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La via Francigena nella Sambuca Pistoiese
di Maria Teresa Martini e Lucia Mazzucco
   

Sambuca Pistoiese

Sull'attuale strada statale 64 da Bologna in direzione Pistoia si incontra il piccolo paese che si chiama Pavana. Da lì al castello del paese di Sambuca, un tratto di circa 6 km circa, c'è un percorso che testimonia un passaggio frequentato da pellegrini già dal tredicesimo secolo. Si tratta di uno dei tanti rami secondari della via Francigena, detta anche Francesca che, dopo aver superato il Monte Albano, vanno ad congiungersi con il ramo di pellegrinaggio principale e più importante, che in questo caso si può presumere fosse all'altezza di Fucecchio. Il tratto che oggi si chiama via della Faggeta posto tra i crinali della valle del Reno e del Limentra, era già un percorso nel periodo etrusco - romano e successivamente in quello longobardo. Dopo l'anno mille con la grande diffusione dei pellegrinaggi,per questo tratto di strada si formò una variante verso il fondo valle; in questa zona oggi troviamo le località che con il loro nome Spedaletto e San Pellegrino possono fare da testimonianza di essere state presenti a quel mondo. La via Francigena del fondo valle proseguiva fino a risalire al castello di Sambuca, costruito nel 1055 dal Vescovo di Pistoia che per secoli fu l'amministratore del territorio fra il Reno e le tre Limentre. Di questo borgo medievale che ha avuto una importanza notevole, anche dimostrato dalle tre cerchia di mura sormontate da una rocca, utilizzato per secoli anche come avamposto militare, oggi ne solo rimangono poche tracce. E' rimasta invece l'antica Pieve dedicata ai Santi Cristoforo e Giacomo, protettori dei pellegrini, restaurata recentemente. Il nome della chiesa ci riporta di nuovo al secolo XIII quando il vescovo di Pistoia Atto fece una specie di gemellaggio con la città di Santiago di Compostela in Galizia ed ottenne per la Cattedrale della città un frammento della reliquia di San Giacomo. Le conseguenti relazioni civili e religiose che si stabilirono tra le due istituzioni e incrementarono i viaggi e i pellegrinaggi verso Santiago e verso Roma su questa variante.
Esiste anche una documentazione delle struttura di accoglienza.
Certamente l'ospitale più importante fu quello dei Santi Bartolomeo e Antonino detto del Pratum Episcopi, già presente nel secolo XI. L'ospizio, documentato da carte del settecento, era un complesso architettonico che comprendeva la Chiesa, l'abitazione dei monaci e dei conversi. L'ospedale dei pellegrini si trovava in un edificio separatocce si collegava alla chiesa mediante un passaggio coperto sopraelevato. I pellegrini che viaggiavano a cavallo potevano usufruire delle stalle dove si trovavano anche le cavalcature dei monaci.
Sambuca PistoieseAll'archivio storico di Pistoia in una lettera del 1250 è citato il Rettore dell'Ospitale che si trovava lungo il percorso "in strata francigena que celerius roma et sanctum iacobun ducit" e si parla delle finalità dell'istituzione di assistenza . L'ospitale ha offerto la sua opera di accoglienza per i pellegrini fino alla chiusura che fu ordinata dal duca Leopoldo.
Una parte di sentiero di circa 2 km che collega la valle ed il castello presenta ancora oggi tratti di sentiero originali ,interessanti per lo studio delle strade antiche, visitati anche come percorso didattico dalle scuole della provincia.
E' visibile il fondo lastricato con pietre di piccolo taglio, cordoli ai lati per lo scorrimento dell'acqua e muri di protezione a monte e a valle. La strada è registrata fra i sentieri del CAI come numero 163 Via Francesca della Sambuca.

 
 
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