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Nel
lontano 1301 i senesi acquistarono dagli Aldobrandeschi
il comune di Castiglione d'Orcia, e lasciarono ai Monaci
del convento di San Romualdo (tuttora esistente a Vivo d'Orcia),
la proprietà del Podere San Martino, storico pascolo
dei Castiglionesi. Quando i monaci decisero di sospendere
il diritto di pascolo, la popolazione infuriata mise a ferro
e fuoco il monastero, che venne saccheggiato costringendo
i frati alla fuga.
Il Papa chiese a Frate Francesco, Abate di Santa Trinità
della Spineta, di risolvere la controversia, ma quando questo,
dopo aver celebrato messa nel capoluogo, sentenziò
il pagamento di un'ammenda di 1600 scudi d'oro, venne anch'esso
assalito e inseguito dal popolo fino ai confini comunali.
A questo punto la scomunica fu inevitabile, e mai ufficialmente
revocata fino ai giorni nostri. Per questo motivo, ogni
volta che una qualunque disgrazia colpisce il paese, i Castiglionesi
ricordano l'antica maledizione di Frate Francesco.
Per ricordare l'accaduto, ogni anno nell'ultima domenica
di Agosto un gruppo di Castiglionesi si reca a Roma per
ricevere la benedizione del papa e ritornare a piedi verso
casa, percorrendo la Via Francigena e passando dall'Abbazia
della Spineta.
Leggende e superstizioni a parte, grazie alle straordinarie
attrattive paesaggistiche e storiche del vastissimo territorio
comunale, oggi Castiglione d'Orcia è uno dei poli
di attrazione del Parco della Val d'Orcia. Lo sviluppo turistico
del territorio vede il "turismo lento", a piedi
e in bicicletta, tra le priorità, e ciò ha
portato alla creazione di una serie di percorsi, che consentono
di visitare le principali attrattive senza usare l'automobile.
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