemme. Coloro che l'hanno progettata saranno certamente
in paradiso e chissà se, vedendo le attuali villette
a schiera, consentiranno agli architetti che le hanno progettate
la possibilità di raggiungerli.
Il punto migliore di osservazione dell'impianto urbanistico
della città è rappresentato dalla rocca di Sala
che domina la piazza con la Collegiata di san Martino del
secolo XIV,detta il Duomo con la facciata rivestita di marmo
e il campanile rosso, dietro il quale si trova l'oratorio
di San Giacinto , posteriore perché del secolo XVII
, detto il Battistero. Il lato mare della Piazza Duomo è
chiuso dalla Rocchetta Arrighina edifica da Castruccio Castracani
per il figlio Arrigo nel 1324.A questa si affianca la Porta
a Pisa che è l'unica porta dell'antica cinta muraria
rimasta intatta. Pregiati sono il palazzo Moroni, la facciata
aurea di Sant'Agostino e la Torre delle Ore. La chiesa di
San Antonio abate è di proprietà della Confraternita
della Misericordia
Nel complesso monumentale di Sant'Agostino è ospitato
il particolarissimo Museo dei Bozzetti.
La lavorazione del marmo è stata di grande importanza
per questa città che per questo è fiera di avere
lapidi e segnali che attestano il passaggio Michelangelo per
la ricerca del suo prezioso materiale da lavoro.
In una frazione del comune, a Valdicastello si trova la casa
natale di Giosuè Carducci, il pellegrino non è
mai lontano dall'arte e dalla poesia, e che sia per orgoglio
italiano o onore universale, darà atto a questa terra
del frutto di un premio Nobel. |
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PIEVE
DI S.GIOVANNI E S.FELICITA
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Il
monumento più antico di tutta la Versilia
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In
località Valdicastello sul tracciato storico della
Via Francigena , purtoppo oggi in parte coincidente con la
strada sarzanese, si trova questa pieve del XII secolo.
Si conosce l'esistenza della chiesa già dal 885 da
documenti di cessione di terreni ma ancora nel 871 è
nominata come ecclesia beatae sanctae felicitae quae est
plebs baptimalis sita loco versilia. E' forse la chiesa
paleocristiana più antica della Versilia; fu eretta
in un luogo che era già di un culto romano primitivo,
come testimoniano ritrovamenti fatti sul luogo.
Modificata nel corso dei secoli e arricchita di opere preziose
fino al 1835 quando il vescovo di Pisa ne decise la demolizione.
I suoi addobbi furono asportati e dati ad altre chiese, l'altare,
per esempio, si trova oggi nella chiesa del Sacro Cuore. La
demolizione fu impedita per l'interessamento del Cav: G.Battista
Nuti e fu trovato il denaro per rimetterla in buone condizioni.
Nelle sculture degli archetti sono rappresentati i quattro
animali dell'Apocalisse : leone, bue, aquila e angelo. Dal
1380 viene ampliata e arricchita dell'occhio dallo stile gotico.
Nell'abside si conservano sculture originali e fra queste
appare una figura di pellegrino, testimonianza per noi preziosissima.
Il campanile è del 1583 e se ne riconosce l'influsso
rinascimentale. Il pavimento è tappezzato di tombe
cinquecentesche.
L'abbinamento dei due santi è insolito in quanto Santa
Felicita si trova più facilmente nominata assieme a
Santa Perpetua di cui era la schiava, insieme alla quale affrontò
il martirio .
Queste due sante fanno parte di un gruppo di sei cristiani
che subirono il martirio il 7 marzo 202 o 203 a Cartagine
durante la persecuzione di Settimio Severo. Il loro culto
divenne molto popolare e a Cartagine fu eretta per loro una
splendida basilica. Ma un 'altra basilica fu fatta costruire
da Bonifacio I intorno all'anno 420 sul sepolcro di un'altra
Santa Felicita nel cimitero Massimo della via Salaria Nuova.
Anch'essa è stata considerata protettrice della maternità;
si trova rappresentata in un dipinto che tratta del suo martirio
nel museo di Hannover e uno nella chiesa di Saint Jacques
du Haut Pas a Parigi. Le altre due sante invece compaiono
in un mosaico a Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna ( sec VI ).
Una chiesa dedicata a Santa Felicità si trova in Lunigiana,
a Casola, non lontana dal percorso del pellegrino e risulta
che fosse già esistente nel 1296.
La voce Plebs divenne con il tempo Pieve che indica una chiesa
rurale dotata di cimitero e fonte battesimale. |
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| CAMAIORE |
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Situata
alla base meridionale dell'Alpe Apuane questa terra nel 760
fu un dono al Monastero di S.Pietro in Campo Maiore dal Vescovo
di Lucca e da un altro nobile longobardo che ne valorizzarono
la zona in forma agricola.
La struttura dell'abitato a maglie ortogonali, con i quartieri
riscontrabili in un rettangolo allungato fa però supporre
che il luogo sia identificabile in una matrice romana di un
insediamento in prossimità della Via Aurelia.
Come Pietrasanta fu un borgo fondato e voluto da Lucca che
lottava in rivalità con Pisa per il controllo della
zona, e nel 1255 si rese più protetta costruendo con
la sua prima cinta muraria.
Nella piazza S.Bernardino da Siena si trova la chiesa della
Collegiata eretta nel 1278.
Un Museo Archeologico Comunale conserva importanti reperti
antichi della città e delle zone circostanti
Immediatamente fuori dal centro della città verso i
monti oggi si incontra una chiesa fondata dai monaci benedettini
intorno all'VIII secolo, la Badia di San Pietro. Ha una struttura
a tre navate e il campanile ha l'accesso da una porta trecentesca
che continua un piccolo tratto delle mura del vecchio convento.
Non lontana dalla francigena, a 4 km sulla strada per Lucca,
si trova la Pieve di Camaiore, una struttura di fondazione
longobarda ed è probabilmente la Campmaior XXVII
di Sigerico.
La chiesa dedicata a San Giovanni e Santo Stefano a carattere
romanico ha un bel campanile a tre piani di bifore, e l' interno
si compone di tre navate divise da pilastri; c'è un
fonte battesimale ricavato da un sarcofago romano del II secolo
d. C..
Il pellegrino adesso si trova ad attraversare il fiume Serchio
e passando il Ponte S. Pieropotrà guardandosi intorno
immaginare il luogo dove nel secolo undicesimo c'era una accoglienza
pellegrini, posto scelto non lontano dalla città più
importante, Lucca. A seconda dei tempi e delle condizioni
spesso l'entrata nei centri abitati poteva essere negata ai
pellegrini che si trovavano a dover sostare nella campagna
circostante proprio all'inizio dei centri abitati, o appena
al di fuori delle mura dove. In questi spazi veniva a crearsi
la necessità di luoghi di sosta, e al tempo stesso
dei luoghi di confino per ammalati che si potevano ritenere
portatori di contagio.
Pellegrini sul Cammino di Santiago hanno sentito simili racconti
dagli ospitaleri di Trinidad de Arre, un ospitale sul fiume
Arre alle porte di Pamplona .
Il torrente Versilia è formato dai fiumi Serra e Vezza
che qui si riuniscono e danno questo nome alla zona che comprende
la conca di Camaiore e l'adiacente pianura costiera fino a
Viareggio.
Attraversare questi luoghi nel periodo delle vacanze estive
potrebbe portare il pellegrino alla tentazione di lasciare
il mondo di semplicità per cedere a qualche attrazione
mondana, ma se riesce a controllare il fascino del mondo balneare,e
a non farsi stordire dalle provocazioni materiali, non disconosca
che la sosta per ammirare un tramonto sul mare merita quasi
un pellegrinaggio tutto suo. |
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| MONTEMAGNO |
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Per
proseguire il cammino e arrivare a Lucca si lascia Camaiore
si attraversa la spettacolare valle della Freddana e si sale
per i tornanti di Montemagno fino raggiungere il valico a
224 metri.
Questo passo già dal X secolo rappresentava un punto
importante per il controllo della strada che porta alla valle
del Serchio, e quasi una vedetta di protezione della città
di Lucca.
La stirpe dei Paganelli al tempo di Papa Niccolò II
era proprietaria di una vasta zona e potrebbe essere stata
quella che si fece costruire il castello del quale è
testimoniata la presenza fin dal 1099.
Nel registro delle chiese lucchesi si trova iscritta una chiesa
nel castello di Montemagno nell'anno 1260, e a quell'epoca
si dice che esistesse anche uno spedaletto.
I resti del castello sono visibili su un poggio di proprietà
privata sopra il borgo. Si trovano anche tratti della cinta
muraria e della facciata della chiesa dedicata a san Bartolomeo.
L'antico borgo posto sul pendio del monte Calvario a metri
492 è composto di vecchie case attaccate alla roccia
( tradizione della lavorazione del ferro e del rame)
Ad ogni tornante si aprono splendidi panorami sulla conca
di Camaiore. |
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| LUCCA |
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...costò
più che
il Serchio ai lucchesi!
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Arrivare
a Lucca è già un bel traguardo.
La città è bellissima merita un passaggio non
da pellegrino per quanto, anche solo attraversandola, si comprende
subito la sua bellezza e si avverte quanto sia stato grande
il prestigio che ha avuto nel corso dei secoli e che non è
mai diminuito. La posizione sulla Via Cassia è stata
la sua prima fortuna, poi, dietro di lei, la zona appenninica
della Garfagnana ha continuato ad offrire spettacoli della
natura di unica bellezza fra i rami della sorgente del Serchio.
Il ponte della Maddalena o del Diavolo a Borgo a Mozzano (
per chi viene dalla Garfagnana) prima di arrivare a Lucca,
è una bellissima costruzione del secolo XI ben conservata.
Una leggenda dice che per fare l'arco principale molto alto
il costruttore chiese aiuto al diavolo, il quale accettò
di collaborare ma volle in cambio l'anima della prima persona
che lo avesse attraversato. Il costruttore si fece aiutare
ma a ponte ultimato attirò con una focaccia un cane
che fu così il primo passante.
Il centro della città di Lucca è protetto da
una cinta muraria cinquecentesca, e l'anima della città
è uno scrigno di tesori. Il pellegrino tornerà
certo qui da turista e, se non lo potrà, lo manterrà
nei suoi sogni. Invece ora con il fardello del suo viaggio
sicuramente si dirigerà verso il duomo per portare
la sua devozione al Volto Santo, a questa croce lignea meta
di pellegrinaggio da tutta l'Italia e non solo da tempi molto
lontani. Nel porticato della cattedrale può anche ammirare
un labirinto scolpito nella pietra, non meno bello di quello
che si trova a Pontremoli.Questa particolare opera architettonica
che presenta un percorso con un andamento volutamente difficile
da rintracciare è diffusa nelle chiese romaniche italiane
ed in quelle gotiche francesi. In alcune chiese si trova realizzato
nel pavimento e alcuni scrittori parlano dell'usanza dei fedeli
di percorrere in ginocchio i tracciati ( in Francia sono chiamati
chemins de Jerusalem )
Per avere una adeguata descrizione della città rimandiamo
al suo sito ed alla consultazione di testi che non abbiano
il torto della semplificazione che qui siamo costretti a fare.
Ma se vogliamo considerare il fattore principale dell'importanza
della città sin dall'epoca romana dobbiamo proprio
guardare alle strade che tanto interessano il pellegrino.
Due assi viari Firenze -Lucca - Luni e Pisa -Lucca - Piacenza
creano l'incrocio dove si trovava il forum, oggi piazza San
Michele.
La pianta a scacchiera della fondazione romana è ancora
chiaramente riconoscibile.
C'è poi una piazza, oggi piazza del mercato che ancora
mostra la forma dell'anfiteatro romano come in realtà
era al tempo del II secolo, è una testimonianza particolarmente
suggestiva.
Nell'VIII e IX sec. erano presenti entro la cerchia delle
mura ben 38 chiese, che dimostrano l'importanza del vescovato
cittadino, e che insieme agli ospedali ai loggiati e agli
ospizi fanno di questa città l'emblema di un porto
sicuro per i pellegrini.
Sigerico la segnala con il nome di Luca XXVI,
mentre le parole di Filippo Augusto sono 'per Luchek
civi tetem episcopalem' .
Fu capitale della Toscana dell'alto Medioevo durante il periodo
longobardo, poi capitale del Marchesato di Toscana all'epoca
di Carlomagno.
Importante per il commercio della seta, si ha anche notizia
della emissione di moneta aurea con una sua propria zecca
e tanti furono i suoi pregi che fu contesa dalle varie signorie.
Nel 1300 Castruccio Castracani si fece costruire da Giotto
una fortezza che poi fu distrutta nel 1370. Su quel luogo
venne poi edificato il Palazzo della Provincia che ora è
sede della Pinacoteca Nazionale.
In seguito Lucca divenne repubblica e così si mantenne
per 400 anni.
Il duomo di Lucca, dedicato a S. Martino di Tours, un santo
dell'ambito della via romea, fu fondato dal romeo irlandese
San Frediano, e racconta una sua ricostruzione già
nel 1060; l'attuale forma romanica è consolidata da
un rifacimento del secolo XIII. La facciata porticata ha sculture
che illustrano storia della Madonna, di San Martino e 'i lavori
dei mesi'.
All'interno al centro della navata si trova il tempietto che
ospita il Volto Santo, costruito nel 1482, e della devozione
a queso crocifisso ricordiamo la testimonianza dell'importante
pellegrino, l'Abate Nikulas che riferisce la storia
di due miracoli.
Numerose sono le opere fra le altre opere importanti ricordiamo
la scultura di Iacopo Della Quercia l' Ilaria del Carretto.
E'necessario che, se già non la conosce, il pellegrino
qui trovi la storia di San Frediano almeno in quegli elementi
che manifestino l'importanza del suo culto in tutta questa
zona. Nel VI secolo il figlio del re Celtico dell'Ulster,
Finnian fu educato come ministro della chiesa in uno dei monasteri
irlandesi. Quando fece un pellegrinaggio a Roma si fermò
sul Monte Pisano nei pressi di un romitorio con la volontà
di rimanervi a vita da eremita. Anche lui fu chiamato Scotto.
Era l'anno 560 quando papa Giovanni III venne a conoscenza
delle qualità di questa persona e lo volle vescovo
di Lucca. Il suo ministero durò 28 anni nei quali,
nonostante il periodo fosse funestato da molte lotte, egli
riuscì ad aprire altre chiese, e ricostruire la cattedrale
che avevano subito grandissimi danni. Nella cattedrale fondò
una comunità monastica dalle regole molto rigide e
austere, rispondendo al suo primo desiderio di essere uomo
più di preghiera che di azione. 'Frediano l'Uomo di
Dio ' fu uno dei personaggi che Gregorio di Tours mostrava
come esempio all'incoraggiamento dei fedeli. La città
di San Frediano fu durante il medio evo meta dei pellegrini
irlandesi. Nel periodo in cui passò Sigerico si creò
l'Ordine dei Canonici Regolari di San Frediano. Nel 1105 le
regole di questo ordine furono la base per la riforma della
chiesa lateranense fatta dal Papa Pasquale II. Il popolo lucchese
gli riconobbe una importanza particolare per essersi prodigato
nella bonifica delle zone che erano alluvionali dal fiume
Serchio. Questo fiume nasce nell'appennino settentrionale,
si arricchisce delle acque dei corsi che scendono dalle Apuane,
esce dalla Garfagnana, entra nella piana di Lucca e dopo va
a raggiungere la sua foce poco lontano da quella dell'Arno.
Si dice che il Vescovo Frediano gli ordino di cambiare il
corso e che avvenne il miracolo.
Il Serchio viene citato da Dante nel XXI canto dell'inferno,
dove a un dannato che volendosi liberare dalla pece bollente,
i demoni gridano:
Qui non loco il Santo Volto!
qui si nuota altrimenti che nel Serchio!
Il pellegrino che era entrato in città dalla Porta
San Donato, dopo avervi fatto la sua tappa la lascerà
muovendo verso oriente, passando così sotto l'arco
di San Gervasio e uscendo dalla porta Elisa riprenderà
il suo cammino con quel particolare bagaglio che ha il dono
di farci sentire più leggeri. |
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| CAPANNORI |
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M.Villani
: Molte volte avvenne che i romei,
volendo seguire il loro cammino,
lasciavano i denari del loro scotto
sopra le mense, lor viaggio seguendo
|
A
circa sei chilometri da Lucca il primo centro che si incontra
è un centro agricolo e industriale , Capannori, capoluogo
di un vasto comune che comprende anche la montagna detta Le
Pizzorne.
La zona è ricca di antiche chiese facenti capo a varie
frazioni: San Leonardo in Teponzio che risale al 1115 con
strutture scultoree sulla facciata attribuibili alla scuola
di Guidetto, la Pieve di san Lorenzo in Segromigno in monte
con una importante torre campanaria protetta da un recente
restauro, la chiesa di San Gennaro del 873 intorno alla quale
nel corso dei tempi si creò un borgo che porta il suo
nome.
La cittadina ha una Parrocchia che porta il nome di Santi
Quirico e Giuditta con la parte centrale della facciata in
pietra ad arcatura del XII secolo, ma l'origine delle chiesa
risale al 786.
Questo luogo è ricordato in un documento lucchese dell'anno
745 'in finibus Lucensis loco dicto Capannol',
dove si racconta che un prete lombardo e una presbitera si
recarono in pellegrinaggio in Toscana e fondarono qui una
cappella e un' ospizio per il sostegno dei compagni pellegrini
sotto la protezione di San Quirico.
E' di recente creazione un museo e una mostra permanente sulla
passata vita contadina che ben s'intona con lo spirito del
mondo pellegrino e con le caratteristiche attuali del luogo. |
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| PORCARI |
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Azzo
da Porcari, architetto del XI secolo
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Lungo
la via destra del rio Leccio a undici chilometri circa da
Lucca si trova Porcari, ed è riconosciuto in Forcri
XXV come il successivo stadio segnato dal passaggio
di Sigerico.
Non ci sono segni di un antico ospitale e si suppone che forse
il vescovo e il suo seguito sia stato ospite dei signori del
luogo. Sul fianco occidentale ora si trova la nuovissima chiesa
di San Giusto, che incorpora l'antica torre di una delle nobili
famiglie di Lucca. Delle antiche fortificazioni medievali
di Porcari, tra le quali anche il castello, restano oggi solo
pochi resti della sua antica cerchia muraria. Le prime notizie
storiche sull'origine di Porcari risalgono al 780, anno in
cui avvenne la fondazione dell'Abbazia di San Sabino a Calci.
Nel sesto secolo i longobardi dominarono questo territorio
per controllare la via francigena e nel secolo XI è
la famiglia dei Porcareschi che assume il controllo del borgo
e lo fortifica. Passando nel secolo successivo poi sotto il
controllo di Lucca perse gran parte del suo potere di avamposto
sulla via di comunicazione.
La storia di San Giusto potrebbe interessare qualche pellegrino
e forse anche proporre una analisi particolare. Venerato dalla
chiesa cattolica, da quella anglicana e dalle chiese ortodosse
orientali,
è stato un missionario mandato in Inghilterra nel 601
dal papa Gregorio Magno. Divenuto vescovo di Rochester nel
604 si occupò della cristianizzazione di quelle terre
e nel 624 ricevette da papa Bonifacio V il pallium che lo
vide come terzo arcivescovo di Canterbury .
Il pellegrino vescovo di Canterbury, ospite di questa zona
nel X secolo, nel suo viaggio di ritorno da Roma per ottenere
lo stesso pallium, potrebbe avere portato questa devozione
al santo che lo aveva preceduto di qualche secolo nella sua
opera di evangelizzazione. Pur tenendo conto che ci sono altri
santi dallo stesso nome come san Giusto Martire, patrono di
Trieste e lo stesso santo patrono di Volterra, in questo luogo
e con questa storia la devozione a San Giusto si possa considerare
portata dal mondo 'pellegrino'
Poco distante dal borgo si trova l'Area Archeologica "Fossa
Nera" che ha portato a poter studiare i resti preziosi
di antiche abitazioni romane ed etrusche e persino un villaggio
che risale all'Età del Bronzo.
Questo paese ha il vanto di aver dato i natali ad un artista,Azzo
da Porcari, architetto vissuto fra l'XI e il XII secolo
Curiosa e caratteristica è la manifestazione locale
della Sagra dei Ranocchi che si tiene ogni anno in luglio,
oggi cibo raffinato, forse in passato ha rappresentato una
soluzione di sopravvivenza anche al pellegrino. |
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| BADIA
A POZZEVERI |
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Una
formella intarsiata sopra la porta
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La
zona della quale abbiamo segnalazioni molto antiche porta
nel suo nome la caratteristica di un terreno di pozze e acquitrini.
Le operazioni di bonifica che intorno all'anno mille resero
il territorio più sicuro consentirono il formarsi di
un nucleo abitativo che divenne in seguito un borgo.
La chiesa di S. Pietro, prima canonica poi monastero divenne
sede di una congregazione camaldolese intorno al 1103, trovando
qui fra la Via Francigena e il silenzio delle Cerbaie un luogo
di raccolta propizio alle regole dell'ordine ma ugualmente
presente e in contatto con Lucca e le altre abbazie sparse
nelle zone della piana e nella fascia collinare. Documenti
dei messali e dei grandi corali della abbazia, preziosi per
lo studio del culto di quel tempo si trovano alla Biblioteca
Capitolare di Lucca.
Un lazzaretto per l'assistenza dei malati di lebbra, flagello
che colpi la Lucchesia nel XII secolo forse portato dai crociati
reduci dalla Palestina e dal medio oriente, fu da loro organizzato
nel terreno confinante la francigena - romea ed i fiumi Tazzera
e Capecchio.
La comunità dei monaci non fu mai molto numerosa ciò
nonostante riuscì ad occuparsi non solo del culto (
anche la chiesa di Porcari era seguita da loro ) e dell'assistenza
ai malati e ai pellegrini, ma trovò ottime fonti di
reddito attraverso i mulini ( si macinavano i cereali per
le proprie necessità ed anche per conto terzi) nell'allevamento
del bestiame e nello sfruttamento del padule.
La soppressione dell'abbazia alla fine del secolo XIV è
da attribuire soltanto agli effetti del periodo della 'Cattività
Avignonese' e della dominazione pisana su Lucca.
Nel 1325 i fiorentini nel loro assedio ad Altopascio, che
si arrese, poiché avevano avute perdite ingenti, si
accamparono in questo luogo, e nella descrizione che gli storici
fanno della zona ha un grosso peso la definizione di luogo
malsano dove il caldo faceva serpeggiare la pestilenza.
Il pellegrino che avesse la ventura di passare in questa zona
all'ora in cui il sole tramonta dietro il poggio pisano, in
un momento piacevole e dolce dimenticherà facilmente
come quel luogo possa avere avuto una vita così dura. |
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| ALTOPASCIO |
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...Ne
andrò lontana come va
l'eco della pia campana..
Catalani- Wally
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Luogo
dedicato ai pellegrini per eccellenza, ancora oggi molto attivo
e fiero della sua storia e della tradizione che continua oggi
ad essere portata avanti da volontari.
Il borgo murato al centro della Lucchesia nella vicinanza
del lago Bientina, bonificato e prosciugato dai Lorena, comincia
la sua importanza nel Medioevo come culla e centro dell'ordine
ospitalero dei Cavalieri di Altopascio, nato verso la metà
del secolo XI, e soppresso nel 1459.
Erano dodici volontari lucchesi, chiamati presto Cavalieri
del Tau che crearono un ospizio per pellegrini indicato negli
itinerari sotto il nome di Ospizio di Matilda in quanto
era sotto la protezione della potente dama. Come racconta
anche l'Abate Nikulas la contessa aveva fatto voto a Montecassino
di fondare un ospizio dove ciascuno poteva esservi ospitato
per una notte. L'ordine nacque fra il 1073 ed il 1081 ed oltre
ad accogliere i pellegrini completò la propria dedizione
con il controllo e il mantenimento delle strade e dei ponti
e fondò chiese e ospedali anche lungo altre vie di
pellegrinaggio.
Ancora oggi si trova un Hospital de Autepas a Parigi, e in
Spagna sono rimaste testimonianze ad Astorga, a Pamplona ed
a El Perellò; ma molto più vicino a noi e di
particolare importanza per la nostra associazione, a Firenze
all'inizio di via Bolognese c'è l'attuale chiesa Santa
Maria del Suffragio, detta del Pellegrino, che nel dodicesimo
secolo era un ospedale per i pellegrini sotto la protezione
di Altopascio, situato all'entrata della città ,per
chi proveniva dal nord verso Roma passando da Bologna.
L'ordine prese come proprio simbolo il segno del 'Tau' lettera
greca che ricorda la forma del bordone dei pellegrini, ma
può sembrare anche il richiamo del simbolo della croce.
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