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Mito e leggenda di un transito
Lucca e la via Francigena
 di Mario Andreozzi dall'Ospitale di Valpromaro  
   

Quella lunga e antichissima strada che conduceva moltitudini medioevali, cavalieri, regnanti e regnanti verso la leggenda di Roma Cristiana , proveniente dal Nord Europa, dal cuore della Franconia, protetta dall'occupazione longobarda, transitante dalla toscana dal nord di Pontremoli al sud di Siena e Radicofani, ai confini del patrimonio di San Pietro ( lo Stato della Chiesa ), denominata Via Francigena( o Via Romea, o Via Romantica per le genti del Nord) trovava in Lucca la tappa più importante, il luogo di accoglienza più attrezzato, una protezione decisiva per il viaggiatore, una sosta per lo spirito, la cultura e anche il corpo, che non poteva essere evitata.
Una collocazione geografica strategica fa di Lucca questo crocevia così importante non solo per i Pellegrini diretti ( dal Medioevo fino alle soglie del Rinascimento ) a pregare sulle tomba di San Pietro e San Paolo a Roma, ma anche proseguenti per la terra santa, liberata dai crociati più volte, o intraprendenti il lungo Cammino verso Santiago di Compostela.
Un fenomeno di trasformazione civile, economica territoriale come quello dei pellegrini e dei loro movimenti e transiti, era spesso alla base di sviluppo o decadenza di città, paesi e regioni.
Ma Lucca seppe avere verso questi fenomeni un atteggiamento di accoglienza, un senso di protezione, un comportamento urbano che soddisfaceva l'aspetto escatologico ( bellezza dei luoghi, le torri, le chiese, le pievi, gli ospizi, la suggestione dei suoi Santi, la leggenda dei suoi cimeli, il Volto Santo ), ma anche l'organizzazione dei bisogni materiali, dall'ospizio, ai mercadanti, ai cambiamonete, alle prime forme di alberatura urbana, al fasto accogliente per Cavalieri e Principi, con le musiche ei canti della già importante scuola lucchese.
Transitano per Lucca Abati, Vesovi, Re con le loro corti e i loro guerrieri e ognuno lascia una memoria, una immagine di città aperta, di grande civiltà e di corretto governo.
Per questo vengono bruciate le tappe di autonomia della città: già tra i primi municipi romani, Capitale della Tuscia ( Toscana) e residenza urbana dei Longobardi, dal Consolato di autogoverno del 1119 a Libero Comune nel 1161. Non poteva dunque non divenire una piccola Repubblica, Stato tra i Grandi Imperi, molto prima di affermazioni simili in altre grandi città e regioni italiane.
La Via Francigena le fornisce risorse finanziarie e culturali per un iniziale consolidamento della sua autonomia , della sua classe mercantile, del suo tessuto urbano di Torri e Chiese.
La fama della sua ospitalità attira plebi e viaggiatori di ogni tipo, nel suo borgo e nel circondario, nelle campagne anche paludose, si moltiplicano gli insediamenti comunitari in manufatti religiosi, romanici, tardomedioevali, in luoghi dalla natura suggestiva ( Pieve a Elice, Pieve di Ariano, Certosa di Maggiano, Ospizio di Valpromaro, Pieve di Gombitelli, Chiesa di Rughi, Pieve di San Leonardo, Badia di Pozzeveri, Ospedale di S. Iacopo di Altopascio, Badia di San Pitero di Camaiore) oggi di enorme significato per ricostruire questi percorsi, che nel giubileo del 2000 hanno rappresentato un modo di vivere un turismo culturale, spirituale, di avvincente ricostruzione storica, anche con sensazioni intellettuali particolari. Come quella di trovarsi di fronte ad una Città-Chiesa, già piccola Chiesa in Grande Chiesa, governata da Roma, ma protetta, evocata, sfiduciata in tutte le sedi del potere temporale esercitato in Europa.
Provenienti da Camaiore ( Per Valpromaro, Piazzano e S.Martino in Freddana ), oppure da Massaciuccoli attraverso il piccolo colle di Balbano ( transitando per Pieve a Elice e Quieta ) o dalla Garfagnana, dove scollinavano lasciata Casola in Lunigiana, le moltitudini di Pellegrini entravano in Lucca dalla vecchia Porta di San Donato, dopo aver transitato sul fiume Serchio a Nave ( appunto ) o a Monte San Quirico. Rifocillati dai buoni pasti, che i notisti dell'epoca ci tramandano saporiti e composti da cereali, farina e frutti, con olio e vino, attraverso Via San Giustina e Piazza san Michele al Foro, dove li attendeva la pulsante vita economica e commerciale della città ( banche, artigiani, cambiamonete, medici, guide, artisti da strada e musicanti) si recavano al Duomo da san Martino, niova sede del Volto Santo, dove si prostravano in adorazione e preghiera, e chiedevano al labirinti, simbolo dell'itinerario e della ricerca di Cristo, la giusta direzione per la salvezza della loro anima. Dal X al XII secolo si perfeziona il rapporto della città con la Via Francigena: esistono più organizzazione e amministrazione pubblica, nuovi alberghi di civili del Borgo , Statuti e leggi per la libertà nelle strade , la pulizia e la manutenzione di queste, più controllo e protezione per i viandanti. Tutto questo getta le basi per una struttura di piccolo stato, con proprio esercito e propri Consiglieri Governanti, e questo in piena epoca feudale.
Questo piccolo stato governava e vigilava sulla Via dei Pellegrini da Pontremoli fino al Altopascio, e questo rese la strada la più utilizzata Almeno fino al 1477, quando nelle cronache dell'epoca Lucca figura ancora tappa importante verso Roma.
Usciti da Lucca dalla Porta San Gervasio, i pellegrini si dirigevano soprattutto verso Altopascio dove i Cavalieri del Tau avevano attrezzato l'ennesimo ospedale , dedicato a San Jacopo, e voluto da Matilde di Canossa, fervente e attiva nell'assistenza e nell'accoglienza.
A volte la leggenda di San Jacopo attirava i pellegrini verso Pistoia, dove al Santo era dedicato una specie di Santuario.

   
 
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