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Notizie
del passato
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Le
Croniche di Giovanni Sercambi
lucchese pubblicate sui manoscritti originali.
A cura di Salvatore Bongi.
Vol.II p.421 Roma,1892O
DCXCVI
Come fu lo perdono di Roma
Conchludendo dico,che venuto l'anno MCCCC e per tucto
il mondo esser manifesto il perdono
homini et donne
son mossi per andare a Roma,ai quali per lo papa Bonifatio
nono conceduto & data la beneditione&confermato
il perdono.E poi che di lungi paezi estrani con pericolo
& con spese si muoveno &vengano a tal perdono,noi
Ytaliani che siamo presso a luogo,resteremo che a tal
perdono non si vada? Certo tal cosa non è da lassare
e però ò consiglio prima me & poi tucti,amici
parenti maschi e femmine & tucta la
con
l'animo puro&sincero si vada pregando Idio che a tucti
..che
a tale perdono disporranno le menti,conceda gratia di
far quello sia suo piacere.E acciò che tucti coloro
che andranno a tale perdono
.ad altri perdoni siano
amaestrati di guardarsi da quelli vizi li quali sono la
chagione di fare i pellegrini astenersi d'andare in pellegrinaggio
facendoli pecchare.Et che tali,li quali dispuonessero
l'anima loro
a' perdoni possano prendere quelli ripari
che siano
.a conculchare a quelli
.. che sono
cagione di fare dannare l'anima.E pertanto dichiarerò
in nella infrascripta cansone morale tucte quelle parti
che occupano l'uomo a rimanersi del bene fare&d'andare
in pellegrinaggio, dicendo così.
QUELLO CHE SI DE' ASTENERE IL PELLEGRINGO
E QUELLO DE' PRENDERE.
DI GIOVANNI SERCAMBI

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I
sono un pellegrin che non ó posa,
Faccendo il mió viaggío,
Come fa ciaschun che va chom* io.
E vedi a me quant' era ciecha cosa
Che son chaduto & chaggio,
Andato e ito, e ció metra in obrio,
Per che le cose in me poter piu ch' io.
Come terreno mi nostro signoria,
Superbia in questa via,
Di che in nel maginar mi fe' signore;
Poi
viddi esser mortale e dissi a leí:
Doman la lasserei;
Ond' io mí svolsi e volsimi al magiore,.
E tempero la vogla e non m' adiro
Nella mia aversitá- quando 'n ció miro.
Poi
giunse l' avaritia tucta piena
Per far mecho il chamino,
E mostró sovenirmi al mió bizogno.
Vennemi dietro apresso della schiena,
Sonandomi
il fiorino,
Ch' i l' acettasse e non facesse grugno.
Quando mi volsi e ella strinse il pugno,
La borsa misse socto alia correggia,
E vuole c' ongn' on s' aveggia
Che tucto '1 suo dilecto é a sé tirare.
I'
vegiendo co lei molti aricchire,
Pensaimí di seguiré
II suo piacere in tucto 'l mio andaré;
Poi viddi che '1 suo fine elli é d' altrui,
E male a sé tristo ch' il prova a luí.
La
gola a certi passi il di m' aspecta,
Co' cibi dilectosi;
Profere sé a me a compagnia.
Il gusto tosto tale invito acepta;
Seguene
li amorosi
Dizii charnali della luzuria ria.
Chi sará quello che temperato sia,
Che viva per mangiar, che non el freni ?
Ond' io volger le reni
A
lei intendo e sensa lei guidarmi,
Che vuol rítornar là onde venne.
Pogha chame & assai penne
Convien ch' elli abi & io vo sopportarmi.
Per altro modo andare non s' inganni,
Chi si trova .... in .. . . maturi anni.
Io
trovo in questa andare molta gente
Che vanno con costoro;
Si ch' io raguardo spesso la brigata,
Veggio ongni cosa é stato lor movente;
Colui
oggi á il tezoro,
Doman é in altre maní, si ver si guata.
O maggior parte della gente nata,
Dove tenete li occhi e é vostri vizi?
Lévate in alto i vizi
Acció che voi 1' eternal ben cerchiate;
E
qui quella cosa é buona, ma non fine.
,corre al fine,
Che sono a morte tucte condannate;
L' erbe oggi fresche e le piante frondute,
Doman fin secche & 1* altro dì chadute.
Cosi
andando innanti m' é aparita
Una donna sicura,
La qual mi mena ricto ov'io ir deggio;
Schaisa, scinta & anco mal vestita
Vive sensa paura,
Chè
pigla il meglio & detro lassa il peggio.
Colui che siede qui nell' alto seggio
Senpr' á temenza di giü non dare al fondo;
E questo il suo nel mondo,
Con umiltá li tiene in luogo basso,
Al
pogo sta contenta e fuggie il troppo,
Non trova rio rintoppo
Ben ch' ella vada per dubioso passo,
E desidera venir meco inpalmata,
Per nome poverta é qui chiamata,
Soviemmi
a necessita a pelo a pelo,
E non vuol che m' avanzi
Quel che nuocermi puó & dir po': guarti.
Questi ben temporali mossi dai cielo
A
dricto vanno & innanzi,
Come vuol quelli che puó il torre e 'l darti.
State contenti voi minor dell' arti
Al güadagno del dì per voi uzato.
E tu ch' ai seminato
Partir per mezzo del chaffo il granello;
E
'l merchadante honesto & leale
E d' animo reale,
Sia il signor se fusse d' un chastello.
Ongn' altro stia contento al grado suo,
Chè fermo nulla tiene mio né tuo.
Chanson,
chi á coperto il capo e '1 dosso
Che stia nel freddo chaldo;
Ben che *n vaio non sia, seta né in drappo,
Contento stia, che virtü in panno grosso
Non
schifa animo saldo,
Che di pan vive & deila man fa nappo.
La morte & in aguato e sta per dar di grappo
A ciaschidun, et nessun sa il quando.
Sa bene ognun ch' elli á di vita bando.
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Io
sono un pellegrino che non conosce riposo
mentre faccio il mio viaggio,
come fa ognuno che viaggia per questo motivo.
E guarda che sciocchezza è stata per me,
per la quale sono caduto e cado,
[cioè] essere andato e poi perderne i vantaggi,
perché le cose terrene ebbero potere su di
me più di me stesso.
Come mortale, mi mostrò il potere
la Superbia lungo la via
e nell'immaginazione mi rese potente;
poi vidi che ero mortale e dissi e lei:
"Domani ti lascerò",
me ne liberai e mi rivolsi a Dio,
e reprimo la voglia e non mi adiro
nelle mie avversità, quando penso a questo.
Poi giunse l'Avidità, tutta piena di sé,
per percorrere il cammino con me,
e mostrò di aiutarmi nel mio bisogno.
Mi venne dietro, alle spalle,
facendo risuonare i fiorini,
perché li prendessi senza torcere la bocca.
Quando mi girai, ella mi afferrò
mi allacciò la borsa alla cintura,
e vuole che ognuno veda
che tutto il suo piacere consiste nel tirare a sé.
Io, vedendo che molti con essa arricchivano,
pensai di seguire
la sua volontà in tutto il mio viaggio;
poi vidi che i suoi fini mi portavano altrove,
e guai a quel poveretto a cui essa fa vedere dove
lo ha portato.
La Gola mi aspetta in certi momenti della giornata
(352 v.)
con cibi succulenti;
offre a me la sua compagnia.
La bocca accetta subito quell'invito:
ne segue i voluttuosi
desideri carnali di colpevole lussuria.
Chi potrà essere [così] moderato
che essa non lo spinga a vivere per mangiare?
Per questo io intendo voltarle le spalle
e procedere avanti senza di lei,
e che ritorni [pure] da dove è venuta.
Poca carne e molte penne
essa ha sicuramente, e io non voglio dannarmi.
Non creda di poter viaggiare in altro modo
chi si trova ... in ... anni maturi.
In questo viaggio trovo molta gente
che viaggia con quei vizi;
io guardo spesso questa gente
e vedo cosa è stato che l'ha fatta muovere;
colui che oggi ha un tesoro,
[questo] domani è in mani d'altri, se si deve
dire il vero.
O maggior parte degli uomini del mondo,
dove tenete gli occhi e i vostri vizi?
Alzate in alto i vostri volti
per cercare il bene eterno;
quello che qui è un bene non è un fine
... corre al fine,
perché sono tutte condannate a morire;
le erbe oggi fresche e le piante piene di fronde
domani saranno secche e fra due giorni cadute.
Così viaggiando mi è apparsa
una donna sicura,
che mi conduce dritto dove io devo andare;
scalza, strappata ed anche mal vestita
vive senza paura,
perché prende il meglio ed abbandona il peggio.
Colui che qui siede su di un alto trono
ha sempre timore di cadere giù nel fondo:
questa invece nel mondo
tiene le cose sue in basso con umiltà,
si contenta del poco ed evita il troppo,
non trova cattivi ostacoli
benché vada per luoghi pericolosi,
e desidera unirsi a me:
si chiama Povertà.
Mi aiuta nelle necessità appena quanto basta
e non vuole che mi avanzi
quello che mi può nuocere, e mi dice "Guàrdati".
Questi beni terreni [sono] donati dal cielo
e vengono e procedono
come vuole Colui che te li può togliere e dare.
Siate contenti voi poveri lavoranti
del guadagno che fate giorno per giorno,
e, tu che sei contadino,
[sii contento di] dividere a metà un granello;
mentre il mercante onesto e leale,
di animo nobile,
sia [contento] come di essere il signore di un castello.
Tutti stiano contenti nella loro posizione
che né i miei beni né i tuoi hanno nulla
di stabile.
Canzone, chi ha coperto il capo e il dorso (353 r.)
[gli basta] per stare caldo anche nel freddo;
benché non abbia vaio né seta né
drappo,
stia contento, perché la virtù abita
negli animi saldi anche se in panni grossolani,
di chi vive di pane e beve con il cavo della mano.
La morte è in agguato e sta [sempre] per afferrare
ognuno, e nessuno sa quando.
Ognuno sa bene di essere un condannato a morte.
Raccontato quello che chi vuole andare in pellegrinaggio
deve evitare e quello che deve preferire, anche se
si è parlato di pellegrini, nondimeno si può
intendere anche per chiunque altro. Diremo piuttosto
che molti accorsero a tale giubileo, tanto di Lucca
quanto del contado, e da tutte le altre parti dell'Italia
e di tutto il mondo. E perché sarebbe impossibile
poter narrare tutto di questo giubileo, lasceremo
da parte ora questa materia, dando a questo argomento
la conclusione che Dio esaudisca coloro che piamente
sono andati a questo perdono, domandando cose giuste
secondo la Sua volontà.
Traduzione
a cura del Dr. Giorgio Tori
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Autore
sconosciuto del 1400
Contato
quelío che de', ongnuno che vuole andaré
in pellegrinaggio, schifare e quello che de' prendere,
e posto che si sía parlato per li pellegrini, nondimeno
d' ongni altro si puó in-tendere. Ora torneremo
a contare che molti concorseno ad andare a tale perdono,
cosí di Luccha & del contado come dell' altre
parti d' Italia § di tucto il mondo. E perché
seré' impossibile a potere tucto narrare di tale
perdono, lasseremo al prezente di tal materia, prendendo
in questa parte per nostro fine che Dio exaldischa coloro
che iustarnente fusseno andati a tal perdono, dimandando
cose iuste con piacere a Dio.
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LE PISTACCHIE DI ALTOPASCIO
L'assistenza
ai pellegrini era, a seconda del censo, diversificata;non
era infatti pensabile che persone di classi sociali diverse
fossero ricevute, se pur da pellegrini, alla stessa maniera.
Gli
ospiti ricevevano infatti al loro arrivo le cosiddette
"pistacchie", ovvero piccole lamine circolari
stampate, aventi la funzione di una tessera che dava diritto
al vitto ed eventualmente all'alloggio.
Le pistacchie erano di tre tipi: c'era quella nera in
lamina d'ottone, riservata ai poveri, che dava diritto
ad una libbra di pane nero e ad una mezzetta di vino di
poco pregio; c'era poi quella dorata per i pellegrini
ragguardevoli, detta anche "ospizio", in lamina
d'ottone, che assegnava due libbre di pane bianco e un
boccale di vino di Spianate, ovvero di miglior qualitá;
infine, non per i pellegrini ma per i lavoratori della
fattoría e per le partorienti, esisteva la pistacchia
blanca, in lamina di ferro, con cu i si otteneva "una
tantum" un poco di pane bianco e vino di Spianate.
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José
Antonio de la Riera.
Presidente de la Asociacion Gallega
del Camino de Santiago
VECCHIE
USANZE DEL CAMMINO:
Scappellate a Compostela
Il
3 marzo 1669 fa la sua apparizione in Compostela, la splendida
comitiva che accompagnava nel suo pellegrinaggio Cosimo
III dei Medici. Tutto Santiago accorse per vedere il passaggio
della cavalcata dei fiorentini: araldi,cavalli riccamente
addobbati in rosso cremisi,abbigliamenti mai visti.
Accompagnano la lussuosa cavalcata ogni tipo di artisti.
Il gran duca di Firenze ha voluto strabiliarei nel suo
giro europeo. Così ,compaiono pittori come il grande
Pier Maria Bialdi che ci mostra come erano le mura che
circondavano Padron. E, non di meno, Cosimo si fece anche
accompagnare da due relatori del suo viaggio: Lorenzo
Megalotti e Bartolomeo Corsini.
Il
viaggio fu molto produttivo; i rapporti furono molto interessanti:
come per esempio metteno in rilievo un aneddotto di come
i pellegrini vivevano il culto del loro Apostolo. I seri
ed circospetti italiani lo narrono con indignazione, perchè
sembrava una mancanza di rispetto apparendogli una mancanza
di rispetto. Risulta infatti che i pellegrini, arrivati
alla cattredrale, sentivano un'euforia smisurata, facevano
una vera battaglia per salire ad abbracciare Santiago.
Nel momento dell'abbraccio i pellegrini dicevano tre volte:
" Amico,prega Dio per me",i togiendosi il cappello,
lo ponevano sulla testa dell'Apostolo. E così il
Figlio del Tuono appariva , una volta tirolese,più
tardi borgognone invece di baturro*, alla mattina presto
era coperto con un cappello chambergo** e la sera appariva
come uno studente di Coimbra
.
Uno scandalo secondo i relatori italici.
La
loro indignazione non conosce limite: "
ed
è una cosa disonorevole e ridicola vedere come
la gente non sa cosa fare del proprio cappello per avere
le mani libere, lo pongono dal di dietro sopra la testa
del Santo, cosìcché, visto dalla chiesa,
si mostrava costantemente con un diverso cappello".
Ahaimé,i severi relatori!! Ignoravano che il sorriso
benevolo che illumina l'Apostolo è di complicità
assoluta con i suoi pellegrini. E riceveva con piacere
i loro cappelli logorati dal sole e dalla polvere del
Suo Cammino,il Cammino di Santiago.
José
Antonio de la Riera.
Presidente de la Asociacion Gallega
del Camino de Santiago
*
contadino aragonese
** Tipo di cappello
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Dall'
Evagatorium di Felix Fabri
Discorso ai pellegrini del Padre Guardiano al loro arrivo
a Ramle (in terra Santa)
Pag
247 - 255
"Ora, quando entrammo in città (Ramle) erano
circa le nove del mattino, così il Padre Guardiano
fece disporre e preparare un altare nel giardino all'interno
della casa dove erano le abitazioni dei nostri capitani,
contro il tronco di una grande palma carica di datteri.
Poi, dopo aver convocato i pellegrini in quel giardino
e sbarrate le porte, così che gli infedeli non
potessero interromperci, uno dei frati celebrò
la messa. Dopo la messa il Padre Guardiano fece una bella
predica in Latino, perché era italiano e non conosceva
il tedesco. Così, dal momento che non aveva con
sé nessuno che parlasse questa lingua e che potesse
tradurre il suo discorso a noi tedeschi, egli mi chiese
di stare accanto a lui e tradurre le sue esortazioni ai
pellegrini tedeschi. Questo io fece volentieri, stando
al suo fianco e, quando aveva terminato una frase in latino,
io la prendevo dalla sua bocca e la ripetevo nella comune
lingua germanica. In più, nel suo discorso egli
dettò ai pellegrini alcuni articoli contenti le
regole e il metodo con cui si dovevano visitare i Luoghi
Santi e che bisognava osservare dimorando tra i Saraceni
e gli infedeli in Terra Santa, per non incorrere in qualche
pericolo a causa della ignoranza di tali indicazioni.
I 27 articoli del decalogo del pellegrino
Articolo I - Se per caso qualche pellegrino fosse
arrivato senza il dovuto permesso papale, ed era perciò
incorso nella sentenza di scomunica, costui doveva presentarsi
a lui al termine della messa per essere assolto da questo
colpa in virtù della autorità apostolica
che gli era stata affidata
Articolo II - A nessun pellegrino era permesso
girovagare da solo per i Luoghi Santi senza unaguida Saracena,
perché era molto pericoloso. Io, fra Felix Fabri,
non ho osservato strettamente questo articolo, come si
vedrà in seguito.
Articolo III - Il pellegrino prenderà cura
di non calpestare i sepolcri dei Saraceni, perché
essi si arrabbiano molto quando vedono questo e tirano
pietre a quelli che lo fanno, perché pensano che
il nostro passaggio tormenti e disturbi i defunti.
Articolo IV - Dovesse un pellegrino essere colpito
da un Saraceno, sia pure ingiustamente, non deve rispondere
con un altro colpo, ma si lamenterà contro colui
che lo ha colpito presso il Guardiano, il dragomanno (interprete)
o Calino (il capo dei dragomanni), che cercheranno di
raddrizzare il torto se possibile ; se no, sapendo che
i giovani si comportano a volte con arroganza e sfrontatezza,
i pellegrini dovranno sopportare e avere pazienza per
la gloria di Dio e per loro maggior merito.
Articolo V - I pellegrini si guardino dal distaccare
frammenti dal Santo Sepolcro o da edifici di altri luoghi,
danneggiandone le murature, perché questo è
proibito sotto pena di scomunica.
Articolo VI - I pellegrini di nobile nascita non
devono imbrattare i muri disegnandovi i loro stemmi, o
scrivendovi i loro nomi, o appiccicando sulle pietre fogli
di carta con la rappresentazione dei loro stemmi, o facendo
graffi sui marmi e sulle colonne, o addirittura dei buchi
con strumenti di ferro, per lasciar traccia del loro passaggio.
Da questo modo di comportarsi i Saraceni prendono grande
offesa, e li ritengono dissennati.
Articolo VII - I pellegrini procederanno nella
visita dei Luoghi Santi ordinatamente, senza confusione
e dissensi ; e nessuno cercherà di arrivare prima
degli altri, perché spesso si causa un gran disordine
nei luoghi e la devozione di molti per questo si affievolisce.
Articolo VIII - I pellegrini si guarderanno dal
mettersi a ridere tra di loro mentre camminano per le
strade di Gerusalemme nel visitare i Luoghi Santi ; ma
devono comportarsi in maniera grave e devota, sia a motivo
dei Luoghi Santi che per l'esempio che danno agli infedeli,
ma anche perché questi non abbiano sospetto che
si rida di loro, ciò che gli dà estremo
fastidio. Sono sempre sospettosi del riso e del divertimento
dei pellegrini.
Articolo IX - I pellegrini si guardino soprattutto
di far gesti o sorrisi nei riguardi di uomini o bambini
dei Saraceni coi quali si dovessero incontrare perché,
anche se fatti con tutte le buone intenzioni, molti guai
sono sorti da simile condotta. In questo modo, qualunque
cosa ridicola sia da questi compiuta, i pellegrini si
gireranno dall'altra parte e rimarranno seri, e saranno
così lasciati in pace.
Articolo X - I pellegrini siano attenti a non guardare
le donne che abbiano a incontrare, perché tutti
i saraceni sono estremamente gelosi e un pellegrino potrebbe,
senza saperlo, cadere in qualche pericolo provocato dalla
furia di qualche geloso marito.
Articolo XI - Se qualche donna dovesse fare segnali
o invitare un pellegrino dentro una casa, lui non dovrà
farlo assolutamente, perché quella donna fa questo
tranello a istigazione di qualche uomo, di modo che il
Cristiano, quando sarà entrato, possa essere derubato
o addirittura ucciso. Chi non è prudente in questo
campo incorre grandi pericoli.
Articolo XII - Si guardi il pellegrino dall'offrire
ad un saraceno vino, se gli chiede da bere, tanto lunga
la via che altrove. Il primo sorso gli dà già
alla testa e il primo uomo che attacca è il pellegrino
che gli ha dato da bere.
Articolo XIII - Ogni pellegrino mantenga l'asino
che dal conducente ha ricevuto all'inizio, e non lo scambi
con quello di qualcun altro, a meno che sia col consenso
del conducente, se no avverrà quache disturbo.
Articolo XIV - I pellegrini di nobile stirpe si
guardino dal rivelare il loro stato in presenza dei Saraceni
; è cosa imprudente farlo per molte ragioni.
Articolo XV - Nessun pellegrino si ponga in testa
un turbante di colore bianco, né avvolga panni
o tessuti bianchi attorno alla sua testa in presenza di
Saraceni, perché essi considerano questo un loro
privilegio, un segno con cui si distinguono dagli altri
popoli. Né sopportano di vedere Cristiani vestiti
di vesti bianche
Articolo XVI - Nessun pellegrino porti appeso ai
suoi fianchi un coltello o altro, altrimenti gli sarà
strappato via e sequestrato. Né può portare
armi di qualsiasi tipo.
Articolo XVII - Se un pellegrino avrà fatto
amicizia con un Saraceno, si guarderà dal fidarsi
troppo di lui perché sono traditori. In modo particolare
si guarderà di toccargli la barba o il turbante
anche solo appena sfiorandolo, perché questo è
giudicato male da loro e ogni gesto precedente di benevolenza
è dimenticato e s'infuriano. Di questo fatto, io
fra Felix Fabri, ho avuto esperienza diretta.
Articolo XVIII - Ogni pellegrino prenda cura della
propria roba e non la lasci abbandonata in un posto dove
ci sono dei Saraceni, altrimenti presto scomparirà,
qualunque cosa sia.
Articolo XIX - Se un pellegrino ha una fiasca di
vino e vuole berne, è meglio che non si faccia
vedere dai Saraceni che sono presenti ; può chiedere
a un altro di mettersi davanti a lui, o coprirsi col suo
mantello e bere di nascosto. Perché, siccome bere
vino è loro proibito, ci invidiano che noi beviamo
e molestano coloro che lo fanno.
Articolo XX - Un Cristiano non farà patteggiamenti
di denaro coi Saraceni, eccetto in maniera tale da essere
certo di non venire imbrogliato ; perché essi cercano
di imbrogliarci in tutti i modi anzi credono di servire
Dio con l'ingannarci e imbrogliarci
Articolo XXI - Se i pellegrini avranno da fare
accordi coi Saraceni, non dovranno litigare, né
alzar la voce, né arrabbiarsi con loro, perché
essi sanno che queste sono cose contrarie alla dottrina
cristiana e quando vedo qualcosa di questo tipo subito
gridano : "Cattivo cristiano !" perché
tutti sanno dire queste parole in italiano o tedesco
Cristiano è un nome che implica giustizia, bontà,
onestà, sopportazione.
Articolo XXII - I pellegrini stiano attenti a non
entrare nelle moschee, cioè i templi e gli oratori
dei Saraceni, perché se vi sarà trovato
dentro in alcun caso ne uscirà indenne, se pure
ne uscirà vivo
Articolo XXIII - Specialmente stia attento il pellegrino
a deridere o canzonare i saraceni che pregano o praticano
le posture richieste dalla loro religione, perché
questo assolutamente non lo possono tollerare. D'altra
parte loro stessi si trattengono dal molestarci o deriderci
quando noi facciamo le nostre preghiere.
Articolo XXIV - Se un pellegrino sarà trattenuto
a Ramle o altrove un po' più a lungo di quanto
egli voglia, sopporti questo con pazienza e non pensi
che questo sia per colpa del Padre Guardiano, mentre è
dei Saraceni che fanno quello che a loro piace in queste
cose, e non quello che conviene a noi.
Articolo XXV - I pellegrini non devono crucciarsi
se gli tocca pagare un po' di denaro per salvarsi dalle
varie molestie che possono capitare, ma quando c'è
da pagare del denaro lo diano subito senza protestare.
Nello stesso tempo nessuno è tenuto a dare denaro
al conducente del suo asino, perché questo è
pagato dal capitano, a meno che uno voglia dare al suo
conducente un quartino per comperare del foraggio per
il suo asino, cosa che tuttavia non è obbligato
di fare.
Articolo XXVI - I pellegrini devono dare qualcosa
al gestore dell'ospizio in cui abitano, al fine che l'edificio
possa essere riparato e ricostruito dalle rovine.
Articolo XXVII - I pellegrini avranno rispetto
del povero convento dei Frati di Monte Sion a Gerusalemme,
dal quale i pellegrini vengono accolti nel loro viaggio
in Terra Santa, e lo sosterranno con le loro elemosine
in aiuto a quei poveri frati che dimorano tra gli infedeli
per dare conforto ai pellegrini e sono disposti a servire
i pellegrini con tutte le loro forze, anche mettendosi
sotto i loro piedi se necessario. E se qualcuno dei pellegrini
non si vedrà servito secondo i suoi desideri e
necessità non faccia colpa ai frati di questo,
perché se dovessero dare pane e vino a tutti quanti,
si ritroverebbero loro stessi senza il necessario per
vivere. In ogni caso, essi sono disposti ad curare i pellegrini
ammalati con ogni diligenza e attenzione, assistendoli
ed accogliendoli con tutta carità nella loro infermeria.
Questi articoli furono letti a voce alta ai pellegrini
in latino e in tedesco."
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L'arrivo
a Gerusalemme e la vista della Città Santa
dal Viaggio di Santo Brasca, pellegrino
milanese, del 1480 d.C
ed. A.L. Momigliano, p. 66-67
Giobia
27 iulij, circa el mezogiorno, ogniuno fu in su l'asino
per rizarse verso Ierusalem et fuora de Rama circa uno
miglio bisognoe havere grande advertentia de non passare
sopra li loro cimiterij perché ne seria facto molti
rincresimenti
circa la mezanocte ogniuno smontoe,
et a la bella campagna col lume de la luna se mìssemo
a far colatione et ripossare per tre hore ; puoi avante
l'aurora si montoe a cavallo, et circa le due hore de
giorno scopèrsemo la sancta cità de Ierusalem
et la cuba del Sancto Sepulcro, et quivi ogniuno smontoe
per la cagione predicta, ingenochiati, cantando le infrascripte
oratione con tanta effusione di lachrime, ch'era una grandissima
devotione.
[Seguono le preghiere che tradizionalmente i pellegrini
facevano quando si apriva per la prima volta la vista
della Città Santa. Il pellegrino le riporta semplicemente
dalle sue fonti, ma sono interessanti perché suggeriscono
il tema spirituale della "Nova Jerusalem" :]
Salmo 147 : Lauda, Ierusalem, Dominum, lauda Deum tuum
Sion.
Capitolo : Vidi civitatem sanctam Ierusalem novam descendentem
de celo a Deo paratam ut sponsam ornatam viro suo. R.
- Deo Gratias.
Inno : Urbs beata Ierusalem, dicta pacis visio, que construitur
in celis vivis ex lapidibus, et angelis coronata
Orazione : Deus qui civitatem sanctam Ierusalem
Facte di fuora le predicte oratione tuti se aviàssemo
a pede a la cità con grandissima reverentia.
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Discorso
del Custode ai pellegrini, durante il loro ritorno,
a Ramle
dal
Viaggio di Piero
Casola, nel 1494 d.C.
ed. A. Paoletti, p. 224-225
Raccomandazione
ai pellegrini di sospendere i viaggi per l'estrema difficoltà
e pericolo che incombeva sulle visite a Gerusalemme.
"Giobia
a XXI de agosto, siando inganati de l'andata li peregrini,
el guardiano de monte Sion, a la matina molto per tempo,
disse la missa e volsi al meglio sapeva, el povero homo,
consolare la brigata facendo uno sermone in latino
exortando li peregrini ad havere pacientia de le tribulatione
ne dàveno ogni dì queli mori, e con bonissime
auctoritate de la Scriptura Sancta e anche exempli de
santi, et quia oportet per multas tribulationes intrare
in regnum dei. Et in el secundo loco del suo sermone,
domandava perdonanza a tuti li peregrini se lui, e cossì
li sui frati, non havevano facto tute quele careze che
forse speràveno lo dovèseno esser facte
e in Jerusalem et altroe. In el terzo loco del predicto
suo sermone, admoniva tuti li peregrini che quando giongerano
a le loro patrie e paesi, vogliano exortare tuti quili
havèsseno per animo de andare a visitare el Santo
Sepulcro, o per voto o per devotione, non li andasse per
questi dui anni a venire, alogiàndoli li molti
dispiaceri fano quisti mori e ricordàndoli che
farano pegio al venire, finché lo soldano non lo
intenda e li proveda."
Il Custode di Terra Santa raccomanda e chiede di raccomandare
ai pellegrini di non venire, almeno per qualche tempo.
Abbiamo quindi, dalle testimonianze coeve, la conferma
di una ragione molto pratica per la nascita e lo sviluppo
dei Sacri Monti come quello voluto dal Caimi a Varallo.
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