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Sull'altipiano
etiope ad un'altitudine di 2700 m si trova una piccola città
: Lalibela.
Qui 800 anni fa è stata realizzata l'ottava meraviglia
del mondo: una costruzione di 11 chiese rupestri, scavate
nella roccia tufacea, costruite senza muratura, né
pietre né legname e collegate internamente con corridoi
e cunicoli.
La leggenda racconta che per la loro rapida costruzione
di giorno lavorarono gli uomini e di notte gli angeli.
La creazione di questo capolavoro si deve al mitico Re Lalibela.
Prima di allora il luogo si chiamava Roha, la capitale rurale
del regno degli Zagwe, dinastia che governava i popoli di
origine cuscita, gli eredi dell'impero di Axum (uno dei
più antichi regni africani, dominio della regina
di Saba), che si convertirono al cristianesimo nel 300.
Nella seconda metà del XII secolo, a Roha, nella
casa reale nacque un bambino.
Un giorno, la madre trovò il bimbo circondato da
uno sciame di api ed a quella vista, ricordò un'
antico detto e gridò: "Le api sanno che questo
bambino diventerà Re".
Perciò chiamò suo figlio Lalibela, che significa
"le api riconoscono la sua sovranità".
Ciò sconvolse il fratello maggiore che cercò
di liberarsi del predestinato avvelenandolo.
Ma proprio in punto di morte Dio stesso intervenne e gli
ordinò di costruire quelle chiese.
Il giovane Re procurò muratori, falegnami e attrezzature
e material e le chiese furono costruite una rapidità
che sembrava miracolosa.
Ci sono documentazioni dalle cronache medievali che parlano
dell'arrivo a Lalibela di oltre 500 operai, provenienti
da Alessandria d'Egitto.
Gli architetti del cristianesimo copto costruirono la loro
"Città Santa" fra i canyon e le montagne
dell'Etiopia. Svuotarono quelle montagne, traforarono colline,
intagliarono tunnel e passaggi sotterranei, scolpirono e
crearono una città invisibile e cattedrali di roccia
direttamente dalla montagna unite da un sistema di collegamento
con gallerie.
Alcuni la chiamarono la Gerusalemme nera e Giordano fu detto
il piccolo fiume che scorreva nella valle.
Tutte le chiese vennero lavorate sia all'esterno con porte,
finestre impreziosite di fregi, sia all'interno dove le
sale, gli archi e le colonne rispondono ad uno stile con
influenze axsumite. Diverse chiese hanno il tetto a livello
del terreno e quattro sorgono direttamente dalla roccia,
saldate alla montagna dal pavimento;una chiesa, Bet Abba
Libanos, è allacciata alla roccia solo dal soffitto,
altre due sono fuse con le colline da una o più pareti.
Si narra che, quando il Re Lalibela ebbe quasi terminato
la costruzione delle chiese, fu severamente rimproverato
da San Giorgio che ne richiedeva una esclusivamente dedicata
a lui. Immediatamente Lalibela promise al santo che gli
avrebbe creato una chiesa ancora più bella. Sempre
secondo la leggenda, San Giorgio sorvegliò l'esecuzione
dei lavori di persona; un'impronta dello zoccolo del suo
cavallo impressa nello scivolo-tunnel che conduce alla chiesa
viene indicata dai monaci ai visitatori.
Isolata dalle altre, la bellissima chiesa Bet Giorgis (San
Giorgio), è forse la più elegante, si trova
in un affossamento e le sue pareti perpendicolari formano
un perfetto monolite a forma di croce greca incassato per
13 metri nella roccia e collegato all'esterno da un lungo
tunnel. Si trova ai confini del villaggio, isolata e distante
dai due complessi di basiliche rupestri, è invisibile
fino a quando non si arriva ad un passo dalla voragine che
la nasconde.
L'unica chiesa affrescata è quella di Bet Maryam
(casa di Maria) dedicata alla Madonna.
È la più amata, non solo dai sacerdoti di
Lalibela, ma anche dalla moltitudine di pellegrini che si
riversa sul sagrato nei giorni di festa.
Anche il Re Lalibela preferiva questa chiesa alle altre
e vi faceva celebrare la messa quotidiana. Sulla parete
orientale del sagrato, di fronte all'entrata principale,
è ancora visibile un palco della famiglia reale di
Lalibela.
Dalla chiesa di Bet Maryam una galleria conduce alla grotta
della Trinità, luogo sacro e inaccessibile, dove
sono custoditi i resti mortali del Re-fondatore della città
rupestre; accanto a lui ci sarebbe la tomba vuota di Cristo,
ma è impossibile saperne di più, i monaci-guardiani
ne sbarrano l'accesso.
Per l'Unesco le chiese rupestri di Lalibela sono "Patrimonio
dell'umanità", per gli Ortodossi
costituiscono meta di pellegrinaggi e luoghi di preghiera;
per la gente del posto sono opera degli angeli; per i turisti
sono una meta da non perdere perché mostrano un paesaggio
insolito che racchiude nelle chiese monolitiche storia,
leggenda, splendori di regni ormai scomparsi e la genialità
dei cristiani copti, che hanno saputo scolpire la propria
fede nella roccia.
Oggi qui si incontrano pellegrini avvolti
nei loro teli bianchi, donne e uomini, in severo stato di
digiuno, sdraiati o appoggiati al bastone della preghiera,
che partecipano alle cerimonie sacre recitando melodie,
accompagnate dal ritmo di tamburi e sistri, e da danze rituali.
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