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Il labirinto della vita
di Luciano Mazzucco
   
In varie località poste sulla Via Francigena (in particolare Pavia, Piacenza, Pontremoli e Lucca) troviamo numerose espressioni artistiche che rappresentano labirinti o raffigurazioni che si rifanno al mito del labirinto, per lo più sculture o immagini decorative situate in luoghi di culto (chiese, catte-drali, ecc.). La datazione di queste opere è più che altro medioevale e risponde all'esigenza di quel periodo storico di rielaborare in senso mistico cristiano e filosofico un concetto già presente nella cultura ellenistica (soprattutto) e anche romana. La parola "labirinto" deriva dal greco "laburigqoz" (si ipotizza derivi dal dal verbo lambanw, che significa anche catturare, imprigionare)e significa percorso ritorto, intrecciato, con un inizio ed una fine, pieno di difficoltà "che impone un iter non lineare, ma tortuoso e faticoso, con ritorni e deviazioni continue, lungo le quali è necessario fare scelte difficili, affrontare prove e nemici di ogni genere"(1): ovvio è il riferimento al labirinto cretese di Minosse con l'eroe ateniese Teseo che arriva ad uccidere il mostro (Minotauro) e a tornare indietro aiutato dal filo di Arianna.
Lo scopo di queste iconografie è certamente il richiamo alla metafora della vita, la vita umana intesa come un viaggio obbligato, con un inizio, un percorso irto di difficoltà e di scelte obbligate fino ad una meta. In questo contesto metaforico la meta è Dio, o perlomeno la salvezza del l'anima, ed il "filo di Arianna", cioè il mezzo che permette il superamento della prova, è la fede. Come afferma la studiosa di labirinti M.L.Reviglio della Veniera (2) vi è una "rilettura cristiana" nel Medioevo che trasforma il mito pagano del labirinto in un cammino penitenziale di salvezza dell'anima. E' evidente il legame fra l'idea del labirinto-viaggio ed il concetto del pellegrinaggio che porta il fedele a Roma (o Santiago o Gerusalemme) fra mille prove. Quindi è il pellegrino la figura che più di tutti è in grado di comprendere il messaggio di queste iconografie, sia verticali sulle pareti delle chiese sia orizzontali sui pavimenti di queste(2).
Come sostiene F. Vanni (1) addirittura questi simboli possono essere percepiti come un sostituto di qualcosa, il labirinto cioè sarebbe la rappresentazione del pellegrinaggio visto come sostituzione della vita monacale e dell'abbandono definitivo del mondo, per la purificazione e la perfezione. Il laico che vuole espiare le sue colpe percorre la prova del pellegrinaggio visto come sostituto di scelte di vita più impegnative e totalizzanti che non è in grado di seguire. Ma chi, per motivi fisici, non può effettuare l' esperienza, ovviamente molto coinvolgente, del pellegrinaggio, lo può sostituire in modo figurato percorrendo in ginocchio i labirinti disegnati sui pavimenti delle chiese (ad es. il labirinto della cattedrale di San Vitale a Ravenna, o di Chartres e di Amiens).
Il borgo di Pontremoli è situato in un punto nodale delle Vie di pellegrinaggio, a ridosso del passo della Cisa che mette in comunicazione la pianura Padana con la Liguria e la Toscana. Per Pontremoli passava sia chi andava e veniva da Roma (e quindi Gerusalemme), sia chi si dirigeva verso Santiago di Compostella, per la via della costa ligure o per 'imbarco a Luni verso la Spagna. In questo borgo, ben difeso e fortificato (strategicamente così importante tanto da far dire a Enrico VII a suo figlio, che il mantenimento di questa postazione è la chiave di volta del suo impero), troviamo una rappresentazione di labirinto, come bassorilievo su una lastra di arenaria (83 x 60 cm), databile, non senza incertezza, al XII secolo. Si tratta di un labirinto verticale, di forma circolare e di tipo unicursale (una unica direzione di marcia verso il centro, senza inganni o difficoltà per tornare indietro), su cui sovrastano due figure a cavallo, non perfettamente speculari: la figura di destra ha un prolungamento alato dietro le spalle, come un drago, mentre la figura di sinistra ricorda più facilmente un cavaliere. A sinistra del labirinto vi è un "ouroboro", cioè l'icona di un serpente che si morde la coda, tipico riferimento al concetto del tempo e del suo ciclico scorrere, che, nella dimensione mistica medioevale, riporta all'eterno ritorno dell'uguale, il ripetersi fino alla fine dei tempi. A destra del labirinto vi è inoltre una forma indindistinta, ormai illeggibile. In basso al labirinto una scritta recita "sic currite ut comprehendatis", probabilmente ripreso dalla prima lettera di San Paolo ai Corinti (I Cor. IX, 24)(andate affinchè prendiate coscienza). Al centro del labirinto, la meta, troviamo il simbolo di Cristo (IHS), forse apposto in epoca più tarda. Attualmente la lastra è esposta nella Chiesa di san Pietro di Pontremoli, ricostruita dopo le distruzioni dell'ultima guerra.
La lettura della lastra di Pontremoli ci porta ad alcune considerazioni: le due figure a cavallo sono viste come l'eterna lotta dell'Uomo fra il bene ed il male, una continua scelta nel labirinto della vita dove metaforicamente vi sono percorsi speculari che portano o alla meta o alla confusione dell' anima e la perdizione; ed è chiaro che si tratta sempre di scelte cieche perché nella nostra dimensione terrena non siamo in grado di prevedere gli esiti di tali scelte, non potendo fruire di una visione di insieme. Il serpente arrotolato, il cerchio sempre ripetuto, rappresenta la vita.
Con il passare degli anni il labirinto subirà poi trasformazioni di significato, sia nel contenuto che nella forma: l'uomo non sarà più a girovagare dentro il labirinto e la riposta alla sua ricerca non sarà più dentro di esso. Nel '600 avranno diffusione rappresentazioni in cui l'uomo esce dal labirinto, visto come mondo con i suoi pericoli, con l' aiuto del trascendente: interessante l' illustrazione comparsa nel 1632 nel "Pia desideria" di H. Hugo (4) in cui il pellegrino cammina non più dentro le mura del labirinto ma sopra di esse, sostenuto da una fune tenuta da un angelo. Con l'avvento degli stati nazionali poi, i pellegrinaggi subiranno un ridimensionamento dovuto al fatto che non erano ben viste "masse di vagabondi difficilmente controllabili dai poteri" centrali. E cosa curiosa il labirinto subirà una ulteriore trasformazione in senso ludico, forse ad opera di devoti poco attenti alle funzioni. Nel 1778 nella cattedrale di Reims il labirinto pavimentale sarà smantellato "perché il divertimento che i fedeli provavano a percorrerlo era di disturbo". Ormai il labirinto diventa un gioco, un passatempo e ne possiamo trovare derivazioni ludiche nel gioco del "filetto" (che ripete fedelmente le strutture del labirinto: croce concentrica e corridoi concentrici) e modernamente anche nel "gioco dell'oca".
Per concludere dal concetto magico pagano con l'aruspice che legge il futuro nel dedalo delle anse intestinali delle vittime sacrificali, alle elaborazioni mistiche cristiane con un percorso di salvezza che accompagna il pellegrino medioevale ed infine all' elemento ludico decora- tivo dei giardini dei parchi secenteschi.

Note bibliografiche.
(1) G.Massola, F.Vanni, "Il labirinto di Pontremoli". Ed Gli Arcipressi.2002 Firenze
(2) M.L.Reviglio della Veniera."La paura del Minotauro e i simboli del labirinto" in R.Aragona
(3) R. Stopani, "La Via Francigena. Storia di una strada medioevale". Ed Le Lettere. Firenze 1998
(4) H. Kern, "Labirinti.Forme ed interpretazioni, 5000 anni dipresenza di un archetipo. Manuale e filo conduttore". Milano 1981

 
 
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