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E'
un orafo fiorentino del XV secolo Marco di Bartolomeo Rustici
che ci ha lasciato una preziosa documentazione, oggi conservata
nel Seminario Arcivescovile Maggiore di Cestello a Firenze,
detta Codice Rustici. Il titolo esatto del manoscritto è:
Dimostrazione dell'andata al Santo Sepolcro, racconto veramente
straordinario quindi, ma il codice contiene molto di più
di quello che si può presumere dal titolo.
Si parla in primo luogo di Firenze e del suo territorio;
l'autore parla dei personaggi più illustri del suo
tempo, descrive le chiese, gli ospedali ed i monasteri della
città, completando il testo con dei disegni acquerellati,
interessanti punti di riferimento nella storia delle chiese
fiorentine.
Della basilica della Santissima Annunziata, che al tempo
si chiamava Santa Maria dei Servi, del Bigallo, di San Lorenzo,
di Santa Maria del Fiore, della Badia Fiorentina, per ben
oltre 37 chiese dentro la cerchia delle mura, e di altre
al di fuori, possiamo sapere come erano all'epoca del Rustici
attraverso le sue raffigurazioni nei delicatissimi acquarelli
generosi di particolari.
Ma altri valori sono presenti nella sua opera.
La devozione religiosa che dimostra con il suo viaggio a
Gerusalemme è sostenuta anche dall' impegno culturale
che emerge nel racconto in digressioni filosofiche, in citazioni
che partono da Aristotele e che si diramano nel campo della
medicina, nella storia laica e religiosa e nelle argomentazioni
che sono offerte
dalla situazione del viaggio.
La descrizione della città di Firenze si trova nel
primo libro e si presenta come un atto d'amore che apre
al desiderio di una conquista spirituale più profonda.
Alle varie porte della città dedica simbolicamente
i personaggi più illustri: Dante a Porta San Gallo,
Petrarca alla porta San Niccolò, Boccaccio alla Porta
San Frediano e così via in uno spazio di 169 capitoli
e 80 carte.
Nel secondo libro, di 63 capitoli e 83 carte, l'argomento
tratta del viaggio per raggiungere Gerusalemme. L'autore
lo intraprende assieme a Maestro Leale dei Servi di Maria
della Santissima Annunziata e dell'altro fiorentino Antonio
di Bartolomeo dei Ridolfi, intorno all' anno 1441.
Il viaggio parte da Firenze lungo il corso dell'Arno, per
la via Pisana, passa Montelupo, la Val di Pesa per imbarcarsi
a Porto Pisano in una di quelle galee organizzate per rotte
commerciali. I tre pellegrini non arrivano in tempo alla
partenza fissata e sono costretti a raggiungere Genova ,
via terra. Così sappiamo che transitano per Camaiore,
Pietrasanta, Avenza e Sarzana, notizia interessante per
la storia della frequentazione della Via Francigena.
Da Genova la rotta costeggia la penisola italiana fino allo
stretto di Messina, per poi dirigersi verso oriente, attraversa
l'Adriatico, tocca le coste della Grecia, il Mar Egeo e
Cipro. E' piuttosto chiara l' intenzione dell'autore di
non occuparsi di lasciare una indicazione delle tappe da
seguire, invece si dedica alla descrizione dei luoghi che
incontra ed alle esperienze che il viaggio offre. Particolari
interessanti sono annotati nei confronti dei musulmani,
dei loro costumi nonché considerazioni sulla loro
religione. Nel terzo libro, di 73 capitoli e 120 carte,
il racconto continua, ripartendo dal porto di Famagosta
per costeggiare l'Africa, fino all' Egitto e fino al Porto
di Tenesi sul Delta del Nilo. Arrivati al Cairo i nostri
pellegrini proseguono in carovana con i cammelli e raggiungono
il Monte Sinai e il Monastero di Santa Caterina del Sinai
ad onorare quella fortezza costruita ai tempi dell'Imperatore
Giustiniano, alto luogo di vita spirituale e monastica che
allora come adesso rimane una importante meta di pellegrinaggio.
Qui i nostri pellegrini fanno una sosta di ben quattordici
giorni. Ripartono con una carovana di cammelli fino a Gazara
, da dove con il supporto degli asini raggiungono finalmente
Gerusalemme.
La descrizione della città santa è ricca di
particolari ed è facile cogliere la sensibilità
dell'uomo di fede ma anche il tocco dell'artista. Le impressioni
sono raccolte con facilità poiché, per non
pagare ai Saracini l'esosa cifra richiesta per entrare al
Santo Sepolcro, i tre fiorentini si trattengono fino alla
settimana Santa dato che in quei giorni l'ingresso alla
basilica diventa gratuito. Attraverseranno poi la Samaria
e la Galilea per conoscere Beirut e Damasco.
Il racconto è quasi sempre affiancato da disegni
e da illustrazioni di piccole scene come la descrizione
di piante vegetali ed animali di uso domestico visti di
persona durante il viaggio in Terra Santa, che oltre a completare
il desiderio narrativo, aumentano il valore dell'opera.
Non ci sono indicazioni sul viaggio di ritorno, ma ad un
elogio a Firenze sono dedicate le ultime righe, quasi voler
coronare l'esperienza importante con il piacere del ritorno
in un luogo di altrettanto valore .
Dell'arte orafa del Rustici non sono pervenute notizie particolari;
sappiamo che eseguì molti lavori per i frati della
Santissima Annunziata e che l'ultima sua opera furono quattro
candelieri di rame dorato per la chiesa del Monastero di
Santa Felicita. La chiesa di San Lorenzo accoglie la sua
tomba.
Per noi fiorentini e pellegrini, la presenza nella città
di un'ope ra cosi importante ci rende nella contentezza
fiduciosi che presto ne possa essere diffusa la sua attesa
pubblicazione.
La
Dottoressa Elena Guerrieri, responsabile della Biblioteca
Archivio del Seminario Arcivescovile di Firenze, che ringraziamo
per la consulenza, ci informa che è in corso di allestimento
la edizione in fac-simile dell'opera con apparati critici.
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