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Lo
chiamarono il bipede barcollante. Precarie le
condizioni di equilibrio su cui la sua postura eretta si
reggeva.
Il
bipedismo, il camminare su due soli arti, tanto gli studiosi
si sono domandati quale guadagno ne derivasse.
Ma
il camminare è attività distintiva delluomo
prima che esso fosse uomo. La nostra specie
ha fatto della locomozione bipede, del camminare e non solo,
del correre e dello spostarsi, una sua caratteristica: una
sua prerogativa. Già lhomo erectus fu un colonizzatore
senza pari; fu il primo vero viaggiatore. DallAfrica
verso lAsia e lEuropa forse in meno di un milione
di anni e sfruttando già come vie di comunicazione
le distese dacqua attraverso la navigazione, la presenza
di ponti terrestri ed altri collegamenti temporanei tra
i continenti.
Vi è certamente una base biologica dietro le migrazioni
di singoli individui ed intere popolazioni: la cerca del
partner, di nuove fonti alimentari, ma anche la competizione
fra specie così unesagerata crescita e pressione
demografica.
Ma vi sono fattori di carattere sociale, economico e psicologico
dietro il continuato e frenetico spostarsi umano che lo
differenziano e lo complicano rispetto a qualunque altra
specie.
Parlare di Chatwin quando si parla del viaggio diventa quasi
un cliché. Fu proprio lo scrittore a codificare limpossibilità
di rimanere fermi, lirrequietezza, trovandovi
una ragione insita nelluomo, una pulsione inseparabile
dal sistema nervoso.
Fuga, scoperta, rinascita, sono tutti temi del viaggio,
che si può ripresentare in una miriade di forme diverse.
Il movimento non è semplicemente qualcosa di anarchico,
come unopposizione tra nomadismo e mondo stanziale,
tra mondo primitivo e civilizzato. No il viaggio può
nascere anche dal desiderio di dare ordine. Nel momento
in cui si parte, in cui si accende un movimento, si crea
un tragitto, una strada, un obbiettivo, una metà,
per quanto provvisoria.
Un aspetto di questo movimento ne è il pellegrinaggio.
Non ne esce, non è una categoria a sé stante
e non lo si può semplicemente chiuderlo allinterno
del termine religioso.
Lo stesso pellegrino, etimologicamente, non è nientaltro
che colui che va attraverso i campi. Per molti
aspetti esso non differisce da un comune viaggiatore., ma
ha un elemento che lo differenzia sostanzialmente: esso
tende con straordinaria forza verso linatteso. Come
un uomo che scruta ogni sasso attorno a sé pronto
a riconoscervi un volto.
Per chiarire questimmagine è necessario arrivare
al concetto di sacro.
Otto Rudolf, teologo e storico delle religioni, riteneva
che il sacro fosse una categoria della mente umana che permettesse
di conoscere anche ciò che non altrimenti non era
conoscibile attraverso la ragione: il sovrannaturale.
Gli studi sul sacro si sono sbizzarriti, incontrati, stralciati
a vicenda; farne una anche solo una lista delle teoria e
della letteratura che si è scritta sarebbe impraticabile
in questa sede. Tuttavia è da rilevare che il concetto
del sacro è legato inscindibilmente allidea
di una forza che viene percepita come straordinariamente
potente e fuori dellordinario.
Recenti progressi nelle scienze cognitive, che vedono tra
i loro maggiori fautori autori quali Pascal Boyer, Scott
Atran, Alan Leslie, hanno però proposto una rilettura
di tale concetto e delle modalità con cui luomo
ne fa esperienza.
La mente umana sarebbe infatti composta di un insieme di
dispositivi computazionali, chiamati moduli o meccanismi
modulari, legati ognuno ad uno specifico problema cognitivo
e comportamentale. Ogni dispositivo ha un suo campo di dominio
allinterno del quale si attiva; vi è ad esempio
un modulo atto al riconoscimento dei volti e delle espressioni
facciali dei nostri simili, così come vi è
un modulo atto ad analizzare esclusivamente stimoli di tipo
acustico-linguistico. Non esisterebbe però nessun
meccanismo atto a rilevare il sacro od altri
fenomeni religiosi, bensì il sacro si configurerebbe
come un errore proprio nellattivazione di tali meccanismi.
Cosa accade di fatto quando si riconosce un volto in una
nuvola od in un sasso?
I meccanismi modulari possono attivarsi anche al di fuori
del loro campo di dominio. Tale evento, tale errore,
produrrebbe un dato immediatamente rilevante, come un qualcosa
di inatteso e straordinario. È allora che si avrebbe
la nascita di unidea religiosa.
Esse nascerebbero nel momento in cui si registra e si fa
esperienza di un aspetto che viola e tradisce le nostre
aspettative. Ognuno di noi ha infatti unampia serie
di aspettative riguardanti ad esempio, il comportamento
dei corpi nello spazio e il loro movimento, o circa alcuni
processi biologici, quale la morte o la nascita. Le idee
religiose sistematicamente tradirebbero tali aspettative.
Il sacro lo si potrebbe quindi leggere come una categoria
di stimoli e percezioni direttamente influenzata dallambiente
e dalle situazioni esterne, ambientali e sociali. È
un esperienza che si connota come straordinaria, ma non
come trascendente o distaccata dalla realtà. E semmai
da essa che nasce ed lo fa in maniera inconsapevole, intuitiva
e spontanea.
Una delle tradizionali letture delle credenze religiose
le imputava allazione e alla pressione sullindividuo
e sulle popolazioni di tensioni, paure e preoccupazioni
di carattere morale e metafisico, circa la morte, malattie,
agenti negativi, e via dicendo.
I fatti religiosi sembrano invece scaturire da un serie
di elementi che da un lato tradiscono le nostre aspettative
sulla realtà, inattesi quindi, e che dallaltro
sembrano invece confermarle. Come un mix di caratteri tipicamente
umani e tipicamente non-umani. Alcuni di questi stimoli,
scaturiti e percepiti direttamente dallambiente esterno,
funzionerebbero da perno per la nascita di credenze religiose,
poi arricchite di elementi ed assunzioni intuitive.
Può essere quindi, per tornare al nostro tema, il
pellegrino un uomo che scruta ogni sasso attorno a sé
pronto a riconoscervi un volto?
Forse.
Il pellegrinaggio è certo si configura come il mondo
dellinatteso. Per definizione è al di fuori
dellordinario.
Testimonianze etnografiche ripetono con vigore che il pellegrinaggio
era ancora nella prima metà del secolo scorso un
momento in cui si valicavano, trasgredivano barriere e sbarramenti,
cliché sociali, differenze di sesso ed età.
È un momento di liberazione, in cui era lecito fare
ciò che altrimenti, nel quotidiano non lo era.
Il pellegrino è così forse nella condizione
ideale per cogliere linatteso. Tende verso lo straordinario.
È pronto ad ascoltare.
È un movimento spontaneo il suo, una migrazione libera,
senza mediazioni, che permette di liberarsi dalle ansie,
dai pensieri di ogni giorno e porsi in una condizione privilegiata
per losservazione del suo tragitto e del suo cammino
e del sacro che vi è e che lo circonda.
Parafrasando lordinario e limpossibile
di Lorenzo Carlo Magno, solo unaltra chiave di lettura
del peregrinare.
Riferimenti bibliografici
Boyer
Pascal, Religion Explained, Basic Books
Bruce Chatwin, Anatomia dellirrequitezza, Adelphi
Filoramo Giovanni, Cosè la religione: temi,
metodi, problemi, Einaudi
Tobias Philip V., Il bipede barcollante: corpo, cervello
evoluzione umana, Einaudi

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