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Frequento
il Cammino di Santiago da una decina d'anni, avendo avuto
la fortuna di conoscerlo in un momento nel quale era partito
il suo sviluppo, tanto da essere già ottimamente
segnalato e fornito di servizi adeguati, ma non era andato
tanto avanti quanto negli ultimi periodi, nei quali il "Francese"
è diventato una "Torremolinos andante",
come dice un amico spagnolo.
Per
questo, ultimamente, in Spagna ho preferito il Cammino del
Nord (con qualche delusione), o l'Aragonese, bellissimo,
o ancora il Portoghese, raccomandabile senza riserve.
Nell'estate
dello scorso 2007, tuttavia, ho voluto avvicinarmi alla
Via Francigena, desiderio antico, da quando ne avevo sentito
parlare da Paolo Caucci, che di questo nostro percorso è
uno dei più appassionati propugnatori.
Ne
ho percorso solo un tratto, con il proposito di riprenderla
e completarla il prossimo anno.
Ma
qui non voglio, per il momento, fare un diario di viaggio
o esprimere commenti sul tracciato, ma solo raccontare un
piccolo episodio.
Quel
giorno eravamo un piccolo gruppo. Avevamo pernottato all'Ostello
Passo Cisa e si affrontavano gli innumerevoli saliscendi
che in un bellissimo itinerario portano a Pontremoli.
In un orario conveniente al pranzo, vicino ad alcune case,
troviamo una fontana accanto ad un muretto di pietra all'ombra.
Niente di meglio per togliersi le pedule, tirare fuori dagli
zaini frutta e panini imbottiti e darci sotto.
Stavamo per concludere lo spartano pasto, quando da una
delle abitazioni vicine si affaccia una minuta signora e
chiede se gradiamo un caffè.
Entusiastici segni di approvazione e grate benedizioni fanno
da premessa alla rapida apparizione di una caffettierona
fumante, con zuccheriera e bicchieri di carta.
Della
nostra "benefattrice" ci è rimasto il nome,
Santina
La
"Santina del caffè" ci ha detto che sempre,
quando vede pellegrini in transito, lei si sente obbligata
ed è contenta di rendersi utile come ha fatto con
noi.
Credo che sia un modo di partecipare, un desiderio di mettersi
in cammino per interposta persona.
Ma,
tralasciando le speculazioni sulle motivazioni del nostro
prossimo, mi piace invece soffermarmi sull'effetto che mi
producono questo tipo di attenzioni.
Nella vita normale mi ritengo abbastanza schivo, tendo a
non dare confidenza e non accetterei regali da sconosciuti
(e non perché tema per la mia virtù).
Quando invece vesto i panni del pellegrino, da questo punto
di vista divento un altro.
Se mi viene offerto un dono me ne sento onorato, e subito
l'accetto con la strana sensazione che non viene dato a
me come persona, ma al simbolo che rappresento, e sono gratificato
perché mi pare che il regalo riconfermi la parte
nella quale sono temporaneamente calato: il viandante di
tempi andati.
É
un altro dei doni del Camminare: avere la possibilità
di essere diverso dal mio solito.
C'è
ancora un motivo che mi porta a raccontare il piccolo fatto
di cui sopra, ed è la soddisfazione di vedere che
anche la nostra Via Francigena comincia ad esprimere (nutre)
personaggi, minuti ma significativi, come ha avuto, ed ha,
il Cammino di Santiago.
Sentendo
di Santina i più vecchi, nel senso di "anzianità
di pellegrinaggio a Santiago", ricorderanno forse la
Felisa, che fino a cinque o sei anni fa ,tra Viana e Logroño,
aspettava sul ciglio della strada i pellegrini per far loro
accettare qualche fico, appena colto o secco a seconda della
stagione, e l'acqua fresca di una brocca di terracotta.
Aveva anche un suo personale "sello", la Felisa
("higos, agua y amor", sono andato a rivederlo)
per la Credenziale di chi passava, anche se in cambio gradiva
qualche monetina.
Felisa
l'ho trovata citata anche in qualche libro, mentre solo
in un diario su internet ho trovato traccia di un'altra
anziana signora (si chiamava Elvira) che, già in
Galizia, appena dopo la località di Morgade, passato
il fatidico cippo che indica che mancano cento chilometri
a Santiago, un fine agosto, vedendomi passare sotto il sole
spietato di mezzogiorno, mi chiamò sull'uscio di
casa sua offrendomi un gran bicchiere di vino.
Io non bevo, e comunque non certo a digiuno.
Ma proprio per il riflesso condizionato di cui parlavo sopra,
ho accettato ringraziando e scolandomi quell'alcol piacevolmente
fresco. Bevendo mi immaginavo già a marciare ondeggiando
e paventavo disturbi di stomaco e mal di testa
..che
miracolosamente non arrivarono mai, tanto che riuscii a
finire tranquillamente la mia tappa.
In
questo angolo della mia memoria mi piace quindi potere ora
affiancare alle due anime buone, incontrate sui sentieri
di Spagna, la nostra Santina del caffè, più
vicina nello spazio oltre che nel tempo.
Mi
è rimasto un unico imbarazzo e riguarda i ringraziamenti.
In Spagna faccio presto: "Abbraccerò l'Apostolo
per te". É un modo di dire che si usa, corrisponde
ad un gesto conosciuto e praticato ed io ho sempre mantenuto
la parola, in tutti i casi, che sono stati molto più
numerosi dei due citati.
Ma non ho ancora trovato una formula equivalente da usare
sulla Francigena.
Qualcuno
ha un suggerimento?
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