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Quella
lunga e antichissima strada che conduceva moltitudini medioevali,
cavalieri, regnanti e regnanti verso la leggenda di Roma
Cristiana , proveniente dal Nord Europa, dal cuore della
Franconia, protetta dall'occupazione longobarda, transitante
dalla toscana dal nord di Pontremoli al sud di Siena e Radicofani,
ai confini del patrimonio di San Pietro ( lo Stato della
Chiesa ), denominata Via Francigena( o Via Romea, o Via
Romantica per le genti del Nord) trovava in Lucca la tappa
più importante, il luogo di accoglienza più
attrezzato, una protezione decisiva per il viaggiatore,
una sosta per lo spirito, la cultura e anche il corpo, che
non poteva essere evitata.
Una collocazione geografica strategica fa di Lucca questo
crocevia così importante non solo per i Pellegrini
diretti ( dal Medioevo fino alle soglie del Rinascimento
) a pregare sulle tomba di San Pietro e San Paolo a Roma,
ma anche proseguenti per la terra santa, liberata dai crociati
più volte, o intraprendenti il lungo Cammino verso
Santiago di Compostela.
Un fenomeno di trasformazione civile, economica territoriale
come quello dei pellegrini e dei loro movimenti e transiti,
era spesso alla base di sviluppo o decadenza di città,
paesi e regioni.
Ma Lucca seppe avere verso questi fenomeni un atteggiamento
di accoglienza, un senso di protezione, un comportamento
urbano che soddisfaceva l'aspetto escatologico ( bellezza
dei luoghi, le torri, le chiese, le pievi, gli ospizi, la
suggestione dei suoi Santi, la leggenda dei suoi cimeli,
il Volto Santo ), ma anche l'organizzazione dei bisogni
materiali, dall'ospizio, ai mercadanti, ai cambiamonete,
alle prime forme di alberatura urbana, al fasto accogliente
per Cavalieri e Principi, con le musiche ei canti della
già importante scuola lucchese.
Transitano per Lucca Abati, Vesovi, Re con le loro corti
e i loro guerrieri e ognuno lascia una memoria, una immagine
di città aperta, di grande civiltà e di corretto
governo.
Per questo vengono bruciate le tappe di autonomia della
città: già tra i primi municipi romani, Capitale
della Tuscia ( Toscana) e residenza urbana dei Longobardi,
dal Consolato di autogoverno del 1119 a Libero Comune nel
1161. Non poteva dunque non divenire una piccola Repubblica,
Stato tra i Grandi Imperi, molto prima di affermazioni simili
in altre grandi città e regioni italiane.
La Via Francigena le fornisce risorse finanziarie e culturali
per un iniziale consolidamento della sua autonomia , della
sua classe mercantile, del suo tessuto urbano di Torri e
Chiese.
La fama della sua ospitalità attira plebi e viaggiatori
di ogni tipo, nel suo borgo e nel circondario, nelle campagne
anche paludose, si moltiplicano gli insediamenti comunitari
in manufatti religiosi, romanici, tardomedioevali, in luoghi
dalla natura suggestiva ( Pieve a Elice, Pieve di Ariano,
Certosa di Maggiano, Ospizio di Valpromaro,
Pieve di Gombitelli, Chiesa di Rughi, Pieve di San Leonardo,
Badia di Pozzeveri, Ospedale di S. Iacopo di Altopascio,
Badia di San Pitero di Camaiore) oggi di enorme significato
per ricostruire questi percorsi, che nel giubileo del 2000
hanno rappresentato un modo di vivere un turismo culturale,
spirituale, di avvincente ricostruzione storica, anche con
sensazioni intellettuali particolari. Come quella di trovarsi
di fronte ad una Città-Chiesa, già piccola
Chiesa in Grande Chiesa, governata da Roma, ma protetta,
evocata, sfiduciata in tutte le sedi del potere temporale
esercitato in Europa.
Provenienti da Camaiore ( Per Valpromaro, Piazzano e S.Martino
in Freddana ), oppure da Massaciuccoli attraverso il piccolo
colle di Balbano ( transitando per Pieve a Elice e Quieta
) o dalla Garfagnana, dove scollinavano lasciata Casola
in Lunigiana, le moltitudini di Pellegrini entravano in
Lucca dalla vecchia Porta di San Donato, dopo aver transitato
sul fiume Serchio a Nave ( appunto ) o a Monte San Quirico.
Rifocillati dai buoni pasti, che i notisti dell'epoca ci
tramandano saporiti e composti da cereali, farina e frutti,
con olio e vino, attraverso Via San Giustina e Piazza san
Michele al Foro, dove li attendeva la pulsante vita economica
e commerciale della città ( banche, artigiani, cambiamonete,
medici, guide, artisti da strada e musicanti) si recavano
al Duomo da san Martino, niova sede del Volto Santo, dove
si prostravano in adorazione e preghiera, e chiedevano al
labirinti, simbolo dell'itinerario e della ricerca di Cristo,
la giusta direzione per la salvezza della loro anima. Dal
X al XII secolo si perfeziona il rapporto della città
con la Via Francigena: esistono più organizzazione
e amministrazione pubblica, nuovi alberghi di civili del
Borgo , Statuti e leggi per la libertà nelle strade
, la pulizia e la manutenzione di queste, più controllo
e protezione per i viandanti. Tutto questo getta le basi
per una struttura di piccolo stato, con proprio esercito
e propri Consiglieri Governanti, e questo in piena epoca
feudale.
Questo piccolo stato governava e vigilava sulla Via dei
Pellegrini da Pontremoli fino al Altopascio, e questo rese
la strada la più utilizzata Almeno fino al 1477,
quando nelle cronache dell'epoca Lucca figura ancora tappa
importante verso Roma.
Usciti da Lucca dalla Porta San Gervasio, i pellegrini si
dirigevano soprattutto verso Altopascio dove i Cavalieri
del Tau avevano attrezzato l'ennesimo ospedale , dedicato
a San Jacopo, e voluto da Matilde di Canossa, fervente e
attiva nell'assistenza e nell'accoglienza.
A volte la leggenda di San Jacopo attirava i pellegrini
verso Pistoia, dove al Santo era dedicato una specie di
Santuario.
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